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Scegliere con cura cosa mangiare durante la gravidanza è importante per ridurre i rischi per la madre e per il bambino, ecco i consigli della nutrizionista. 

Quando si scopre di aspettare un bambino una delle prime domande che ci si pone riguarda l’alimentazione: cosa, quanto e come mangiare? Se l’alimentazione ha un ruolo importante per la nostra salute, a maggior ragione è fondamentale prendersene cura in gravidanza, per la salute della mamma e del bambino.

Ingrassare in gravidanza può essere un timore comune a molte future mamme, ma per evitare che si realizzi, la dieta migliore è varia, sana ed equilibrata. L’alimentazione e lo stile di vita nei nove mesi di attesa possono prevenire numerose malattie come il diabete gestazionale, l’ipertensione ed eventuali complicazione durante la gestazione e durante il parto.

Le scelte alimentari si riflettono sulla salute del bambino, che cresce grazie ai nutrienti assunti dalla mamma. Oggi sappiamo che l’alimentazione materna condiziona le funzioni del cuore, del cervello e del metabolismo del bambino con ripercussioni sul suo stato di salute fino all’età adulta.

Abbiamo chiesto alla Dott.ssa Giulia Temponi, biologo nutrizionista in Imbio, qualche prezioso consiglio dedicato alla dieta delle future mamme.

“Seguire un corretto regime alimentare per fare in modo che la mamma abbia le forze e i nutrienti necessari per affrontare la gravidanza e il bambino per svilupparsi correttamente”
Dott.ssa Giulia Temponi (Biologo nutrizionista)

Dieta in gravidanza: non bisogna mangiare per due! 

Ancora oggi c’è un falso mito da sfatare sull’alimentazione in gravidanza: non bisogna mangiare per due! 
Anzi, soprattutto nei primi 4-5 mesi il feto è molto piccolo e il fabbisogno energetico della futura mamma non aumenta e non si dovrebbe prendere peso. Solo nella parte finale della gravidanza aumenta il fabbisogno energetico della donna.

Durante la gravidanza si potrebbero prendere dai 9 ai 12 kg, oltre diventa anche difficile smaltirli dopo il parto. Non solo: il peso non è solo una questione estetica, ma soprattutto di salute. Se si prendono troppi kili durante la gestazione oltre a gravare sulla schiena e sulle articolazioni si rischia il diabete gestazionale.

È inevitabile che la gravidanza comporti intensi cambiamenti nel corpo della donna, tuttavia molti di questi sono del tutto reversibili. Saperli gestire ed accettare significa anche poterli invertire in modo più rapido, efficace e fisiologico.

Le voglie in gravidanza: sono gli ormoni che parlano.

Le voglie in gravidanza sono improvvisi, irresistibili, urgenti desideri di qualche cibo in particolare che ci rendono nervose, irritabili e capricciose almeno fino alla soddisfazione degli stessi. Se notate somiglianze con le voglie prima del ciclo è normale, perché sono desideri causati da un cambiamento ormonale.

La voglia di dolci, cioccolato, salatini è piuttosto comune quando si hanno sbalzi ormonali importanti. In gravidanza queste voglie possono aumentare. C’è chi tende a togliersi gli sfizi perché pensa che tanto ingrasserà comunque: in questo caso bisogna stare attente, perché il rischio di ingrassare più del necessario è in agguato e può essere pericoloso anche per il futuro nascituro.

Dieta in gravidanza, cosa mangiare? 

Premesso che ogni caso dovrebbe essere seguito nel modo più personalizzato possibile, considerando lo stato di salute e le abitudini generali della donna prima della gestazione, ci sono comunque degli alimenti che non dovrebbero mancare nella dieta in gravidanza.

Un regime alimentare equilibrato in dolce attesa prevede:

  • grassi, carboidrati e proteine
  • tre pasti principali e due spuntini ogni giorno

che sono le regole base di un corretto regime alimentare.

Tra gli alimenti che vanno consumati ogni giorno non bisogna mai dimenticare frutta e verdura di stagione, ricche di vitamine, minerali e antiossidanti utili per la futura mamma e per il feto. Sono indispensabili le proteine ad alto valore biologico, come quelle contenute nel pesce azzurro, nella carne bianca e nelle uova. I grassi buoni Omega 3 che troviamo sempre nel pesce azzurro, nella frutta secca e nei semi oleosi.

In gravidanza è meglio prediligere i cibi ricchi di folati, che sono indispensabili nel processo di crescita e riproduzione di tutte le cellule presenti nel nostro organismo e in quello del feto. I filati sono contenuti specialmente nei vegetali a foglia larga come spinaci, broccoli, carciofi, asparagi e lattuga, ma anche cereali integrali, legumi e tuorlo d’uovo.

Solitamente durante la gravidanza è consigliata un’integrazione di acido folico, specialmente nelle prime fasi della gestazione, che costituisce un ormai noto fattore di protezione nei confronti dei difetti del tubo neurale e in particolare della spina bifida.

Dieta in gravidanza, cosa evitare? 

In generale ci sono degli alimenti che andrebbero evitati o limitati drasticamente durante la gravidanza.
I cibi da evitare sicuramente in gravidanza sono gli alcolici e alcuni cibi crudi come carne, pesce e uova crude per il rischio di Toxoplasmosi. Lo stesso rischio che si ha consumando salumi crudi: vanno bene solo i prosciutti cotti o affumicati come quello di Praga.

È consigliato inoltre disinfettare sempre frutta e verdura prima di consumarla (specialmente se la consumiamo con la buccia).

Infine, in gravidanza sarebbe bene limitare i cibi che possono favorire l’acidità di stomaco, come la frutta molto acerba, gli agrumi, i pomodorini e le salse di pomodoro. Da evitare anche i fritti e tutti i condimenti ricchi di grassi saturi.

I benefici dei probiotici durante la gravidanza

Nella vita di tutti i giorni è importante assumere regolarmente i probiotici (leggi qui il nostro articolo su questo argomento), ancor più in gravidanza, per contribuire al buono stato di salute del microbiota intestinale, contrastando eventuali stati di disbiosi che possono provocare svariati disturbi come stipsi, diarrea, meteorismo e gonfiori addominali con ripercussioni sul sistema immunitario.

Tra gli alimenti naturalmente più ricchi di probiotici troviamo senza dubbio il kefir. Se berlo freddo dà fastidio, consiglio di tirarlo fuori dal frigo la sera, per consumarlo il mattino dopo a temperatura ambiente.

In generale un’integrazione ciclica di probiotici, può aiutare anche a migliorare la regolarità intestinale.
Durante la gravidanza è frequente che le donne soffrano di stipsi, flatulenza e nausea.

Il progesterone è un ormone che contribuisce a rallentare la contrazioni dei muscoli lisci e quindi anche della muscolatura intestinale. Durante la gravidanza il rilascio di questo ormone aumenta gradualmente, causando stipsi. Flatulenza e nausea possono essere legate invece all’aumento del livello di estrogeni.

Inoltre, con l’avanzare della gravidanza il feto crescendo, esercita una pressione maggiore su stomaco, vescica e intestino, rallentando le funzioni digestive e provocando un aumento di gas e gonfiori addominali. I probiotici quindi sono fondamentali per favorire il transito intestinale, mantenendo l’intestino pulito.

Probiotici e prebiotici vanno ad arricchire la flora batterica intestinale della futura mamma e di quella del bambino.

Per favorire un buon transito intestinale ricordiamo anche l’importanza delle fibre, sostanze prebiotiche presenti in frutta, verdura, legumi e cereali integrali.

Intestino sano per la mamma, salute guadagnata per il neonato

Durante il parto ha luogo la prima colonizzazione dell’intestino del neonato. I bambini nati con parto naturale infatti hanno un microbiota più ricco rispetti a quelli nati con parto cesareo.

Se durante la gravidanza e l’allattamento il microbiota della mamma è ricco e in equilibrio, tanto lo sarà anche quello del neonato:

  • migliore è il microbiota, minore sarà il rischio di coliche dovute ad eccesso di gas intestinali
  • l’assunzione di probiotici durante gravidanza e allattamento può prevenire lo sviluppo di forme allergiche nel nascituro (eczemi, riniti, asma e intolleranze alimentari)

Una dieta varia ed equilibrata è importante in ogni momento della vita, ma lo diventa ancora di più in gravidanza. Questo periodo infatti più diventare un’occasione di cambiamento per migliorare, nel caso ce ne fosse bisogno, l’alimentazione non solo della donna ma di tutti gli altri membri della famiglia.

Dott.ssa Giulia Temponi
Biologo nutrizionista

Riferimenti: Alimentazione in gravidanza
Redattore: Dott.ssa Giulia Temponi



Una diagnosi completa per comprendere le difese immunitarie acquisite verso il SARS-CoV-2

L’epidemia di SARS-CoV-2 e il suo impatto sulla popolazione mondiale dimostrano l’importanza vitale delle procedure di test che possono riflettere il progresso delle infezioni.

