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Psicosomatica della patologia tiroidea, considerazioni sull’ipotiroidismo

In un periodo difficile come questo la depressione potrebbe esprimersi anche a livello somatico con un ipotiroidismo.

Pare, per alcuni aspetti, che la medicina tradizionale abbia dimenticato il linguaggio simbolico del corpo; poiché ogni organo ha un significato simbolico e ogni patologia parla di me, di ciò che non voglio ascoltare, delle mie cicatrici emozionali e dei miei bisogni. Il corpo biologico oggetto della medicina, non è il corpo vissuto, sentito e immaginato del soggetto che si ammala, la malattia è sempre “la mia malattia” e l’intervento dovrebbe essere individualizzato.

Ciò soprattutto sembra evidente per la tiroide che è posizionata nella regione del collo, tra alto e basso, vicino alla laringe rimanda al simbolo del dire, della comunicazione, dell’espressione creativa e del passaggio.

Il collo collega anatomicamente la testa col corpo e rappresenta la zona di unione tra corpo e mente. Essa si muove al confine tra anima e corpo delle quali sembra essere un punto di incontro. Inoltre, per le funzioni che ha, è depositaria di una saggezza profonda che sa come determinare nell’arco di una vita intera l’architettura dell’organismo.

La tiroide si configura come un organo chiave della nostra identità. Allora un disturbo della tiroide esprime, in generale, un problema di definizione della propria identità e indica la ricerca di un punto di stabilità, vediamo meglio in che senso.

La tiroide è un organo chiave della nostra identità

Prima di considerare gli aspetti psicologici legati alla tiroide teniamo presente il suo significato simbolico, dal greco Thyroeidès “che ha la forma di una porta”.

La tiroide simbolicamente secondo la tradizione ebraica, occupa il posto dell’undicesima Sefirah da’ at (la conoscenza), che è posta dalla tradizione sul tragitto che collega “la porta degli dei” a Keter (la corona). È germe e il frutto dell’albero della conoscenza.

Nel percorso di individuazione delineato da Carl Gustav Jung, “andare oltre la porta” è un passo impegnativo, poiché significa il raggiungimento della maturità, il superamento della nevrosi e la capacità di esprimere ciò che si è, la propria essenza e la propria natura.

Considerare gli aspetti profondi legati alla tiroide e i suoi più intimi significati è importante per comprendere come e perché il corpo abbia reagito ad un disagio vissuto in un modo piuttosto che in un altro.

Ipotiroidismo ed ipertiroidismo: quando l’infiammazione della tiroide può avere cause psichiche

Ad esempio l’infiammazione della tiroide comporta due modalità opposte (ipotiroidismo e ipertiroidismo) in cui il conflitto inconscio cerca di trovare una soluzione.

La tiroide, come tutte le ghiandole endocrine, agisce direttamente sul sangue ed è perciò capace di intervenire sugli stati psichici e sulla coscienza (attraverso la serotonina e la dopamina, trasmettitori che consentono la comunicazione tra tiroide e cervello).

Secondo la psicosomatica, l’Ipotiroidismo esprime una ribellione verso uno stile di vita che non si vuole accettare, infatti la psiche mette in atto attraverso il corpo dei cambiamenti che il soggetto non sa compiere.

Staticità, ristagno energetico, stanchezza, apatia, difficoltà di concentrazione, ansia, tachicardia, insonnia e irritabilità sono alcuni sintomi di natura psicologica che fanno irruzione nella quotidianità. Ad esempio, ciò può accadere dopo una separazione, in un momento di crisi o di difficoltà familiare, dopo un lutto, un trauma o per una rabbia repressa a lungo. A molte donne sta accadendo in un momento di stress cronico come quello che stiamo vivendo.

L’apatia comporta un ritiro emotivo dalla realtà quotidiana, un’incapacità all’affermazione di sé legata ad un profondo senso di insicurezza e a un non riconoscimento del proprio valore, essa è come un’inibizione depressiva, invece l’ansia nasconde, talvolta, un conflitto tra scelte e un’impossibilità ad agire.

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I sintomi fisici e psichici nell’ipotiroidismo rendono impossibile alla persona l’azione verso le soluzioni, in tal modo il paziente non riesce a porre fiducia in se stesso, nelle sue idee e si oppone ad un possibile cambiamento.

