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Luglio 28, 2016 Newsletter

Sabato 9 luglio si è svolto a Paola (in provincia di Cosenza) il Grand Prix di Calabria, prima tappa del Grande Slam NBBUI 2016. IMGeP – IMBio era la fianco degli atleti iscritti alla competizione di body building e fitness con i suoi test di diagnostica personalizzata.



Novembre 17, 2015 Newsletter

I benefici della vitamina d

La scoperta delle vitamine, e il successivo riconoscimento della loro importanza, emerse dall’evidenza di come una dieta comprendente carboidrati, lipidi, proteine e sali minerali, non fosse sufficiente a garantire il corretto  sviluppo e la sopravvivenza di un individuo. Divenne chiaro come per ottenere questo risultato fosse indispensabile aggiungere dei fattori di crescita, le vitamine appunto. Il primo tra questi fattori ad essere isolato, risultò appartenente al gruppo delle ammine, per questo fu denominato ammina della vita da cui derivò il termine: VITAMINA coniato dallo scienziato polacco Casimir Funk nel 1911.

Il deficit di una o più vitamine provoca carenze anche gravi che complessivamente prendono il nome di avitaminosi, dal momento che contribuiscono alla produzione degli ormoni, delle cellule del sangue, del materiale genetico e di alcuni costituenti del sistema nervoso.

In particolare la carenza di Vit. D, in passato, era associata ad un insufficiente sviluppo della struttura ossea: nel XIX sec il rachitismo era, infatti, assai diffuso nell’Europa centrale e occidentale arrivando a colpire circa l’80% dei bambini delle classi povere di città industriali come Londra, New York e Glasgow; finché nel 1782 un medico inglese, Dale-Percival, individua il potere antirachitico dell’olio di fegato di merluzzo. Circa 100 anni dopo (1865) il francese A.Trousseau lo raccomanda come trattamento per il rachitismo, capisce l’importanza dei raggi solari ed identifica l’osteomalacia, la forma adulta della patologia.

La Vit. D, o calciferolo, è costituita da 5 diverse vitamine: Vit. D₁, D₂, D₃, D₄, D₅,  ma le due forme più importanti sono:

  • la D₂ (ergocalciferolo) di derivazione vegetale, può essere sintetizzata tramite irradiazione ultravioletta dell’ergosterolo;
  • la D₃ (colecalciferolo) di derivazione animale, può essere prodotta negli strati basali dell’epidermide a partire dal colesterolo, grazie ai raggi UV (Vit. D endogena).
Alimenti Contenuto di Vit. D: μg per 100 gr
Olio di fegato di merluzzo 250-750
Pesci grassi (sardine, tonno) 2,5-25
Uovo (tuorlo) 2-12
Fegato (vitello, manzo) 0,2-2,5
Latte intero 0,01-0,12
Burro 0,3-2,5
Formaggi 0,2-0,5

In teoria la maggior produzione di Vit. D3, tipica del periodo estivo, ne dovrebbe consentire un accumulo per far fronte alla successiva carenza invernale, in realtà secondo i dati odierni, soffriamo tutti, e a tutte le età, di una carenza cronica  di vit. D sia per alimentazizone scorretta che per il tempo assai ridotto che trascorriamo all’aperto (anche l’attività fisica viene perlopiù svolta in palestre).

Va evidenziato come attualmente sia considerata un vero e proprio ormone che direttamente o indirettamente raggiunge più di 2000 geni, il 6% circa del corredo genomico umano, influenzandone l’espressione; è sintetizzata, infatti, dall’organismo da singoli precursori e raggiunge i tessuti dove sono localizzati i suoi recettori. Essi sono diffusi ovunque nel corpo umano: nelle ossa, nei reni, nell’intestino e persino nel cervello dove la forma attivata della vitamina D stimola la produzione della serotonina. Appare quindi chiaro il legame tra carenza di questa vitamina e il tono dell’umore: i disordini dell’umore fino alle varie forme di depressione sono ampiamente riscontrati nelle popolazioni del Nord Europa, particolarmente nel periodo invernale. L’utilizzo di lampade con emissione di raggi UVB e somministrazione di vitamina D hanno dato risultati estremamente interessanti.

