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Febbraio 1, 2012 Newsletter

Il nome nichel, utilizzato un tempo dai minatori per definire un elemento senza valore, deriva dal tedesco Kupfernickel (“rame del diavolo”). Il nichel è presente in maniera pressoché ubiquitaria nel nostro ambiente. Ecco perché le manifestazioni patologiche correlate a questo metallo, in particolare le dermatiti da contatto, sono in continuo aumento.

La diagnosi di allergia al nichel è in genere molto semplice: i dati clinici sono supportati dal patch test, un test di provocazione cutanea, che consiste nell’apporre sulla pelle un cerotto a rilascio lento di nichel.

Tuttavia, oltre alla dermatite da contatto, classica manifestazione di allergia conclamata, esistono forme cliniche, attribuibili a fenomeni d’intolleranza, che si manifestano con un corredo sintomatologico più sfumato, e a volte diverso da quello della classica allergia.

In questo caso, l’alimentazione assume un ruolo decisivo. Numerosi sono, infatti, i cibi contenenti discrete quantità di nichel: cacao, legumi, funghi, cipolla, pomodoro. Bisogna, inoltre, tenere in considerazione che il nichel solfato è ampiamente utilizzato come additivo negli alimenti, in particolare nei grassi idrogenati.

I sintomi più frequentemente associati a una probabile intolleranza agli alimenti contenenti nichel sono: cistiti, gastrite, reflusso gastro-esofageo, coliti, intestino pigro o dissenteria, gonfiore addominale, cefalea, dermatiti del volto o diffusa, stanchezza.

Per evitare che l’assunzione di alimenti contenenti nichel aggravi una forma allergica pre-esistente e, per alleviare in maniera davvero efficace i sintomi – soprattutto quelli gastrointestinali – dovuti a un’intolleranza al nichel, è importante sottoporsi a una diagnosi d’intolleranza.

Presso l’Istituto di Medicina Biologica (Imbio) è possibile diagnosticare l’intolleranza al nichel tramite ALCAT, test che consente anche di verificare la sensibilità agli additivi alimentari compreso il nichel solfato.

I risultati di ALCAT test permettono, inoltre, di mettere a punto un iter terapeutico personalizzato, che prevede un regime alimentare adeguato, e una terapia di supporto a scopo desensibilizzante e detossificante.

a cura del dr. Marco Mancuso – Esperto in Nutrizione e intolleranze alimentari, Esperto in ipertermia oncologica, Specialista in otorinolaringoiatria e radioterapia oncologica.



Dicembre 30, 2011 Newsletter

La farmacogenomica è una scienza emergente in grado di evidenziare come le nuove conoscenze sul DNA umano e sui suoi prodotti (gli RNA e le Proteine) possano essere utilizzati nella scoperta e nello sviluppo di nuovi farmaci.

Nonostante il genoma umano sia comune agli individui per la sua quasi interezza, esistono circa 3 milioni di polimorfismi. Poiché ciò che cambia è un singolo nucleotide (o base), queste variazioni individuali sono chiamate Polimorfismi di Singolo Nucleotide (o SNPs).

Capire e interpretare il comportamento dei geni, consente alla farmacogenomica di scoprire nuovi farmaci, soprattutto quelli più innovativi, in grado di curare malattie per le quali oggi non vi è cura disponibile. Studiare i geni ci aiuta a comprendere il meccanismo patogenetico di una malattia, ma ciò che è fondamentale conoscere è il significato della variabilità naturale nelle sequenze di DNA.
Questa analisi permetterebbe, infatti, non soltanto di capire perché differenti pazienti rispondano diversamente ai farmaci, ma soprattutto di progettare una terapia in grado di valutare l’interezza e la complessità del genoma umano.

Vi sono numerosi esempi in cui gli studi sul genotipo hanno individuato associazioni clinicamente rilevanti tra polimorfismi genetici nei bersagli farmacologici e le malattie. Attualmente, però, le più grandi opportunità di applicazione clinica provengono dalla correlazione tra le variazioni genetiche e gli enzimi coinvolti nel metabolismo dei farmaci.

Esiste un numero ristretto di polimorfismi rilevanti nell’ambito degli enzimi farmaco metabolizzanti (DMEs). Molti di essi, tra cui il polimorfismo a carico della tiopurina metiltranferasi (TPMT), danno origine a mancati effetti terapeutici o a eccessive risposte di farmaci comunemente utilizzati per trattare malattie cardiovascolari, cancro, disordini del sistema nervoso centrale e dolore. Il TMPT è responsabile del metabolismo dei farmaci contenenti tiopurina. Pazienti con un deficit congenito di TMPT soffrono di una severa e potenzialmente fatale tossicità ematopoietica quando esposti a dosi standard di tiopurina. Test genetici del TMPT hanno mostrato la loro efficacia nel management clinico di pazienti con leucemia linfoblastica acuta. Inoltre i test di farmacogenomica sono diventati parte integrante del trattamento del carcinoma mammario metastatizzato, con l’utilizzo di Trastumazab (Herceptin). Questo anticorpo clonato è infatti in grado di bloccare il recettore HER2 nella sua attività di progressione di formazione tumorale, metastasi e resistenza agli agenti chemioterapici. Il test per HER2 è in grado, dunque, di individuare i pazienti sovraesprimenti HER2 che rispondono al Trastumazumab. Sono stati inoltre effettuati studi sulla famiglia enzimatica CYP2D6, o 2D6, responsabile del metabolismo del 25% di circa tutti i farmaci.

