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Novembre 26, 2014 Newsletter

Negli ultimi anni, stiamo assistendo od un graduale aumento di disturbi legati all’ alimentazione, i più frequenti sono: colon irritabile, stipsi, reflusso gastro esofageo e gastrite, sintomi legati alla difficoltà o digerire alimenti che abbiamo sempre consumato. Frequenti sono i sintomi extra intestinali, come la stanchezza cronica, la cefalea, la dermatite.

Cosa sta succedendo? Quali sono le possibili cause?

“Sono sintomi correlati a un problema di intolleranza a qualche alimento, se la causa non rientra in una specifica patologia”.

Quali sono le intolleranze più fre­quenti e come fare per distinguerle dalle allergie?

“Le intolleranze più frequenti sono ri­volte verso alimenti contenenti il nichel (frutta, legumi, verdura) a seguire il frumento e derivati, i prodotti lattiero caseari e i prodotti contenenti il lievito, Si diventa intolleranti, mentre allergi­ci si nasce. I sintomi di un’intolleran­za sono molto sfumati e dovuti ad un sovraccarico alimentare. I sintomi di un’allergia sono immediati, improvvisi e strettamente correlati ad una causa ben precisa”.

Come fare per scoprire la causa e so­prattutto la differenza tra le due ma­nifestazioni?

“Esiste da diversi anni e in più di 52 pa­esi del mondo, il test ALCAT, che per­mette di individuare gli alimenti causa di intolleranza. Tramite un prelievo di sangue, un’apparecchiatura dedicata esegue l’analisi degli alimenti che vo­gliamo studiare. In pratica il test valuta una reazione di tipo citotossica compu­terizzata, evidenziando il grado di reat­tività dal grado l al 3”.

Perché sono in aumento le intolle­ranze alimentari?

“Prima di tutto, una dieta monotona e particolarmente povera di sostanze fre­sche, alimenti genuini, ricchi di minera­li e vitamine, può favorire un deficit di enzimi digestivi, alterazione della flora batterica intestinale con le conseguenze sopra descritte. L’Istituto di Medicina Biologica di Milano (I.M.Bio.) da anni si dedica alla ricerca delle cause e le cure delle intolleranze alimentari, diretto proprio dal Prof Giuseppe Di Fede, uti­lizza la metodica ALCAT per la diagno­si clinica. Recenti lavori scientifici sono stati pubblicati su riviste specializzate come European Academy of Allergy and Clinical Immunology, il test AL­CAT è utilizzato presso l’Ospedale S. Matteo di Pavia, laboratorio di immu­noallergologia, che riportano i notevoli risultati ottenuti dopo il test Alcat (An­tigen leukocyte cellular antibody test) su patologie della pelle (dermatiti, eczemi, orticaria) ‘non IgE mediate’ (che si verificano cioè in assenza di anticorpi specifici, detti immunoglobuline E) e di­sturbi gastrointestinali”.

Cosa si deve fare dopo aver fatto il test ALCAT con la diagnosi di intol­leranza alimentare verso una specifi­ca famiglia alimentare, ad esempio il frumento o latticini?

“Il Medico o Biologo nutrizionista ela­borerà una dieta ad esclusione degli ali­menti riscontrati positivi al test Alcat, con la reintroduzione degli alimenti a rotazione, per cui ci saranno momenti di dieta privi degli alimenti intollerati e momenti di introduzione graduale di alcuni alimenti risultati positivi al test”. Sappiamo che alcuni test non con­venzionali sono utilizzati per indivi­duare le intolleranze alimentari.

“Il test citotossico eseguito su una goc­cia di sangue, il test sul capello, il test della prova da sforzo muscolare e i test bioelettronici sono poco attendibili e non riproducibili”.

Concludendo, da un’intolleranza alimen­tare si guarisce.



Novembre 23, 2014 Newsletter

Oggi l’Associazione vive grazie al contributo di nutrizionisti e medici specializzati, in particolare il prof. Giuseppe Di Fede direttore sanitario dell’Istituto di Medicina Genetica Preventiva e Personalizzata di Milano che, insieme alla dott.ssa Paola Carassai e a una équipe medica sostengono e promuovono l’Alcat Test, strumento per diagnosticare le intolleranze.

