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Maggio 30, 2009 Newsletter

C’è chi è allergico a un farmaco o a un principio attivo e non lo sa.

Alcuni non tollerano più di una certa quantità di sostanza, subendo effetti collaterali spesso non certo graditi dai pazienti. Ci sono malattie che non tutti contraggono allo stesso modo e che manifestano gli stessi sintomi: le caratteristiche genetiche sono determinanti.

Tuttavia, alle terapie farmacologiche non tutti rispondono allo stesso modo: c’è chi risponde in maniera completa e guarisce, chi invece necessita di dosi maggiori di farmaco, con tempi di guarigione più lunghi e a volte non completi. Ma c’è chi non riesce a superare una malattia e purtroppo non sopravvive.

La risoluzione del problema sta nel personalizzare le terapie e creare dei farmaci “ad personam”, su misura per il paziente.

Oggi la ricerca scientifica ha individuato le caratteristiche genetiche che governano le reazioni ai farmaci, ai principi attivi delle molecole e ai componenti degli alimenti.
Le risposte dei pazienti ai farmaci sono sempre più imprevedibili, tanto che le reazioni avverse ai farmaci sono la quarta causa di morte nel mondo.

Tanto per fare dei numeri, nell’ultimo anno in sedici ospedali della Lombardia la Regione ha speso venti milioni di euro per correggere terapie farmacologiche sbagliate o per curare persone che hanno manifestato reazioni avverse.
Per questo è necessario una cura sempre più personalizzata.

La farmacogenomica e la nutrigenomica sono la risposta che già da alcuni anni l’Istituto di Medicina Biologica di Milano, diretto dal dottor Giuseppe Di Fede, utilizza per la scelta delle terapie farmacologiche dei pazienti.
Oltre alla scelta dei farmaci più idonei, è possibile scegliere l’alimentazione più adeguata per il nostro organismo, a seconda della funzione di alcuni geni nei confronti delle sostanze presenti nei cibi e la capacità di eliminare sostanze tossiche o cancerogene che a volte accompagnano gli alimenti.

Anche le strutture sanitarie si stanno adeguando ai tempi, iniziando a introdurre il test sui farmaci negli ospedali, testando il DNA dei pazienti prima di essere sottoposti alle cure.
In sostanza si va cercare ciò che di più personale abbiamo, i geni, come lavorano, se e quanto sono attivi e se sono mutati. Allora l’approccio farmacologico e nutrizionale, diventa una terapia che considera la persona nella sua completezza.

La personalizzazione della medicina sarà rappresentata dalla scelta dei farmaci su misura per ognuno di noi. La scienza della nutrizione, allo stesso modo, seleziona gli alimenti più idonei segnalando quelli più pericolosi o dannosi.
Questo rappresenta il futuro della prevenzione, nel rispetto della salute dell’individuo.
Le modalità di esecuzione del test è molto semplice: attraverso il prelievo di alcune cellule della mucosa orale con uno spazzolino dedicato si analizzano i geni specifici. Il risultato che si ottiene evidenzia le capacità disintossicanti dell’organismo, segnalando eventuali alterazioni di alcuni geni, ed evidenzia inoltre le capacità di rispondere ai farmaci e se alcuni principi attivi sono da utilizzare con cautela o addirittura da evitare.

La caratteristica sta nella velocità di metabolizzare una sostanza da parte dei geni deputati a tale funzione. Ad esempio un eccesso di principio attivo come un anti coagulante, in un soggetto che lo metabolizza lentamente, può esporlo a rischio di emorragia. Ecco allora che la prevenzione è possibile viverla nella vita di tutti i giorni, evitando comportamenti sia farmacologici che alimentari, che potrebbero mettere a rischio la salute.

Un organismo nutrito in modo corretto e supportato al bisogno secondo le proprie caratteristiche genetiche è un organismo che tenderà ad ammalarsi di meno e sarà capace di reagire in maniera adeguata ad eventuali malattie.
Questo insegnamento ci giunge dallo studio dell’interazione tra ambiente (alimentazione, inquinamento, farmaci) e geni, identificata con il termine di epigenetica, la quale studia l’influenza dell’ambiente sull’operato dei geni.

I geni non possiamo cambiarli, ma possiamo influenzare in maniera positiva il loro operato (proteine) facendoli lavorare per noi, in modo da aggiungere anni alla vita e vita agli anni.



Maggio 30, 2009 Newsletter

La cute, col passare degli anni, perde le sue intrinseche caratteristiche di tonicità ed elasticità a causa di un fisiologico processo di invecchiamento cellulare al quale va incontro.Tale processo di invecchiamento è principalmente determinato dalla costante aggressione esercitata dai radicali liberi sulle nostre cellule.

La presenza di alterazioni genetiche a carico di alcuni enzimi prodotti normalmente dal nostro organismo e deputati al mantenimento e al rispetto delle fisiologiche caratteristiche della cute possono predisporre alla comparsa di precoci fenomeni di invecchiamento determinando un’anticipazione nella comparsa di rughe ed inestetismi.
Tali alterazioni genetiche sono in grado di svolgere attivamente la loro azione negativa sul benessere naturale della nostra pelle soprattutto in presenza di un substrato caratterizzato da un aumento quantitativo dei radicali liberi nel nostro organismo e da un sistema difensivo antiossidante deficitario.