Una diagnosi completa che consideri tutti i pilastri del sistema immunitario è fondamentale per determinare lo stato del paziente al fine di avviare interventi mirati, nonché per comprendere eventuali difese immunitarie acquisite.

L’infezione è clinicamente asintomatica o moderata nella maggior parte dei soggetti. In alcuni casi, l’infezione provoca una grave progressione che può portare anche ad un quadro clinico molto grave.

Per confermare la presenza di RNA virale o di anticorpi SARS-CoV-2 vengono comunemente utilizzati due tipi di test:

  • test RT-PCR (reazione a catena della polimerasi in tempo reale) con tamponi oro-faringei e/o salivari sono usati per eventualmente confermare la presenza di RNA virale

  • Il test anticorpale, comunemente detto “sierologico”, utilizza il rilevamento del braccio adattativo umorale (acquisito) del sistema immune (misurazione degli anticorpi circolanti).

Tuttavia, è sempre più dimostrato che le risposte anticorpali non sono sempre rilevabili, anche quando il soggetto è stato chiaramente esposto/infetto.

Le reazioni delle cellule immunitarie contro il SARS-CoV-2 possono essere rilevate per un periodo di tempo più lungo

La risposta cellulare, l’altro braccio del sistema immunitario, è ora riconosciuta come strumento di analisi importante  per la misurazione degli anticorpi circolanti contro il SARS-CoV-2. Infatti, è la prima linea di difesa del nostro organismo.

Il sistema immunitario cellulare, e in particolare le cellule T, controllano la forza della risposta immunitaria rilasciando citochine per aumentare o sopprimere la risposta, a seconda della carica virale. Il rilevamento di cellule T reattive (cellule effettrici) contro un agente patogeno indica un contatto e quindi un’infezione acuta o pregressa, indipendentemente dal fatto che siano stati prodotti anticorpi.

È interessante notare che in molti casi le reazioni delle cellule T contro SARS-CoV possono essere rilevate per un periodo di tempo più lungo rispetto ai titoli anticorpali. Anche tutta la vita grazie alla memoria immunitaria.

EliSpot-Assay per misurare la risposta immunitaria dopo l’infezione da Coronavirus

L’EliSpot-Assay (Enzyme-linked Immuno-Spot Assay) è in grado di rilevare le reazioni dei linfociti T a livello delle singole cellule e quindi caratterizzare la risposta immunitaria individuale degli individui che sono stati esposti al virus.
Il rilascio di citochine delle cellule T stimolate con antigeni specifici del coronavirus fornisce un quadro differenziato della risposta immunitaria per mostrare lo sviluppo della progressione della malattia e la possibile immunità dopo l’infezione.

 

Principio del saggio EliSpot a fluorescenza a 2 colori (iSpot). Una piastra a 96 pozzetti, rivestita con anticorpi contro le citochine desiderate, viene incubata con PBMC isolati e antigeni del patogeno di interesse per 24 ore. Successivamente, le cellule vengono rimosse e le citochine legate vengono colorate con anticorpi specifici, in questo caso Interferone-y (IFNy) e Interleuchina-2 (IL-2). Questi anticorpi vengono visualizzati in una seconda fase con anticorpi marcati con fluorescenza per generare macchie, che rappresentano una cellula che produce citochine.

 

L’EliSpot Assay (Enzyme-linked Immuno-Spot Assay) è in grado di rilevare le risposte delle cellule T a livello di singola cellula e quindi caratterizza la risposta immunitaria degli individui testati. La visualizzazione delle citochine secrete prodotte dalle cellule T, stimolate con antigeni specifici del coronavirus, fornisce un quadro differenziato della risposta immunitaria per monitorare la progressione della malattia e determinare l’immunità cellulare dopo l’infezione.

I titoli anticorpali individualmente in rapida diminuzione sono descritti anche in recenti pubblicazioni su SARS-CoV-2.

A causa dell’elevata somiglianza con SARS-CoV, il rilevamento della risposta delle cellule T contro SARS- CoV-2 fornisce ulteriori e importanti informazioni sullo stato del sistema immunitario nelle persone infette e guarite (anche per soggetti che non sanno di avere avuto l’infezione per mancanza di sintomi).

Questo sistema di monitoraggio visualizza l’espressione di IFN-γ (interferone- gamma, cellule T attivate) e IL-2 (interleuchina 2, cellule T di memoria) da cellule T funzionali specifiche contro SARS-CoV-2.

Il principio del test T-CEA SARS-CoV-2

Principio del saggio EliSpot a fluorescenza a 2 colori (iSpot). Una piastra a 96 pozzetti, rivestita con anticorpi contro le citochine desiderate, viene incubata con PBMC isolati e antigeni del patogeno di interesse per 24 ore. Successivamente, le cellule vengono rimosse e le citochine legate vengono colorate con anticorpi specifici, in questo caso Interferone-y (IFNy) e Interleuchina-2 (IL-2). Questi anticorpi vengono visualizzati in una seconda fase con anticorpi marcati con fluorescenza per generare macchie, che rappresentano una cellula che produce citochine.

 

Confronto di cellule T helper 1 (Th1) che esprimono IFNy e IL-2 nel contesto dell’infezione. I linfociti T attivati esprimono principalmente IFNy (visualizzato con macchie fluorescenti verdi) a causa della persistenza dell’antigene, di un elevato carico di antigene e/o di un’esposizione o riesposizione acuta dell’antigene. Durante il corso dell’infezione, sorgono cellule T di memoria, che esprimono IL-2 (visualizzata dai punti fluorescenti rossi), e principalmente cellule T a doppia colorazione (fluorescenza gialla) sono visibili a causa della coespressione di IFNy e IL-2. Più a lungo l’infezione viene superata o il carico di antigene viene eliminato principalmente, una reazione dominante delle cellule T memoria IL-2 è visibile mostrata esclusivamente da macchie rosse.

Confronto tra cellule T da donatore post infezione Covid e donatore vaccinato Biontech/Pfizer 

Cellule T CD4+ e CD8+ da donatore infettato naturalmente (A) e vaccinato con Biontech (B), stimolate con SARS-CoV-2 Mix. Le PBMC sono state isolate da due donatori, uno infetto naturalmente 8 settimane fa e un donatore vaccinato con Biontech/Pfizer 2 settimane dopo la seconda immunizzazione. Da questi PBMC, le cellule T CD4+ e CD8+ sono state isolate mediante l’uso di un kit commerciale e il metodo di separazione delle sfere magnetiche. Sia le preparazioni cellulari che le PBMC intatte (immagini non mostrate) sono state utilizzate per CoV EliSpot per determinare la partecipazione delle cellule Th1 e/o Th2 dopo l’infezione naturale e la vaccinazione. Senza alcun dubbio, esclusivamente le cellule T CD4+ e quindi solo le cellule Thelper sono responsabili della risposta immunitaria cellulare, in maniera irrilevante se da vaccino o naturalmente da infezione, come mostrano chiaramente le immagini e i numeri delle macchie.

L’importanza delle Cellule T per una risposta immunitaria efficace 

Le risposte immunitarie umorali e cellulari sono fondamentalmente diverse. La risposta immunitaria cellulare è dipendente dalle cellule T.

Le cellule T sono suddivise in diverse sottopopolazioni (ad esempio Th1 e Th2), che rilasciano citochine diverse a seconda della loro funzione. Alcune di queste citochine innescano la risposta immunitaria umorale. Le cellule T sono quindi all’inizio dei meccanismi di difesa acquisiti. Le diverse sottopopolazioni di cellule T sono il sito centrale della risposta immunitaria sia umorale che cellulare.

Le cellule T effettrici sono cellule T direttamente attivate e differenziate che hanno proprietà pro-infiammatorie. Sono prodotti da cellule T “vergini” dopo essere venute a contatto con il particolare antigene durante un’infezione o una vaccinazione. Dopo la differenziazione proliferano in cloni di cellule T patogeni specifici, che si trovano come cellule T effettori e di memoria nel sangue periferico.

I linfociti T regolatori sopprimono la risposta immunitaria. Come le cellule T effettrici, si formano per differenziazione dalle cellule T native. Un equilibrio tra cellule T effettrici attivate e cellule T regolatorie è fondamentale per una risposta immunitaria efficace e protettiva. Un equilibrio disturbato può essere alla base di una malattia autoimmune o di un processo infiammatorio cronico.

Rilevamento degli anticorpi in caso di infezione Covid-19 (SARS-CoV-2) asintomatica o con sintomi lievi

Nel rilevamento indiretto di una precedente infezione da COVID-19 soprattutto nei pazienti asintomatici o con sintomi lievi, spesso non si riscontrano titoli anticorpali di una certa entità e comunque molto spesso diminuiscono rapidamente.

Molte persone si liberano dell’agente infettivo usando il loro sistema immunitario cellulare prima che vengano prodotti gli anticorpi. Le precedenti infezioni da COVID-19 possono essere rilevate efficacemente rilevando i Linfociti T effettori specifici (o anche non specifici ma che hanno in comune lo stesso determinante antigienico) di SARS-CoV-2 o le cellule di memoria.

