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Novembre 23, 2014 Newsletter

Prof. Di Fede, perchè Alcat Test è migliore del citotossico? qual’è la differenza?
Sono tutti e due test effettuati mediante prelievo di sangue, ma i risultati dell’Alcat Test sono effettuati da un robot e quindi secondo me più veritieri e sicuri

Il cibo risultato positivo al test va escluso per sempre? 
No! assolutamente ,la sospensione è al massimo (nel caso del Ramge Mpos) di un mese, poi bisogna fare una dieta simile allo svezzamento e reinserire l’alimento gradualmente.
Il disturbo per il quale sono venuto, quando reinserisco l’alimento incriminato ritorna?
No, se si segue correttamente lo “svezzamento”, l’alimento risultato positivo è comunque sempre da non assumere tutti i giorni.

I test va ripetuto ?
No, secondo me, solo quando vi è una positività all’oliva, per verificarne che sia solo un sovraccarico dell’organismo e non un’intolleranza all’olea europea.

Qual’è la differenza con una allergia?
L’allergia crea una reazione immediata dell’organismo, l’intolleranza può svilupparsi anche dopo giorni, mesi, poichè si evidenzia solo quando l’organismo supera il livello di soglia.

Ho fatto un milione di diete, ma senza risultati e ho deciso di fare anche questo perchè una mia amica ha avuto ottimi risultati, e so che era positiva alla Candida, cos’è e perchè ha avuto risultati?
La Candida è un fungo che se supera ilivelli standard dà pesantezza, gonfiore, cattiva digestione e soprattutto non aiuta a perdere peso, quindi bisogna innanzitutto negativizzarla prima di procedere alla dieta di rotazione.L’organismo non risponde perchè va in memoria e meno mangiamo, più va in accumulo di riserve.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=nzOlx7_fE94&feature=relmfu[/youtube]



Novembre 19, 2014 RASSEGNA STAMPA

Sodalizio perfetto tra la farmacia Maiuri della Dott.ssa Cinzia e l’ IMBIO. Grande successo per il convegno tenutosi sabato 15 novembre scorso alle terme Sibarite

Nuovi test diagnostici in medicina preventiva, perchè farli , a cosa servono?

Questo l’argomento che ha completamente coinvolto il cassanese, dopo il convegno nazionale tenutosi sabato 15 novembre, presso le terme sibarite. Organizzato dalla farmacia Maiuri, la giornata ha visto gli interventi di due medici di fama internazionale: il Prof Giuseppe Di Fede e il Dr. Daniele Orlandoni.
Il primo Direttore Sanitario IMBIO, istituto di medicina biologica di Milano e istituto di Medicina Genetica Preventiva IMGEP sempre di Milano e il secondo consulente di medicina anti-aging , naturopata.

Test genetici per la prevenzione tumorale, e Alca Test per la diagnosi delle intolleranze alimentari, la sensibilità agli additivi alimentari, ai conservanti, ai coloranti, ai contaminanti ambientali, agli antibiotici e agli antiinfiammatori, hanno stregato tutti, dal pubblico della mattina ( organizzata dalla IMBIO) altamente specializzato perché medici, a quello del pomeriggio, sempre più attento all’alimentazione e a uno stile di vita sano.

Una vera e propria innovazione per il territorio, poiché i test potranno essere effettuati nella farmacia della Dottoressa Cinzia di Lauropoli, un metodo di lavoro, questo, che va sempre più verso la farmacia dei servizi.

 Fonte



Settembre 2, 2014 RASSEGNA STAMPA

Ci sono alimenti di uso comune che, anche se possono sembrare apparentemente innocui e salutari, sono invece in grado di accendere una infiammazione a livello cellulare che porta come diretta conseguenza l’accumulo peso, e non solo

Fino ad una decina di anni fa se ne sapeva ben poco, oggi ne sentiamo parlare sempre più spesso: ci riferiamo alle intolleranze alimentari, un problema che secondo i dati raccolti dal Ministero della Salute, coinvolge in Italia ben il 2% degli adulti e l’8% dei bambini. L’intolleranza alimentare, a differenza dell’allergia, non è una condizione perenne: si tratta più semplicemente di una reazione avversa ad un alimento specifico che può essere risolta seguendo un percorso di rieducazione al cibo. I sintomi sono indubbiamente fastidiosi, ed in alcuni casi dolorosi, ma in genere non costituiscono un pericolo di vita.