Oggi siamo in grado attraverso la biologia molecolare applicata ai principi di genetica e di laboratorio di evidenziare la presenza di eventuali alterazioni genetiche a carico di specifici enzimi deputati al mantenimento delle caratteristiche di tonicità e di elasticità della nostra pelle ed inoltre di valutare la capacità difensiva antiossidante del nostro organismo nei confronti dei radicali liberi.
Il test genetico che vi consigliamo prevede la valutazione di alterazioni a carico di sistemi enzimatici strategici che possono predire la suscettibilità individuale all’invecchiamento precoce della nostra pelle.

Nello specifico vengono valutati enzimi deputati al mantenimento di tono ed elasticità, al mantenimento del fisiologico equilibrio tra produzione e smaltimento del collagene e dell’elastina e degli enzimi responsabili del rispetto dell’attività ormonale che influenza il naturale benessere cutaneo. Infine, vengono altresì valutate le nostre capacità antiossidanti geneticamente programmate.

In relazione all’esito del test, effettuato presso l’Istituto di Medicina Biologica di Milano e distribuito ai medici da I.M.Ge.P, verranno consigliate le opportune terapie in grado di correggere le situazioni di squilibrio che individualmente sono presenti nel soggetto.



Marzo 30, 2009 Newsletter

E’ ormai noto da alcuni anni come lo stress ossidativo rappresenti un parametro molto importante per la valutazione dello stato di benessere dell’organismo. Una eccessiva produzione di sostanze proossidanti liberi e/o una riduzione della capacità antiossidante diventa il punto di partenza di numerose patologie.

Con tale premessa è ovvio che quindi la giusta valutazione dei parametri è la necessaria premessa ad una terapia adeguata; esistono in commercio moltissimi prodotti antiossidanti ma ciò che conta è, oltre la quantità di principi attivi, anche il giusto assemblaggio tra i principi stessi altrimenti si corre il rischio di fare un trattamento sostanzialmente inutile.

Altra cosa importante è una alimentazione adeguata.
Alcuni lavori recenti dimostrano come, anche nel caso di assunzione di sostanze ad alto potere antiossidante, ci possono essere delle associazioni tra alimenti che ne riducono drasticamente l’efficacia. Ad esempio la biodisponibilità dei fenoli (contenuti nel tè) viene significativamente ridotta dalla contemporanea assunzione di latte. Da ciò risulta come sono necessarie delle modalità ben definite per un corretto apporto di principi nutritivi attivi.

E’ pertanto essenziale comprendere che lo stress ossidativo deve essere prima valutato con esami mirati e successivamente corretto, se è il caso, con un intervento terapeutico chiaro e ben pianificato: il fai da te genera quasi sempre solo confusione.

Presso l’Istituto di Medicina Biologica sono eseguibili esami ben mirati alla valutazione della barriera antiossidante:essi possono essere eseguiti sul sangue e/o sulle urine;danno utili informazioni sul bilancio antiossidante e rappresentano la necessaria premessa per una terapia mirata.

A questo scopo sono stati studiati e messi a disposizione linee di integratori specifici per le varie situazioni che si presentano in modo da eseguire un piano di cura personalizzato nell’ottica più ampia della medicina preventiva.



Febbraio 1, 2009 Newsletter

L’acufene (tinnitus) viene definito come un disturbo della percezione uditiva per cui il paziente avverte sensazioni acustiche senza una sorgente che lo generi.
E’ un disturbo molto diffuso e spesso trascurato; e si stima che anche in Italia ne soffra il 10% circa della popolazione;spesso poi tale sintomo si associa anche a disturbi della sfera psichica (irritabilità, ansia ecc.) con notevoli ripercussioni sulla vita di relazione.

L’ acufene può essere un sintomo di patologia delle vie acustiche e pertanto accompagnato anche da altri segni di compromissione uditiva; tuttavia può essere anche compreso anche in patologie di apparati diversi(cardiocircolatorio, endocrino, nervoso). Spesso la vera causa non viene riscontrata.

E’abbastanza evidente che l’acufene non è un disturbo “facile” con cui confrontarsi; anzi spesso è insidioso e per niente facile da trattare.

Analogo discorso si può fare per le vertigini, disturbo molto frequente e spesso, analogamente agli acufeni, mal valutato o trascurato; le vertigini possono trarre origine non solo da problematiche cervicali o dell’orecchio,ma possono far parte anche di quadri clinici complessi per i quali ci vuole un inquadramento diagnostico ampio che comprende anche intolleranze alimentari,stress ossidativo, assetto immunologico e cardiocircolatorio.

Partendo dalla concezione che qualsiasi disturbo è l’espressione di uno squilibrio che coinvolge l’intero organismo, l’IMBIO, in collaborazione con il Dr Raponi, otorinolaringoiatra di lunga esperienza ed esperto nella patologia dell’orecchio, propone un modello di cura basato su principi della medicina tradizionale e di quella alternativa che ha come fine ultimo il miglioramento della funzionalità delle vie acustiche sia a livello periferico che centrale; l’intento è quello di dare il più ampio spazio a tutte le possibilità terapeutiche cercando nel contempo di contenere i costi.
Riteniamo pertanto con questa strategia di poter agire in maniera efficace sui fattori che possono essere alla base della insorgenza degli acufeni.
Dopo una valutazione clinica viene stilato il programma di cura che prevede l’utilizzo delle terapie in maniera variabile da caso a caso.