Rilevamento dell’immunità cellulare può indicare immunità esistente o pre-esistente 

Se è possibile rilevare cloni di cellule T specifici per SARS-CoV-2, questa non è solo una prova di un precedente contatto virale: il rilevamento può anche indicare un’immunità cellulare esistente o pre-esistente. Questo è particolarmente vero se il rilevamento di IL-2 o un rilevamento combinato di IL-2 e INF-γ rivela evidenza di cellule di memoria.

Secondo i primi studi, le risposte delle cellule T specifiche per SARS-CoV-2 rimangono rilevabili a lungo nel CoV-iSpot. Risposte anticorpali relativamente di breve durata ma immunità delle cellule T di lunga durata significa che cellule di memoria T specifiche per la SARS sono state osservate nei pazienti infettati da SARS dal 2003 al 2020.

Indicazione di possibile immunità contro i Coronavirus in generale

Nel T-CEA, vengono utilizzati anche altri Coronavirus per stimolare i linfociti al fine di chiarire la questione dell’immunità di base del sistema immunitario cellulare dopo un precedente contatto con coronavirus endemici a livello globale. Se il T-CEA mostra prove di risposte delle cellule T specifiche verso i coronavirus in generale e se questi pazienti non sviluppano la malattia o solo sintomi lievi dopo l’infezione da SARS-CoV-2, allora sembra molto probabile una risposta cellulare contro i coronavirus in generale.

L’osservazione che i pazienti con una risposta reattiva ai peptidi dei coronavirus spesso non risultano positivi agli anticorpi anti-SARS-CoV-2 suggerisce anche un’immunità cellulare di base. È possibile che le cellule infettate da virus siano state eliminate dalle cellule effettrici T prima di essere stimolate dalle plasmacellule agli anticorpi.

Domande e risposte

Il T-CEA SARS-CoV-2 test può essere utile per valutare l’immunità relativamente alla vaccinazione?

Sì, sia i vaccini a mRNA che a vettore virale o a DNA sono stati progettati per neutralizzare il peptide S virale.
Il mix di Peptidi utilizzato in questo test utilizza anche la proteina S. In conclusione, se i Linfociti T “sollecitati” dalla presenza della proteina S virale reagiscono, significa che c’è immunità e quindi protezione.

Il test T-CEA SARS-CoV-2 può rilevare una risposta immunitaria a una variante mutata di SARS-CoV-2?

Sì. Di oltre 10.000 mutazioni caratterizzate di SARS-CoV-2, le varianti di interesse sono Alpha, Beta, Gamma e Delta. Tutti questi sono caratterizzati da mutazioni nella regione del gene S. Come mostrato nella figura sottostante, queste mutazioni non interferiscono con il mix di peptidi nel T-CEA SARS-CoV-2.

 

 

Contatta la nostra segreteria per effettuare il test T-CEA (valutazione degli anticorpi Covid)

 

 

Linfociti T effettori e della memori a-Immunità eterologa e sars-cov-2

Bibliografia 

 

Dott. Mauro Mantovani

Responsabile Ricerca e Sviluppo IMBIO
Direttore Scientifico IMBIO Academy

Riferimenti: Linfociti T, Covid-19, Anticorpi SARS-CoV-2
Redattore: Dott. Mauro Mantovani

 



I probiotici non sono tutti uguali: cosa sono, quali scegliere e quando utilizzarli?

I probiotici sono batteri che popolano il nostro intestino e insieme ad altri microrganismi fanno parte del microbiota, un importantissimo sistema di difesa del nostro organismo. Un microbiota intestinale alterato, infatti, da origine ad una serie di disturbi più o meno gravi ed è quando questi disturbi si fanno sentire che solitamente sentiamo parlare di “cura probiotica”.

I probiotici sono utili contro diarrea, stipsi, intolleranze alimentari o problemi dermatologici e questa varietà di utilizzi fa intuire quanto possano essere diversi l’uno dall’altro. La scelta del probiotico deriva dai batteri che abbiamo nel nostro intestino che vengono determinati dalla nascita, dall’allattamento (attraverso cui la madre trasmette i propri microrganismi al figlio) e dallo stile di vita.

Probiotici e prebiotici sono la stessa cosa? No. La Dott.ssa Giulia Temponi, biologo nutrizionista in IMBIO, ci spiega quali sono le differenze e quando è consigliabile andare ad integrarli.

Probiotici e prebiotici: quali sono le differenze?

Spesso quando si parla di probiotici si fa confusione con i prebiotici, che però sono cosa ben diversa.

Come indica la parola stessa probiotico deriva dal greco ‘pro’ (a favore) e ‘bios’ (della vita), mentre il termine prebiotico indica qualcosa che viene prima. I prebiotici favoriscono la crescita dei probiotici svolgendo un’azione complementare. Li troviamo nelle fibre alimentari, in particolare:

  • nell’inulina, di cui sono ricchi alimenti come carote, carciofi, cicoria, agave, barbabietola, aglio e banane
  • nei fruttoligosaccaridi
  • nelle fibre lattogeniche

I probiotici sono batteri fisiologici, già presenti naturalmente nel nostro intestino crasso.
Stress, una dieta poco equilibrata, intolleranze alimentari o terapie antibiotiche possono alterare la nostra flora intestinale e diminuire la quantità di probiotici nel nostro intestino. In questi casi è consigliato integrarli con prodotti in grado di favorire la proliferazione di questi ceppi batterici.

Quali sono le famiglie di probiotici?

Con il termine probiotici si fa riferimento a diversi ceppi batterici “buoni” già naturalmente presenti nel nostro intestino. Sono i batteri coinvolti nella fermentazione lattica (“fermenti lattici”) e quelli normalmente presenti nella flora batterica intestinale (genere Bifidobacterium).
Ai probiotici viene attribuito un potenziale effetto di protezione per l’organismo e la loro presenza e quantità può cambiare in base a condizioni particolari che stiamo vivendo.

Nel nostro intestino possiamo trovare diversi batteri:

  • batteri patogeni
  • batteri potenzialmente patogeni
  • batteri benefici

Quando questi sono in una condizione di squilibrio si parla di disbiosi intestinale. I batteri benefici, nello specifico, si suddividono in tre gruppi: bifidobacteria (bifidobatteri), lactobacilli ed eubacteria (eubatteri).

A cosa servono i probiotici?

I probiotici hanno molteplici effetti positivi sul nostro organismo. La loro presenza nell’intestino migliora la qualità della nostra flora intestinale e influisce positivamente sul nostro sistema immunitario.
I probiotici sono in grado di riequilibrare la flora batterica in caso di disbiosi e soprattutto dopo una terapia antibiotica o farmaceutiche. Sembrano giocare un ruolo nella diminuzione dei livelli di colesterolo nel sangue e migliorano i sintomi delle intolleranze alimentari (diarrea, pancia gonfia, stipsi, dermatite, etc…) oltre ad essere di aiuto in caso di diverticolite, sindrome del colon irritabile e infezioni alle vie urinarie (cistite e candida).

In caso di disbiosi un’integrazione probiotica adeguata può aiutare a ripristinare lo stato di equilibrio.

Come scegliere il probiotico giusto?

Bisogna saper dunque scegliere il probiotico giusto, quello adatto a noi in quel determinato momento della vita.

Se soffri di allergie o intolleranze alimentari è necessario scegliere i probiotici specifici. In questi casi consiglio di effettuare un test genetico del microbiota, che può essere di aiuto nella scelta del probiotico più adeguato, suggerisce la Dott.ssa Giulia Temponi.

Se il problema è la frequenza e la consistenza delle evacuazioni, ci sono diversi probiotici. Ad esempio per la diarrea, la scelta si basa sul fatto che questa sia causata dall’uso di antibiotici, da un virus o da altre cause; mentre in caso di stipsi solitamente il consiglio è di assumere bidifobatteri, perché i lactobacilli hanno tendenzialmente un potere astringente.

Se una persona ha la candida, che si nutre di lieviti e zuccheri, sarà importante evitare che gli integratori contengano lieviti, mentre si privilegeranno i lactobacilli acidofili. Attenzione in questo caso al kefir, se lo assumete controllate che negli ingredienti non siano presenti lieviti aggiunti.

In caso di terapia antibiotica il consiglio è di abbinarvi una terapia probiotica con tutti e tre i ceppi, perché l’antibiotio va a distruggere la flora batterica senza distinzioni. Il consumo di alimenti che contengono naturalmente probiotici come lo yogurt o il kefir, in questi casi non è sufficiente perché contengono un solo ceppo probiotico.

Quanto deve durare una terapia probiotica?

Affinché la terapia probiotica sia efficace deve durare almeno 3-4 settimane.
Salvo diverse indicazioni i probiotici andrebbero presi prima dei pasti, sia in capsule che in bustina.