Agire sulla “chiave” delle nostre emozioni per agire sul dolore 

In conclusione, considerando l’età media di insorgenza della patologia tiroidea nelle donne (dopo i cinquant’anni), si possono fare ulteriori considerazioni sulla psicologia del profondo del femminile; alcune donne possono far sentire il proprio malessere e il proprio dolore solo parlando dei propri dolori fisici.

Il dolore dovrebbe richiedere dedizione, accettazione delle pretese dell’anima, simbolicamente così chiaramente espresse. Dovrebbe richiedere una cura personalizzata secondo la quale la donna andrebbe aiutata a vivere in modo consapevole le proprie emozioni, senza colpevolizzazioni o moralismi ed andrebbe sostenuta nel cambiamento che la guarigione comporta e non solamente aiutata a togliere il sintomo, senza ascoltare ciò che la persona realmente vorrebbe cambiare.

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Dott.ssa Regina Valentini
Psicologa, Psicoterapeuta, Psicosomatista

Riferimenti:  Tiroide, Psicosomatica, Ipertiroidismo, Ipotiroiodismo
Redattore: Dott.ssa Regina Valentini

 



donna mangia panino cortisolo e attacchi di fame

Il cibo scatena reazioni chimiche che possono influenzare il nostro umore, ecco perché cibo ed emozioni sono connessi. Cosa ci spinge a mangiare dolci o cibo spazzatura?

Il periodo di forti restrizioni dal punto di vista sociale non aiuta anche e soprattutto dal punto di vista emotivo. L’alterazione dello stato emotivo può comportare una serie di reazioni a livello metabolico, in cui gli ormoni hanno un ruolo di primissimo piano in questo meccanismo.

È oramai assodato che ci sia un’associazione tra emozioni ed ormoni. Il cibo è chimica non c’è dubbio, ma è possibile percepirlo anche come un’emozione e quindi come qualcosa di astratto. Le emozioni viaggiano attraverso messaggeri chimici, che possiamo chiamare neurotrasmettitori, nel cervello e quando trovano la loro serratura (un recettore) vi si incastrano perfettamente e trasmettono il loro segnale.

E’ ormai ben noto che un ormone normalmente viene prodotto immagazzinato in un punto del corpo, poi viaggia verso i suoi recettori posti in altre parti del corpo, ma è da relativamente poco tempo, che si sa che gli ormoni sono anche prodotti dalle cellule nervose nel cervello.

Il sistema limbico, sede delle emozioni nel cervello, è un sito decisivo per la recezione degli ormoni che possono creare stati d’animo e sensazioni.

È dunque risaputo che gli ormoni prodotti dal nostro corpo in seguito all’ingestione degli alimenti, vadano ad agire anche nelle aree del cervello con la conseguenza di creare emozioni, sensazioni e pensieri, oltre che effetti metabolici nei diversi organi.

Così come è evidente che stati alterati della nostra mente ci inducano alla ricerca di determinati nutrienti per compensare a qualche deficit. Stati di stress e tensione emotiva portano mediamente un calo di serotonina, neurotrasmettitore prodotto per la stragrande maggioranza a livello intestinale, a partire da un amminoacido, il triptofano.

In queste situazioni il nostro sistema nervoso ci manda segnali di “voglie” di dolci, cioccolato o carboidrati come pizza o pasta. L’introduzione di questi cibi porta ad una significativa produzione da parte del pancreas di insulina, ormone che crea un innalzamento dei livelli di triptofano, precursore appunto della serotonina.

biscotti

L’insulina induce un aumento del trasporto di alcuni amminoacidi (leucina, isoleucina e valina) nel muscolo e di conseguenza permette un trasporto più semplificato del triptofano al cervello. Questi quattro amminoacidi sono in competizione tra loro per lo stesso trasportatore che arriva a livello del cervello.

Lo stress è artefice di diverse alterazioni ormonali

Quindi per saziare la richiesta di serotonina siamo portati ad introdurre cibi ad alto indice glicemico, zuccheri e farine raffinate, avvertendo senso di benessere e appagamento a livello mentale, ma i sistemi che intervengono e agiscono in questi sistemi sono numerosi e complessi.

