I benefici della vitamina d
La scoperta delle vitamine, e il successivo riconoscimento della loro importanza, emerse dall’evidenza di come una dieta comprendente carboidrati, lipidi, proteine e sali minerali, non fosse sufficiente a garantire il corretto sviluppo e la sopravvivenza di un individuo. Divenne chiaro come per ottenere questo risultato fosse indispensabile aggiungere dei fattori di crescita, le vitamine appunto. Il primo tra questi fattori ad essere isolato, risultò appartenente al gruppo delle ammine, per questo fu denominato ammina della vita da cui derivò il termine: VITAMINA coniato dallo scienziato polacco Casimir Funk nel 1911.
Il deficit di una o più vitamine provoca carenze anche gravi che complessivamente prendono il nome di avitaminosi, dal momento che contribuiscono alla produzione degli ormoni, delle cellule del sangue, del materiale genetico e di alcuni costituenti del sistema nervoso.
In particolare la carenza di Vit. D, in passato, era associata ad un insufficiente sviluppo della struttura ossea: nel XIX sec il rachitismo era, infatti, assai diffuso nell’Europa centrale e occidentale arrivando a colpire circa l’80% dei bambini delle classi povere di città industriali come Londra, New York e Glasgow; finché nel 1782 un medico inglese, Dale-Percival, individua il potere antirachitico dell’olio di fegato di merluzzo. Circa 100 anni dopo (1865) il francese A.Trousseau lo raccomanda come trattamento per il rachitismo, capisce l’importanza dei raggi solari ed identifica l’osteomalacia, la forma adulta della patologia.
La Vit. D, o calciferolo, è costituita da 5 diverse vitamine: Vit. D₁, D₂, D₃, D₄, D₅, ma le due forme più importanti sono:
- la D₂ (ergocalciferolo) di derivazione vegetale, può essere sintetizzata tramite irradiazione ultravioletta dell’ergosterolo;
- la D₃ (colecalciferolo) di derivazione animale, può essere prodotta negli strati basali dell’epidermide a partire dal colesterolo, grazie ai raggi UV (Vit. D endogena).
| Alimenti |
Contenuto di Vit. D: μg per 100 gr |
| Olio di fegato di merluzzo |
250-750 |
| Pesci grassi (sardine, tonno) |
2,5-25 |
| Uovo (tuorlo) |
2-12 |
| Fegato (vitello, manzo) |
0,2-2,5 |
| Latte intero |
0,01-0,12 |
| Burro |
0,3-2,5 |
| Formaggi |
0,2-0,5 |
In teoria la maggior produzione di Vit. D3, tipica del periodo estivo, ne dovrebbe consentire un accumulo per far fronte alla successiva carenza invernale, in realtà secondo i dati odierni, soffriamo tutti, e a tutte le età, di una carenza cronica di vit. D sia per alimentazizone scorretta che per il tempo assai ridotto che trascorriamo all’aperto (anche l’attività fisica viene perlopiù svolta in palestre).
Va evidenziato come attualmente sia considerata un vero e proprio ormone che direttamente o indirettamente raggiunge più di 2000 geni, il 6% circa del corredo genomico umano, influenzandone l’espressione; è sintetizzata, infatti, dall’organismo da singoli precursori e raggiunge i tessuti dove sono localizzati i suoi recettori. Essi sono diffusi ovunque nel corpo umano: nelle ossa, nei reni, nell’intestino e persino nel cervello dove la forma attivata della vitamina D stimola la produzione della serotonina. Appare quindi chiaro il legame tra carenza di questa vitamina e il tono dell’umore: i disordini dell’umore fino alle varie forme di depressione sono ampiamente riscontrati nelle popolazioni del Nord Europa, particolarmente nel periodo invernale. L’utilizzo di lampade con emissione di raggi UVB e somministrazione di vitamina D hanno dato risultati estremamente interessanti.
La sua azione, svolta in associazione con l’ormone paratiroideo, aumenta la calcemia stimolandone l’assorbimento. Se, come abbiamo appena riportato, l’effetto fondamentale di questa vitamina è quello di far aumentare l’assorbimento del calcio attraverso la dieta, resta poi tutto da vedere quanto di questo sia in grado di depositarsi nell’osso. A questo proposito è fondamentale ricordare quanto sia importante l’equilibrio acido/base per non depauperare il patrimonio di Ca dello scheletro e quanto sia importante in questo senso valutare l’impatto che un’alimentazione tendenzialmente acida potrebbe avere sulla salute delle nostre ossa.
Voglio sottolineare l’ampio spettro di patologie che vede coinvolti i livelli della Vit. D.:
- Uno studio condotto in Danimarca su donne mussulmane che denunciavano dolori muscolari e un quadro clinico tipico della fibromialgia ha rivelato che l’88% di loro ne era carente (le donne islamiche, infatti, tendono ad essere esposte alla luce solare in minor misura rispetto alle donne occidentali in quanto obbligate a coprire integralmente il corpo).
- Il rischio di problemi cardiovascolari è stato calcolato essere inferiore del 57% tra le persone con alti livelli di 25-vitamina D nel sangue rispetto alla popolazione con bassi valori. Lo studio più apprezzato è stato pubblicato su Lancet nel 1998, attraverso il quale è stato possibile dimostrare che esponendo pazienti ipertesi per brevi periodi ai raggi UVB, tre volte alla settimana per tre mesi, i livelli di 25-vitamina D cresceva del 180% e riduceva la pressione diastolica e sistolica di 6 mmHg, riportandole a livelli normali.
- Non solo tessuto osseo, depressione e tono muscolare, grazie ad uno studio condotto dalla Columbia University pubblicato nel 2000 si è dimostrato che la combinazione di Ca, Mg e vit.D può risolvere i problemi connessi alla Sindrome Premestruale.
Voglio concludere come i dati emersi dagli studi diano indicazioni chiare circa la necessità di monitorare costantemente i valori di Vit. D in particolare nei soggetti a rischio come bambini e anziani, anche se oggi come oggi risulta difficile individuare una popolazione maggiormente esposta alla carenza di questa vitamina se pensiamo a quanto in realtà i suoi bassi livelli siano diffusi in maniera trasversale nella popolazione.
E’ sufficiente un prelievo di sangue per valutare i propri valori di questa fondamentale vitamina e mettersi al riparo dai rischi connessi ad una sua carenza.
IMBIO vi aspetta, in questa fase autunnale così critica per la produzione endogena di Vit. D, per misurarne il livello, ricorrendo ad una corretta integrazione qualora fosse necessario.