Per approfondire il tema abbiamo incontrato il professor Giuseppe Di Fede, medico chirurgo edocente di Nutrigenomica e Nutrizione umana presso l’Università di Pavia, nonché direttore dell’Istituto di Medicina Biologica (IMBIO) di Milano, che ci ha spiegato anche come le intolleranze possano pesare sulla bilancia, oltre che sulla salute.

Oggi sono davvero tante le persone che soffrono di intolleranze alimentari. Un tempo erano meno diffuse oppure, più semplicemente, non riconducevamo i sintomi a tale problema?
Oggi abbiamo degli strumenti di laboratorio, che ci consentono di analizzare meglio lereazioni cellulari che avvengono quando consumiamo degli alimenti, che, a nostra insaputa, non sono tollerati dall’organismo. Diversi disturbi hanno continuato a compromettere la salute delle persone per anni sotto i nostri occhi, proprio perché non si pensava che essi fossero da imputare a reazioni infiammatorie dovute al cibo, come invece si è scoperto in seguito.

Da che cosa sono causate?

All’origine ci sono probabilmente una serie di concause. Cambiamenti della materia prima alimentare e delle lavorazioni possono aver contribuito ad innescare dei processi di assimilazione e digestione degli alimenti più lenti. In più, il consumo eccessivo di alcuni cibi e una dieta monotona possono creare un sovraccarico di sostanze che il nostro organismo fatica ad eliminare. E ancora, la predisposizione genetica contribuisce ad innescare reazioni da intolleranza, soprattutto al lattosio al glutine ed al frumento, sostanze che sono presenti in una percentuale maggiore negli alimenti rispetto al passato per rendere il prodotto finale malleabile, facile da lavorare.

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Agosto 21, 2014 Newsletter

L’anguria o cocomero (Citrullus lanatus) è una pianta appartenente alla famiglia delle Curcubitaceae, tipica dell’Africa meridionale e tropicale. Il frutto ha un interno rosso o più raramente giallo; è ricco di semi, che possono essere neri, bianchi o gialli e hanno un effetto lievemente lassativo (utili quindi per riattivare un intestino pigro). La percentuale di acqua contenuta (92-93 %) risalta notevolmente rispetto al 7-8 % di zuccheri e allo 0,2-0,4 % di proteine e fibre, e ciò rende l’anguria molto dissetante.

Questo frutto si può considerare quindi depurativo e diuretico poiché, stimolando la diuresi, favorisce l’eliminazione di scorie in eccesso. Elevata è anche la presenza di sali minerali, in particolare potassio, fosforo e magnesio, vitamine A, C e quelle del gruppo B; per questo motivo l’anguria risulta senza dubbi un rimedio naturale contro la stanchezza e lo stress, prevenendo anche la ritenzione idrica. Inoltre sostanze antiossidanti, quali licopene e carotenoidi, garantiscono un benessere generale all’organismo con effetto preventivo su molte patologie e benefici anche sulla pelle.

Di recente è stata constatata la capacità di questo frutto contro le malattie cardiache e di ridurre i livelli del colesterolo cattivo. A risultare benefica è la citrulina, sostanza che rende l’anguria adatta a prevenire l’ipertensione. Tale amminoacido, presente però soprattutto nella parte bianca tra polpa e buccia, favorisce la vasodilatazione (allargamento dei vasi e quindi aumento del flusso sanguigno), conferendo quindi al frutto proprietà afrodisiache (utile soprattutto per i maschi, in quanto sembra produrre effetti simili al viagra).

Secondo alcuni studi basterebbe una fetta di anguria al giorno per aiutare il nostro organismo a ridurre il colesterolo nel sangue. Numerosi quindi sono i pregi di tale frutto ma attenzione per chi soffre di allergie e/o intolleranze.

L’anguria va evitata se si soffre di colite o gastrite: è possibile che la quantità di acido salicilico contenuta nella polpa del frutto possa causare reazioni avverse a livello intestinale. Per di più, le persone allergiche alle graminacee durante il periodo di pollinazione devono fare attenzione all’assunzione di alcuni alimenti tra cui proprio l’anguria in quanto questo frutto contiene e libera istamina. L’istamina è una sostanza che il corpo produce in risposta al contatto con una sostanza allergizzante: l’istamina, se presente in grandi quantità nel nostro organismo, determina una serie di reazioni quali arrossamenti eritemi, ponfi, produzione di muco nelle vie aeree, asma e diarrea. L’assunzione di alimenti che la contengono, come ad esempio proprio l’anguria, può amplificare la risposta allergica, incrementando l’infiammazione e i sintomi elencati in precedenza.

