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Gennaio 30, 2009 Newsletter

Suona la sveglia… ci si veste in fretta.. si beve un caffè al volo e si corre incontro alla giornata.Questo è il rituale mattutino di milioni di italiani che però commettono un grave errore: saltare la colazione.

Molti studi ormai affermano che la prima colazione rappresenta un momento fondamentale della propria alimentazione; eliminarla o affrontarla nel modo sbagliato è una scelta dietetica scorretta, secondo i risultati della ricerca in campo nutrizionale.
Infatti chi non mangia al mattino tende a sovraccaricare l’organismo nelle ore successive andando incontro a problemi metabolici, a riduzione delle capacità fisiche e psichiche, rallentando il metabolismo.

Una buona colazione mattutina tende invece ad accelerare il metabolismo e permette di cominciare la giornata nel modo migliore. Secondo molti esperti di nutrizione la prima colazione dovrebbe apportare almeno il 20% del fabbisogno calorico giornaliero.
I cibi più indicati sono quelli della tradizione italiana quali latte, yogurt, frutta fresca; essi sono in grado di dare quantità di proteine e sostanze antiossidanti in maniera bilanciata che favoriscono il processo di disintossicazione dell’organismo e contemporaneamente forniscono l’energia per l’inizio della giornata.

Un contributo importante ad una colazione corretta è dato dalla conoscenza di eventuali intolleranze alimentari tramite il test ALCAT; con un semplice prelievo di sangue vengono rilevati alimenti o gruppi alimentari a cui si è intolleranti e pertanto si può costruire un regime alimentare personalizzato che tenga conto da un lato delle esigenze metaboliche e dall’altro di quelle sociali e lavorative.



Dicembre 30, 2008 Newsletter

Con il termine di intolleranze alimentari si intendono reazioni avverse determinate dalla ingestione di alcuni principi alimentari che provocano una serie di disturbi spesso subdoli e di difficile inquadramento.I quadri clinici riferibili ad intolleranza sono generalmente in aumento; tale fenomeno riveste poi particolare importanza nella età pediatrica perché può avere importanti ripercussioni sull’accrescimento del bambino.

L’intolleranza al lattosio consiste in una completa o parziale riduzione della capacità di assorbimento del lattosio da parte dell’intestino tenue per carenza dell’enzima lattasi. La produzione di tale enzima varia a seconda dell’età; è massima nei primi 2-3 anni di vita per poi ridursi progressivamente nell’età adulta.

La riduzione della attività dell’enzima che digerisce il latte,si riduce progressivamente durante lo sviluppo, in alcuni casi la riduzione dell’attività dell’enzima è completa già dai primi mesi di vita, ed è determinata geneticamente.

Anche in caso di patologie gastrointestinali come coliti e gastriti si può riscontrare una sua diminuzione. In genere anche in caso di carenza di lattasi piccole quantità di lattosio con la dieta vengono ben tollerate ma al di sopra di una certa soglia (pochi grammi al giorno) possono comparire sintomi intestinali quali diarrea, dolori addominali, meteorismo oltre alla tendenza a ridurre il consumo di latte e derivati e quindi anche di calcio con tutte le possibili conseguenze.

Un’altra intolleranza frequente è nei confronti del glutine, chiamata celiachia o morbo celiaco); l’incidenza di questa condizione è stimata intorno a 1/150 persone. La patologia dipende da una intolleranza permanente alla gliadina, proteina contenuta nei cereali, su base genetica: l’introduzione del glutine determina gravi danni alla mucosa intestinale con sintomi determinati dal malassorbimento: diarrea, dolori addominali, stanchezza e, nei bambini, arresto della crescita.

Non esiste una cura specifica se non una dieta rigorosamente priva di glutine.

Nella età pediatrica la più frequente è la forma classica che insorge durante lo svezzamento; tuttavia ci sono numerose forme potenziali o silenti determinate da un corredo genetico che predispone alla intolleranza al glutine che possono manifestarsi in qualunque periodo dell’accrescimento o nell’età adulta.