L’assunzione di probiotici di solito viene tollerata dalla maggior parte delle persone, senza particolari controindicazioni. L’importante è individuare la formulazione giusta per il tuo intestino in quel particolare momento della vita.

Dott.ssa Giulia Temponi
Biologo nutrizionista

Riferimenti: Probiotici, Prebiotici, Intestino
Redattore: Dott.ssa Giulia Temponi


La dieta genetica per mangiare bene e prevenire l’insorgenza di infiammazione.

Il nostro DNA ci può dare tantissime informazioni preziose. Conoscere queste informazioni è uno strumento di analisi e prevenzione davvero unico.

Con il test genetico GENE & DIET® analizziamo con un metodo non invasivo (è un test su saliva che si può fare comodamente da casa) alcuni geni legati al metabolismo. Il Dott. Alessio Tosatto, biologo nutrizionista in Imbio, ci spiega in modo molto semplice la relazione che ha il nostro DNA con l’alimentazione e come possiamo utilizzare queste informazioni per migliorare il nostro stato di forma, prevenire l’insorgenza di infiammazione e di malattie cardiovascolari. 

Il nostro DNA influenza la risposta agli alimenti che mangiamo?

Vi è mai capitato di domandarvi perché alcune persone hanno una determinata corporatura? La risposta può essere scritta nel nostro DNA e nello stile di vita che adottiamo.

Ad esempio nelle donne la rinomata conformazione “a pera”, quindi di tipo ginoide, piuttosto che la capacità di alcuni individui di metabolizzare grassi e zuccheri con estrema facilità o ancora quella di altri ad “ingrassare” velocemente e solo in determinate zone è causata dalla risposta genetica ai diversi fattori ambientali.

Il fenotipo, ovvero l’insieme di caratteristiche visibili di un individuo, è il risultato dell’interazione tra i nostri geni e i fattori esterni. Questo significa che il nostro patrimonio genetico, ovvero il genotipo, determina solo in parte quello che siamo e i fattori ambientali possono avere una maggiore o minore influenza a seconda dei casi. Genotipi uguali possono, se sottoposti all’azione di ambienti differenti, produrre diversi fenotipi o viceversa.

Tra i fattori esterni rientrano sicuramente l’alimentazione e lo stile di vita (esposizione al fumo, sedentarietà, etc.) oltre all’ambiente dove viviamo (fattori di inquinamento e igiene).
Alimentazione e stile di vita vanno ad incidere sugli ormoni, che vanno a determinare oltre alla genetica quella che può essere una conformazione strutturale ed una determinata corporatura.

Oggi, mediante un semplice prelievo salivare, è possibile valutare la propria predisposizione a diverse problematiche e capire come l’alimentazione possa incidere su di esse, in una sola parola: fare prevenzione.

Il rischio genetico verso una determinata patologia non comporta il reale sviluppo della patologia stessa; quando però al rischio genetico si associa un “rischio ambientale” le probabilità aumentano fortemente. Nella situazione opposta, un forte rischio ambientale può essere compensato da un profilo genetico protettivo.

Le caratteristiche genetiche individuali (rischio genetico) sono quindi importanti nel determinare la sensibilità ad un rischio ambientale. La grande differenza tra fattori di rischio genetici e ambientali è che i primi sono immodificabili, mentre i secondi possono essere modulati in base a scelte personali che coinvolgono lo stile di vita e le abitudini alimentari.

Alimentazione e genetica si influenzano a vicenda

La nutrigenomica è la scienza che studia il rapporto tra il genoma e la dieta. La nutrigenetica studia il modo in cui ognuno di noi (con un DNA unico e sempre diverso) reagisce alle molecole presenti nei cibi. Esse rappresentano le frontiere delle scienze dell’alimentazione e sono due materie che si sono sviluppate molto nel corso dell’ultimo decennio.

Il cibo e i geni si parlano in continuazione e influenzano con il loro dialogo molti aspetti della salute e della società. 
Tutti gli alimenti che portiamo a tavola contengono molecole che possono influenzare in modo diretto o indiretto l’espressione dei geni con conseguenze importanti sulla nostra salute, sia in positivo che in negativo.
È possibile migliorare il proprio stato di forma e di benessere attraverso una dieta personalizzata sulla base dei nostri geni.
Negli ultimi anni è emerso chiaramente come gli alimenti non servano soltanto come “carburante” per i processi metabolici (non si parla solo di calorie e nutrienti), ma agiscano anche regolando direttamente l’informazione scritta nel nostro DNA. Ad esempio, se un gene riesce a modificare la propria capacità di produrre determinate proteine (enzimi), magari coinvolte nei meccanismi che regolano la digestione, cambierà la nostra capacità di digerire alcuni nutrienti.
Il cibo non influenza solo i geni coinvolti nei processi digestivi, ma anche quelli coinvolti nei processi infiammatori.
Per questo è importante fare attenzione alla nostra dieta e al nostro stile di vita. Conoscere la reazione dei nostri geni a determinati alimenti ci fornisce uno strumento unico di prevenzione su tutta la linea, anche nei confronti di malattie come cancro, Alzheimer o diabete.

Se è vero che il cibo influenza il DNA, è altrettanto vero il contrario: ovvero che il nostro patrimonio genetico può determinare diverse risposte di fronte allo stesso alimento. Un esempio conclamato è il celiaco, colui che non riesce a digerire il glutine.

A partire da questa considerazione, il consiglio nutrizionale che segue il test GENE & DIET®, ha come obiettivo una dieta personalizzata che tiene conto del patrimonio genetico dell’individuo e non solo dei valori “standard” come peso, altezza, genere ed età.

Lo studio dei geni per ottimizzare l’alimentazione 

È ormai noto che le abitudini di vita hanno un effetto determinante sul buon funzionamento dell’organismo e sul benessere dell’individuo. Tra le abitudini di vita, quelle che esercitano il maggiore effetto sono quelle alimentari.
Una corretta alimentazione, infatti, fornisce le sostanze che permettono all’organismo di crescere e di funzionare in modo ottimale. La conoscenza della propria costituzione genetica rappresenta uno strumento innovativo in grado di orientare la scelta dello stile di vita e dell’alimentazione più corretti.
È un approccio innovativo che permette di ottimizzare l’alimentazione ottenendo i massimi benefici e riducendo i fattori negativi.
Partendo dalle differenze genetiche si riesce a delineare un piano nutrizionale personalizzato allo scopo di migliorare il proprio stato di forma e di salute e di prevenire o ritardare l’insorgenza di patologie correlate all’alimentazione.

Come funziona il test GENE & DIET®

Mediante il test  GENE & DIET® è possibile analizzare un insieme di geni coinvolti nel metabolismo, fornendo informazioni utili per determinare lo stile di vita migliore per quell’organismo.

L’esame, in particolare, permette di rilevare predisposizione per:

  • celiachia (sensibilità al glutine)
  • diabete di tipo 2 (metabolismo degli zuccheri)
  • alterazione metabolismo dei lipidi (tendenza a produrre più o meno grasso)
  • sensibilità all’alcool
  • difetti a livello di circolazione sanguigna (rischio cardiovascolare)
  • capacità di produrre infiammazione e di infiammarsi
  • intolleranza genetica al lattosio
  • metabolismo della vitamina D e glutatione (potente antiossidante)
  • deficit epatico nella gestione di sostanze chimiche

Attraverso l’esito è possibile quindi conoscere i punti deboli e i punti di forza dell’organismo e impostare una nutrizione personalizzata e preventiva, al fine di modulare l’impatto della propria genetica sul proprio essere.

Mediante il risultato del test si riesce a capire quali sono i parametri da tenere ed eventualmente le possibili integrazioni consigliabili per tenere il tutto sotto controllo.

Il test genetico non è invasivo e può essere effettuato anche a casa: si acquista un kit per il prelievo della saliva e si spedisce il campione in laboratorio.

Guarda la testimonianza di Andrea, il campione delle Spartan Race

I benefici della dieta genetica 

Risulta evidente quanto lo stile di vita sia un’arma potentissima, la migliore, per tenere l’organismo in stato perenne di energia e ovviamente salute. Affidarsi ad un piano nutrizionale personalizzato, basato sulla nostra genetica, porta innegabili benefici.

Oltre ad aiutare a migliorare il proprio stato di forma fisica, la dieta su base genetica consente di:

  • mantenere sotto controllo i livelli di glicemia
  • ridurre gli attacchi di fame
  • aumentare il senso di sazietà
  • rallentare i processi infiammatori
  • prevenire patologie come diabete, osteoporosi, infarto ed ictus

L’alimentazione è la principale componente ambientale con cui il nostro organismo interagisce. Le modalità con cui gli alimenti interagiscono con il nostro organismo dipendono fortemente dalle nostre caratteristiche genetiche.
L’alimentazione in base alla genetica può infatti costituire il miglior strumento di prevenzione e mantenimento dello stato di salute ottimale.