Le terapie proposte hanno effetti collaterali davvero poco rilevanti; in ogni caso,sono anche previsti questionari ed anche brevi valutazioni durante ed alla fine della terapia per monitorare la situazione clinica.Su consenso del paziente i dati verranno poi utilizzati per uno studio clinico.



Gennaio 30, 2009 Newsletter

Potenziale utilità clinica di Deutrosulfazyme® CELLFOOD®.
Osservatorio Internazionale Stress Ossidativo, Radicali Liberi e Sistemi Antiossidanti
(Salerno)

090101_radicaliLo stress ossidativo, definito classicamente come l’effetto finale dello squilibrio fra produzione ed eliminazione di specie chimiche ossidanti, generalmente di natura radicalica e centrate sull’ossigeno (Reactive Oxygen Species, ROS), costituisce uno dei fattori di rischio emergenti per la salute. Ad esso, infatti, risultano associati non solo l’invecchiamento precoce, ma una serie di quadri morbosi, spesso di natura degenerativa e ad andamento cronico. In particolare, il Sistema Nervoso Centrale rappresenta, per varie ragioni (elevato consumo di ossigeno, alti livelli di ferro, concentrazione significativa di acidi grassi poliinsaturi, etc.) uno dei principali target dei ROS e, quindi, dello stress ossidativo che, a ragione, viene oggi considerato uno dei principali cofattori di malattie neurodegenerattive (malattia di Parkinson, malattia di Alzheimer, slerosi laterale amiotrofica, etc.).

Per questo motivo, negli ultimi anni il tradizionale approccio terapeutico a queste patologie si sta sempre più aprendo al contributo, talvolta determinante, degli integratori. In tale contesto, Deutrosulfazyme(R) [CELLFOOD®), Eurodream srl, La Spezia], una soluzione colloidale in fase disperdente acquosa a base di amminoacidi, minerali, enzimi e deuterio solfato in tracce, ha dimostrato di possedere potente azione antiossidante sia in vitro che in vitro, proponendosi come formulazione potenzialmente in grado di migliore il trofismo neuronale, più o meno gravemente compromesso dallo squilibrio del bilancio ossidativo nel corso di malattie croniche e degenerative.

Antiossidanti – I radicali liberi

I radicali liberi sono prodotti di “scarto” che si formano naturalmente all’interno delle cellule del corpo quando l’ossigeno viene utilizzato nei processi metabolici per produrre energia (ossidazione). Se sono in quantità minima aiutano il sistema immunitario nell’eliminazione dei germi e nella difesa dai batteri.
Dal punto di vista biochimico, i radicali liberi sono frammenti di molecola dotati di un elettrone spaiato (numero dispari di elettroni nell’ultimo strato, quando normalmente gli elettroni sono accoppiati), che si formano nelle cellule sia in seguito alle normali reazioni metaboliche sia in seguito a stimoli esterni: radiazioni ionizzanti, elevata tensione di ossigeno, sostanze chimiche di varia natura.
Tra i radicali liberi più pericolosi ci sono i composti dell’ossigeno, il cui effetto é simile a quello delle radiazioni: anione superossido, acqua ossigenata e idrossilico. Il più diffuso è l’anione superossido che è estremamente pericoloso perché distrugge l’ossido nitrico determinando ipertensione .
I radicali liberi sono fortemente ossidanti, molto reattivi e vanno alla ricerca disperata di ciò che hanno perduto: un elettrone per completare la doppietta.

Questo li porta a reagire con altre molecole, creando nuovi radicali instabili e dando inizio a reazioni a catena che finiscono per danneggiare irreversibilmente le strutture cellulari.
In condizioni fisiologiche vi è uno stato di equilibrio tra la produzione endogena di radicali liberi e la loro neutralizzazione da parte dei meccanismi anti-ossidanti di difesa. Quando prevale la produzione di radicali si viene a determinare un danno, definito stress ossidativo, che, a lungo andare, comporta una progressiva usura.

Oltre alle normali reazioni biochimiche di ossidazione cellulare, contribuiscono alla formazione dei radicali liberi:

  • alcune disfunzioni e stati patologici come le malattie cardiovascolari, l’artrite reumatoide, gli stati infiammatori in genere, i traumi al sistema nervoso, ecc.;

  • l’ischemia dei tessuti e conseguente riduzione dell’apporto di sangue;

  • le diete troppo ricche di proteine e di grassi animali saturi;

  • gli alimenti non tollerati;

  • la presenza di un eccesso di ferro che, nella prima fase della trasformazione, fa liberare dal perossido di idrogeno il radicale ossidrile, che è in grado di attivare reazioni chimiche ulteriormente dannose;

  • l’azione dei gas inquinanti e delle sostanze tossiche in genere (monossidi di carbonio e piombo prodotti dalla combustione dei motori; cadmio, piombo e mercurio prodotti dall’attività industriale; idrocarburi derivati dalle lavorazioni chimiche, ecc.);

  • il fumo di sigaretta, che è una vera e propria miniera di sostanze chimiche;

  • l’eccesso di alcool;

  • le radiazioni ionizzanti e quelle solari (ozono in eccesso e raggi UVA e UVB). Le radiazioni solari inducono sulla pelle processi di fotoossidazione che degradano gli acidi grassi polinsaturi delle membrane cellulari e conseguente formazione di radicali liberi;

  • i farmaci;

  • l’attività fisica intensa, sia di resistenza organica che di forza muscolare, causa un incremento notevole delle reazioni che utilizzano l’ossigeno (aumento della respirazione polmonare e dell’attività dei mitocondri delle cellule muscolari, ecc.) e conseguente surplus di formazione di perossido di idrogeno. Anche le reazioni biochimiche legate all’accumulo e rimozione dell’acido lattico dai muscoli affaticati, contribuiscono ad innalzare la soglia dei radicali liberi.