Le due forme di intolleranza al lattosio e al glutine possono anche coesistere originando quadri clinici complessi; anche se così comuni, spesso non vengono prese in considerazione nell’iter diagnostico.
Inoltre anche alcuni esami specifici possono dare risultati non univoci o addirittura contraddittori per cui il paziente presenta disturbi insistenti senza una diagnosi certa.

Presso l’Istituto di Medicina Biologica abbiamo approntato l’utilizzo di test genetici che possono dare risposte significative in molte situazioni; in particolare sono in grado di definire la presenza o una predisposizione alle intolleranze al lattosio e glutine studiando la composizione genetica.
Ciò permette di definire un comportamento alimentare e uno stile di vita adeguato e personalizzato nell’ottica di una medicina curativa ed anche preventiva.

Il test è di facile esecuzione e non invasivo: con un apposito spazzolino, si preleva dalla mucosa del cavo orale il materiale necessario alla indagine genetica; può essere eseguito in prima istanza o meglio rappresentare un approfondimento diagnostico nell’ambito delle intolleranze alimentari soprattutto nei casi contrassegnati da sintomatologia persistente con quadro diagnostico non chiaro.



Novembre 30, 2008 Newsletter

L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) lancia un allarme: i bambini abusano di merendine ipercaloriche, sono sedentari e non praticano sport. La conclusione è che la percentuale dei bambini obesi sta aumentando in maniera preoccupante, più del 23% sono obesi. Secondo un’indagine svolta su 46 mila bambini, in 2.610 scuole elementari, i bambini mangiano merende ipercaloriche e solo 1 su 10 pratica attività sportiva raccomandata per la sua età. Un dato che fa riflettere noi adulti e genitori. Per quanto riguarda gli adulti, il 18% degli uomini e il 22% delle donne è obeso. Il Sud è stato bocciato nella mappa italiana sull’obesità con la più alta densità di persone obese. Per obesità si intende un BMI > 30 ( body mass index).

Le regioni meridionali sono le più colpite da questo fenomeno.
In particolare la Campania raggiunge il tasso record di 21% di bimbi obesi contro il 12% della media nazionale. Mentre il record positivo spetta al Nord, in particolare al Friuli Venezia Giulia con appena il 4%. Ciò che preoccupa oltre ai dati appena esposti, è che quattro mamme di bambini obesi su 10, non riconoscono che i loro bambini sono in sovrappeso e dunque si alimentano in modo sbagliato. I ricercatori puntano il dito sulla merendina di metà pomeriggio, troppo calorica per l’86% dei bambini e contro l’abitudine di saltare la colazione come fa l’11% dei giovanissimi o la fa male.

Anche le ore di ginnastica non sono sufficienti e solo 1 bimbo su 10 pratica sport adatto alle proprie esigenze, prevale la sedentarietà tra i giovanissimi. In qualche modo noi operatori sanitari, dobbiamo intervenire per modificare i dati allarmanti di una società che sta evolvendo in quello che ormai tutti conoscono, la sindrome metabolica e il diabete di tipo 2. la scuola italiana è carente nell’offrire ore di ginnastica adeguate all’età e inoltre i giochi della gioventù che permettevano ai ragazzi di entrare a conoscere il mondo dello sport, non si svolgono più da anni.

Il 30% degli adulti grassi è vittima dell’effetto yo-yo, con diete non adeguate, che fanno cambiare taglia in poche settimane e altrettanto velocemente li fanno riacquistare. E per sfuggire all’effetto yo-yo, sempre più italiani si rivolgono alla chirurgia plastica.

La prevenzione deve nascere dalla famiglia, imparare a mangiare, nutrendosi con alimenti equilibrati e freschi, ed essere estesa ai settori pubblici come le scuole, cambiando i menù troppo spesso ricchi di cibi calorici e molto conditi per renderli più appetitosi. Gli operatori sanitari dovrebbero essere più attenti ai problemi legati al peso e allo sviluppo dei bambini in età scolare, perché è proprio in questo periodo che si preparano i “futuri malati”.

L’alimentazione fa parte della prevenzione in maniera determinante, un aiuto alla scelta dei cibi che possono contribuire a mantenere uno stato di salute è la ricerca delle intolleranze alimentari con sistema ALCAT. Un test che serve a svelare gli alimenti che contribuiscono a mantenere uno stato infiammatorio e che aiuta a riprendere le redini della propria salute.