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Dott. Alessio Tosatto

Biologo Nutrizionista

Riferimenti:  Nutrigenomica, Nutrigenetica, Alimentazione
Redattore: Dott. Alessio Tosatto


Novembre 15, 2021 Uncategorized

Con la stagione fredda diminuisce la voglia di consumare verdure a crudo, una vellutata o un passato di verdure sono un ottimo metodo per consumarle

Un passato di verdure o una vellutata per riscaldare l’autunno e fare il pieno di vitamine e minerali? Dipende.
Se è vero che le verdure sono l’ingrediente principale di questi piatti, la cottura può privarle di alcune proprietà nutrizionali e alcuni abbinamenti possono renderle molto pesanti.

La Dott.ssa Giulia Temponi, biologo nutrizionista in IMBIO, ci spiega come preparare la vellutata perfetta e quali sono i benefici di questi piatti sani e completi sul nostro intestino.

Non sempre sono sane come sembrano, ma bastano pochi accorgimenti

Vellutate e passati di verdura non vanno demonizzati, anzi, se fatti bene possono rivelarsi un ottimo metodo per introdurre verdura nella propria dieta anche quando le temperature si abbassano. Quando fa freddo magari si ha meno voglia di consumare insalate o verdure crude.
La cottura degli ortaggi cambia un po’ i loro valori nutrizionali, ma questo non significa che perdano le loro proprietà benefiche.

Che differenza c’è tra la vellutata e il passato di verdure?

C’è una differenza importante tra vellutata e passato di verdure ed è la consistenza. Le vellutate hanno una consistenza un po’ più densa e cremosa dovuta all’utilizzo di addensanti (come burro, panna, farina, latte o tuorli d’uovo). Niente di tutto questo è invece presente nei passati di verdura, che possono essere composti anche da più verdure diverse e prevedono l’aggiunta di un semplice “filo d’olio” e di parmigiano.

Consiglio di mettere l’olio a crudo, così mantiene inalterate le sue proprietà antiossidanti.
Per le vellutate se proprio si deve utilizzare un addensante usate un po’ di ricotta o del formaggio caprino.

Il metodo di preparazione corretto dei passati di verdura prevede di cuocere le verdure e passarle nel frullatore o nel passa verdura senza aggiungere addensanti. Consumateli subito: più si attende più c’è il rischio che si disperdano vitamine e minerali.

Vellutate e passati di verdure come piatto unico

Con vellutate e passati di verdura si possono preparare anche ottimi piatti unici, che possono prendere il posto dell’insalatona estiva.

La regola generale quando creiamo un piatto unico è di aggiungere alle verdure una sola fonte proteica o una sola fonte glucidica e una fonte di grassi buoni (olio evo a crudo).

Tra le fonti proteiche possiamo trovare:

  • legumi (ceci, lenticchie, fagioli, piselli)
  • parmigiano (meglio se stagionato più di 24 mesi)
  • formaggio
  • pasta di legumi

Tra le fonti glucidiche:

  • tutti i cereali a chicco (orzo, farro, riso o quinoa, etc…)
  • pasta integrale a chicco
  • patate

Alcuni esempi di piatto unico completo?

La vellutata di zucca con patate: contrariamente a quanto si possa pensare è già completa così, perché entrambe sono molto zuccherine e sono fonte di fibre e carboidrati, basta aggiungere un filo d’olio evo a crudo ed è un ottimo piatto unico.

Provate un passato di spinaci, ceci e limone: il limone facilita l’assorbimento del ferro contenuto degli spinaci mentre i ceci apportano proteine di origine vegetale e carboidrati o ancora una crema di asparagi o zucchine abbinata cereali integrali e semi oleosi o fesa di tacchino ed olio extravergine di oliva.

Gli effetti benefici di passati e vellutate

Vellutate e passati di verdura sono un pasto caldo e veloce dai molteplici benefici.

Innanzi tutto è bene ricordare che vellutate e passati di verdura sono un’ottima fonte di idratazione nei mesi invernali, quando sentiamo meno lo stimolo della sete e tendiamo a bere meno acqua.
Rispetto al nostro intestino, la notevole quantità di fibre favorisce ad esempio, il buon funzionamento intestinale.

Se hai difficoltà a digerire la verdura perché tendi a masticare poco e in fretta, consumarla già frullata può aiutare la digestione. Tuttavia, più verdure ci sono, più è probabile che si verifichino situazioni di gonfiore addominale (un po’ come avviene con la macedonia) quindi se tendi a soffrire di pancia gonfia dopo i pasti è consigliabile non mescolare troppi ortaggi diversi.

Se invece soffri di reflusso gastroesofageo andrebbero evitate, perché la dieta in questi casi dovrebbe essere prevalentemente solida.

Un abbinamento insolito che tendo a consigliare per favorire l’equilibrio intestinale è quello a base di crema di zucchine e kefir: si fanno cuocere le zucchine, si frullano e si lasciano raffreddare fino a quando non diventano tiepide, a questo punto si aggiunge il kefir, una bevanda fermentata derivata dal latte fresco, ricca di probiotici benefici per l’intestino. Meglio non far bollire tutto, per evitare di perdere i probiotici, aggiungete un filo d’olio evo a crudo per completare il piatto.

Contatta la Dott.ssa Giulia Temponi per una consulenza nutrizionale personalizzata

Dott.ssa Giulia Temponi
Biologo nutrizionista

Riferimenti: Zuppe, Passato di verdura, Intestino
Redattore: Dott.ssa Giulia Temponi


Tampone rapido per Covid-19 con esito immediato per Green Pass

Il tampone rapido (test Antigenico rapido) è un metodo di screening per verificare la presenza delle proteine virali del virus SARS-CoV-2 nel muco nasale o nella parte profonda della bocca (faringe) e rivela in pochi minuti se è in corso l’infezione da Covid-19 al momento dell’esame.

L’esito del test è immediato, richiede solo pochi minuti. In caso di esito negativo, è possibile ottenere su specifica richiesta il GREEN PASS tramite il sistema di rilascio nazionale.

Da oggi è possibile prenotare il test presso il nostro centro medico di Milano, senza la prescrizione del medico.
Puoi prenotare il tampone rapido in modo semplice e sicuro:

Una volta fissato l’appuntamento, dovrai recarti presso il nostro centro medico di Milano, sottoporti alle operazioni di triage (compilazione di un modulo e misurazione della temperatura corporea) ed eseguire il test.

Il costo del test Antigenico rapido per Green Pass è di 14€ (adulti) oppure 8€ (minori di 18 anni).

Dove posso effettuare il tampone rapido?

L’analisi può essere eseguita (preferibilmente su prenotazione) presso il nostro centro medico di Milano:

IMBIO Istituto di Medicina Biologica
Via G. Gallina, 10 – 20129 Milano
Tel. 02.58300445
Whatsapp 366 352 9609
info@imbio.it

lun-ven 9:30 alle 19:00

Clicca qui per prenotare il tampone rapido

Come si ottiene il Green Pass?

Come struttura privata, il nostro centro non è autorizzato al rilascio diretto del green pass, ma solo alla comunicazione dell’esito del test all’ATS di competenza. Tuttavia è possibile richiedere il Green Pass a seguito di un risultato negativo del tampone.

La nostra struttura si occuperà di attivare la procedura per ricevere la certificazione verde comunicando l’esito del tampone all’ATS di riferimento. Al termine di questa operazione il paziente riceve direttamente un SMS o una email per poterlo scaricare.

Come faccio a scaricare il Green Pass?

Il Green Pass è emesso in formato digitale e stampabile.
Si può scaricare gratuitamente dalle seguenti piattaforme digitali:

Nel caso in cui non si disponesse di strumenti digitali è sempre possibile recuperare la propria Certificazione verde rivolgendosi al proprio medico o in farmacia.

Quanto dura il Green Pass?

In caso di tampone negativo la Certificazione verde COVID-19 viene generata in poche ore con una validità di:

  • 48h in caso di test antigenico rapido
  • 72h in caso di test molecolare

Prenota qui il tuo tampone a Milano

 

Riferimenti:  Tampone Rapido, Green Pass, Covid-19
Redattore: Imbio


idrocolon terapia acqua pulizia intestino

Una pratica antica per liberarti e darti immediatamente una sensazione di benessere

Ventre gonfio, meteorismo, stitichezza, mancanza di vitalità e concentrazione o problemi della pelle (acne o psoriasi).

Se ti riconosci in uno di questi problemi, probabilmente hai tentato di risolverli con medicinali, creme o integrazione naturale senza ottenere risultati a lungo termine soddisfacenti.
Tutti questi sintomi spesso sono provocati da una condizione di intossicazione del nostro intestino, che non riesce a svolgere correttamente le sue funzioni, scatenando una reazione a catena in tutti i distretti del nostro organismo.

L’idrocolonterapia è il rimedio naturale che ti permette di ripulire l’intestino da tossine, rifiuti e batteri e ottenere, oltre ad un’immediata sensazione di benessere, moltissimi benefici inaspettati.