Polimorfismi di questi geni incidono infatti sulla farmacogenomica e farmacodinamica di composti quali amitritilina, fluoxetina, perfenazina, timololo, propafenone, codeina e destromorfano. Fino a poco tempo fa, i test di farmacogenomica venivano usati principalmente in un limitato numero di centri accademici ed ospedali universitari. L’espansione e la diffusione di questi test evidenzia come la tendenza odierna e futura sia l’abbandono della “classica farmacologia”, basata sullo studio generale della patologia, a favore di un’innovativa terapia individualizzata.

Personalizzare la cura significa dunque prevedere ed evitare effetti collaterali, migliorando così l’azione e l’efficacia del composto farmacologico.



Dicembre 30, 2011 Newsletter

Uno degli argomenti sempre più seguiti e discussi è quello del nostro benessere e della nostra salute. Non esiste programma o rivista, specializzata e non, che non dedichi ampi spazi al ruolo che un determinato stile di vita svolge sul nostro benessere e sulla nostra salute.

L’argomento è molto vasto, ma tutto sommato riconducibile a pochi e fondamentali fattori che determinano il nostro stato psicofisico: alimentazione, attività fisica e stile di vita. A sua volta, un comune denominatore di questi tre pilastri del nostro stato di salute è rappresentato dai “Radicali Liberi”e di conseguenza, lo Stress Ossidativo a questi legato.

Cercheremo di inquadrare la problematica considerando situazioni comuni ai tre punti, fermo restando che ognuno meriterebbe di essere analizzato nel dettaglio, evidenziando gli atteggiamenti e le situazioni che possono contribuire al mantenimento di uno stato di salute e benessere ottimali.
E inoltre opportuno considerare un’altra condizione molto attuale, che può amplificare l’attività dei Radicali Liberi causando nella persona interessata una situazione di sofferenza, che spesso si manifesta in maniera subdola, con sintomi diversi e strettamente individuali. Mi riferisco alle Intolleranze Alimentari, che possono essere diagnosticate solo attraverso l’effettuazione di un modernissimo test.

A questo punto, dato per certo il ruolo negativo, oltre certi livelli, dei Radicali Liberi, cerchiamo di capire come possiamo conoscerli meglio, prevenirne gli eccessi, combatterli e in ultima analisi, convivere con questi vivaci “Guerrieri”.

Per definizione, i Radicali Liberi sono molecole o frammenti di molecole derivate dall’Ossigeno Molecolare, caratterizzate dalla presenza di uno o più elettroni spaiati negli orbitali esterni. In pratica, sottraggono elettroni ad altre molecole bersaglio per completare il loro ottetto (condizione stabile di elettroni; condizioni non di ottetto sono instabili).

Le molecole bersaglio possono essere: a) Acidi Nucleici; b) Proteine; c) Membrane Biologiche.
Il risultato di tutte queste aggressioni rappresenta lo “Stress Ossidativo”.

I Radicali Liberi sono prodotti di scarto che si formano naturalmente all’interno delle cellule del nostro corpo quando l’ossigeno è utilizzato nei processi metabolici per produrre energia (ossidazione). Se sono in quantità minima, aiutano il Sistema Immunitario nell’eliminazione dei germi mediante perossidazione lipidica (denaturazione membrane batteriche); mediante un’azione mutagena sul DNA; mediante ossidazione dei Citocromi (arresto respirazione mitocondriale). Se non sono prontamente neutralizzati dai sistemi Antiossidanti, danneggiano i tessuti e le cellule circostanti interrompendo i processi cellulari vitali.

Per comprendere più facilmente gli equilibri che esistono tra gli stati di ossidazione e di riduzione (acquisizione o cessione di elettroni) è utile evidenziare che tutte le forme di vita mantengono un ambiente “riducente” entro le proprie cellule. L’ambiente cellulare “Redox” è preservato da enzimi che mantengono lo stato ridotto attraverso un costante input di energia metabolica.
Eventuali disturbi in questo normale stato redox possono avere effetti tossici in seguito alla produzione di Perossidi e Radicali Liberi, che danneggiano tutti i componenti della cellula, incluse: proteine, lipidi, DNA. Come precedentemente accennato, in quantità ridotte, i Radicali Liberi contribuiscono ad aumentare le nostre difese verso infezioni e altre situazioni a rischio. L’eccesso di Radicali Liberi conduce, invece, a una serie di alterazioni e patologie: fibroplasia retrolenticolare, aterosclerosi, ipertensione arteriosa, morbo di Parkinson, morbo di Alzheimer, diabete mellito, colite, artrite reumatoide, invecchiamento.

È giusto ricordare, inoltre, che anche l’attività fisica, sempre più apprezzata e fondamentale per il nostro benessere, può causare, in certe situazioni, la produzione di Radicali Liberi. L’attività fisica comporta, infatti, uno sbilanciamento temporaneo tra la produzione di Radicali Liberi e il loro smaltimento. Questo fenomeno identifica lo “Stress Ossidativo”. La pratica sportiva continua induce nel nostro organismo un aumento delle difese endogene contro questo tipo di Stress, diminuendone quindi i danni. Esistono 2 siti di produzione: a) quello classico a livello della catena di trasporto degli elettroni, cioè all’interno del mitocondrio; in altre parole, maggiore è il consumo di ossigeno della cellula, maggiore sarà la produzione dei Radicali liberi. b) produzione anaerobica, avviene in altri compartimenti cellulari, in assenza di ossigeno, a causa di enzimi (Xantina Ossidasi, NADPH Ossidasi) o altre sostanze presenti in alcuni compartimenti (Calcio, Ferro). Questo è uno dei motivi che conferma quanto si ripete ormai da tempo: un’attività fisica non costante e molto saltuaria crea più danni che benefici.