L’investimento fatto oggi in senso della prevenzione per lo stile di vita, l’alimentazione, il movimento, la scelta di eventuali integratori e altro ancora, contribuisce a stare meglio domani, affrontando le fasi della vita in salute ed efficienza psico-fisica. I bambini di oggi saranno i grandi di domani.

 



Novembre 30, 2008 Newsletter

Con il termine di intolleranze alimentari si intendono reazioni avverse determinate dalla ingestione di alcuni principi alimentari che provocano una serie di disturbi spesso subdoli e di difficile inquadramento clinico.L’ intolleranza al lattosio consiste in una completa o parziale riduzione della capacità di assorbimento del lattosio da parte dell’intestino tenue per carenza dell’enzima lattasi. La produzione di tale enzima varia a seconda dell’età;è massima nei primi anni di vita per poi ridursi progressivamente nell’età adulta; peraltro anche in caso di patologie gastrointestinali come coliti e gastriti si può riscontrare una sua diminuzione

In Italia stime recenti evidenziano un deficit significativo nel 40-50% della popolazione; in genere anche in caso di carenza di lattasi piccole quantità di lattosio con la dieta vengono ben tollerate ma al di sopra di una certa soglia( pochi grammi al giorno) possono comparire sintomi intestinali quali diarrea,dolori addominali,meteorismo;inoltre il paziente per ridurre i disturbi intestinali tende a ridurre il consumo di latte e derivati e quindi anche di calcio con tutte le possibili conseguenze.

Un’altra intolleranza frequente è nei confronti del glutine ,chiamata celiachia o morbo celiaco); l’incidenza di questa patologia è stimata intorno a 1/150 persone.

La patologia dipende da una intolleranza permanente alla gliadina, proteina contenuta nei cereali,su base genetica:l’introduzione del glutine determina gravi danni alla mucosa intestinale con sintomi determinati dal malassorbimento: diarrea,dolori addominali,stanchezza e ,nei bambini, arresto della crescita. Non esiste una cura specifica se non una dieta rigorosamente priva di glutine.

Accanto alla forma classica ci sono però numerose forme definite atipiche che si manifestano nell’età adulta in soggetti predisposti(sovente con parenti celiaci) e frequentemente dopo un evento stressante come un intervento o una malattia.

Le due forme di intolleranza al lattosio e al glutine possono anche coesistere originando quadri clinici complessi; anche se così comuni,spesso non vengono prese in considerazione nell’iter diagnostico;inoltre anche alcuni esami specifici possono dare risultati non univoci o addirittura contraddittori per cui il paziente presenta disturbi insistenti senza una diagnosi certa.

Presso l’Istituto di Medicina Biologica abbiamo approntato l’utilizzo di test genetici che possono dare risposte significative in molte situazioni; in particolare sono in grado di definire la presenza o una predisposizione alle intolleranze al lattosio e glutine studiando la composizione genetica. Ciò permette di definire un comportamento alimentare e uno stile di vita adeguato e personalizzato nell’ottica di una medicina curativa ed anche preventiva.

Il test è di facile esecuzione e non invasivo: con una apposita spatola si preleva dalla mucosa del cavo orale il materiale necessario alla indagine genetica;può essere eseguito in prima istanza o meglio rappresentare un approfondimento diagnostico nell’ambito delle intolleranze alimentari soprattutto nei casi contrassegnati da sintomatologia persistente con quadro diagnostico non chiaro.



Ottobre 5, 2008 RASSEGNA STAMPA

Gli effetti “farmacologici” del cibo sull’organismo sono un argomento quanto mai antico. È invece storia dei nostri giorni l’aumento dei casi di intolleranze alimentari documentato dal numero di persone che si rivolgono a dietologi e specialisti lamentando quadri clinici differenti riconducibili, spesso, all’assunzione di determinate sostanze alimentari. La medicina ufficiale, da sempre attenta alle allergie alimentari, ha orientato il proprio interesse anche alle intolleranze cercando di trovare metodologie diagnostiche sempre più specifiche.