Cos’è l’idrocolonterapia? 

L’idrocolonterapia è una pratica antichissima, naturale ed indolore per pulire completamente l’intestino da tossine, rifiuti, muco e batteri che impediscono o disturbano la crescita della flora intestinale, fondamentale per regolare delicate funzioni essenziali del nostro organismo.

Questo metodo naturale consiste nell’introdurre acqua dolce filtrata all’interno del colon utilizzando uno speculum lubrificato collegato ad un sistema di scarico a circuito chiuso (quindi è totalmente inodore).
In termini più pratici l’operatore sistema dolcemente lo speculum, introduce acqua dolce nell’intestino e modula il flusso di acqua con il manipolo del macchinario, svuotando l’intestino di tutto il contenuto stagnante e garantendo sempre una perfetta igiene e comfort.

I benefici del trattamento sono straordinari e si percepiscono fin da subito.

Perché il mio intestino è intossicato? 

Alimentazione scorretta, alcool, sedentarietà, abuso di farmaci e stress possono essere le cause del malfunzionamento del nostro intestino. L’accumulo di depositi stagnanti e tossine possono alterare la nostra flora intestinale e dare origine alla disbiosi intestinale con una serie di disturbi come: 

  • Meteorismo
  • Stitichezza
  • Colite
  • Feci liquide o non formate
  • Gonfiore addominale
  • Infezioni ricorrenti
  • Cambiamenti d’umore
  • Spossatezza, cali di energia
  • Disturbi del sonno
  • Vaginiti o candida recidivante
  • Eruzioni cutanee

L’idrocolonterapia (lavaggio intestinale) è un valido alleato per prevenire o trattare questi disturbi.

Quando è consigliata l’idrocolonterapia?

L’igiene del colon garantisce il suo buon funzionamento e ne previene numerose patologie.

È una pratica consigliata a tutti, in particolare:

  • in presenza di una disbiosi intestinale
  • dopo un periodo con un’alimentazione particolarmente disordinata (dopo l’estate o dopo le festività)
  • a chi soffre di Candida e/o cistite
  • alle persone anziane, che hanno abusato di lassativi chimici creando una dipendenza da essi
  • per preparare il colon ad una sigmoidoscopia, una colonscopia in previsione di un intervento chirurgico
  • a tutti coloro che vogliono rinforzare il proprio sistema immunitario

Inoltre può essere utile per i pazienti che hanno subito un’anestesia generale, per ridurre i problemi di funzionamento dell’intestino dopo l’operazione.

Accresce l’efficacia di un trattamento effettuato per via rettale: insufflazione d’ozono, fitoterapia, apporto nutritivo ed è una buona misura complementare nel casi di cure disintossicanti, diete o digiuno.

I benefici straordinari della pulizia profonda dell’intestino

Gli effetti benefici, diretti e indiretti, dell’idrocolon terapia sono numerosi. Oltre al miglioramento dello stato generale ha effetti rilassanti e tonificanti e dona sensazioni di grande benessere:

  • gradevole sensazione di leggerezza
  • eliminazione del gonfiore addominale
  • aumento della tonicità addominale
  • stimolazione della peristalsi intestinale
  • migliore assimilazione dei nutrimenti e degli integratori
  • riduzione di infiammazioni locali
  • miglioramento dello stato della pelle
  • sensazione di benessere generale
  • potenziamento delle difese immunitarie
  • eliminazione dei parassiti e funghi (candida)
  • l’eliminazione dei parassiti.
  • tono dell’umore sollevato

Un intestino sano è il presupposto di un corpo sano.

Come mi preparo per l’idrocolonterapia?

La preparazione è un passaggio importante per ottenere i massimi benefici dalla terapia:

  1. Nei due giorni precedenti consigliamo di assumere 1 cucchiaino da tè di solfato di magnesio (o magnesia San Pellegrino) sciolto in un bicchiere d’acqua
  2. Nei due giorni precedenti la terapia non assumere: bevande gassatelatte e derivati, verdure cotte, peperoni e prodotti lievitati
  3. Bere almeno 2 litri di acqua oligominerale al giorno
  4. Essere a digiuno da almeno 2 ore prima della seduta

Come si esegue l’idrocolonterapia?

Durante il trattamento il paziente si posiziona sul dorso su un comodo lettino.
Attraverso una cannula pediatrica fornita di due canali (uno per l’entrata dell’acqua l’altra per il materiale in uscita), l’operatore regola con un sistema a pressione e temperatura controllata l’entrata e l’uscita dell’acqua nell’intestino.
Durante la seduta i parametri possono essere modificati allo scopo di ottenere un effetto migliore e personalizzato.

L’acqua e il contenuto intestinale vengono pilotati verso lo scarico all’interno di un circuito chiuso (che impedisce la fuoriuscita di odori), rimuovendo il contenuto stagnante e tossico presente.
Durante la terapia, l’operatore può intervenire massaggiando le parti dell’intestino dove è necessario far arrivare l’acqua e stimolare la peristalsi.

La durata del trattamento può variare in base alla necessità del paziente, da un minimo di 30 minuti a un massimo di 60. La frequenza delle sedute è individualizzata, a seconda dei casi, e rispetta i ritmi del paziente.

In linea generale si consiglia di combinare una serie da 3 a 6 trattamenti più o meno ravvicinati in base alle necessità. In seguito, come misura igienica preventiva, sono raccomandate una o due sedute nell’arco di un anno.

L’idrocolon terapia non dà assuefazione, come fanno invece i lassativi, anzi rafforza il tono muscolare del colon.
È controindicata in caso di gravidanza o in caso di una sospetta infiammazione dell’appendice.
Non può essere effettuata in presenza di patologie in fase emorragica, come ulcere sanguinanti ed emorroidi in fase attiva.

Per mantenere gli effetti benefici nel tempo, dopo la pulizia intestinale è sempre consigliato correggere l’alimentazione e praticare attività motoria (anche leggera). La vita sedentaria, per esempio, è nemica della buona funzionalità intestinale.

Il medico potrà inoltre consigliare una terapia probiotica mirata per il ripristino della flora intestinale.

Le migliori condizioni per assisterti 

Il nostro compito è quello di assisterti e farti sentire a tuo agio durante tutto il trattamento creando le condizioni migliori  per ottimizzare il risultato.

Puoi effettuare il trattamento presso il nostro centro medico di via Gallina 10 a Milano.
Contattaci per qualsiasi ulteriore informazione, siamo a tua disposizione!

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Contattaci per prenotare la tua seduta di idrocolonterapia

 

Riferimenti:  Idrocolonterapia, Rimedi naturali
Redattore: Imbio


L’uovo: un alimento nobile, fonte preziosa di nutrienti

Le uova sono al primo posto degli alimenti ad alto valore biologico: ricchissime di proteine e in particolare di amminoacidi essenziali, ovvero quelli che il corpo non produce e che vengono impiegati dal nostro organismo per la costruzione e il mantenimento delle strutture cellulari.

Il Dott. Alessio Tosatto, biologo nutrizionista in Imbio, ci svela il tabù delle uova, un alimento tanto temuto e  criminalizzato, quanto ricco di proprietà benefiche e proteine utili al nostro organismo.

Le uova sono ricche di colesterolo? Sì, ma quello buono. 

L’uovo è un alimento che definisco povero ma ricco.

È bene subito dire che l’uovo apporta sì colesterolo, ma le lecitine contenute nel tuorlo favoriscono l’attività delle HDL cioè del colesterolo “buono”.

Bisogna anche considerare che il colesterolo che si misura nel sangue non è direttamente correlato a quello che si trova negli alimenti come le uova, ma viene formato dal fegato anche a partire da zuccheri e cereali raffinati.

Più in generale è importante ricordare che il 70-80 % del colesterolo è endogeno, ovvero prodotto dall’organismo, un suo eccesso spesso è quindi per cause genetiche.

Il colesterolo è una sostanza particolare, se si introduce correttamente con la dieta, l’organismo si adatta a produrne di meno. Inoltre, un singolo uovo in media contiene circa 2 grammi di grassi, una quantità di certo limitata rispetto ad altre fonti di proteine animali.

Cosa contengono le uova?

L’uovo contiene anche ferro, fosforo e calcio in buone quantità, oltre che la vitamina K, utile per rafforzare le ossa. Le vitamine del gruppo B, tra cui soprattutto la vitamina B12 che è molto importante nel metabolismo di carboidrati, grassi e proteine.

Nelle uova troviamo anche la vitamina D che svolge numerose azioni nell’organismo, infatti metabolismo, sistema immunitario, pelle traggono beneficio da un corretto livello di vitamina D.

La colina (vitamina J) presente nel tuorlo favorisce la pulizia del fegato, oltre che migliorare le prestazioni del sistema nervoso.

Le uova sono ricche di luteina e zeaxantina che svolgono un’azione efficace nell’impedire malattie come la degenerazione maculare (un problema della retina) associata a condizioni particolari o all’invecchiamento.