A questo punto, vediamo i fattori che influenzano l’iperproduzione di Radicali Liberi:
1) Fumo;
2) Alcool;
3) Diete sbilanciate;
4) Esercizio fisico intenso;
5) Raggi solari;
6) Inquinamento.

I rimedi per almeno 5 di questi punti sono essenzialmente ablativi, nel senso che è sufficiente eliminarli dalle nostre abitudini per risolvere i problemi a essi correlati (vedi fumo, alcool, inquinamento ecc). Nel caso delle diete sbilanciate e dell’alimentazione in generale possiamo invece intervenire in maniera abbastanza significativa. Diete troppo ricche di grassi animali, fritture, alcool, ma povere di frutta e verdura, sono implicate molto da vicino sull’abnorme produzione di Radicali e sull’insorgenza di altre importanti patologie quali diabete, sindrome metabolica, e aterosclerosi.

Per lo smaltimento dei Radicali Liberi abbiamo a disposizione due meccanismi:
1) Endogeni
– Sistemi Enzimatici: Superossidodismutasi; Catalasi; Glutatione Perossidasi; Desaturasi;
Acido Lipoico
– Molecole Chelanti i metalli; Albumina; Ferritina; Transferrina; Ceruloplasmina.

2) Esogeni
Dieta e Grassi.

Tra i fattori esogeni, frutta e verdura costituiscono un completo laboratorio chimico che mette a disposizione numerosi composti, utilissimi ai nostri scopi. Possiamo fare una grande distinzione e suddivisione raggruppando queste sostanze in funzione dei colori degli alimenti da cui provengono:

  • GRUPPO del BIANCO: Aglio, Castagne, Mele, Pere ecc. Possiedono un’importante azione detossificante.
  • GRUPPO del BLU-VIOLA: Melanzane, Radicchio, Mirtilli ecc. Importantissimi per la vista e i capillari.
  • GRUPPO del GIALLO-ARANCIO: Carote, Peperoni, Zucca,Arance, ecc. Molto utili per la pelle e la sua protezione dai raggi solari nocivi.
  • GRUPPO del VERDE: Asparagi, Bietole, Basilico, Broccoli, Carciofi, ecc. Fondamentali per importanti funzioni vitali.
  • GRUPPO del ROSSO: Barbabietole rosse, Pomodori, Arance Rosse ecc. Grazie alla presenza di Licopene e Antocianine, sono i più potenti agenti Antiossidanti contro l’eccesso di Radicali Liberi.

Alla luce di quanto esposto, i Radicali Liberi sono, in determinate situazioni fisiologiche, un prezioso aiuto per l’omeostasi del nostro organismo. Il problema scatta nei momenti in cui vengono stravolti determinati equilibri, e quelli che erano i potenziali benefici si trasformano in pericolose aggressioni. La gestione di tali equilibri dipende molto anche da noi.

Un’alimentazione sbagliata ed esagerata, eccessive esposizioni al sole, fumo di sigaretta, smog e inquinamento, scarsa assunzione di antiossidanti naturali contenuti in frutta, verdura e oli vegetali, possono portare a subire le conseguenze negative dovute a un eccesso di Radicali Liberi. Giusta attività fisica, eliminazione di eventi aggressivi e assunzione di antiossidanti naturali o con integrazione extra, rappresentano la giusta contromisura per l’insorgenza dei danni legati all’eccessiva azione dei Radicali Liberi.

Per concludere, è importante sottolineare l’importanza che riveste la diagnosi della presenza di Intolleranze Alimentari, con test specifici sul sangue. Anche per i Radicali Liberi esiste la possibilità di indagare in qualsiasi momento sia sull’entità di aggressione di Radicali Liberi sia sulla capacità difensiva che in quel momento si mette in atto. In questo modo, in caso di scarsa capacità difensiva, è possibile instaurare un’opportuna terapia antiossidante ed evitare i potenziali danni legati a un’eccessiva attività radicalica.

a cura del dr. Francesco Lampugnani – Biologo Nutrizionista Specialista in Farmacologia



Ottobre 30, 2011 Newsletter

La ricerca di base, i trattamenti integrati, la farmacogenomica e la nutrizione in oncologia saranno al centro di questo importante Evento Scientifico che, nell’intento di sviluppare ed estendere le conoscenza delle tematiche di integrazione in oncologia, vedrà confrontarsi numerosi e qualificati professionisti provenienti da tutto il mondo.

In particolare, il prof. Giuseppe Di Fede approfondirà la tematica della nutrizione e degli esami specialistici di nutrigenomica valutandone l’efficacia come strumento di prevenzione e di terapia oncologica, mentre il dott. Cescato parlerà dell’impiego della farmacogenomica nella personalizzazione del trattamento oncologico.