Lo stress è artefice di diverse alterazioni ormonali. Si crea una vera e propria cascata ormonale che parte dall’ipotalamo (il cervello del nostro cervello) e arriva alle ghiandole surrenali con la produzione di cortisolo. Questo ormone manda dei segnali al cervello per aumentare l’appetito, soprattutto verso i carboidrati ed i grassi, cioè verso i cibi particolarmente ricchi di calorie, proprio per fornire all’organismo le maggiori energie possibili per contrastare la situazione di stress.

 

Quando il cibo diventa uno strumento di gratificazione (leggi l’articolo)

 

In particolare il cortisolo tende ad aumentare lo stoccaggio dei grassi per conservarli in situazioni di emergenza e questo lo fa mediante un segnale diretto di accumulo, ma anche inibendo l’attività di molti altri sistemi ormonali.

Si verificano quindi più spesso sbalzi glicemici e crisi di fame per i carboidrati. Diminuendo la serotonina ci sentiremo più facilmente depressi, diminuendo l’ormone della crescita GH caleranno i muscoli ed aumenterà il grasso e riducendo gli ormoni sessuali (testosterone ed estrogeni) diminuirà la libidine.
Quindi alla fine ci si ritroverà affamati, depressi, deboli, grassi e con meno libido.

Misura i livelli di cortisolo con un test non invasivo su saliva

Come disinnescare il circolo vizioso della dipendenza da zucchero?

Purtroppo l’utilizzo di zuccheri e grassi all’interno dei prodotti è smisurato: questi alimenti creano una sorta di “dipendenza”, che non fa mai percepire il senso di sazietà ed anzi al contrario invogliano a consumarne di altri, anche e soprattutto per la loro capacità di nutrire la serotonina cerebrale.

Zuccheri e farine raffinate introdotti in eccesso, per mano sempre dell’insulina possono trasformarsi in grassi con il loro accumulo nei tessuti. Fino a che il livello dell’insulina è alto, il glucagone, l’ormone contrapposto all’insulina, non può agire e quindi è difficoltoso perdere peso. Lo stesso avviene se l’insulina in circolo è alta per motivi fisiologici o patologici (es. insulino-resistenza, o nel caso del diabete).

Il trattamento più efficace per interrompere questo circolo vizioso è dato dalla pratica di attività fisica regolare, associata al dimagrimento e all’adozione di una dieta bilanciata, in cui i vari nutrienti siano introdotti nel momento giusto della giornata e ben abbinati tra loro.

Mangiare poco, abbinare male gli alimenti e allenarsi troppo possono peggiorare la nostra condizione fisica. Perché mangio poco, mi alleno e non dimagrisco?

Diventa quindi determinante la composizione qualitativa della dieta che influenzerà il cervello e di conseguenza la produzione ormonale e i comportamenti, ma ovviamente anche la struttura  corporea.

Una dieta eccessivamente restrittiva o comunque non bilanciata e/o un sovrallenamento fisico sono fonte di stress che scatena alterazioni ormonali, non porteranno ad una corretta perdita di peso, ma piuttosto a perdere i muscoli invece del grasso.

Quali sono gli alimenti giusti per avere energia?

Anche il piano energetico ovviamente ne risente, infatti per esempio, se si mangia un dolce è più facile che si abbia voglia di fare una bella dormita, proprio per la maggior quantità di serotonina a livello cerebrale.

Per potenziare la nostra carica è bene introdurre gli aminoacidi ramificati (leucina, isoleucina e valina) molto presenti nei cibi proteici come carne, pesce e uova che competono a livello del sistema nervoso con il triptofano, diminuendo la produzione di serotonina e quindi l’eccessivo rilassamento, ma soprattutto tenendo sotto il controllo il rischio di assuefazione e dipendenza.

Alimentazione, attività fisica e riposo: la triade del benessere a 360°

Risulta quindi evidente come con la composizione della dieta è possibile influenzare il cervello e modulare la produzione di ormoni. Ogni cibo può scatenare reazioni il cui beneficio non è scontato che sia totale per tutto l’organismo. Importante quindi creare un corretto stile di vita in cui alimentazione, attività fisica e riposo siano ben amalgamati tra loro al fine di ottenere un benessere fisico e mentale a 360 gradi.