Secondo alcuni studiosi, la lisi della membrana cellulare da parte dei radicali liberi (perossili), è una delle cause del dolore muscolare. Lo stesso avviene per i globuli rossi, contribuendo a determinare o accentuare l’anemia negli atleti. L’atleta allenato è comunque in grado di fronteggiare la presenza di radicali liberi in maniera nettamente più efficace del sedentario o di chi pratica attività fisica saltuariamente.
Quando respiriamo, introduciamo ossigeno. Il 95% circa di questo ossigeno viene utilizzato dalla cellule per produrre energia; mentre la parte rimanente dà origine ai radicali liberi. Questo è un processo fisiologico, normale, e l’organismo di una persona sana è attrezzato per fare fronte alla presenza di questi radicali liberi difendendosi con un proprio sistema anti-radicali, che si chiama sistema antiossidante.
Questo sistema antiossidante comprende meccanismi enzimatici e meccanissmi non-enzimatici. Tra i primi vi è la superossidodismutasi, la catalasi e il glutatione ridotto. Tra le sostanze non enzimatiche ricordiamo la Vitamina E, la Vitamina C, i carotenoidi, i polifenoli, le antocianine, ecc.
Pertanto, alla formazione di radicali liberi il nostro organismo risponde mediante il suo sistema antiossidante.
Se però il quantitativo di radicali liberi prodotto è superiore a quello fisiologico, il nostro sistema antiossidante non è più in grado di neutralizzare questo eccesso, per cui i radicali liberi aggrediscono le cellule, provocando danni più o meno gravi (stress ossidativo).
L’azione distruttiva dei radicali liberi è indirizzata soprattutto sulle cellule, in particolare sui grassi che ne formano le membrane (liperossidazione), sugli zuccheri e sui fosfati, sulle proteine del loro nucleo centrale, specialmente sul DNA (acido desossiribonucleico) dove alterano le informazioni genetiche, sugli enzimi, ecc.
L’azione continua dei radicali liberi si evidenzia soprattutto nel precoce invecchiamento delle cellule e nell’insorgere di varie patologie gravi come il cancro, malattie dell’apparato cardiovascolare, diabete, sclerosi multipla, artrite reumatoide, enfisema polmonare, cataratta, morbo di Parkinson e Alzheimer, dermatiti, ecc.

Antiossidanti
Le sostanze antiossidanti riportano l’equilibrio chimico nei radicali liberi grazie alla possibilità di fornire loro gli elettroni di cui sono privi. L’organismo umano si difende naturalmente dai radicali liberi producendo degli antiossidanti endogeni come la superossido dismutasi, la catalasi e il glutatione.

Superata una certa soglia è necessario un apporto esterno di antiossidanti.
I principali sono:

  • Vitamine: vitamina C, multivitaminico, vitamina E, betacaroteni (provitamina A);

  • CELLFOOD® gocce

  • Pigmenti vegetali: polifenoli, bioflavonoidi;

  • Micronutrienti ed enzimi: selenio, rame, zinco, glutatione, coenzima Q10, ecc.).

Gli agenti antiossidanti possono agire singolarmente o interagire, proteggendosi a vicenda nel momento in cui vengono ossidati. Va tenuto presente che ciascun antiossidante ha un campo di azione limitato ad uno o due specifici radicali liberi. Pertanto solo un’alimentazione completa, con cibi che assicurano un ampio ed equilibrato spettro di nutrienti, può garantire un’efficace azione antiossidativa.

Le microalghe verdi-azzurre Klamath sono ricchissime di pigmenti antiossidanti, tra cui spiccano le potentissime ficocianine, la Klamath fornisce, oltre ai più importanti antiossidanti endogeni (SOD e glutatione), il più alto contenuto di betacarotene fra tutti i cibi conosciuti, perfettamente assimilabile perché presente nelle forme cis e trans in maniera bilanciata. Cosa ancora più importante, il betacarotene nella Klamath è parte dell’intero corredo dei carotenoidi (alpha, gamma, etc.). Gli studi CARET e PHS, promossi dallo statunitense National Cancer Institute e pubblicati dal New England Journal of Medicine nel 1996. hanno mostrato come il betacarotene sintetico, e lo stesso betacarotene naturale ma isolato, lungi dallo svolgere un’azione antiossidante, agiscono come fattori ossidativi e pro-tumorali. A partire da quel momento, è diventato chiaro che per ottenere una potente azione antiossidante e preventiva dei tumori è necessario assumere il betacarotene in entrambe le sue forme cis e trans, cioè come si trova nel suo stato naturale, e soprattutto nella sua naturale sinergia con altri carotenoidi (vedi Mayne S.T., et al., Beta-carotene, carotenoids and disease prevention in humans, in FASEB J., 10-7: 690-701 – 1996; Pryor W.A., et al., Beta-carotene: from biochemistry to clinical trials, in Nutr Rev., 58-2 Pt 1): 39-53 – 2000).