E’ fondamentale precisare che tutto lo Staff medico che partecipa all’Associazione è stato selezionato unicamente sulla base delle rispettive professionalità e non ricevono alcun compenso economico, collaborando solo mossi dalla loro passione e voglia di informare, coinvolgere e essere di aiuto a chi soffre di intolleranze alimentari.

E’ così che l’Associazione ha aiutato centinaia di persone ad affrontare al meglio le conseguenze fisiche e psicologiche di una diagnosi che incide in maniera radicale sulle abitudini alimentari e sulla quotidianità a tavola.

Per questo motivo, è importante associarsi.

Aderire è l’unico modo per permettere all’Associazione di:

  • divulgare una forma di conoscenza sempre più dettagliata e precisa delle intolleranze,
  • organizzare percorsi gastronomici
  • informare sulla cucina naturale
  • promuovere iniziative legate alla prevenzione dei disturbi alimentali connessi alle intolleranze
  • pubblicare testi che esaminano il mondo delle intolleranze.

Attraverso l’adesione all’Associazione, permetterai ai suoi referenti medici, di partecipare a convegni manifestazioni ed eventi finalizzati alla promozione e alla conoscenza della realtà sulle cause e conseguenze di una diagnosi di intolleranza alimentare.

Inoltre, sostenendo l’Associazione, potrai godere di sconti presso aziende alimentari selezionate e di convenzioni esclusive presso strutture convenzionate che eseguono l’Alcat Test.

Associarsi è semplice: bastano pochi passi e una donazione minima, che ti consentirà di entrare a far parte del Mondo delle Intolleranze.

Associati Ora… e potrai scegliere in omaggio uno dei miei due libri di ricette per intolleranti al Lattosio o al Nichel!



Novembre 23, 2014 Newsletter

Questa è una bellissima intervista fatta al Prof. Giuseppe Di Fede pubblicata su Orizzonti

«Sono nato a Piazza Armerina – dice sommessamente il dott. Giuseppe Di Fede – ma la mia famiglia è originaria di Aidone». Una città particolare, questo piccolo centro in provincia di Enna a quasi mille metri sul livello del mare; cinquemila abitanti, un centro storico bellissimo, una straordinaria terrazza che s`affaccia sulla Piana di Catania e su «Mungibeddu», il vulcano dei siciliani. Quello che quando è in eruzione dà sempre spettacolo di lava e lapilli. Nelle sere d`estate, dal belvedere di Aidone, l`Etna ce l`hai tra le mani. Sembra la testimonianza vivente di quanto autentiche siano quelle antiche stampe che raffigurano il monte  visto da lontano con alte fontane di fuoco rosso.

Da Aidone, il piccolo Giuseppe Di Fede partì ancora bambino. «Mio padre, Aurelio, era il barbiere del paese – dice, con tenero affetto, il nostro –  mia madre, Graziella Pellegrino, era casalinga. Con la mia sorellina, Maria Rosa, vivevamo coi nonni materni, Maria Lauri e Sebastiano Pellegrino. La mia famiglia, assicurandomi un totale sostegno, mi ha permesso di imparare un mestiere e avere rispetto per gli altri».

La storia dunque parte da Aidone, da un barbiere che decide di dare una svolta alla sua vita ed alla sua famiglia. Che parte, come tanti partirono tra gli anni Sessanta e i Settanta, alla volta delle città industriali del Nord. Avrà pure deluso i suoi clienti più affezionati (e sì, in Sicilia il barbiere, il medico e il macellaio non si cambiano mai) ma il barbiere Aurelio Di Fede, con quella scelta, lanciò una freccia sul futuro, E questa freccia si chiama Giuseppe.

A Milano, Giuseppe conclude gli studi dell`obbligo e si iscrive ad un corso di odontotecnici, subito inizia a lavorare, mentre ancora frequenta il corso che lo qualificherà tecnico dentista; lavora di giorno e studia la notte. Ma Milano è una grande città e a Giuseppe, ancora adolescente, lo studio e il lavoro non bastano. Ci sono gli amici, c`è lo sport, si appassiona di karatè e vince: vince anche gare nazionali.

«Anche lo sport è stato importante per me – dice – mi ha dato sicurezza, autostima, determinazione e rispetto delle regole. Raggiungere un traguardo, avere degli obbiettivi, per me è stato ed è sempre importante. Anche i miei genitori lo hanno avuto: il loro traguardo siamo stati noi figli.  Così mi hanno trasmesso il senso del dovere e la necessità di porsi, nella vita, degli obbiettivi».