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Dott. Alessio Tosatto

Biologo Nutrizionista

Riferimenti:  Alimentazione, Serotonina, Ormoni dello stress
Redattore: Dott. Alessio Tosatto


Quando il cibo diventa uno strumento di gratificazione

Come rinunciare ad un cornetto al bar, ad un aperitivo in spiaggia o ad un dolcetto la sera sul divano dopo un’intera giornata di lavoro stressante, soprattutto ora che abbiamo un gran bisogno di socialità.

Il cibo, infatti, fin dall’antichità è sinonimo di convivialità ed è simbolo di cura e di condivisione, soprattutto ciò vale per alcuni cibi quali il cioccolato, il latte, i dolci e i carboidrati in generale.

A tutti noi capita di aver bisogno di ricompensa, così ricorriamo al cibo. Esso infatti colma dei vuoti, dà gratificazione, consola dall’abbandono, sostituisce un piacere che diversamente non possiamo procurarci e soprattutto, parla delle nostre emozioni e del nostro stile di vita.

Il concetto fondamentale di una dieta sana consiste nel rispetto del proprio fabbisogno energetico.
Ogni individuo consuma una certa quantità di energia, che occorre rifornire attraverso il cibo. Questa quantità è variabile e dipende da età, sesso, attività svolte durante la giornata, esercizio fisico e costituzione. Lo stile di vita incide fortemente su questi aspetti a causa dello stress che esso comporta.

Qual’è la connessione tra stress e cibo?

Forse la medicina ufficiale non dedica ancora sufficiente attenzione al problema dello stress e al suo legame con l’infiammazione, già definita nel 2004 il “killer segreto” nel Times. Vi è una correlazione tra stress e infiammazione poiché quando il nostro sistema immunitario si abitua al cortisolo, ormone prodotto dallo stress, l’infiammazione acuta si trasforma in cronica. Ciò provoca il rischio di malattie degenerative, infatti alla base delle patologie cardiovascolari, ma anche del diabete, del cancro e delle malattie neurodegenerative c’è uno stato infiammatorio cronico silente.

Inoltre, è stato dimostrato che livelli cronicamente elevati di cortisolo associati a livelli elevati di insulina (l’ormone che permette al corpo di utilizzare il glucosio) favoriscono il deposito di grasso intorno alla vita. Infatti il cortisolo induce all’assunzione di carboidrati per riportare i suoi livelli alla normalità, così si spiega la fame di pasta e pane di chi attraversa un periodo faticoso.

Misura i livelli di cortisolo con un test non invasivo su saliva

Va, comunque, tenuto presente che vi sono cibi con spiccate proprietà antinfiammatorie di cui è bene nutrirsi con regolarità così da evitare i cibi che provocano infiammazione al nostro organismo.

Società ed individualità, quali sono i fattori di stress quotidiano che ci fanno venire voglia di dolci e pane?

Innanzitutto, l’uomo contemporaneo vive in una società (definita “liquida” dal sociologo Bauman) che dispone ad essere consumatori, quindi a non fare scelte libere ma sempre scelte condizionate, impone una vita frenetica allo scopo di adeguarsi alle attitudini del gruppo per non sentirsi esclusi, consumando sempre di più e rendendo l’individuo mai appagato da ciò che ha.

La nostra identità è sempre più labile e ci sentiamo sempre più impotenti, in cambio di una apparente libertà. Ciò comporta anche un indebolimento dei legami interpersonali e la sostituzione della solidarietà umana con la competizione senza limiti.

Siamo sempre più soli, in competizione a livello sociale, e frustrati perché non soddisfiamo mai i nostri desideri avendone sempre di nuovi.

A livello personale, invece, vi sono delle emozioni viscerali non ascoltate, spesso accade che non interpretiamo le nostre emozioni, ma agiamo pulsioni. Ciò causa uno stress di tipo cognitivo, poiché non abbiamo la giusta chiave di lettura degli eventi, avendo delle consapevolezze alterate degli stessi.