Una ricetta rinfrescante con l’anguria la potete trovare sul sito di Nonna Paperina: Sorbetto di anguria



Luglio 25, 2014 RASSEGNA STAMPA

Bilanciamento dei macronutrienti, porzioni più piccole da distribuire durante tutto l’arco della giornata, ricerca delle fonti migliori (vedi cibi ricchi di polifenoli, antiossidanti, omega3 ecc.), una moderata attività fisica da praticare con costanza: sarebbero queste, secondo medici e nutrizionisti, le regole base per costruire uno stile di vita sano, in grado di garantire il buon funzionamento di quella complessa e meravigliosa macchina che è il corpo umano.

Per raggiungere l’obiettivo super salute, prevenire le malattie croniche, e contrastare l’infiammazione cellulare arrivano però nuovi strumenti dalla scienza: secondo alcuni recenti studi condotti dalla Stanford University di Palo Alto, California, attraverso l’analisi del DNA sarebbe infatti possibile ottenere importanti informazioni sulla reazione del metabolismo rispetto al consumo di determinate categorie di alimenti. I geni inoltre costituirebbero un’attendibile fonte per scoprire la propria predisposizione allo sviluppo di alcune patologie (vedi diabete, ipercolesterolemia ecc.) oppure la capacità di bruciare di più e meglio praticando un determinato sport piuttosto che un altro.

Per capire meglio quale legame esista tra DNA e salute/ forma fisica abbiamo chiesto aiuto al dottor Sacha Sorrentino, biologo nutrizionista, consulente presso lo studio IMBIO (Istituto di Medicina Biologica) di Milano.

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Q…Giornale by Sanihelp



Luglio 7, 2014 Newsletter

Esiste un legame tra pesticidi e autismo? L’ambiente esterno, secondo i sospetti di numerosi scienziati e ricercatori, influenza lo sviluppo del feto, durante i primi mesi di gestazione, fino a condizionare le caratteristiche di quando sarà adulto.

Nello specifico, i ricercatori dell’UC Davis MIND Institute hanno analizzato il rapporto tra vita rurale e uso di pesticidi nell’agricoltura e autismo. Lo studio ha rivelato che, il rischio di avere un bambino affetto da autismo o da un altro ritardo dello sviluppo aumenta di oltre il 60% per le donne che vivono nelle vicinanze di campi e fattorie in cui si utilizzano pesticidi chimici. Lo studio,  pubblicato su Environmental Health Perspectives, ha mostrato, inoltre, come questo collegamento aumenti quando l’esposizione ai pesticidi avviene tra il secondo e il terzo trimestre della gravidanza.

In diverse zone della California, gli scienziati hanno analizzato l’associazione tra l’esposizione durante la gravidanza a specifiche classi di pestidici, tra cui organofosfati, piretroidi e carbammati, e una diagnosi di ritardo dello sviluppo o autismo nella prole. Lo studio confermerebbe i risultati di ricerche precedenti in merito alla relazione tra la nascita di un bambino autistico e l’esposizione prenatale ad agenti chimici, usati per l’agricoltura in California. Anche se i ricercatori devono ancora scoprire se alcuni sottogruppi sono più vulnerabili all’esposizione a questi composti rispetto ad altri, il messaggio è chiaro: le donne incinte dovrebbero evitare a tutti i costi il contatto con gli agenti chimici usati per l’agricoltura.

La ricerca ha evidenziato che ci sono diverse classi di pesticidi utilizzati più di frequente vicino alle zone in cui risiedono madri i cui bambini sono affetti da autismo o da ritardi. L’esposizione agli insetticidi, secondo i ricercatori, potrebbe essere dannosa durante la gestazione perché il cervello del feto, ancora in via di sviluppo, è più vulnerabile a quello di un adulto. Questi pesticidi contengono neurotossine, e l’esposizione in utero potrebbe disturbare lo sviluppo strutturale dei neuroni, determinando così alterazioni nei meccanismi di eccitazione e inibizione che governano l’umore, l’apprendimento, le interazioni sociali e il comportamento.

Lo studio enfatizza, inoltre, l’importanza dell’alimentazione materna durante la gravidanza, raccomandando soprattutto l’utilizzo di vitamine prenatali per diminuire il rischio di avere bambini affetti da autismo. Una dieta materna corretta, prima del concepimento, aiuta a creare le condizioni favorevoli per il futuro impianto e sviluppo del feto. Un’ alimentazione controllata e bilanciata, consente anche di prevenire malattie, carenze nutrizionali, allergie e intolleranze alimentari da adulto. Un controllo genetico per concepimento, sulla madre, può indirizzare un corretto stile di vita e soprattutto una corretta alimentazione, in modo da non causare o amplificare deficit nutrizionali importanti, per il feto e la madre.