“I limiti di molti test oggi in commercio sono spesso legati alla necessità di una lettura soggettiva dei vetrini da parte del medico”, spiega il dott. Giuseppe Di Fede direttore Sanitario dell’Istituto di Medicina Biologica di Milano. “Quindi, non soltanto i risultati possono essere differenti in base all’esperienza del singolo medico, ma è anche difficile costruire una documentazione oggettiva dei casi. Infatti, mentre per le allergie alimentari è più agevole effettuare la diagnosi clinica e di laboratorio dato che è il paziente stesso a riferire i sintomi all’assunzione di un alimento, per le intolleranze, invece, le reazioni ritardate rispetto all’assunzione degli alimenti rendono di difficile standardizzazione l’approccio diagnostico e clinico.” Per rispondere dunque alle esigenze del mondo medico, negli Stati Uniti è stato introdotto un nuovo metodo di diagnosi chiamato ALCAT® -Antigen Leucocyte Cellular Antibody Test-, che rappresenta un notevole miglioramento nella standardizzazione della metodica diagnostica per le intolleranze alimentari.

Il test usa una metodica “in vitro” su sangue intero che avvicina i risultati alla diagnostica “in vivo”; la reazione con i singoli estratti alimentari in gel (è possibile testare una varietà di alimenti da un minimo di 10 fino ad un massimo di 50 o 100) e non liofilizzati – viene confrontata con aliquote di sangue di controllo non esposte agli estratti alimentari. Dopo la separazione della frazione leucocitaria, ogni aliquota viene analizzata, conteggiata e misurata attraverso uno specifico strumento computerizzato che esprime graficamente la variazione del numero e della dimensione cellulare. I grafici del test, realizzati per singolo alimento, vengono sovrapposti al grafico di controllo determinando classi di positività in base a quanto il campione si allontana dall’istogramma di controllo in termini di deviazioni standard.

Studi clinici Americani, effettuati utilizzando test ALCAT® hanno evidenziato un buon livello di correlazione (83,4%) con il test di provocazione orale a doppio cieco per gli estratti alimentari (dati ricavati da una ricerca che ha coinvolto 19 pazienti, su ognuno dei quali è stata valutata una serie di 50 alimenti), e il 96% di correlazione per gli additivi alimentari (studio condotto su 26 pazienti a cui sono stati effettuati 76 test sugli additivi alimentari, utilizzando il metodo della provocazione orale a doppio cieco con controllo placebo).

Il test Alcat, può valutare la compatibilità ad additivi alimentari, conservanti e sostanze chimiche, antibiotici, antinfiammatori oltre che agli alimenti. Per i bambini sopra i 3 anni è possibile fare il test. La possibilità di evidenziare l’alimento intollerato può aiutare nella risoluzione di un problema che è diventato cronico. È importante evidenziare che il test kit di ALCAT®, l’unico riconosciuto dalla FDA (Food Drug Amministration) sia come allergeni sia come macchina, ha dimostrato la sua affidabilità nei risultati rispetto agli altri test in commercio. Inoltre, si sta procedendo per il riconoscimento CEE, cosa che nessun altro test ha in questo momento.

Garanzia della validità dei risultati è stata la misurazione della potenza proteica (Protein Nitrogen Units). L’inserimento del test nella routine ambulatoriale è immediato grazie alla facilità d’uso da parte del medico e all’attendibilità con cui è in grado di identificare alimenti potenzialmente reattivi nei pazienti con sospetta sensibilizzazione/intolleranza verso alimenti che non si riescono ad identificare agevolmente.

Il Sistema ALCAT TEST
Il SISTEMA ALCAT Test evidenzia una reazione avversa agli alimenti, cioè agli allergeni alimentari (approvati ed autorizzati dalla FDA ). Vengono valutati il numero e le dimensioni dei granulociti neutrofili, prime difese anticorpali dell’organismo, e quando si verifica una loro variazione c’è una reazione avversa a quel determinato alimento.