Leggiamo certi eventi fisici e psichici come “normali” ma non lo sono; ci siamo solo abituati ad essi, come ci si abitua a convivere col mal di schiena e con l’emicrania, così ci si abitua a vivere nell’infelicità e nello stress causato dal capo ufficio, dal lavoro logorante, dal compagno traditore, da una fase particolare della propria vita ecc. 

Nessuno ha una vita perfetta, ma bisogna riaccendere le passioni, le consapevolezze e comprendere il senso della dipendenza da particolari cibi indotta dallo stress a cui siamo sottoposti.

Alcuni cibi dolci, infatti, agiscono sulla serotonina, un ormone che migliora l’umore e dà benessere fornendoci un momentaneo piacere, ma creando la dipendenza dagli stessi  poiché è un cibo che non garantisce la stabilità glicemica e innesca un circolo vizioso per cui in breve tempo si desidera di nuovo il dolce.

Dovrei chiedermi allora perché ho bisogno di questa dipendenza? Quale piacere mi manca? Quali conflitti non sto ascoltando? Cosa sto compensando?

Alcuni cibi provocano sbalzi d’umore, quali sono i sintomi e come possiamo evitarli?

E’ anche vero che spesso è proprio il cibo a procurarci sbalzi d’umore, ansia e panico, cioè non solo lo stress ci induce a mangiare, ma vi sono dei cibi per noi tossici, direi, che ci causano:

  • ansia
  • irritabilità
  • affaticabilità eccessiva
  • scarsa concentrazione
  • diminuita capacità di ideazione

Vi è una reciprocità tra pensieri, emozioni del cervello e condizioni fisiologiche del nostro intestino a causa della stretta connessione tra sistema nervoso autonomo e sistema nervoso enterico.

L’appagamento che alcuni cibi ci forniscono induce:

  • torpore
  • pesantezza
  • disagio
  • frustrazione
  • calo di energia
  • ansia e tristezza

Le connessioni tra lo psichismo e l’apparato gastrointestinale sono ormai note e vanno valutate individualmente.

Quindi non vanno rafforzati i comportamenti alimentari dannosi e dipendenti che comportano una disregolazione delle emozioni, poiché una condizione di stress cronicizzato protratta nel medio-lungo periodo provoca oltre che una destabilizzazione emotiva (con sbalzi d’umore, ansia e depressione), anche molte alterazioni a livello fisico, nonché malattie psicosomatiche.

Vanno valutati i cibi adeguati al nostro organismo poiché verso alcuni potremmo essere diventati intolleranti a lungo andare ed altri possono generare meccanismi di controllo del piacere disfunzionali al nostro benessere; quindi un programma di gestione dello stress non può prescindere da una corretta alimentazione che ci consenta di ritrovare energie e soluzioni nuove.

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Dott.ssa Regina Valentini
Psicologa, Psicoterapeuta, Psicosomatista

Riferimenti:  Stress, Cibo, Cortisolo, Esami salivari, Psiche
Redattore: Dott.ssa Regina Valentini


La menopausa e la psiche femminile 

Le mestruazioni rivestono per la donna significati particolari, sono il prorompere all’esterno dell’energia femminile e l’utero testimonia la ciclicità della vita poiché ogni 28 giorni crea e distrugge la sua forma.

Nell’ambivalenza di vita e morte stanno i simboli cardine della mestruazione e la femminilità è scandita da ritmi di crescita e morte e dal separarsi, è questo, infatti, un altro tema fondante la vita psichica femminile; separarsi significa “perdere”, perdere prima il bambino come parte di sé nel parto, poi il figlio quando diviene adulto, poi la propria capacità procreativa, infine la propria giovinezza.

Il riconoscimento formulato già da Paracelso che l’uomo è anche figlio del suo ambiente e delle sue condizioni di vita, dovrebbe essere oggigiorno una componente della medicina. Invece, per molte donne la menopausa o è vissuta in un modo eccessivamente medicalizzato, quasi come fosse una patologia, o rimane ancora un tabù.