L`intervista di Orizzonti, fa fermare per qualche istante il ritmo frenetico del giovane medico, ormai milanese d`adozione, e lo fa tornare indietro nei ricordi. Una pausa dolce e salutare:

«Ho avuto poche occasioni per ritornare in Sicilia e rivedere i miei zii. Il tempo era poco davvero. Ma le volte che lo facevo, ricevevo un affetto forte come se fossi stato sempre in Sicilia, come se non fossi andato mai via».

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Novembre 23, 2014 Newsletter

Prof. Di Fede, perchè Alcat Test è migliore del citotossico? qual’è la differenza?
Sono tutti e due test effettuati mediante prelievo di sangue, ma i risultati dell’Alcat Test sono effettuati da un robot e quindi secondo me più veritieri e sicuri

Il cibo risultato positivo al test va escluso per sempre? 
No! assolutamente ,la sospensione è al massimo (nel caso del Ramge Mpos) di un mese, poi bisogna fare una dieta simile allo svezzamento e reinserire l’alimento gradualmente.
Il disturbo per il quale sono venuto, quando reinserisco l’alimento incriminato ritorna?
No, se si segue correttamente lo “svezzamento”, l’alimento risultato positivo è comunque sempre da non assumere tutti i giorni.

I test va ripetuto ?
No, secondo me, solo quando vi è una positività all’oliva, per verificarne che sia solo un sovraccarico dell’organismo e non un’intolleranza all’olea europea.

Qual’è la differenza con una allergia?
L’allergia crea una reazione immediata dell’organismo, l’intolleranza può svilupparsi anche dopo giorni, mesi, poichè si evidenzia solo quando l’organismo supera il livello di soglia.

Ho fatto un milione di diete, ma senza risultati e ho deciso di fare anche questo perchè una mia amica ha avuto ottimi risultati, e so che era positiva alla Candida, cos’è e perchè ha avuto risultati?
La Candida è un fungo che se supera ilivelli standard dà pesantezza, gonfiore, cattiva digestione e soprattutto non aiuta a perdere peso, quindi bisogna innanzitutto negativizzarla prima di procedere alla dieta di rotazione.L’organismo non risponde perchè va in memoria e meno mangiamo, più va in accumulo di riserve.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=nzOlx7_fE94&feature=relmfu[/youtube]



Novembre 19, 2014 RASSEGNA STAMPA

Sodalizio perfetto tra la farmacia Maiuri della Dott.ssa Cinzia e l’ IMBIO. Grande successo per il convegno tenutosi sabato 15 novembre scorso alle terme Sibarite

Nuovi test diagnostici in medicina preventiva, perchè farli , a cosa servono?

Questo l’argomento che ha completamente coinvolto il cassanese, dopo il convegno nazionale tenutosi sabato 15 novembre, presso le terme sibarite. Organizzato dalla farmacia Maiuri, la giornata ha visto gli interventi di due medici di fama internazionale: il Prof Giuseppe Di Fede e il Dr. Daniele Orlandoni.
Il primo Direttore Sanitario IMBIO, istituto di medicina biologica di Milano e istituto di Medicina Genetica Preventiva IMGEP sempre di Milano e il secondo consulente di medicina anti-aging , naturopata.

Test genetici per la prevenzione tumorale, e Alca Test per la diagnosi delle intolleranze alimentari, la sensibilità agli additivi alimentari, ai conservanti, ai coloranti, ai contaminanti ambientali, agli antibiotici e agli antiinfiammatori, hanno stregato tutti, dal pubblico della mattina ( organizzata dalla IMBIO) altamente specializzato perché medici, a quello del pomeriggio, sempre più attento all’alimentazione e a uno stile di vita sano.

Una vera e propria innovazione per il territorio, poiché i test potranno essere effettuati nella farmacia della Dottoressa Cinzia di Lauropoli, un metodo di lavoro, questo, che va sempre più verso la farmacia dei servizi.

 Fonte



Novembre 3, 2014 Newsletter

Giovedì 27 Novembre ore 20:30
Sala Monsignor Zenucchini

Via Castello n.32 – Rovato (BS)

Si terrà l’incontro “E adesso..COSA MANGIO? – Gli Effetti delle Intolleranze non sono  Sempre così Divertenti ”, organizzato dalla Farmacia San Carlo di Rovato, in collaborazione con l’Istituto di Medicina Genetica e Preventiva di Milano – Imgep.