La sua azione, svolta in associazione con l’ormone paratiroideo, aumenta la calcemia stimolandone l’assorbimento. Se, come abbiamo appena riportato, l’effetto fondamentale di questa vitamina è quello di far aumentare l’assorbimento del calcio attraverso la dieta, resta poi tutto da vedere quanto di questo sia in grado di depositarsi nell’osso. A questo proposito è fondamentale ricordare quanto sia importante l’equilibrio acido/base per non depauperare il patrimonio di Ca dello scheletro e quanto sia importante in questo senso valutare l’impatto che un’alimentazione tendenzialmente acida potrebbe avere sulla salute delle nostre ossa.

Voglio sottolineare l’ampio spettro di patologie che vede coinvolti i livelli della Vit. D.:

  • Uno studio condotto in Danimarca su donne mussulmane che denunciavano dolori muscolari e un quadro clinico tipico della fibromialgia ha rivelato che l’88% di loro ne era carente (le donne islamiche, infatti, tendono ad essere esposte alla luce solare in minor misura rispetto alle donne occidentali in quanto obbligate a coprire integralmente il corpo).
  • Il rischio di problemi cardiovascolari è stato calcolato essere inferiore del 57% tra le persone con alti livelli di 25-vitamina D nel sangue rispetto alla popolazione con bassi valori. Lo studio più apprezzato è stato pubblicato su Lancet nel 1998, attraverso il quale è stato possibile dimostrare che esponendo pazienti ipertesi per brevi periodi ai raggi UVB, tre volte alla settimana per tre mesi, i livelli di 25-vitamina D cresceva del 180% e riduceva la pressione diastolica e sistolica di 6 mmHg, riportandole a livelli normali.
  • Non solo tessuto osseo, depressione e tono muscolare, grazie ad uno studio condotto dalla Columbia University pubblicato nel 2000 si è dimostrato che la combinazione di Ca, Mg e vit.D può risolvere i problemi connessi alla Sindrome Premestruale.

Voglio concludere come i dati emersi dagli studi diano indicazioni chiare circa la necessità di monitorare costantemente i valori di Vit. D in particolare nei soggetti a rischio come bambini e anziani, anche se oggi come oggi risulta difficile individuare una popolazione maggiormente esposta alla carenza di questa vitamina se pensiamo a quanto in realtà i suoi bassi livelli siano diffusi in maniera trasversale nella popolazione.

E’ sufficiente un prelievo di sangue per valutare i propri valori di questa fondamentale vitamina e mettersi al riparo dai rischi connessi ad una sua carenza.

IMBIO vi aspetta, in questa fase autunnale così critica per la produzione endogena di Vit. D, per misurarne il livello, ricorrendo ad una corretta integrazione qualora fosse necessario.



Novembre 11, 2015 Newsletter

Un’ iniziativa dal titolo “IL RUOLO DELL’ALIMENTAZIONE NELLA PREVENZIONE E CURA DELLE MALATTIE CRONICO DEGENERATIVE” si è tenuta a Varese, venerdì 6 novembre, al Salone della Cooperativa di Belforte, Viale Belforte 165. Il tema, importante non solo per gli anziani ma per tutti coloro che hanno a cuore la propria salute, sarà trattato dal dott. Alessandro Scorba, medico nutrizionista dell’Istituto di Medicina Genetica e Preventiva di Milano.

E’ un dato di fatto, ormai generalmente riconosciuto, che l’alimentazione riveste un ruolo fondamentale nel mantenere in buona salute ogni individuo.

Scegliere un cibo sano non è solo questione di grassi e calorie: almeno un terzo dei casi di tumore e numerose altre malattie cronico degenerative potrebbero essere evitate, se solo mangiassimo correttamente. Ma in che modo il cibo che mangiamo interagisce col nostro organismo e aumenta o riduce il rischio di ammalarsi? Grazie a studi condotti in tutto il mondo il World Cancer Research Fund (WCRF) ha individuato alcuni meccanismi che governano il rapporto tra il cibo e la malattia.
Conoscerli significa poter intervenire su di essi scegliendo gli alimenti più corretti. A partire dagli anni ’70 ricerche epidemiologiche, che hanno coinvolto centinaia di migliaia di persone e studiato decine di migliaia di casi di tumore, di infarto, di diabete, hanno confermato, al di là di ogni ragionevole dubbio, che la trasformazione del cibo che ha accompagnato la rivoluzione industriale della produzione e della distribuzione alimentare, ha avuto un ruolo importante nella genesi delle malattie croniche che caratterizzano il mondo moderno.