Riferimenti: Environmental Health Perspectives doi: 10.1289/ehp.1307044



Maggio 25, 2014 Newsletter

Secondo uno studio pubblicato sul British Medical Journal Open, sono tanti gli ostacoli sociali e le discriminazioni che i ragazzi obesi devono affrontare.

«Stime recenti indicano che all’incirca due su dieci ragazzi britannici dagli 11 ai 15 anni sono in sovrappeso, ma pochi studi parlano di ciò che i giovani pensano dei chili in eccesso» dice Rebecca Rees, del Department of Children and Health, Institute of Education, University of London, che assieme ai colleghi ha passato in rivista 18 banche dati nei settori sanità, salute pubblica, istruzione e scienze sociali, nonché 54 siti web e sei riviste sugli stessi argomenti alla ricerca di dati sulle opinioni dei ragazzi riguardo alle dimensioni corporee. «Le nostre indagini si sono concentrate sugli adolescenti britannici fra 12 e 18 anni che avevano preso parte a interviste o focus group tra il 1997 e il 2010» spiega la ricercatrice.

Gli studi inseriti nella revisione sistematica sono stati 30, per un totale di oltre 1.400 ragazzi. E i risultati indicano che i giovani sono più preoccupati delle implicazioni sociali della dimensione corporea che per le possibili conseguenze sulla salute. «In generale, i ragazzi pensano che l’eccesso di peso si associ a stereotipi negativi di pigrizia, avidità e mancanza di autocontrollo, ritenendo che il sovrappeso renda un individuo meno attraente e vittima di scherzi e bullismo» riprende Rees.

I giovani già in sovrappeso tendono a incolpare se stessi per le loro dimensioni, mentre quelli classificati come grandi obesi ammettono di essere stati oggetto di aggressioni fisiche e verbali, in particolare a scuola. «Hanno sopportato pestaggi, calci, insulti, umiliazioni e isolamento, vedendo il loro aspetto come un fattore chiave nella perdita di autostima e nella comparsa di ansia, solitudine e depressione, ed entrando in un circolo vizioso di conforto nel cibo con ulteriore aumento di peso» riprende la ricercatrice. E conclude: «Alla luce di questi risultati gli approcci educativi che si limitano ad ammonire gli individui sullo stile di vita e il sovrappeso non solo sono insufficienti, ma anche potenzialmente controproducenti».
BMJ Open. 2014 Apr 30



Febbraio 7, 2014 Newsletter

Una dieta personalizzata basata sul proprio DNA può far nascere un campione…

Esistono in letteratura moltissimi studi che evidenziano come la performance sportiva, soprattutto a livello agonistico, possa essere alterata da una scorretta alimentazione. Nel mondo sportivo odierno, dove sono i dettagli a fare la differenza, dove i decimi o i centesimi di secondo permettono di trionfare alle Olimpiadi o ai Campionati del Mondo, una sana e corretta alimentazione deve essere considerata come un trampolino di lancio per raggiungere l’obiettivo. I sintomi di un’intolleranza alimentare sono diversi, a volte, non si rendono neppure manifesti, rimangono subdoli generando un accumulo di infiammazione. In molti sportivi problemi di natura muscolare, articolare, stanchezza cronica, difficoltà di recupero post gara sono solo alcuni dei sintomi riconducibili ad un’intolleranza alimentare.

La maggior parte degli atleti che praticano sport professionistico di squadra segue spesso un’alimentazione standard, preimpostata, non personalizzata. Si tratta per lo più di menu’ ricchi di carne, pesce, zuccheri, verdure, pasta. E se il nostro atleta fosse geneticamente predisposto ad essere intollerante al glutine? Se il suo organismo fosse predisposto a non tollerare gli zuccheri?

Esperti nutrizionisti potrebbero storcere il naso evidenziando il fatto che non sempre una predisposizione corrisponde ad una manifestazione della patologia. Vero ma non sono forse questi i dettagli che fanno la differenza? Oggi esiste una nuova scienza, la nutrigenetica che studia i rapporti tra il patrimonio genetico, il DNA e la variabilità interindividuale. Con un semplice brush salivare, che ha il vantaggio di poter essere effettuato a qualsiasi età della vita, una volta sola, possiamo personalizzare l’alimentazione e migliorare le prestazioni fisiche. Seguire una dieta rispettosa delle proprie intolleranze alimentari in base al proprio DNA, significa fornire al proprio organismo la giusta benzina per poter esprimere al meglio le qualità fisiche. Monitorando l’alimentazione sin dalle prime fasi dell’agonismo sportivo, potremmo infatti permettere ad un atleta qualsiasi di diventare l’atleta che lui stesso ha sempre sognato di diventare.