Cefalea, gonfiori, stanchezza cronica, dermatiti, stipsi, episodi dissenterici, cambi di umore, per citare solo i più noti. Sono tanti e vari i sintomi e gli effetti delle intolleranze alimentari, fenomeno in grado di stravolgere il nostro benessere e le nostre abitudini. Chi ne soffre, spesso, le prova tutte prima di accorgersi di essere colpito da questo disturbo e di capire che tutto può dipende anche dai cibi più insospettabili. 

Come scoprire le intolleranze con Alcat test? Come curarle e gestirle con un’alimentazione corretta e personalizzata?

Ce ne parlano il Prof. Giuseppe Di Fede– Direttore Sanitario IMBIO e Imgep di Milano e il Dott. Sacha Sorrentino- Biologo Nutrizionista di IMBIO.

Vi aspettiamo a Rovato (BS), per maggiori informazioni potete contattare:

La Farmacia San Carlo allo 0307721100

stampa la locandina in pdf : Locandina Rovato



Ottobre 28, 2014 Newsletter

Dopo la prima uscita dedicata al Nichel, impariamo a conoscere e combattere a suon di ricette l’intolleranza al lattosio con l’aiuto del Prof. Di Fede, della drssa Jessica Barbieri e da me.

Un aiuto concreto per chi sta vivendo un problema troppo spesso sottovalutato: perché le difficoltà non finiscono al momento della diagnosi. Lo so bene io che ho trasformato un limite in una possibilità, raccogliendo in questo volume tutte le risorse utili a tavola per chi come me soffre della carenza dell’enzima necessario a digerire gli zuccheri presenti nel latte e nei suoi derivati: informazioni, consigli, esperienze e soprattutto… ricette!

Sfogliate e gustate i 99 piatti creati da me, da foodlovers e da tanti amici Chef di fama internazionale coinvolti in un progetto unico: vivere l’intolleranza al lattosio non più come limite, ma come possibilità di sperimentare nuovi sapori.

Non resta che partire insieme in un viaggio nel Mondo delle Intolleranze, con un volume che racchiude in sé il problema e la sua soluzione: nella cucina come nella vita, quando la ami non c’è niente e nessuno che possa indurti a rinunciarvi!

Oltre alle ricette di Tiziana troverete ricette di:

Luca Mauri, Alessandra Barbone, Antonella Rossi, Enrico Bartolini, Andrea Bevilacqua, Claudia Livia Biondini, Massimo Cairati, Antonino Cannavacciuolo, Michele Cannistrano, Giuseppe Capano, Fabio Silva, Isa Mazzocchi, Laura Ghezzi, Massimo Livan, Federico Mattavelli, Matteo Scibilia, Aurora Mazzucchelli, Antonino Messina, Micol Pisa, Milly Callegari, Carlo e Loris Molon, Giancarlo Morelli, Luca Mozzanica, Nunzia Bellomo, Davide Oldani, Armando Palmieri, Roberto Maurizio, Sandro Romano, Almerindo Santucci, Sara Preceruti, Marco Scaglione, Gaetano Simonato,Daniele Zennaro, Robbie Pezzuol

Sono da  da sempre convinta che la cucina sia veicolo di passione e umanità, e non mi sono arresa dopo la diagnosi di intolleranza al nichel e al lattosio. Oggi www.nonnapaperina.it è un blog di riferimento nel mondo delle intolleranze e la mia presenza è richiesta nelle più grandi manifestazioni enogastronomiche italiane. Si perpepisce che il problema delle intolleranze sta crescendo a vista d’occhio.

Il volume dedicato all’intolleranza al lattosio segue il grande successo della sua prima pubblicazione Nichel. L’intolleranza? La cuciniamo!, edito nel 2013.

Siete tutti invitati alla presentazione che si terrà giovedi 13 novembre 2014 all’Hotel de la Ville di Monza alle ore 19.