Elenco delle malattie sicuramente associate allo stress ossidativo

1. Aceruloplasminemia
3. Anemia falciforme
5. Apnea notturna
7. Artrite cronica giovanile
9. Asbestosi
11. Atassia di Friedreich
13. Aterosclerosi
15. Baropatie
17. Broncopneumopatie professionali
19. Cancro del polmone
21. Cataratta
23. Cirrosi biliare primitiva
25. Colite
27. Corea di Huntington
29. Degenerazione maculare
31. Diabete mellito
33. Dislipidemie
35. Eclampsia/preeclampsia
37. Epatopatia alcolica
39. Fibrosi cistica
41. Infarto del miocardio
43. Infezione ed infiammazione da
Helicobacter pylori
45. Insufficienza venosa
47. Ipertensione arteriosa
49. Ischemia/ictus cerebrale
51. Leucemia
53. Malattia di Alzheimer
55. Malattia di Parkinson
57. Malattia Reumatica
59. Miocardite
61. Obesità
63. Osteoporosi
65. Photoageing
67. Progeria
69. Retinopatia dei prematuri
71. Sclerodermia
73. Sclerosi multipla
75. Sepsi
77. Sindrome da distress respiratorio
79. Sindrome da Immunodeficienza
Acquisita (AIDS)81. Sindrome di Menière
83. Sindrome di Zellweger
85. Sinucleinopatie
87. Trapianto renale
89. Uremia
2. Amiloidosi sistemica
4. Angina instabile
6. Arteriopatia coronarica
8. Artrite psoriasica
10. Asma
12. Atassia teleangectasia
14. Atrite Reumatoide
16. Broncopneumopatia cronica ostruttiva
18. By-passo cardiopolmonare
20. Carcinoma a cellule renali
22. Cellulite
24. Cirrosi epatica
26. Compromissione cognitiva minima
28. Danno da ischemiariperfusione
30. Dermatite atopica
32. Disfunzione erettile
34. Displasia broncopolmonare grave
neonatale
36. Epatite cronica C
38. Fibroplasia retrolenticolare
40. Fibrosi polmonare idiopatica
42. Infertilità maschile
44. Insufficienza renale cronica/emodialisi
46. Iperomocisteinemia
48. Ipertensione polmonare
50. Leismaniosi cutanea
52. Lupus Eritematoso Sistemico
54. Malattia di Creutzfeldt–Jakob
56. Malattia parodontale
58. Meningite
60. Morbo di Crohn
62. Osteoartrosi
64. Pancreatite
66. Pneumopatie interstiziali
68. Psoriasi
70. Sarcoidosi
72. Sclerosi Laterale Amiotrofica
74. Scompenso cardiaco
76. Sferocitosi
78. Sindrome da fatica cronica
80. Sindrome di Down
82. Sindrome di Werner
84. Sindromi mielodisplastiche
86. Taupatie
88. Tubercolosi
90. Ustioni

 



Dicembre 30, 2008 Newsletter

Con il termine di intolleranze alimentari si intendono reazioni avverse determinate dalla ingestione di alcuni principi alimentari che provocano una serie di disturbi spesso subdoli e di difficile inquadramento.I quadri clinici riferibili ad intolleranza sono generalmente in aumento; tale fenomeno riveste poi particolare importanza nella età pediatrica perché può avere importanti ripercussioni sull’accrescimento del bambino.

L’intolleranza al lattosio consiste in una completa o parziale riduzione della capacità di assorbimento del lattosio da parte dell’intestino tenue per carenza dell’enzima lattasi. La produzione di tale enzima varia a seconda dell’età; è massima nei primi 2-3 anni di vita per poi ridursi progressivamente nell’età adulta.

La riduzione della attività dell’enzima che digerisce il latte,si riduce progressivamente durante lo sviluppo, in alcuni casi la riduzione dell’attività dell’enzima è completa già dai primi mesi di vita, ed è determinata geneticamente.

Anche in caso di patologie gastrointestinali come coliti e gastriti si può riscontrare una sua diminuzione. In genere anche in caso di carenza di lattasi piccole quantità di lattosio con la dieta vengono ben tollerate ma al di sopra di una certa soglia (pochi grammi al giorno) possono comparire sintomi intestinali quali diarrea, dolori addominali, meteorismo oltre alla tendenza a ridurre il consumo di latte e derivati e quindi anche di calcio con tutte le possibili conseguenze.

Un’altra intolleranza frequente è nei confronti del glutine, chiamata celiachia o morbo celiaco); l’incidenza di questa condizione è stimata intorno a 1/150 persone. La patologia dipende da una intolleranza permanente alla gliadina, proteina contenuta nei cereali, su base genetica: l’introduzione del glutine determina gravi danni alla mucosa intestinale con sintomi determinati dal malassorbimento: diarrea, dolori addominali, stanchezza e, nei bambini, arresto della crescita.

Non esiste una cura specifica se non una dieta rigorosamente priva di glutine.

Nella età pediatrica la più frequente è la forma classica che insorge durante lo svezzamento; tuttavia ci sono numerose forme potenziali o silenti determinate da un corredo genetico che predispone alla intolleranza al glutine che possono manifestarsi in qualunque periodo dell’accrescimento o nell’età adulta.