LA NUTRIGENOMICA IN AIUTO ALLA TERAPIA ONCOLOGICA

La neoplasia è una malattia complessa e multifattoriale che non sempre la terapia medica (chemioterapia), la chirurgia, e la radioterapia riescono a curare o a bloccarne la progressione. Sebbene l’integrazione con sostanze naturali e fito-terapiche possa costituire un valido aiuto è importante non sottovalutare uno dei fattori più importanti: la nutrizione.

Tutto quello che mangiamo ci nutre e porta alla crescita del nostro corpo. Perché non dovrebbe essere in grado di far crescere e modificare la neoplasia?

Nell’ultimo decennio si sono moltiplicati gli studi e le ricerche nel campo della genetica e della nutrigenomica, scienza multidisciplinare imperniata sulla prevenzione e sulla diagnosi genetica combinate insieme. La nutrigenomica ha aperto una nuova frontiera e ha creato un nuovo approccio scientifico, che costituisce un importante passo verso il benessere e il mantenimento dello stato di salute.

Una volta note le caratteristiche genetiche del soggetto – attraverso l’elaborazione di test genetici – è infatti possibile programmare un piano di terapie preventive, ma anche mettere in atto un’attenta indagine sui benefici apportati da alcune categorie di alimenti. Ciò consente di elaborare un piano nutrizionale che, abbinato a una giusta dose di minerali, vitamine ed anti-ossidanti con un basso apporto calorico e proteico può essere un valido aiuto per contrastare l’insorgenza di malattie croniche e temibili come il cancro.

FARMACOGENOMICA: LA VERA SFIDA PER LA PERSONALIZZAZIONE DEL TRATTAMENTO

La biologia molecolare ha un ruolo sempre più importante nell’approccio al paziente: utile nella diagnosi precoce, sempre più importante nella classificazione delle malattie, usata nella definizione del protocollo terapeutico migliore e infine capace di dare indicazioni sulla prognosi del paziente.
La patologia molecolare diventa nodo centrale della personalizzazione della diagnosi, della terapia e della prognosi. Esistono oggi test utili per identificare il rischio di alcune malattie come le neoplasie familiari della mammella e test capaci di fornire informazioni sui potenziali effetti collaterali della chemioterapia e sulla sua efficacia terapeutica.

La genetica applicata ad esami routinari come la citologia urinaria consente una maggiore precisione diagnostica aumentandone sia la sensibilità sia la specificità.



Ottobre 30, 2011 Newsletter

“Siamo quello che mangiamo”, affermava Feuerbach.

Lasciando da parte le questioni filosofiche, affermare che siamo quello che mangiamo non è solo un banale “dato di fatto biochimico” ma significa che il modo in cui il cibo è coltivato, distribuito e cucinato, influisce sulla nostra persona nella sua totalità assai più di quanto immaginiamo.

Penso sia d’obbligo iniziare la trattazione di un argomento così tanto attuale, quale è quello delle Intolleranze Alimentari legate all’aumento ponderale escludendo quelle a base genetica, considerando come l’insorgenza delle Intolleranze Alimentari sia molto legata a come si mangia, non solo da un punto di vista delle abitudini ma anche dal punto di vista della qualità. Fatta questa, penso, doverosa introduzione, cerchiamo di vedere più da vicino queste “temute” Intolleranze Alimentari: in generale e sotto l’aspetto molto sentito e seguito soprattutto dalla popolazione femminile e cioè le correlazioni tra Intolleranze Alimentari e Sovrappeso.

Le Intolleranze Alimentari, rappresentano delle reazioni insolite al cibo, caratterizzate dalla comparsa di disturbi di vario tipo, non molto gravi ma fastidiosi e spesso associati a sovrappeso ed obesità.

Le generiche reazioni avverse agli alimenti, vengono distinte sulla base del meccanismo eziopatogenetico, in: forme a meccanismo immunologico o Allergie Alimentari e forme a meccanismo non immunologico o Intolleranze Alimentari. Il termine allergia alimentare, va riservato alle forme per le quali sia dimostrabile un meccanismo immunologico, che può essere in prevalenza IgE-mediato, ma appartenere anche ad altre categorie di reazioni immunopatogene o derivate dall’associazione di più meccanismi immunologici.

Le Intolleranze A. possono essere:

  • Enzimatiche, caratterizzate dall’incapacità di metabolizzare alcuni principi attivi a causa di
    un enzima specifico.
  • Farmacologiche, che si presentano nei soggetti che hanno una particolare reattività verso
    determinate molecole presenti nei cibi (vedi le Ammine vasoattive Istamina, Tiramina ecc).
  • Da Additivi: compaiono per reazione nei confronti degli additivi aggiunti agli alimenti.

Ogni Intolleranza A. genera sintomi ben percepibili che si combattono solo eliminando dalla dieta i cibi incriminati, depurando l’organismo.

Differenza fondamentale tra le Allergie e le Intolleranze è quella legata alla tempistica sintomatologica. Le prime esprimono uno stato di malessere intenso, già dopo pochi minuti dal consumo dell’alimento e la sua gravità non dipende dalla quantità ingerita. Disturbi che si presentano per ragioni di carattere immunitario.