 



Ottobre 5, 2014 RASSEGNA STAMPA

«Per intolleranza alimentare si intende una reazione avversa dell’organismo verso alcuni alimenti o additivi, lenta nel tempo e che può coinvolgere diverse parti dell’organismo come intestino, stomaco, pelle, vie urinarie, fino a compromettere in certi casi le comuni attività lavorative e sociali. La differenza tra allergie e intolleranze alimentari è netta: l’allergia porta una reazione immediata dopo aver ingerito un alimento (per esempio bolle sulla pelle, orticaria, edema delle labbra). Per l’intolleranza invece si intende una reazione avversa verso un alimento o un gruppo di alimenti che possono appartenere alla stessa famiglia alimentare (ad esempio le solanacee: pomodoro, patata, peperone e melanzana) lenta nel tempo e soggetta ad accumulo nel caso di introduzione frequente dei cibi non tollerati ».

La definizione di intolleranza alimentare, fornita dal Prof. Giuseppe Di Fede, delinea un problema sempre più diffuso nella nostra società, e che interessa grandemente chi lavora nel settore della ristorazione. Sempre crescente è infatti il numero dei clienti che richiedono particolare attenzione proprio perché intolleranti a qualche alimento. Direttore Sanitario di I.M.Bio Istituto di Medicina Biologica Milano e Istituto Medicina Genetica Preventiva I.M.G.E.P Milano, Docente nel Master di Nutrizione Umana all’Università di Pavia, Vice Presidente dell’Associazione Ricerca Terapie Oncologiche Integrate A.R.T.O.I., Di Fede fornisce alcune indicazioni utili per accogliere in sicurezza questi ospiti, in particolare gli intolleranti al nichel: «Una delle intolleranze che sta dilagando a macchia d’olio è sicuramente quella al nichel e tra i cibi ricchi di nichel troviamo il cioccolato e cacao in polvere, pomodori, spinaci, lenticchie, asparagi, legumi, frutta secca ed essiccata. Tra i cereali più ricchi di nichel ricordiamo l’avena, il mais, il miglio e il grano saraceno. Per quanto riguarda gli alimenti non vegetali, tra le maggiori fonti di nichel sono i frutti di mare, le ostriche, il salmone, i gamberi e le cozze, le aringhe e gli sgombri.

Ma va fatta attenzione anche a cibi e bevande in lattina o in scatola: in questi cibi il contenuto di nichel può aumentare a causa del materiale del contenitore e del processo di lavorazione; questo vale anche per le pentole dove cuciniamo. Quando si accolgono clienti intolleranti al nichel pertanto va prestata attenzione anche alle pentole e accessori che vengono usati in cucina». Altrettanto diffuse sono le intolleranze al lattosio e al glutine. Tutte vanno comunque trattate con la massima serietà: il cliente deve sentirsi sicuro quando è seduto a tavola. La sua richiesta di evitare determinati gruppi di ingredienti deve essere presa alla lettera: assolutamente da evitare l’atteggiamento di chi minimizza il problema. Per un intollerante al lattosio spesso anche “solo” una noce di burro può essere fonte di problemi, così come lo è una spolverata di farina per chi non tollera il glutine.

Attenzione, quindi, e gentilezza, per mettere l’ospite a proprio agio. Apprezzatissimi sono quei – pochissimi –  locali che offrono alternative mirate, ma anche dove non sia possibile, si possono servire piatti preparati al momento “su misura”, oppure ricorrere a proposte già in menu che il cameriere avrà cura di indicare come adatte. «Il ristorante  non ha l’obbligo di essere “accessibile” a chi ha particolari problemi di intolleranze, ma sicuramente, visto l’aumentare di questa condizione, numerosi ristoratori tentano di capire e adeguarsi cercando di gestire un nuovo modo di fare ristorazione, così da potersi dedicare a una clientela, spesso più curiosa ed entusiasta di quella “comune” quando trova un locale che l’accontenta». A parlare è Tiziana Colombo, foodspecialist e foodblogger (www.nonnapaperina.it), oltre che autrice di un libro sull’argomento intolleranze. «Fino a non molto tempo fa – continua – chiunque avesse una necessità particolare doveva leggere attentamente la carta, evitare tutti i piatti incompatibili con la sua patologia o la sua dieta, domandare ai camerieri o ai cuochi, senza la certezza assoluta di stare per assaggiare qualcosa che non lo danneggiasse… insomma una serata di svago correva sempre il rischio di trasformarsi in un brutto ricordo. Oggi, invece, c’è una nuova, se pur neonata, nicchia enogastronomica dedicata ai “diversamente-gourmet”.