Le due forme di intolleranza al lattosio e al glutine possono anche coesistere originando quadri clinici complessi; anche se così comuni, spesso non vengono prese in considerazione nell’iter diagnostico.
Inoltre anche alcuni esami specifici possono dare risultati non univoci o addirittura contraddittori per cui il paziente presenta disturbi insistenti senza una diagnosi certa.

Presso l’Istituto di Medicina Biologica abbiamo approntato l’utilizzo di test genetici che possono dare risposte significative in molte situazioni; in particolare sono in grado di definire la presenza o una predisposizione alle intolleranze al lattosio e glutine studiando la composizione genetica.
Ciò permette di definire un comportamento alimentare e uno stile di vita adeguato e personalizzato nell’ottica di una medicina curativa ed anche preventiva.

Il test è di facile esecuzione e non invasivo: con un apposito spazzolino, si preleva dalla mucosa del cavo orale il materiale necessario alla indagine genetica; può essere eseguito in prima istanza o meglio rappresentare un approfondimento diagnostico nell’ambito delle intolleranze alimentari soprattutto nei casi contrassegnati da sintomatologia persistente con quadro diagnostico non chiaro.



Novembre 30, 2008 Newsletter

Con il termine di intolleranze alimentari si intendono reazioni avverse determinate dalla ingestione di alcuni principi alimentari che provocano una serie di disturbi spesso subdoli e di difficile inquadramento clinico.L’ intolleranza al lattosio consiste in una completa o parziale riduzione della capacità di assorbimento del lattosio da parte dell’intestino tenue per carenza dell’enzima lattasi. La produzione di tale enzima varia a seconda dell’età;è massima nei primi anni di vita per poi ridursi progressivamente nell’età adulta; peraltro anche in caso di patologie gastrointestinali come coliti e gastriti si può riscontrare una sua diminuzione

In Italia stime recenti evidenziano un deficit significativo nel 40-50% della popolazione; in genere anche in caso di carenza di lattasi piccole quantità di lattosio con la dieta vengono ben tollerate ma al di sopra di una certa soglia( pochi grammi al giorno) possono comparire sintomi intestinali quali diarrea,dolori addominali,meteorismo;inoltre il paziente per ridurre i disturbi intestinali tende a ridurre il consumo di latte e derivati e quindi anche di calcio con tutte le possibili conseguenze.

Un’altra intolleranza frequente è nei confronti del glutine ,chiamata celiachia o morbo celiaco); l’incidenza di questa patologia è stimata intorno a 1/150 persone.

La patologia dipende da una intolleranza permanente alla gliadina, proteina contenuta nei cereali,su base genetica:l’introduzione del glutine determina gravi danni alla mucosa intestinale con sintomi determinati dal malassorbimento: diarrea,dolori addominali,stanchezza e ,nei bambini, arresto della crescita. Non esiste una cura specifica se non una dieta rigorosamente priva di glutine.

Accanto alla forma classica ci sono però numerose forme definite atipiche che si manifestano nell’età adulta in soggetti predisposti(sovente con parenti celiaci) e frequentemente dopo un evento stressante come un intervento o una malattia.

Le due forme di intolleranza al lattosio e al glutine possono anche coesistere originando quadri clinici complessi; anche se così comuni,spesso non vengono prese in considerazione nell’iter diagnostico;inoltre anche alcuni esami specifici possono dare risultati non univoci o addirittura contraddittori per cui il paziente presenta disturbi insistenti senza una diagnosi certa.

Presso l’Istituto di Medicina Biologica abbiamo approntato l’utilizzo di test genetici che possono dare risposte significative in molte situazioni; in particolare sono in grado di definire la presenza o una predisposizione alle intolleranze al lattosio e glutine studiando la composizione genetica. Ciò permette di definire un comportamento alimentare e uno stile di vita adeguato e personalizzato nell’ottica di una medicina curativa ed anche preventiva.

Il test è di facile esecuzione e non invasivo: con una apposita spatola si preleva dalla mucosa del cavo orale il materiale necessario alla indagine genetica;può essere eseguito in prima istanza o meglio rappresentare un approfondimento diagnostico nell’ambito delle intolleranze alimentari soprattutto nei casi contrassegnati da sintomatologia persistente con quadro diagnostico non chiaro.



Ottobre 5, 2008 RASSEGNA STAMPA

Presso I.M.Bio. in Milano si applicano i percorsi anti age personalizzati, seguendo delle linee guida dettate da protocolli di livello internazionale. Attraverso un semplice prelievo di sangue venoso effettuato in laboratorio, vengono eseguiti check-up mirati alla valutazione dello stato di salute reale o apparente del nostro organismo. Un pannello di esami del sangue, appositamente selezionati da specialisti, compongono l’oramai noto Biocheck Anti Age, o determinazione dell’età biologica.

Importante notare che l’Istituto di Medicina Biologica è l’unico ad applicare tale pannello di esami. Dai dati che si ottengono dal bio check è possibile tracciare una linea guida per quanto riguarda l’efficienza del sistema immunitario, del sistema ormonale, dello stato ossidante e anti ossidante (i.e. la valutazione della produzione dei radicali liberi e la capacità di abbassarli da parte dei sistemi anti ossidanti), il danno che i radicali liberi creano al DNA, il controllo dell’indice di benessere cellulare con il dosaggio degli acidi grassi polinsaturi, serie omega 3 e acido arachidonico.