Le seconde invece, esprimono sintomi più vaghi a distanza di ore e fino a due giorni dopo l’ingestione dell’alimento. I disturbi accusati, compreso l’aumento di peso, tendono a peggiorare con l’aumento delle quantità degli alimenti ingeriti e non sono dovuti a fattori immunitari, ma a meccanismi di ipersensibilizzazione dell’intestino. A tal proposito, ho piacere di spendere due parole sul ruolo importante di quest’ultimo, che nella mia pratica quotidiana è sempre tenuto in gran considerazione sia che si tratti di intolleranze Alimentari, sia che si tratti di altri disturbi acuti e cronici. L’intestino per quanto riguarda l’instaurarsi di un’Intolleranza, ricopre un ruolo fondamentale. Infatti presiede, grazie a strutture come le Tight Junction, la membrana basolaterale, la membrana laterale, i microvilli e soprattutto l’enorme presenza della flora batterica , a tutta una serie di attività atte prevalentemente a proteggere l’organismo dall’aggressione di sostanze nocive, di germi patogeni, ed anche di componenti immunogeniche. Qualsiasi alterazione di tali strutture, comporta sia sofferenze acute, sia croniche. Sia le Intolleranze Alimentari, sia le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI), vedono tra le cause, un’alterazione dell’effetto barriera intestinale.

Al momento ci sono diverse correnti di pensiero, circa l’associazione delle Intolleranze A. all’aumento di peso. La pratica ambulatoriale quotidiana, mi conferma abbondantemente l’associazione tra i due eventi e fondamentale, risulta la giusta individuazione degli alimenti sospettati.

Breve ricordo biochimico sul bilancio energetico. Quando assorbiamo energia e nutrienti in quantità sufficiente a soddisfare i nostri fabbisogni senza accumulare grasso corporeo, siamo in una condizione che definiamo di equilibrio energetico, ed il peso rimane stabile. Se l’energia assorbita è superiore alle esigenze metaboliche (bilancio energetico positivo) la frazione in eccesso viene accumulata nel tessuto adiposo e il peso corporeo aumenta. Se invece le nostre esigenze energetiche non sono soddisfatte (bilancio energetico negativo), l’organismo per far fronte alle sue richieste, demolisce i grassi di riserva e di solito si perde peso. Fatta questa precisazione, cerchiamo di capire come la sovrapposizione di un’intolleranza alimentare, possa influire sull’accumulo di peso.

Quanto detto poco sopra circa il bilancio energetico che se positivo ci porta ad accumulare grasso, è quasi sempre vero. Può succedere infatti che l’organismo, pur assumendo una giusta quantità di alimenti, si trovi nell’incapacità di utilizzarlo nel modo corretto, portando così alla formazione di scorie che sono d’intralcio al funzionamento stesso della meravigliosa macchina, che è il corpo umano. Questa situazione può avvenire in diverse occasioni, compresa la presenza di un’intolleranza alimentare. E’ noto ormai che situazioni infiammatorie (come lo sono le intolleranze), possano peggiorare o provocare ritenzione idrica, edemi, alterazioni del microcircolo in toto. Nella mia pratica quotidiana del trattamento di pazienti a cui sono state riscontrate delle intolleranze alimentari, proponendo diete disintossicanti verso gli alimenti interessati, prima, e diete di riabilitazione dopo, riesco ad ottenere risultati non solo sul benessere generale, compresi i disturbi tipicamente legati all’alimento non tollerato, ma cosa importante, ottengo miglioramenti sulla diminuzione del peso e delle circonferenze, che gli stessi pazienti non erano riusciti ad ottenere, adottando diete che miravano solo ad un ridimensionamento calorico.

Una dieta che tenga conto della presenza di un’intolleranza alimentare, può determinare un buon risultato sulla perdita di Massa Grassa (FM) e sul recupero di Massa Magra (FFM) che, in pratica, si evidenzia con una perdita di peso ed una notevole riduzione delle circonferenze corporee, dati non solo dalla riduzione della Massa Grassa, ma anche dal miglioramento dello stato infiammatorio generale dell’organismo. Su tali affermazioni, ci sono in letteratura numerosi articoli, che mettono inoltre, sempre più in risalto l’associazione: Obesità/Sovrappeso e Stato Infiammatorio. (Cito un articolo comparso su “The Journal of Clinica Investigation” dal titolo: Obesity induced inflammatory changes in adipose tissue. Appare infatti evidente, l’importanza del sistema immunitario nella patogenesi dell’obesità. Il tessuto adiposo dell’obeso, è caratterizzato dall’infiltrazione di macrofagi, che sono un’importante fonte di infiammazione del tessuto stesso. Lo studio conferma inoltre, che gli adipociti ed i vari tipi di cellule del sistema immunitario, come ad esempio i macrofagi, possiedono ruoli simili nelle vie quali l’attivazione del complemento e la produzione infiammatoria di citochine. A tutto questo scenario biochimico, c’è da aggiungere che nell’organismo, le Intolleranze Alimentari provocano una reazione infiammatoria cronica, caratterizzata dalla produzione di sostanze che acidificano i tessuti ed il sangue, rallentando il metabolismo e favorendo l’aumento di peso. Inoltre le Intolleranze ostacolano l’attività dell’Insulina, provocando una sensazione di fame perenne. Per concludere, quanto riportato ci induce ad affermare che non esistono “Diete Ideologiche”, cioè norme alimentari che devono andar bene a tutti; infatti anche la miglior dieta (teorica), si scontra con il concetto di infiammazione e conseguentemente anche con l’eventuale presenza di un’Intolleranza.