Sicuramente un ristoratore che vuole cominciare ad affrontare il problema intolleranze dovrebbe studiare il problema e chiedere delle consulenze specifiche. Ma in primis deve crederci e non sottovalutare il problema. Nel giro di qualche anno i ristoranti che non accetteranno che le intolleranze esistono saranno sempre più vuoti e quelli che invece prendono sul serio l’argomento sono sempre pieni già da ora».

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Settembre 2, 2014 RASSEGNA STAMPA

Ci sono alimenti di uso comune che, anche se possono sembrare apparentemente innocui e salutari, sono invece in grado di accendere una infiammazione a livello cellulare che porta come diretta conseguenza l’accumulo peso, e non solo

Fino ad una decina di anni fa se ne sapeva ben poco, oggi ne sentiamo parlare sempre più spesso: ci riferiamo alle intolleranze alimentari, un problema che secondo i dati raccolti dal Ministero della Salute, coinvolge in Italia ben il 2% degli adulti e l’8% dei bambini. L’intolleranza alimentare, a differenza dell’allergia, non è una condizione perenne: si tratta più semplicemente di una reazione avversa ad un alimento specifico che può essere risolta seguendo un percorso di rieducazione al cibo. I sintomi sono indubbiamente fastidiosi, ed in alcuni casi dolorosi, ma in genere non costituiscono un pericolo di vita.

Per approfondire il tema abbiamo incontrato il professor Giuseppe Di Fede, medico chirurgo edocente di Nutrigenomica e Nutrizione umana presso l’Università di Pavia, nonché direttore dell’Istituto di Medicina Biologica (IMBIO) di Milano, che ci ha spiegato anche come le intolleranze possano pesare sulla bilancia, oltre che sulla salute.

Oggi sono davvero tante le persone che soffrono di intolleranze alimentari. Un tempo erano meno diffuse oppure, più semplicemente, non riconducevamo i sintomi a tale problema?
Oggi abbiamo degli strumenti di laboratorio, che ci consentono di analizzare meglio lereazioni cellulari che avvengono quando consumiamo degli alimenti, che, a nostra insaputa, non sono tollerati dall’organismo. Diversi disturbi hanno continuato a compromettere la salute delle persone per anni sotto i nostri occhi, proprio perché non si pensava che essi fossero da imputare a reazioni infiammatorie dovute al cibo, come invece si è scoperto in seguito.

Da che cosa sono causate?

All’origine ci sono probabilmente una serie di concause. Cambiamenti della materia prima alimentare e delle lavorazioni possono aver contribuito ad innescare dei processi di assimilazione e digestione degli alimenti più lenti. In più, il consumo eccessivo di alcuni cibi e una dieta monotona possono creare un sovraccarico di sostanze che il nostro organismo fatica ad eliminare. E ancora, la predisposizione genetica contribuisce ad innescare reazioni da intolleranza, soprattutto al lattosio al glutine ed al frumento, sostanze che sono presenti in una percentuale maggiore negli alimenti rispetto al passato per rendere il prodotto finale malleabile, facile da lavorare.

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Agosto 30, 2014 Newsletter

ALCAT Test parteciperà a NUTRISPORT, il 1° meeting scientifico di nutrizione, integrazione e sport, che si terrà a Bologna dal 6 all’8 settembre. Domenica 7 settembre, sempre nell’ambito del convegno, si terrà il workshop Imgep “Intolleranze alimentari e sport”, tenuto dal Prof. Giuseppe Di Fede, Direttore Sanitario di IMBIO e IMGEP.

Le intolleranze alimentari sono una problematica responsabile di numerosi disturbi, i più disparati possibili, che possono influenzare la performance sportiva. Si tratta quindi di un tema di assoluto interesse per coloro che lavorano con atleti, di ogni livello. Ma spesso le opinioni in materia sono discordanti e confuse.

NUTRISPORT è un meeting di alto spessore scientifico articolato su tre giorni di eventi che si svolgeranno in concomitanza con il 26° Salone Internazionale del Biologico e del Naturale presso le fiere di Bologna Sabato 6, Domenica 7 e Lunedì 8 Settembre.

Tutti gli eventi nascono dalla stretta collaborazione tra SINSeB, impegnata da anni   nell’aggiornamento in materia di nutrizione sportiva e la Scuola di Nutrizione ed Integrazione nello Sport (SaNIS).

Per maggiori informazioni, visita il sito dell’evento:   http://www.sinseb.it

Scarica la locandina: Programma NUTRISPORT-1


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