La ricetta dei Falafel la trovi qui



Ottobre 26, 2015 Newsletter

Gli elementi che costituiscono i lipidi, ovvero gli acidi grassi, svolgono numerosi funzioni all’interno del nostro organismo, oltre ad essere un’importante fonte energetica. In particolare, alcuni di essi sono essenziali per la salute dell’organismo.

Esistono diverse tipologie di acidi grassi a seconda della loro struttura e conformazione: gli acidi grassi saturi e quelli insaturi. Quest’ultimi si possono ulteriormente suddividere in monoinsaturi (MUFA) e polinsaturi (PUFA).

La maggior parte degli acidi grassi può essere sintetizzata dall’organismo, ma l’uomo non è provvisto delle sostanze chiave per la produzione degli acidi grassi essenziali che sono importanti per il nostro metabolismo e che quindi devono essere introdotti con l’alimentazione e/o con eventuali integratori. Tali acidi grassi sono l’acido α-linoleico (acido grasso polinsaturo maggiormente noto come omega 3) e l’acido linoleico (acido grasso polinsaturo conosciuto come omega 6).

Nelle diete moderne gli acidi grassi maggiormente introdotti sono gli omega 6 a discapito degli omega 3.

I livelli e l’equilibrio degli acidi grassi delle due serie sono importanti per la prevenzione e il trattamento di problematiche cardiovascolari, diabete di tipo 2, disordini immunitari ed infiammatori.

Negli ultimi anni la proporzione tra acidi grassi omega 3 ed omega 6 nell’alimentazione occidentale è mutata profondamente e, poiché queste due famiglie di acidi grassi condividono lo stesso percorso metabolico, ciò ha destato apprensione in merito a eventuali rischi per la salute.

Preoccupazioni circa il rapporto omega 6 : omega 3 sono riconducibili alla modesta assunzione di omega 3, anziché all’eccesso di omega 6. Il rapporto ideale omega 6 : omega 3 dovrebbe essere 4-6 : 1; tale rapporto negli ultimi anni è purtroppo in netto aumento (15-18 : 1).

Gli acidi grassi della serie omega 3, partecipano a mantenere sana ed elastica la pelle, contribuendo al corretto funzionamento dei tessuti connettivi e cartilaginei, migliorandone la funzione e longevità in salute.

Diventa dunque opportuno e fondamentale per la salute eseguire un dosaggio degli acidi grassi per impostare una sana alimentazione ed una corretta terapia; in IMBIO è possibile eseguire un test su sangue che ci permette di rilevare i livelli di acidi grassi nell’organismo, in particolare il rapporto omega 6 : omega 3, e fornire tutti i consigli nutrizionali e terapeutici del caso.





Ottobre 15, 2015 Newsletter

Capita sempre più spesso di sentir parlare dell’acerola, soprattutto all’approssimarsi della stagione fredda, quando ci si prepara per prevenire i malanni invernali. Con tale nome si identifica il frutto della pianta Malpighia Glabra, tipica delle aree tropicali e presente da Maggio a Novembre soprattutto in America Centrale e Meridionale. Tale frutto è noto anche come “ciliegia delle Barbados” dal momento che per dimensioni, forma e colore assomiglia ad una nostrana ciliegia, con una sostanziale differenza: il sapore decisamente aspro.

Le proprietà antiossidanti di tale frutto  sono da attribuirsi all’elevato contenuto di acido ascorbico (vitamina C), 65 volte più alto di quello contenuto, a parità di peso, in un’arancia. Per godere appieno di questa sferzata antiossidante, tuttavia, è  necessario consumare il frutto crudo e ancora acerbo.

Tuttavia, dato il sapore fortemente aspro dell’acerola, si tende a consumarlo prevalentemente sotto forma di succo di frutta zuccherato.

Da tale succo è poi possibile ottenere l’estratto secco, che perde tuttavia il 70% della quantità di vitamina C rispetto al succo fresco: esso è normalmente utilizzato dalle industrie del farmaco per la preparazione di integratori e fitopreparati.