I sintomi della menopausa legati al corpo e alla mente

Tra gli svariati sintomi della menopausa, alcuni sono legati al generale stato di salute:

  • osteoporosi
  • occhio secco
  • secchezza vaginale
  • spossatezza
  • dolori articolari
  • tachicardia
  • calo di memoria

altri sono più sintomi di natura psicologica:

  • irritabilità
  • ansia
  • insonnia
  • alterazione del tono dell’umore e depressione
  • scarsa concentrazione

Ogni modificazione dello stato fisiologico della donna si riflette nelle mutazioni del proprio corpo come vissuto psichico, spesso la medicina, invece, parla di funzioni e ignora le emozioni, cioè descrive la menopausa annullando le percezioni soggettive e culturali che in questa fase della vita hanno un grande peso nel vissuto della donna.

La medicina dovrebbe integrare il suo sapere anche con il sapere psicologico, secondo il quale non esiste un essere corporeo che non sia accompagnato da un sentire, cioè da una risonanza emotiva rispetto all’ambiente che lo circonda.

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Come affrontare i disturbi legati alla menopausa 

Il miglior metodo di affrontare i disturbi legati alla menopausa è quello di restare attive, sentirsi utili e reinventarsi, amare e sentirsi amate. E’ importante che non vi sia una ristagnazione, cioè che si trovino dei livelli di riscatto e di rinascita, risvegliando interessi sopiti e inesplorati precedentemente al fine da attivare gli ormoni del benessere.

Infatti, vi sono dei temi nel cammino della vita che non vanno rifiutati, altrimenti il corpo ne risentirà e tematizzerà ciò che non ha vissuto, compiti di vita che penetrano nelle profondità corporee, pertanto è importante per affrontare la menopausa riempire i fossati esistenti tra le varie discipline mediche e puntare sull’integrazione di queste, in quanto in questo periodo è evidente l’unione indissolubile di mente e corpo.

A tal proposito l’alimentazione, ad esempio, ha una grandissima importanza, sarà perciò necessario la valutazione dello stato nutrizionale della donna e la personificazione di un intervento dietetico, così la valutazione degli ormoni, dalla funzionalità della tiroide e del metabolismo osseo.

Menopausa e alimentazione

In menopausa si va incontro ad infiammazioni acute, allo stress ossidativo e a cambiamenti fisico-metabolici.

Quindi, tale fase di vita porta con sé dei cambiamenti fisici che vanno contenuti con una corretta alimentazione, altrimenti sfociano in un aumento di peso e in una riduzione dello stato di salute, perciò è necessario scegliere un’alimentazione ricca di antiossidanti e che protegga anche la pelle dai radicali liberi.

Inoltre, va considerato che il cibo ha un valore molto importante sugli stati mentali a causa della stretta interconnessione tra le condizioni dell’intestino e il cervello, in quanto l’intestino cambia i pattern dei neurotrasmettitori che modulano lo stato dell’umore (serotonina, dopamina, noradrenalina e melatonina).

Poichè l’organismo entra in un periodo di stress metabolico in quanto mutano gli equilibri ormonali è importante mettere in campo fattori protettivi.

Essi possono essere il ricorso alla fitoterapia per rinforzare il tono estrogenico del corpo, la valutazione degli ormoni che sono alla base di numerosi processi fisiologici (estradiolo e calo del desiderio sessuale sono strettamente connessi, così l’estradiolo è connesso all’aumento del girovita e alla ritenzione di liquidi).

La sessualità è fondamentale per la vita di coppia ed è risaputo che gli eventi biologici hanno un grande impatto sullo scatenarsi di una disfunzione o di una problematica, in questa fase l’identità femminile rischia di essere sminuita, disinvestita e non accettata da sé e dal partner, generando anche scarsa libido e sensazione di mancato appagamento.

Infine è importante anche valutare i livelli di cortisolo, melatonina, dopamina e serotonina che determinano la regolazione emotiva, perchè. le donne hanno il diritto a star bene anche in menopausa e, ormai, possono farlo.

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Affidarsi ad un professionista per affrontare la menopausa è sicuramente un valido strumento per migliorare il proprio stato di salute, con conseguente miglioramento della qualità della vita.

 

Dott.ssa Regina Valentini

Psicologa, psicoterapeuta psicosomatista

Riferimenti:  Menopausa, Psiche della donna
Redattore: Dott.ssa Regina Valentini

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