Inoltre il Disbiosi test controlla lo stato di salute dell’intestino, segnalando una possibile alterazione della flora batterica, distinguendone il tipo specifico. Il profilo dei lipidi, i grassi nel sangue e la capacità di abbassarli sono una componente importante del bio check anti age. Inoltre normali analiti biochimici accompagnano il bio check anti age. Un’altro test, effettuato su richiesta del paziente o dopo la visita medica con lo specialista, è la ricerca delle allergie ritardate agli alimenti o intolleranze alimentari.

Si tratta del test ALCAT. Una precisa e attenta valutazione dei risultati degli esami eseguiti, porterà allo sviluppo di un rapporto su possibili interventi di tipo preventivo e nutrizionale. Tra i possibili presidi terapeutici, si valutano integratori alimentari, antiossidanti, dove è necessario, correttori della flora batterica intestinale e altre terapie sempre personalizzate.

Oltre a stabilire la reale età biologica del soggetto, attraverso un punteggio ricavato da un algoritmo applicato ai singoli risultati degli analiti, che molto spesso è diversa da quella anagrafica, il bio check anti age, può mettere in mostra stati di salute apparenti o confermare alterazioni cliniche in atto o in fase iniziale. Oppure può confermare lo stato di salute e benessere reali.

Con il bio check anti age è possibile migliorare lo stato fisico e psichico, migliorando le capacità cognitive che nel tempo tendono a diminuire, ripristinare i valori ematici alterati e soprattutto migliorare l’efficienza della macchina uomo.

Attraverso l’esperienza e il frutto di un impegno quotidiano è possibile applicare principi di medicina anti age e preventiva, spostando indietro le lancette dell’orologio.

Fonte: Il Mondo – Sett. 08



Ottobre 5, 2008 RASSEGNA STAMPA

Nel nostro intestino convivono batteri buoni e cattivi. Nello specifico, quelli “buoni” lavorano per assorbire e trasformare in anticorpi i nutrienti assunti con l’alimentazione: oligoelementi, proteine, carboidrati, minerali ecc. Dunque il buon equilibrio intestinale dipende dal lavoro dei batteri buoni che forniscono all’organismo le armi – gli anticorpi – contro infezioni e malattie.

Basti pensare (ed è facilmente comprensibile, visto che l’intestino deve difenderci tutti i giorni dalle sostanze estranee che ingeriamo con l’alimentazione) che l’intestino produce il 70% ca. degli anticorpi del nostro sistema immunitario, mentre solo il 30% è dovuto a linfonodi e milza.

Che cos’è la Disbiosi
Secondo la Letteratura internazionale, la Disbiosi Intestinale è l’insieme dei sintomi e dei disturbi
Funzionali Gastroenterici che possono evolvere in malattie in grado di coinvolgere anche organi o
apparati distanti dal colon. Questi problemi all’intestino, definiti “Disbiosi intestinale” creano diversi inconvenienti spiacevoli come colite, stitichezza, gonfiore addominale, meteorismo, flatulenza, diarrea ecc. che interessano molte persone e attualmente rappresentano un problema sociale.

Sono svariati i motivi per cui l’equilibrio intestinale si altera. In particolare, le principali cause della Disbiosi sono dovute a: cibi contaminati da fertilizzanti, conservanti, alimentazione scorretta, farmaci, lassativi, antibiotici ecc. Ha inoltre un ruolo importante l’ambiente (temperature non adeguate al periodo climatico).

L’intossicazione dell’organismo che ne deriva è responsabile di queste patologie, più o meno
gravi, dovute alla Disbiosi:

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  • Predisposizione ad infezioni e infiammazioni ricorrenti, allergie, intolleranze, malattie autoimmuni
  • Infezioni da funghi, in special modo candida, herpes
  • Disturbi dell’umore, quali stanchezza, irritabilità, difficoltà di concentrazione, depressione
  • Diarrea, stitichezza, meteorismo
  • Acne ed altre affezioni cutanee
  • Cefalee, in genere associate ad astenia (debolezza)
  • Vaginiti ed infezioni delle vie urinarie
  • Disturbi digestivi
  • Osteoporosi, reumatismi
  • Ritenzione dei liquidi
  • Obesità e refrattarietà alla perdita di peso con le diete
  • Insonnia

Che cos’è il Disbiosi Test
Rappresenta il presidio di laboratorio per individuare, valutare quantitativamente e monitorare i pazienti che evidenziano uno stato di Disbiosi Intestinale. È un esame che mediante metodiche
analitiche colorimetriche e di cromatografia liquida (HPLC), dosa nelle urine due indicatori della Disbiosi intestinale che determinano la prevalenza di flora intestinale putrefattiva (derivante
dalla fermentazione delle proteine), o fermentativa (determinata dai carboidrati). Con in mano questo dato, il medico può diagnosticare, curare e monitorare la guarigione della Disbiosi consigliando la terapia personalizzata più adatta. Il Disbiosi Test si può fare sia in Farmacia che in uno studio Medico Specializzato.

Il Capello, protagonista della tua Salute

Che cos’è l’AMT?
L’AMT, ovvero l’Analisi Minerale Tessutale, è un’indagine di laboratorio riconosciuta e utilizzata dall’Environmental Protection Agency, il Dipartimento Scientifico dell’Ambiente americano, che permette di rilevare con precisione i livelli dei minerali essenziali alla salute, alcuni elementi traccia e i principali tossici depositati nell’organismo.