Sono quindi da sfatare tutti i miti negativi riguardo l’uovo.

Quante proteine ci sono nelle uova?

In 100 grammi di uovo sodo ci sono 13 grammi di proteine. L’albume d’uovo crudo ne ha 11 grammi, il tuorlo 16, sempre su 100 grammi. Un uovo in media pesa 60-80 grammi, dipende dalle dimensioni. Se si segue una nutrizione corretta sicuramente fino ad 1 uovo al giorno non crea alcun problema nella maggior parte delle persone.

Il metodo di cottura perfetto per le uova

Sono molto importanti i metodi di cottura. Occorre infatti tenere presente che l’albume va cotto bene per disattivare una proteina detta avidina che riduce l’assorbimento di alcune vitamine. Il tuorlo invece va cotto poco perché ricco di acidi grassi sensibili alla temperatura.

Come scegliere le uova? 

Nel caso delle uova è importante scegliere quelle da galline allevate a terra in modo naturale (uova biologiche) e magari arricchite di omega 3.

Le uova sono importanti e dovrebbero far parte, senza esagerare, di una dieta equilibrata. Hanno il pregio di costare poco, essere nutrienti e facili da cucinare, offrendo diverse alternative.

Una domanda che mi fanno spesso è “quante uova posso consumare in una settimana?”
La risposta è che dipende dalla persona e dalle esigenze, ma in un contesto di normalità e alimentazione equilibrata, si possono consumare tranquillamente fino a 7-8 uova a settimana.

L’uovo è sconsigliato solo per chi ha calcoli a livello di cistifellea perché contiene la colina, una sostanza che stimola la depurazione delle vie biliari, quindi in presenza di calcoli può dare problematiche.

L’uovo è un alimento altamente nutriente adatto a tutte le età

Adatto a tutte le età e per tutti i pasti: le uova possono essere un’ottima colazione energizzante, così come una fonte proteica del pranzo, magari in un’insalatona, oppure a cena come pietanza principale con degli ortaggi.

Aiutano a rinforzare la massa magra e le ossa, permettendo non solo una miglior definizione strutturale, ma anche e soprattutto svolgendo un’attività preventiva rispetto ai mali dell’invecchiamento, che colpiscono la fase motoria. Inoltre è ormai risaputo che le uova danno ampio senso di sazietà, consentendo di perdere peso.

Se non ci sono problematiche di intolleranze, allergie o calcolosi si possono consumare uova in quantità e frequenza superiori a quelle che vengono di norma suggerite, beneficiando quindi di un tesoro nascosto.

Contatta il Dott. Alessio Tosatto per una consulenza nutrizionale personalizzata

Dott. Alessio Tosatto

Biologo Nutrizionista

Riferimenti:  Uova, Dieta, Alimentazione
Redattore: Dott. Alessio Tosatto


skin Problem problemi della pelle dermatologia intestino

Intestino e pelle sono cardine e specchio della salute generale

L’alimentazione, la composizione del microbiota e l’integrità della barriera intestinale sono in grado di influenzare il benessere cutaneo.

La pelle è un organo molto complesso che intrattiene strette relazioni non solo con l’intestino, ma anche con il sistema nervoso, con gli organi emuntori e con il sistema immunitario. È molto raro trovare una pelle bella e luminosa in persone con disturbi del tratto digerente, ed è invece frequente trovare disturbi intestinali nelle persone che hanno disturbi della pelle. In alcuni casi è proprio la pelle a lanciare dei campanelli d’allarme per avvertirci che qualcosa nel nostro corpo non sta funzionando come dovrebbe.

La pelle è quotidianamente esposta ad una moltitudine di agenti fisici, chimici e biologici che possono alterare l’equilibrio della flora residente, favorendo sia le infezioni opportunistiche che alcuni disturbi clinici.
In caso di disturbi cutanei bisogna capire, dove possibile, quali fattori predisponenti (genetici o ambientali) e scatenanti (dieta, farmaci, tossine ambientali o allergeni) hanno generato lo squilibrio e instaurare una terapia funzionale quanto più possibile olistica e naturale.

Il Dott. Alessandro Gabriele, biologo nutrizionista in Imbio, ci spiega quali possono essere le cause di un’infiammazione cutanea e come l’alimentazione può migliorare l’aspetto della nostra pelle.

L’approccio funzionale: pelle e intestino, le nostre barriere di difesa 

L’approccio funzionale alla salute della pelle ha superato il vecchio concetto di “causa eziofisiopatologica unica” e ha individuato diversi fattori scatenanti nelle principali patologie non trasmissibili, tra le quali le alterazioni:

  • dell’ecosistema intestinale e della funzione di barriera
  • del controllo dello stress ossidativo
  • della funzione di detossificazione epatica
  • dei meccanismi di modulazione della risposta infiammatoria

L’intestino ha un ruolo fondamentale nello sviluppo del nostro sistema immunitario. Una flora batterica alterata comporta uno squilibrio di tutte le funzioni di difesa del nostro organismo e di conseguenza, anche della nostra pelle.

Una pelle bella e luminosa è lo specchio della nostra salute

La pelle è un tessuto continuo che con i suoi due metri quadrati di superficie, rappresenta una delle principali barriere selettive del nostro organismo insieme alla barriera intestinale, ematoencefalica, broncopolmonare e placentare.

È impossibile avere una pelle sana e luminosa se le mucose intestinali sono infiammate o erose.
Anche le afte ricorrenti della mucosa buccale riflettono spesso problemi intestinali.

La pelle gode di due proprietà fondamentali e straordinarie: l’autoriparazione (si rigenera in seguito ad una lesione) e l’estensibilità (si adatta perfettamente alle variazioni della dimensione corporea che subentrano nel corso della vita).

La pelle assolve a moltissime funzioni importanti ed è bene prendersene cura.

Un legame emotivo tra pelle, intestino e cervello

I collegamenti tra l’intestino e la pelle sono stati approfonditi maggiormente negli ultimi decenni, ma le prime evidenze risalgono fin dagli anni ’30.  Gli stati emotivi come ansia, stress e depressione possono alterare la microflora intestinale e contribuiscono ad un’infiammazione sistemica con la ripercussione di vari eventi cutanei come eritema, orticaria e dermatite.

Per anni le malattie della pelle sono state viste e affrontate unicamente dal punto di vista dermatologico.
Oggi siamo consapevoli che la corretta funzionalità intestinale e la composizione del microbiota svolgono un ruolo di mediazione sia nell’infiammazione cutanea che nel comportamento emotivo, rafforzando la relazione tra dermatologia e salute mentale.

L’intestino, un organo chiave della nostra salute

L’intestino è un organo chiave della nostra salute, al pari del cuore o del fegato: in esso avviene una incredibile quantità di reazioni che hanno ripercussioni in tutto il corpo.  Il vero “problema” è che l’intestino raramente segnala le disfunzioni presenti; gli errori metabolici vengono trasferiti ad altri organi o a distretti diversi. Le sue funzioni vanno ben oltre l’assorbimento dei nutrienti e l’eliminazione delle scorie.

Oltre ad essere sede di importanti funzioni nervose (il cosiddetto secondo cervello), nell’intestino avviene un confronto quotidiano tra il nostro sistema immunitario e quella parte di mondo esterno che noi introduciamo sotto forma di cibo. È qui che le cellule imparano ad esercitare quella “tolleranza” la cui perdita è alla base delle intolleranze alimentari e di tutte le malattie allergiche e malattie autoimmuni.

L’intestino svolge un ruolo molto importante anche all’interno del sistema ormonale endocrino: le cellule che rivestono la mucosa intestinale producono serotonina, un neurotrasmettitore che svolge un ruolo fondamentale nella regolazione dell’umore, del sonno, della temperatura corporea, della sessualità e dell’appetito.

Qual’è il collegamento tra pelle e intestino?

Una flora intestinale equilibrata e diversificata produce benefici effetti a livello sistemico.
Risulta chiaro quanto sia importante conservare integre le funzioni intestinali ed in particolar modo quelle della sua microflora batterica.

Il microbiota intestinale è coinvolto in funzioni essenziali al mantenimento di un buono stato di salute come:

  • la digestione dei nutrienti
  • la regolazione del sistema immunitario
  • la produzione di vitamine
  • la sintesi di aminoacidi e neurotrasmettitori
  • la prevenzione della colonizzazione intestinale da parte di batteri patogeni
  • la regolazione della funzionalità delle strutture intestinali

Prevenire le malattie dermatologiche partendo dall’alimentazione

Un ruolo fondamentale nella prevenzione e nella cura delle malattie dermatologiche è ricoperto dall’alimentazione, alcuni disturbi della pelle possono manifestarsi proprio a causa di errate abitudini alimentari.
Il cibo contribuisce in maniera determinante al mantenimento o all’alterazione della struttura della barriera intestinale.