Trovo molto utile nella mia pratica quotidiana, inquadrare il paziente con problemi di disturbi verso certi alimenti e presenza di sovrappeso, indagare non solo la presenza di un’Intolleranza (utilizzo un valido test che è l’Alcat test), ma anche indagare con un semplice test genetico, l’eventuale presenza di un aumento di resistenza dell’Insulina. Giusto per dovere di cronaca, ho presentato ad un congresso i risultati di una mia esperienza su un discreto numero di pazienti (uomini e donne), seguiti per circa un anno, tutti con intolleranze alimentari individuate con il Test Alcat, i cui risultati sono molto interessanti.
Tutti (tranne pochi drop out) hanno migliorato la sintomatologia generale, hanno ridotto il peso come programmato e cosa importante, al termine del periodo di trattamento, l’assunzione degli alimenti incriminati riusciva meglio tollerata. Risultati migliori tra gli uomini.

La mia è stata semplicemente una sorta di conferma professionale verso una pratica che mi affascina ma che soprattutto mi incoraggia per i risultati. Tante cose dovranno essere ancora chiarite, ma sicuramente siamo sulla strada buona. A questo poi sicuramente aggiungo, visti i risultati, che molto dipende da noi per quanto riguarda una possibile prevenzione dei disturbi legati al tollerare o meno certi alimenti. Un semplice accorgimento che consiglio molto, è soprattutto quello di variare quanto più possibile la nostra alimentazione, che dovrebbe comprendere alimenti più naturali possibile, privi cioè di pericolose manipolazioni e trattamenti.

A cura del Dr. Francesco Lampugnani – Biologo Nutrizionista Specialista in Farmacologia
www.drlampugnani.it



Ottobre 5, 2011 RASSEGNA STAMPA

Fonte: speciale Celiachia ed intolleranze alimentari

Nutraceutica e intolleranze

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Domanda:

come identificare le patologie legate agli alimenti e quali opportunità di cura esistono?
Risposta:

attraverso gli esami del sangue, il test alcat e nuove discipline come la nutraceutica

Intolleranza e allergia possono provocare sintomi simili (gonfiori, sfoghi e difficoltà respiratorie) ma presentano importanti differenze per quanto riguarda le cause.

Se, infatti, l’allergia costituisce una reazione immediata dell’organismo al contatto con la sostanza allergenica (attraverso inalazione, contatto o assunzione come alimento), l’intolleranza deriva dalla somma di una serie di fattori. Inoltre, l’allergia è generata dalla reazione di anticorpi di fronte all’elemento ostile, mentre per l’intolleranza questa reazione è mediata dai globuli bianchi del sangue. Infine, se l’allergia, avendo origine genetica, è presente negli individui affetti fin dalla loro nascita, l’intolleranza si può acquisire con gli anni.

Sia le allergie che le intolleranze sono rilevate e diagnosticate tramite esami effettuati sul sangue. Tra questi test, il più valido per metodica e attendibilità dei risultati, spiega il professor Giuseppe Di Fede, direttore sanitario dell’Istituto di Medicina Biologica e dell’Istituto di Medicina Genetica Preventiva di Milano, è quello definito ALCAT, utilizzato in tutto il mondo.

Ma come si affrontano le allergia e le intolleranze?

La medicina, negli ultimi anni, ha fatto molti passi in avanti ed è nata addirittura una nuova disciplina, definita nutraceutica (parola derivante dai termini nutrizione e farmaceutica) che studia le proprietà farmaceutiche e nutritive dei cibi. Per la nutraceutica il cibo non è più solo un alimento, ma è considerato alla stregua di un farmaco, che nutre le nostre cellule attraverso le sostanze in esso contenute. Grazie alla nutraceutica, analizzando la targa genetica di un soggetto, si favorisce l’assunzione degli alimenti ai quali è ben predisposto, eliminando o riducendo quelli negativi.
Attraverso l’alimentazione si può quindi influire in modo determinante sul benessere fisico prevenendo anche l’insorgere di patologie anche molto gravi (è stato stimato che il 37% dei tumori è generato da alimenti).
Grazie alla nutraceutica, oggi anche il trattamento delle patologie allergiche è cambiato. Fino a dieci anni fa, gli alimenti o i gruppi di alimenti ai quali il soggetto era sensibile erano eliminati dalla sua dieta. In questo modo però, la patologia si consolidava perché in pochi anni la persona perdeva totalmente la capacità di assumere le sostanze allergeniche. Oggi invece si preferisce reintrodurre gradualmente gli alimenti eliminati, dopo un periodo che può andare da una settimana fino a un mese. Facendo alternare gli alimenti, uno per ciascun gruppo allergenico, per periodi di quattro – cinque giorni ciascuno, si arriva a recuperare totalmente la capacità dell’organismo di assumere gli alimenti stessi.

redazione@mediaplanet.com
giorgio vizioli

focus

il prontuario

Stampato in 100 mila copie e disponibile in versione on-line, il prontuario degli alimenti è pubblicato ogni anno e comprende tutti i prodotti che sono idonei al consumo da parte del celiaco.

Distribuita ai soci AIc, ai servizi di ristorazione e chiunque ne faccia richiesta, include oltre 13 mila prodotti di 480 aziende.