Il SISTEMA ALCAT Test effettua un dosaggio di qualità secondo parametri ben definiti denominati “criteri di affidabilità”: precisione, sensibilità e specificità. La precisione rappresenta la stima della riproducibilità del test. La sensibilità è la dose minima misurabile di una sostanza (globulo bianco) e il test è risultato sensibile al 96%. La specificità è la capacità di dosare esclusivamente una determinata sostanza (globulo bianco) così da escludere interferenze con sostanze simili e il test è risultato specifico al 92%.
Le modificazioni a carico dei granulociti neutrofili vengono quantificate mediante settori di colori diversi a seconda della gravità della reazione:

settore verde (alimenti non reattivi e correlati);

settore giallo (alimenti con reazione moderata);
settore arancione (alimenti con reazione grave);

settore rosso (alimenti con reazione estrema).

I gradi di reattività non sono necessariamente correlati con la presenza e/o l’intensità delle manifestazioni cliniche. Sarà il medico a vagliare attentamente le risposte del test, in modo da prescrivere una dieta che non privi il paziente dei nutrimenti essenziali e che, nello stesso tempo, riesca a eliminare tutti gli allergeni.
Questa dieta aiuta l’organismo a recuperare nel più breve tempo possibile la tolleranza nei confronti degli alimenti non tollerati; a non riconoscere più gli alimenti verso cui si era intollerante come estranei e nocivi, ma ad accettarli senza provocare in modo diretto o indiretto alterazioni a carico di qualsiasi organo, apparato o sistema.

Per ulteriori informazioni sull’interpretazione di “Alcat test” si prega di consultare la documentazione messa a disposizione dal distributore (IMGeP – tel. 02.58300376).



Ottobre 5, 2008 RASSEGNA STAMPA

Trenta e passa gradi all’ombra, ristorantino vista mare, tavolata rumorosa e allegra, vino bianco fresco, pane a portata di canestro. Per “stare leggeri”, insalata di riso per tutti (servita con dadini di prosciutto, mortadella e piselli). A seguire, piatto a centro tavola di mozzarella e pomodoro da sbocconcellare in compagnia, fino al caffè. A parere degli esperti non si è trattato di un pranzo “leggero”, anzi. Sotto il sole, i commensali hanno inanellato (come vedremo più avanti) una serie di scelte alimentari sbagliate: a cominciare dal vino e proseguendo col pane, i salumi, il pomodoro, la mozzarella.

Ma quali sono i cibi da evitare, d’estate, in vacanza?

Gente ha chiesto di elencarli (e di spiegare per quale motivo sono sconsigliati) al professor Giuseppe Di Fede specialista di nutrizione e Dietetica Clinica che, a Milano, dirige l’Imbio (Istituto di Medicina Biologica) cui fanno riferimento, in tutta Italia, i centri che eseguono il test “Alcat” contro le allergie e le intolleranze alimentari. Non a caso, la statunitense Food and Drugs Administration, la più autorevole organizzazione mondiale in materia di salute, ha riconosciuto il test Alcat, sia per la metodica computerizzata che per gli estratti alimentari utilizzati per l’analisi, oltre al riconoscimento CEE, del test.

Alcol e acidosi
«D’estate, col caldo, anche gli alimenti più semplici e apparentemente “leggeri” rischiano di ammutinare fegato, stomaco, intestino e anche l’apparato circolatorio. Cominciamo dai disturbi più frequenti: dati alla mano, in vacanza, quasi la metà degli italiani segnalano, in forma più o meno grave, disturbi da acidosi di origine alimentare», spiega il professor Giuseppe Di Fede, «ma anche alcolica. I vini bianchi e le bevande ora di moda tra i giovani, contenenti sostanze alcoliche apparentemente “mascherate”, che provocano vasodilatazione con calo della pressione arteriosa. Nel contempo aumentano nel sangue gli acidi forti compromettendo il ph, cioè il valore che indica il giusto equilibrio. Inoltre, il fegato trasforma questi acidi grassi liberi in chetoacidi con conseguenze anche molto gravi. La sera, invece, è consentito un bicchiere di vino rosso che contiene i flavonoidi, con valenza antiossidante».