Tra le altre sostanze antiossidanti contenute nell’acerola sono presenti: caroteni, tannini, vitamine del gruppo B – soprattutto B1, B2, B3, B5, B6 – e sali minerali come ferro, calcio, magnesio e potassio. La polpa del frutto è anche particolarmente ricca di bioflavonoidi, efficaci per la protezione delle nostre cellule dai danni dei radicali liberi.

Tali sostanze aiutano l’organismo nelle situazioni di stanchezza o di debolezza e sono un valido alleato nel campo della prevenzione, non solo delle malattie invernali, ma anche delle malattie croniche, come diabete, tumore e patologie cardiovascolari.

L’acerola, inoltre, gode anche di proprietà diuretiche e antidiarroiche e può essere utile per migliorare condizioni di carenze di ferro o di calcio: utilizzato come succo fresco sulle verdure, infatti, permette un maggior rilascio di entrambi i metalli e un miglior assorbimento da parte dell’organismo; inoltre, stimolando la flora batterica a produrre acido folico a livello intestinale, promuove un miglior assorbimento del ferro.

Per quanto riguarda gli effetti indesiderati, tale frutto (come la maggior parte degli agrumi) contiene acido salicilico ed è quindi sconsigliato agli intolleranti e soprattutto agli allergici a tale sostanza; inoltre, a causa della massiccia presenza di acido ascorbico, è sconsigliato in chi soffre di gastrite. Tale veto si estende anche verso chi ha sofferto o ha tendenze a formare calcoli, soprattutto a livello renale, dal momento che la vitamina C, se presa in quantità eccessiva, può portare alla formazione di ossalati con conseguente sviluppo di calcoli.



Ottobre 13, 2015 Newsletter

Manca ormai meno di un mese alla chiusura di Expo 2015, il prossimo 31 ottobre, ma il dibattito sul tema dell’alimentazione è più acceso che mai. Le iniziative e gli eventi si succedono ininterrottamente e IMBio vi partecipa attivamente.

Il Professor Giuseppe Di Fede – Direttore Sanitario di IMBio e IMGeP – è stato invitato, in qualità di esperto in nutrizione e nutrigenomica, a EXPOSALUTE cardio cerebrale Vascolare il XXVII Congresso Nazionale SIF (società italiana di flebologia ) dedicato a alimentazione, stili di vita e patologie Vascolari Flebo-Linfatiche, svoltosi dal 8 al 10 ottobre nella prestigiosa sede di Palazzo Lombardia.

Al Prof. Di Fede è stato affidato il compito di moderare la sessione il ciclo di relazioni incentrate sul tema “Dal farmaco agli integratori alla low dose Therapy agli alimenti” insieme al Prof. Franco Ribero ed al Prof. Antonio Desogus nelle vesti di Presidente.

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Settembre 28, 2015 Newsletter

Continua l’impegno dell’Istituto Frontis per promuovere le novità in campo diagnostico e terapeutico.

Oltre a studiare le novità questa volta abbiamo deciso di promuovere un corso per presentare anche ai colleghi quanto abbiamo appreso nella pratica medica.

Vi ricordiamo che i posti sono limitati e pertanto le iscrizioni saranno considerate in ordine di arrivo.

La scheda di iscrizione, stampata e compilata  in stampatello leggibile in ogni sua parte, deve essere  consegnata a mezzo mail ( segreteria@diatrivi.it ) unitamente al bonifico.



Settembre 21, 2015 Newsletter

Venerdì 18 settembre si è tenuto a Lecco, presso l’ospedale A. Manzoni, una serata dedicata alla sensibilità chimica multipla MCS ed elettrosensibilta’ ES.
I temi trattati, sono molto complessi e attuali.

La partecipazione del pubblico è stata numerosa, ed hanno partecipato medici e operatori sanitari oltre a persone comuni, interessate all’argomento.Era presente anche l’assessore all’ambiente del comune di Lecco che ha voluto capire meglio i temi trattati.Prima di iniziare la conferenza c’è stato un collegamento via Skype con una signora affetta da sensibilità chimica che non potendo partecipare personalmente all’incontro, ha voluto dare la propria testimonianza di come si vive con i problemi di vita quotidiana a cui deve fare fronte.

In pratica, di cosa di tratta?

Sappiamo che i campi elettrici e magnetici, che utilizzano apparecchiature elettroniche, possono nuocere alla salute.Reti wireless, sistemi Wi Fi, cellulari, impianti elettrici domestici e industriali, sono in grado di interagire con le cellule umane, influenzando la funzione biologica.Studi epidemiologici, hanno correlato un aumento di rischio di malattie con un uso eccessivo del cellulare ad esempio.