Tutti i prodotti del Prontuario sono contrassegnati dal Marchio spiga Barrata, simbolo registrato e di proprietà dell’AIc, che alla fine degli anni ’90 ne ha iniziato la concessione. Apposto sugli alimenti autorizzati, aiuta il consumatore celiaco a identificare i prodotti idonei alle sue esigenze, garantendo un contenuto di glutine inferiore ai 20 ppm.

Notizie
dal web:
www.celiachia.it

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Giugno 30, 2011 Newsletter

Chi è affetto da un’intolleranza alimentare generalmente soffre di sintomi aspecifici e tendenzialmente cronici. I problemi gastrointestinali come le difficoltà digestive, il gonfiore, la stitichezza o la diarrea, il mal di testa, i dolori articolari, i disturbi dermatologici come il prurito o le lesioni resistenti sono manifestazioni che si riscontrano abitualmente.

La bella stagione con le vacanze estive e i week-end fuori porta potrebbe essere una occasione favorevole per combinare il tentativo di migliorare il quadro dell’intolleranza associando la correzione dell’alimentazione con uno stile di vita più adeguato.

Lo stress fisico, ambientale e psicologico, i ritmi sregolati nel sonno e nei pasti, l’assenza di attività fisica sono fattori che potrebbero in maniera più o meno importante influenzare in un senso o nell’altro i sintomi di una intolleranza.

La vacanza termale si caratterizza generalmente, forse più delle altre, per una fuga dalle situazioni tipiche della realtà quotidiana alla ricerca di un ambiente protetto fatto di relax e di attenzioni che anche se piccole sono importanti.

È così che la frutta e la verdura al pasto e nelle forme di succhi e centrifugati la fanno da padrone con un aumento dell’assunzione di sostanze antiossidanti che aiutano a riequilibrare lo stress ossidativo dell’organismo. La rilassatezza e il rallentamento del ritmo con cui si affronta la giornata permettono una riduzione importante di diversi fattori di stress. I trattamenti estetici consentono una migliore percezione di sé e partecipano al miglioramento di alcune condizioni che si associano alle intolleranze come accade ad esempio con massaggi e linfodrenaggi che aiutano ad affrontare il problema della ritenzione idrica o con i trattamenti cosmetici indirizzati al miglioramento della qualità della pelle che possono aiutare ad affrontare alcuni disturbi dermatologici.

Esistono anche stabilimenti termali terapeutici in cui sabbiature, fanghi o attività di medici e fisioterapisti permettono di affrontare disturbi muscoloscheletrici e articolari ed altri in cui le cure inalatorie sono alla base di trattamenti per il miglioramento di affezioni delle prime vie aeree. Seppur meno frequentemente anche i problemi di questi distretti possono trarre giovamento dal trattamento combinato con il regime alimentare che tenga conto di eventuali intolleranze.

In tutti i casi comunque colazione, pranzo, cena e spuntino sono preparati generalmente con una grande attenzione per la varietà e la qualità.

Poiché si tratta di scegliere il cibo e non di prepararlo potrebbe essere più semplice rispettare una alimentazione coerente con i risultati di un test per le intolleranze e in questo ambiente in generale più attento alle necessità di salute.

a cura del Dr. Alberto Cescato, Medico chirurgo esperto in genetica preventiva e biotecnologie



Marzo 30, 2011 Newsletter

L’intolleranza alimentare, sintomatologia molto spesso sottovalutata, può interessare qualsiasi apparato e può manifestarsi in maniera molto varia: emicrania, dolori articolari, stipsi, meteorismo, iperattività, irritabilità, aggressività, otite, depressione, stanchezza.

Esistono numerosi test per diagnosticare le intolleranze, nella mia pratica clinica utilizzo “Alcat” e con riferimento alla mia casistica, posso affermare che questo test si è rivelato per me un utile strumento sia per la diagnosi che per la terapia.

Ho eseguito 200 “Alcat” test, i casi di intolleranze alimentari riscontrati erano suddivisi in 150 donne e 50 uomini. Tra le donne le intolleranze più rappresentate sono state quelle al Frumento, Lievito, Pomodoro, Malto. Nella anamnesi sono stati riscontrati casi di cistiti recidivanti abatteriche, vaginiti da candida e aumento del BMI.

Dopo aver diagnosticato l’intolleranza ho consigliato ai pazienti una dieta personalizzata di esclusione parziale degli alimenti intolleranti seguita da una graduale reintroduzione degli stessi.

In seguito alle 8 settimane del programma alimentare prescritto, i pazienti sono stati sottoposti ad un secondo test Alcat che ha rivelato un netto miglioramento della sintomatologia.

È importante sottolineare che la terapia integrativa è stata impostata solo in seguito alla valutazione dell’ecosistema intestinale tramite il test per la disbiosi. Il primo approccio operativo da adottare in presenza di un’intolleranza alimentare consiste infatti nel ripristinare in maniera ottimale la funzionalità intestinale.

Tornando, infine, alla mia esperienza con “Alcat” posso affermare che il test, in tutti i casi, è stato di ausilio nel valutare lo stato del paziente e nell’individuare le opportune prescrizioni che ne hanno migliorato la qualità della vita.

a cura del dott.sa Olga Fraschini



Ottobre 5, 2010 RASSEGNA STAMPA

101015_DSC_7432Intercettare ed indirizzare i nuovi bisogni dell’uomo, sempre più attento alla propria salute e alla cura di sé, ma anche convincere la larga parte di popolazione maschile che ancora non bada troppo al proprio benessere fisico e psichico che la prevenzione e la cura di sintomi anche apparentemente banali sono essenziali per assicurarsi vitalità e equilibrio del corpo e della mente. E’ su questo duplice binario che si e’ mosso il convegno “Il ritmo del benessere”, organizzato lo scorso 16 ottobre dallo studio medico Frontis, con il patrocinio del IV Municipio, e dedicato alla seconda festa dell’uomo.