Il pane
«Con le temperature elevate il pane di farina bianca è meno digeribile e i lieviti tendono a provocare fermenti . Meglio evitarlo a pranzo e, la sera, è preferibile quello con farine integrali. Il motivo è per la fermentazione intestinale, che il pane lievitato, anche se a lievitazione naturale, crea dopo mangiato, dando un senso di pesantezza e rallentamento, da indurci a fare un pisolino pomeridiano, affaticando ulteriormente la digestione.

I pomodori
«Col caldo, l’assunzione di pomodori, può indurre una forma di acidosi che porta alla nausea anche a causa di una sostanza, la tomatina, che irrita le pareti intestinali. Quando poi i pomodori vengono associati a formaggi filati come la mozzarella, alimento a sua volta a base acida, raddoppia il pericolo di acidosi con un rallentamento del processo digestivo fino a manifestazioni di vomito e diarrea. Vanno evitati anche i pomodori al forno con i tipici ripieni di maionese e salse elaborate».

I salumi
«I prodotti del maiale, sia la carne, sia gli insaccati, sono a rischio col caldo estivo. La quantità di sale che contengono i salumi irigidisce le arterie e favorisce l’innalzamento della pressione arteriosa. Spesso, i classici dadini di mortadella, prosciutto o wurstel vengono usati d’estate per dare sapore a riso e pasta fredda, col risultato di rendere problematica la digestione: il sangue affluisce in forte misura verso lo stomaco e viene sottratto ai muscoli provocando senso di affaticamento e di torpore».

Le carni
«Oltre a quelle di maiale, vanno evitate quelle di pecora, capra e agnello. Anche di manzo nelle dimensioni importanti come la “fiorentina”. Sconsiglio le salsicce, sia di maiale, sia di carne mista, con manzo. Nel pesce occorre limitare i crostacei (gamberoni e aragoste) perché possono incrementare i valori del cosiddetto «colesterolo cattivo” nel sangue.

I fritti
«Tutto ciò che viene cucinato in olio bollente, sia pesce, sia carne, ma anche verdure e frittate. Soprattutto le classiche patatine si trasforma in autentico rischio per le arterie. Specialmente in estate».

I formaggi
«Vanno sicuramente evitati quelli stagionati e “duri”, mi riferisco e certe forme di pecorino, tipiche di alcune regioni centrali e meridionali, Sicilia e Sardegna: questi formaggi contengono forti concentrazioni di sale che è il nemico più temibile nella stagione calda».

Le salse
«Sono assolutamente da evitare maionese, senape, ketchup, sughi e intingoli elaborati per la preparazione di carni e alcuni tipi di pasta, come le lasagne, i canneloni e i tortelloni ripieni di carne mista, maiale e manzo. Il rischio è quello di formare veri e propri “tappi” per le arterie».

I dolci
«Mentre, per la colazione del mattino, le marmellate, soprattutto di frutta, sono indicate anche d’estate, vanno evitati tutti i dolci con creme e cioccolato, dalle torte ai bomboloni, krapfen, e panna in tutte le sue elaborazioni. I cibi con forte contenuto di zuccheri, aumentano la produzione di insulina e, di conseguenza, incidono sulla caduta altrettanto veloce dei valori glicemici. In spiaggia, la conseguenza è di una repentina caduta della pressione arteriosa».

Frutta esotica
«La frutta è alimento importante ma con la globalizzazione dei mercati molti sono portati a pensare che anche i prodotti in arrivo da paesi lontani hanno più o meno le stesse caratteristiche dei nostri. Non è così: mango, avocado, i mandarini cinesi, contengono una serie di zuccheri e di sali minerali che, soprattutto d’estate, possono creare anche seri disturbi digestivi come enteriti e coliti, meglio la frutta nostrana di stagione».

«ultima raccomandazione: è bene ricordare che esistono due tipi di allergie alimentari, quelle immediate e quelle ritardate. Le più pericolose e silenti: dipendono in pratica dallo stimolo ripetuto degli alimenti sui linfociti intestinali. Stratificano, in sostanza, quella serie di depositi che, alla lunga, possono diventare forieri di guai. Ecco perché è sbagliato dire: “Quel cibo non mi ha fatto male anche se sconsigliato, quindi continuo a mangiarlo. I conti, alla fine, rischiano di non tornare».