Dr Sacha Sorrentino, Imbio Milano – Biologo Nutrizionista Num. iscrizione: AA_069116 – sacha.sorrentino@imbio.it



Dicembre 18, 2013 Newsletter

Secondo l’Italian Barometer Diabetes Report 2013, il documento redatto ogni anno dall’Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) Foundation, che fotografa lo stato dell’arte del diabete in Italia:

• Nel nostro Paese, sono più di 3 milioni i pazienti diabetici diagnosticati, con una stima di 3,3 milioni (di cui oltre il 90% da diabete di tipo 2) e una prevalenza del 5,5%; ogni minuto si effettua una nuova diagnosi di diabete e ci sono più di 525mila nuove diagnosi in un anno.
• Ogni 3 minuti e mezzo un diabetico ha un attacco cardiaco, ogni 10 minuti un diabetico muore.
• In media ogni malato spende 2.600 euro l’anno per la sua salute, più del doppio rispetto ai concittadini senza diabete.

Si tratta di un Rapporto accuratissimo curato da Agostino Consoli, Professore di Endocrinologia dell’ Università Gabriele d’Annunzio di Chieti che “Raccoglie i contributi di oltre 50 tra i maggiori esperti nazionali di diverse discipline e rappresenta una selezionata antologia di ricerche e riflessioni di colleghi che rappresentano le massime autorità scientifiche nel campo”.

Il diabete è ormai una patologia ‘sociale’, che coinvolge gran parte della popolazione e che di fatto ha forti ricadute sulla spesa: in soli 10 anni, dal 2000 al 2010, la prevalenza del diabete in Italia è cresciuta dal 3,7% al 4,9 % con una prevalenza più alta nel Sud e nelle Isole (6,2%) seguite dal Centro con il 5,5% e dal Nord con il 4,9%. Fa eccezione la Lombardia, dove la prevalenza del diabete è cresciuta del 40% in soli 7 anni, si stima quindi che nella regione la prevalenza di questa patologia nelle persone dai 30 anni in su raggiungerà l’11.1% nel 2030.
Prevenzione.
Possiamo prevenire l’insorgenza del diabete? Certamente. La prevenzione primaria è data dalla cultura dell’alimentazione, saper scegliere gli alimenti corretti per una alimentazione consapevole ed equilibrata. Evitare cibi ad alto contenuto clorico e glicemico, saper associare gli alimenti a base di carboidrati, con proteine e grassi nello stesso piatto.
Un valido strumento di prevenzione è l’analisi genetica innovativa per la ricerca della predisposizione a sviluppare un diabete di tipo due, legato all’alimentazione. La conoscenza del proprio profilo di rischio permette d’individuare e pianificare il tipo di alimentazione adeguata e personalizzata, riducendo i fattori di rischio legati al diabete e cardio vascolari correlati.



Dicembre 17, 2013 Newsletter

Alcuni geni mutati presenti nel genoma delle persone tendenti all’obesità potrebbero essere responsabili di un modello meno sano di consumo alimentare.

Secondo lo studio effettuato da alcuni ricercatori Canadesi, che hanno analizzato il patrimonio genetico di un campione di bambini di 4 anni, a seconda del genotipo riscontrato, si evidenziano variazioni e interazioni per l’assunzione di alimenti grassi e/o proteine.

Sono stati selezionati 150 bambini di 4 anni con una variante genetica che predispone al consumo di alimenti particolarmente calorici, vs bambini negativi per la variante genetica analizzata. È stato fatto un’ulteriore controllo tramite la variazione del BMI nel tempo (indice di massa corporea ).

Ai bambini è stata proposta una merenda con lo scopo di confrontare i consumi e le calorie dei pasti totali e individuali e il tipo di alimento consumato.

Dallo studio è emerso che la variante genetica e soprattutto il sesso femminile erano più predisposti  a consumare pasti calorici e grassi, rispetto ai maschietti e ai non portatori. Quindi le bambine consumavano cibi più calorici e gelato, rispetto a verdure e frutta, noci e pane integrale.

Concludendo, è possibile che i portatori della variante genetica, siano sin dall’infanzia maggiormente predisposti a scelte alimentari poco sane e che siano destinati a diventare obesi da grandi.

Grazie alla genetica preventiva, è possibile individuare i soggetti che necessitano di una attenzione maggiore, e pianificare fin da subito un percorso di prevenzione che nasce da una corretta alimentazione e stile di vita.


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