Un apporto energetico eccessivo, la sindrome metabolica e l’obesità causano inevitabilmente problemi alla pelle interferendo con gli assi ormonali e del sistema nervoso vegetativo. La dieta di ogni singolo individuo deve essere personalizzata in base a età, fabbisogno energetico, gusti personali, tempo a disposizione per la preparazione del cibo, patologie in corso e uso di farmaci. Anche una scarsa idratazione si rifletterà anche sulla pelle che diventerà meno luminosa e più secca.

Una dieta sana e ben bilanciata può svolgere un ruolo essenziale per combattere le manifestazioni cutanee contrastando quell’infiammazione che, da meccanismo iniziale di difesa, si è trasformata poi in causa di malattia.

Probiotici, vitamine e minerali un valido alleato anche per la salute della tua pelle

L’utilizzo razionale di probiotici aiuta a ristabilire l’equilibrio del microbiota intestinale e di conseguenza a:

  • Ridurre l’infiammazione sistemica
  • Contrastare la sindrome metabolica
  • Modulare la produzione di acidi grassi
  • minimizzare gli effetti negativi di eventuali terapie antibiotiche

È bene ricordare che non tutti i probiotici sono uguali. Il mio consiglio è sempre quello di affidarsi ad un professionista in grado di valutare la terapia più adeguata alle nostre esigenze.

La disbiosi alla base dell’insorgenza di un disturbo della pelle 

Quando è presente una disbiosi intestinale, ovvero quando la composizione qualitativa e/o quantitativa dei batteri intestinali è alterata, si creano nell’intestino le condizioni che possono compromettere l’integrità delle pareti intestinali lasciando le porte aperte a derivati alimentari nocivi, a microbi patogeni, a fattori pro-infiammatori e potenzialmente tossici che possono raggiungere il tessuto cutaneo.

Questo accumulo di segnali intestinali induce le cellule immunitarie sottocutanee a produrre molecole infiammatorie, che attivano i cheratinociti a proliferare esageratamente, causando ispessimento della pelle che può rompersi per motivi meccanici.

L’insorgenza di disturbi della pelle come:

  • l’acne
  • la psoriasi
  • le dermatiti atopiche
  • gli eczemi
  • la dermatite seborroica
  • la rosacea

potrebbero essere il risultato di un disequilibrio microbico e di una condizione di permeabilità intestinale compromessa. Risulta quindi evidente l’importanza della valutazione dello stato di salute del microbiota intestinale nell’analisi dello stato di salute della pelle.

Come si effettua il test per la disbiosi intestinale?

Attualmente sono disponibili diversi test non invasivi che consentono di indagare in maniera più o meno approfondita l’equilibrio del microbiota intestinale.

I test su campioni di feci prevedono la mappatura di specifiche sequenze del DNA di tutti i batteri presenti nel campione analizzato al fine di ricostruire la struttura dell’intero microbiota.

I test di medicina funzionale sulle urine valutano invece la presenza di prodotti del metabolismo e permettono di capire indirettamente i processi di assorbimento intestinale e l’eventuale interferenza da parte dei microrganismi patogeni.

Uno dei più utilizzati è il Disbiosi test che misura la presenza di indicano e scatolo nelle prime urine del mattino. Entrambi sono normalmente presenti in minima traccia nelle urine ma possono aumentare in maniera significativa a seguito della crescita eccessiva di alcuni componenti del microbiota o a causa di squilibri nella sua struttura.

Nello specifico, elevati quantitativi di indicano e scatolo siano indicativi di situazioni di disbiosi a carico dell’intestino tenue e del crasso e in particolar modo del colon. Sulla base della specifica alterazione riscontrata e del quadro clinico del paziente possono essere proposte misure basate su modifiche del regime alimentare e/o introduzione di probiotici nella dieta, atte a ristabilire una configurazione bilanciata del microbiota intestinale.

Pelle sana, in intestino sano

Tra le cause scatenanti delle malattie dermatologiche non vanno trascurate le carenze micronutrizionali.
Vitamine e sali minerali sono indispensabili per la sopravvivenza in salute e, se presenti nel giusto equilibrio, possono prevenire numerose patologie o migliorare alcuni sintomi e disturbi.

Un corretto sostegno alle difese immunitarie finalizzato alla salute della pelle e non solo deve puntare al mantenimento ed eventuale ripristino dei valori ematici di vitamina D, all’apporto adeguato di vitamine del gruppo B, vitamina C, zinco, magnesio, selenio e fornire un supporto adeguato alla salute intestinale con probiotici e prebiotici.

La pelle e le varie malattie infiammatorie sono quindi strettamente correlate con il benessere dell’intestino e con la sua funzione. La valutazione dello stato di salute intestinale e la ricerca di fattori scatenanti nel singolo individuo consentono di attuare interventi preventivi e di stabilire, mediante una personalizzazione dell’intervento, un percorso di cura più efficace e dai risultati più duraturi.

Richiedi il test non invasivo per la valutazione della disbiosi intestinale

Contatta il Dott. Alessandro Gabriele per una consulenza nutrizionale personalizzata

Dott. Alessandro Gabriele
Biologo nutrizionista

Riferimenti: Salute della pelle, Intestino
Redattore: Dott. Alessandro Gabriele


Ottobre, il mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno

Anche quest’anno torna il mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno.

Ottobre è il mese dedicato alla prevenzione oncologica nella donna con una campagna di sensibilizzazione mondiale che punta i riflettori sulla lotta contro i tumori femminili e ribadisce l’importanza di una diagnosi precoce.

La diagnosi precoce è il primo gesto di prevenzione per difenderci dal tumore al seno.
La prevenzione è uno strumento indispensabile per monitorare il proprio stato di salute e per ridurre il rischio di sviluppare malattie.

Recettori per gli ormoni estrogeni e progesterone

Nella maggior parte dei casi, le cellule tumorali, hanno specifiche strutture recettoriali a cui si legano gli ormoni estrogeni e progesterone, stimolandone la crescita e la differenziazione.

I tumori con recettori per estrogeni e/o progesterone possono essere efficacemente trattati con farmaci o con terapie naturali che interferiscono sulla produzione e sull’azione ormonale.

Il continuo miglioramento delle conoscenze della biologia dei tumori mammari consente di migliorare sempre più la diagnosi e il trattamento di questa patologia, contribuendo a identificare percorsi terapeutici innovativi e personalizzati.

Un test non invasivo, per la prevenzione di patologie estrogeno-dipendenti

Imbio, in occasione del mese dedicato alla prevenzione, promuove lo screening di due particolari ormoni con un test non invasivo, su urine.

L’esame Estro-Profile è un test non invasivo su urine, che permette di effettuare il dosaggio di due tipi di ormoni, utile a diagnosticare uno squilibrio ormonale.

Oggi è possibile prevenire l’insorgenza di patologie estrogeno-dipendenti e intervenire in modo mirato e personalizzato con le terapie più indicate.

Scopri il test non invasivo, per la prevenzione di patologie estrogeno-dipendenti

Il test è consigliato a tutte le donne che presentano almeno uno tra i seguenti fattori di rischio:

  • Predisposizione genetica per il cancro al seno (BRCA1 e BRCA2 positivi)
  • Pregresso tumore al seno ormone-dipendente
  • Aumento improvviso di peso corporeo dopo la menopausa
  • Aumento del volume del seno dopo la menopausa
  • Aumento della densità mammaria (in presenza o meno di noduli)
  • Menarca precoce (prima dei 12 anni) o menopausa tardiva (oltre i 52 anni)
  • Uso prolungato di contraccettivi orali per più di 10 anni consecutivi


Prevenzione del tumore al seno

La prevenzione primaria ha l’obiettivo di individuare e poter rimuovere i fattori di rischio, le cause che contribuiscono allo sviluppo di un tumore.

Tra i principali fattori di rischio modificabili troviamo terapie ormonali sostitutive (farmaci a base di estrogeni e progesterone), obesità, vita sedentaria, alimentazione scorretta, fumo ed alcool.

Modificare lo stile di vita, significa eliminare quei fattori di rischio da cui dipendono oltre il 20% dei tumori al seno. Per tale ragione, controllare lo stile di vita è un valido strumento per la prevenzione del carcinoma mammario e di altri tumori.

“No women with breast cancer!”

La “mission” della LILT contempla anche la sensibilizzazione delle donne più giovani, affinché imparino ed effettuino mensilmente l’autopalpazione del proprio seno (come approccio informativo ed educativo alla problematica).

Per le donne con tumore al seno, è indispensabile favorire un supporto empatico, psicologico e rigenerativo-estetico sia per il superamento di questa fase di criticità della propria immagine sia a garanzia di una più lunga e migliore qualità di vita.

Scarica la brochure LILT dedicata al mese della prevenzione femminile

 

Un compito umano per un grande obiettivo: “No women with breast cancer!”
– Prof. Francesco Schittulli
Presidente nazionale LILT

 

Riferimenti: Ottobre rosa, tumore al seno, prevenzione
Redattore: IMBIO

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