Fonte: Gente – Ago. 08

di Renzo Magosso



Ottobre 5, 2008 RASSEGNA STAMPA

Presso I.M.Bio. in Milano si applicano i percorsi anti age personalizzati, seguendo delle linee guida dettate da protocolli di livello internazionale. Attraverso un semplice prelievo di sangue venoso effettuato in laboratorio, vengono eseguiti check-up mirati alla valutazione dello stato di salute reale o apparente del nostro organismo. Un pannello di esami del sangue, appositamente selezionati da specialisti, compongono l’oramai noto Biocheck Anti Age, o determinazione dell’età biologica.

Importante notare che l’Istituto di Medicina Biologica è l’unico ad applicare tale pannello di esami. Dai dati che si ottengono dal bio check è possibile tracciare una linea guida per quanto riguarda l’efficienza del sistema immunitario, del sistema ormonale, dello stato ossidante e anti ossidante (i.e. la valutazione della produzione dei radicali liberi e la capacità di abbassarli da parte dei sistemi anti ossidanti), il danno che i radicali liberi creano al DNA, il controllo dell’indice di benessere cellulare con il dosaggio degli acidi grassi polinsaturi, serie omega 3 e acido arachidonico.

Inoltre il Disbiosi test controlla lo stato di salute dell’intestino, segnalando una possibile alterazione della flora batterica, distinguendone il tipo specifico. Il profilo dei lipidi, i grassi nel sangue e la capacità di abbassarli sono una componente importante del bio check anti age. Inoltre normali analiti biochimici accompagnano il bio check anti age. Un’altro test, effettuato su richiesta del paziente o dopo la visita medica con lo specialista, è la ricerca delle allergie ritardate agli alimenti o intolleranze alimentari.

Si tratta del test ALCAT. Una precisa e attenta valutazione dei risultati degli esami eseguiti, porterà allo sviluppo di un rapporto su possibili interventi di tipo preventivo e nutrizionale. Tra i possibili presidi terapeutici, si valutano integratori alimentari, antiossidanti, dove è necessario, correttori della flora batterica intestinale e altre terapie sempre personalizzate.

Oltre a stabilire la reale età biologica del soggetto, attraverso un punteggio ricavato da un algoritmo applicato ai singoli risultati degli analiti, che molto spesso è diversa da quella anagrafica, il bio check anti age, può mettere in mostra stati di salute apparenti o confermare alterazioni cliniche in atto o in fase iniziale. Oppure può confermare lo stato di salute e benessere reali.

Con il bio check anti age è possibile migliorare lo stato fisico e psichico, migliorando le capacità cognitive che nel tempo tendono a diminuire, ripristinare i valori ematici alterati e soprattutto migliorare l’efficienza della macchina uomo.

Attraverso l’esperienza e il frutto di un impegno quotidiano è possibile applicare principi di medicina anti age e preventiva, spostando indietro le lancette dell’orologio.

Fonte: Il Mondo – Sett. 08



Settembre 30, 2008 Newsletter

Ancora una volta il ciclo “Sapere. Il Sapore del Sapere” realizza un appuntamento con medici, esperti del settore ed opinion leader per informare e diffondere conoscenze sull’alimentazione, proponendola come stile di vita.

I fenomeni delle intolleranze alimentari e delle infiammazioni croniche sono sempre più diffusi e colpiscono un numero sempre maggiore di persone. L’obiettivo del convegno di Venerdì 10 Ottobre “Intolleranze alimentari e infiammazioni croniche: nuove scoperte e test diagnostici per prevenire e curare le allergie “Dall’infanzia alla terza età”, che si terrà presso Palazzo Castiglioni – Unione CTSP, in Corso Venezia 49 a Milano, è quello di informare e aggiornare il pubblico della manifestazione sulla direzione che stanno prendendo gli studi legati alle relazioni tra cibo e sistema immunologico.
Ci si concentrerà su due diversi fronti: da una parte le recenti scoperte sulle relazioni che intercorrono tra le intolleranze alimentari e le infiammazioni croniche che potrebbero sembrare non direttamente correlate, dall’altra si presenteranno alcuni test che vengono utilizzati per riscontrare ipersensibilità verso alcuni gruppi di alimenti, e i cui risultati sono sempre più affidabili. Dall’intolleranza si può guarire seguendo diete specifiche basate sull’eliminazione e sulla successiva reintroduzione dell’alimento, in tutta sicurezza e sotto la guida di uno specialista.