Diverse patologie, anche oncologiche possono manifestarsi nel breve-medio termine, portando una serie di disturbi classificati come generici, ma come tale non sono.
In pratica i disturbi più frequenti sono tosse, cefalea, stanchezza cronica, gonfiore generalizzato e ritenzione idrica, per citarne solo  alcuni, che in realtà sono riconducibili ad una condizione neurotossica.

Quali sono le cause?

Fino a 30 anni fa non si riscontravano casi di MCS o ES. negli ultimi anni il numero di persone affette sta aumentando in maniera considerevole. Studi di genetica medica ci stanno aiutando a capire meglio i meccanismi biologici alla base. In pratica, semplificando al massimo, esistono persone che sono predisposte genericamente ad avere una capacità di disintossicarsi da tossine esterne derivanti dall’inquinamento ambientale o da componenti chimici alimentari, farmaci, in modo lento o per nulla capaci. Queste condizioni favoriscono la persistenza di tossine chimiche in determinate aree del corpo con conseguenze dannose sulla salute.

Abbiamo fatto chiarezza sulle possibilità diagnostiche per aiutare le persone potenzialmente affette è come poterle aiutare.La diagnosi si basa su criteri di esclusione e indagini genetiche specifiche, in grado di individuare le alterazioni biochimiche e intervenire su di esse, preventivamente o per curarle.



Settembre 1, 2015 Newsletter
Ricercatori  e scienziati di tutto il mondo, stanno studiando a fondo, il ruolo protettivo e preventivo della Vitamina D, per quanto riguarda le patologie legate al sistema nervoso centrale, tra queste, la più indagata è la Sclerosi Multipla (SM).

Dallo studio si evidenzia che le persone geneticamente inclini ad avere bassi livelli di vitamina D sono più a rischio di sviluppare (SM). Lo suggerisce un grande studio che ha analizzato i profili di Dna di decine di migliaia di persone di discendenza europea, aggiungendo peso alla teoria che la ‘vitamina del Sole’ giochi un ruolo chiave nella patogenesi della sclerosi, segnalano gli scienziati della McGill University.

La ricerca in tutto il mondo ha già dimostrato che la sclerosi multipla è più comune nei Paesi meno soleggiati, più lontano dall’equatore. Ma non è chiaro se questa relazione sia causale o ci siano altri fattori in gioco. Per capire meglio l’associazione, i ricercatori canadesi hanno confrontato la prevalenza della sclerosi in un esteso gruppo di cittadini europei con e senza una predisposizione genetica a bassi livelli di vitamina D.

I risultati, pubblicati sulla rivista ‘PLoS Medicine’, hanno indicato che le persone con bassi livelli ematici di un marcatore di vitamina D, a causa di una predisposizione genetica, avevano significativamente più probabilità di essere colpiti da sclerosi rispetto a individui privi di questi geni.

Commenta Susan Kohlhaas della Ms Society inglese: “Ci sono molte domande senza risposta su tutto ciò che potrebbe provocare la sclerosi, quindi questo studio su larga scala è un emozionante passo avanti verso una maggiore comprensione della complessità dei fattori genetici e ambientali che contribuiscono alla malattia.

L’associazione deficit di vitamina D e patologie neurologiche è sospettata da diversi anni, siamo vicini a capire probabilmente i fini meccanismi molecolari che regolano i fattori protettivi da quelli induttivi, per lo sviluppo di malattie degenerative come la SM.  la possibilità di dosare nel sangue i livelli di vit. D è agevole e consigliato sottoporsi almeno 1 volta all’anno. la possibilità di sottoporsi ad un test genetico per verificare l’assetto del gene che regola l’assorbimento di vit.D dal sangue è importante, per stabilire se un soggetto, può andare incontro a deficit di vitamina D nella vita. Ci sono linee guida governative sulla quantità di vitamina D che la gente dovrebbe assumere, e occorre ricordare che prenderne troppa può portare a effetti collaterali importanti. Prima di correre ad acquistare integratori, consigliamo di sottoporsi al controllo su sangue e genetico per stabilire se occorre assumere integrazione di vitamina D e per quanto tempo.


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