L’appuntamento che Frontis dedica tradizionalmente alle donne l’8 marzo e’ stato questa volta declinato tutto al maschile, anche se alcune problematiche mediche affrontate dagli esperti intervenuti al convegno sono comuni ad entrambi i sessi. Come le alterazioni posturali da computer, sempre più comuni, o la cervicale, tra i disturbi più diffusi sia tra gli uomini che tra le donne.

101015_aulaDavanti a una nutrita platea, attenta e partecipe, che ha vivacizzato il convegno con domande e curiosità, i relatori hanno approfondito in primo luogo la necessità di un’alimentazione regolare, specifica a seconda di ogni esigenza, sia essa sportiva o professionale. Il cibo e’ infatti la prima medicina del corpo, se assunto correttamente e quasi “individualmente”. Ognuno di noi – e’ stato sottolineato al convegno – può infatti presentare alcune intolleranze verso specifici alimenti che a lungo andare possono appesantire il nostro stato psicofisico. Per individuarle esistono oggi metodi altamente affidabili e allo stesso tempo estremamente semplici, come l’Alcat-Test: un prelievo di sangue che mette a nudo tutte le intolleranze alimentari dell’organismo e le loro possibili conseguenze.

101015_DSC_7420La mattinata e’ stata inoltre l’occasione per analizzare i disturbi più comuni di viso e cute, dalla seborrea all’acne, e le tecniche di analisi di nei e macchie, come la videodermatoscopia. Punto debole dell’uomo, cui e’ stata dedicata una specifica sezione del convegno, anche quello dei capelli e quindi dell’alopecia, analizzata nelle cause e nei metodi di trattamento.
Ultimo ma centrale argomento quello dell’addome e della temuta “pancetta”, visto non solo come problema estetico, trattabile quindi non solo con una dieta specifica ma anche con moderni macchinari (dall’I-phor al US Smart Shape), ma anche come possibile causa di più gravi ripercussioni cardiovascolari.

Daniela Pellegrini
Responsabile Segreteria
segreteria@frontis.it



Febbraio 1, 2010 Newsletter

Le dermatiti sono definite come infiammazioni localizzate a livello cutaneo che possono insorgere per cause molto diverse; possono colpire tutte le fasce di età ed essere associati a prurito che spesso diventa il sintomo predominante; non sempre sono facilmente curabili per cui oltre al disagio fisico si aggiunge quello psicologico legato alla “diversità” del nostro vestito esteriore cioè la pelle.

Si tratta di un fenomeno molto diffuso ed infatti la sua incidenza è in progressivo aumento,in particolare nei paesi industrializzati; accanto a forme lievi moderate ne esistono altre che sono resistenti ai vari tipi di cura creando nel paziente sfiducia e irritabilità; ciò succede perché in realtà spesso le dermatiti sono l’espressione di un problema che non è primariamente della pelle ma che su di essa trova la sua espressione più evidente;ciò spiega come spesso le cure ottengono solo risultati temporanei in quanto si cerca di annullare il sintomo ma non la causa sottostante.

E’ certo che la costituzione genetica gioca un ruolo fondamentale;inoltre recenti studi hanno messo in evidenza una associazione tra le dermatiti e le allergie alimentari confermando come il meccanismo di base sia riconducibile ad una alterata regolazione del sistema immunitario.
A conferma di ciò ci sono alcuni studi pubblicati recentemente che evidenziano come la assunzione di probiotici cioè sostanze che mirano a riequilibrare la flora batterica intestinale hanno un effetto benefico su molte forme di dermatite; ciò è verosimilmente legato alla modulazione della attività immunitaria a livello intestinale.

Questo concetto è peraltro ben presente nella Medicina Funzionale in cui la pelle tende a vicariare la funzione emuntoria dell’intestino quando quest’ultimo è in qualche modo sovraccaricato o in condizioni di alterata flora batterica (disbiosi) .
Su tali premesse presso l’Istituto di Medicina Biologica viene attuato un iter diagnostico diversificato; la verifica della funzionalità intestinale è uno dei cardini della terapia che prevede oltre a test per intolleranza alimentari anche la quantificazione della disbiosi intestinale cioè il grado di alterazione della flora batterica.

Successivamente si cerca di costruire un regime alimentare personalizzato , dopo Test Alcat, per la ricerca delle allergie e intolleranze alimentari, associato ad una terapia di supporto mirata al riequilibrio della flora batterica ed alla modulazione della riposta immunitaria. Molta importanza ha anche la verifica dell’assetto genetico in particolare alla ricerca di forme silenti di celiachia che possono alimentare problemi cronici anche a livello cutaneo. Ciò può essere fatto attraverso uno spatolato della mucosa della bocca;un test semplice che può dare preziose informazioni.

Tale approccio ha l’intento di affrontare la dermatite non solo nelle manifestazioni sintomatologiche ma agendo più in profondità attraverso una correzione dei fattori che sono alla base della patologia.

a cura del dr. Marco Mancuso


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