Durante il convegno si alterneranno cinque diversi relatori. Antonio G. Traverso, docente di discipline bionaturali e collaboratore di Solgar, parlerà della “Determinazione bioenergetica della situazione nutrizionale personale”; Attilio Speciani, medico immunologo, tratterà il tema de “La confusione dei test diagnostici e i grandi gruppi alimentari: integrare i risultati per capire e guarire”. Un altro importantissimo punto sarà presentato dal medico specialista in Chirurgia Generale Fabrizio Duranti, che illustrerà il metodo “L’HMP (Human Maximum Performance) nella prevenzione dell’infiammazione cronica”.

“Il cibo e le intolleranze alimentari. Per poter scegliere è necessario comprendere” è invece il titolo dell’intervento dell’esperta di macrobiotica e medicina cusminiana Teresa Tranfaglia.

Tra i relatori figurerà anche Giuseppe Di Fede, medico chirurgo Specialista in Nutrizione e Dietetica Clinica e Direttore Sanitario dell’Istituto di medicina biologica di Milano, che parlerà di “Geni da nutrire”.

Si ringrazia per la collaborazione 50&Più Università.

La prenotazione è obbligatoria e la partecipazione gratuita.

Location: Palazzo Castiglioni – Unione CTSP – corso di Porta Venezia 49, 20121 Milano
Data: 10 ottobre 2008
Orario:dalle h14.30 alle h 18.00

clicchi qui per il programma >>



Giugno 30, 2008 Newsletter
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I GIORNI DELLA SALUTE – manifestazione ideata dal Comune di Milano presenta

FOOD FOR THOUGHT – CIBO PER LA MENTE 
Convegno 11 giugno 2008
Palazzo Affari ai Giureconsulti, Piazza Mercanti 2 Milano
Le allergie e le intolleranze alimentari:
il gusto di mangiare senza rischiare

Il giorno 10 e 11 giugno IMBIO sarà presente con il dottor Mancuso con un gazebo in piazza Mercanti. L’evento fa parte de I GIORNI DELLA SALUTE, manifestazione ideata dal Comune di Milano e realizzata da Agrimercati in collaborazione con Erredieffe di Rossella De Focatiis e “Il Sapore del Sapere”.


PROGRAMMA

Ore 14,30

Registrazione

Ore 14,45

Inizio lavori: presentazione di Rossella de Focatiis

Ore 15,00

Candida intestinale e Elicobacter pilori: alimentazione e rimedi naturali.
Luca Avoledo – dott. magistrale in Scienze Naturali e Naturopata. E’ esperto di ecologia del corpo, nutrizione, integratori naturali e fitocomplementi

Ore 15,30

Zuccheri e glutine. Il giusto apporto per una sana alimentazione
Giuseppe Di Fede – Professore in medicina, biotecnologie, immunoterapia e ipertermia oncologica. Direttore sanitario IMBIO ( Istituto di Medicina Biologica di Milano)

Ore 16,00

Intervallo

Ore 16,30

Mangiar sano: prevenire e curare le allergie e le intolleranze alimentari con il metodo Kousmine
Michela Trevisan – Biologo nutrizionista, esperta in alimentazione naturale

Ore 17,00

Relazioni pericolose tra allergie, soprappeso e intolleranze alimentari: il cibo come medicina
Attilio Speciani – Medico immunologo, specialista in allergologia, agopuntore. Membro del Comitato tecnico scientifico di medicina complementare della Regione Lombardia

Ore 17,30

Dibattito

Ore 18,30

Chiusura lavori


www.saperedelsapore.it
www.agrimercati.it

Iniziativa realizzata da Agrimercati
Azienda della Camera di Commercio di Milano e delle Associazioni
di rappresentanza per lo sviluppo delle filiere agricola e agroalimentare
con la collaborazione di Erredieffe
di Rossella de Focatiis e Sapere. Il Sapore del Sapere.

 


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