Come si fa?
Un campione di capelli viene inviato in un laboratorio autorizzato ed esaminato con uno spettrometro ad assorbimento atomico (emissione a plasma). I dati vengono elaborati in modo da ottenere un quadro completo della biochimica individuale.

Perché analizzare i minerali?
Praticamente i minerali regolano tutte le funzioni corporee. Cattive abitudini alimentari, diete restrittive, abuso di farmaci, pillola contraccettiva, stress, inquinamento ambientale, fumo di sigaretta, ereditarietà ed altri fattori possono essere alcune delle cause più ricorrenti di squilibri minerali.
Questi squilibri, rilevabili attraverso la AMT, possono essere l’espressione di tendenze a innumerevoli disturbi, quali:

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  • Allergie
  • Anemie
  • Disturbi dell’Apparato Cardio Circolatorio
  • Disturbi dell’Apparato Digerente
  • Disturbi Endocrini
  • Disturbi Neurologici
  • Disturbi della pelle
  • Disturbi Psicosomatici
  • Disturbi dell’Apparato Muscolo-Scheletrico.

Perché analizzare i metalli tossici?

L’eccesso di alcuni metalli tossici (Cadmio, Alluminio, Mercurio, Piombo. Arsenico ecc.) possono alterare le normali funzioni fisiologiche dell’organismo.

Per esempio il Piombo provoca gravi disturbi neurologici, cefalee e iperattività nei bambini.

Il Cadmio può costituire una concausa dell’ipertensione arteriosa. Piombo, Cadmio e Mercurio provocano dolori articolari, problemi muscolari, renali e dermatologici.

Informazioni che l’AMT vi può fornire

I minerali nutrizionali sono di fondamentale importanza per la funzionalità del Sistema Nervoso Centrale e Periferico, del Sistema Nervoso Autonomo (Simpatico e Parasimpatico), del Sistema Endocrino e per la maggior parte dei processi metabolici organici dove agiscono da catalizzatori o da componenti strutturali.
Una loro accurata indagine ci può dare utili indicazioni su questi processi, ma possiamo anche ricavare informazioni sulle condizioni di stress, sulle potenzialità energetiche, sul metabolismo di base, sulla predisposizione a malattie organiche, psicosomatiche, funzionali ed emotive.

Fonte: HOD n.50 novembre 2008



Agosto 30, 2008 Newsletter

080823_angolo26 agosto, alle ore 21, presso la sala convegni dell’Hotel delle Terme – Viale Terme 53, Angolo Terme (BS) – si terrà una serata informativa sulla medicina preventiva tenuta dal prof. Giuseppe di Fede e dal dottor Mario Sirito dal titolo “Benessere e Prevenzione: la Salute che verrà“.

Qualora vogliate aderire prego contattare la dr.ssa Carassai, dalle 18.00 alle 20.00 al numero 335-5309255 responsabile commerciale IMBIO e IMGEP.

080823_mentatlon20 settembre  – Hotel Melia – Via Masaccio, 19 – Milano:
LONGEVAMENTE – E’ il primo congresso dedicato alla LONGEVITA’ SOSTENIBILE. Si rivolge a medici e psicologi, insieme, perché vivere a lungo in salute è anche una questione di vitalità mentale.
Obiettivo del congresso è presentare una medicina che tenga in considerazione gli aspetti più importanti per la sana longevità dell’essere umano: nutrizione, psicologia, gestione dello stress, tecnologia, sport fisico e mentale, diagnostica e prevenzione.
Un nuovo modello di educazione e promozione della salute attraverso la cultura degli stili di vita sani è una sfida sociale importante che trova nelle istituzioni milanesi una sensibilità particolare.
clicchi qui per scaricare il programma >>

IMBIO e IMGEP parteciperanno a Mentatlon la prima manifestazione dedicata al benessere mentale inserito in LONGEVAMENTE. Per informazioni e per raggiungerci visiti il sito ufficiale dell’iniziativa: www.ginnasticamentale.com

080823_cibaria24-25 ottobre – Grand Hotel Parco dei Principi – Via Gerolamo Frescobaldi, 5 – Roma
Eurodream Srl in collaborazione con AISIC Associazione Italiana contro lo Stress e l’invecchiamento Cellulare è particolarmente lieta di segnalarLe lo svolgimento di Cibaria – Conferenza sul Cibo e sull’Alimentazione alla quale parteciperemo con il nostro direttore sanitario e con lo staff nella giornata del 25 alle ore 11.05.
L’iscrizione è gratuita per i primi 300 iscritti.
Per l’iscrizione: Akesios Group – cibaria@akesios.it – Tel. 06/45434491
Per informazioni: Segreteria Generale www.cellfood.it info@eurodream.net 800 650 800

080823_aesthetic09-11 ottobre – presso l’hotel Mariott in via Washington 66 a Milano: siamo presenti con lo stand per dare informazioni su tutti i nostri test all’International Congress of Aesthetic Medicina – congresso Internazionale Agorà di Medicina ad Indirizzo Estetico.
Fra i temi congressuali: Prevenzione dell’invecchiamento generale e cutaneo, Inestetismi cutanei ed anomalie di pigmentazione, I Check-Up in Medicina Estetica, Laserchirurgia e laserterapia,  Panniculopatia (cellulite), adiposità localizzate, wellness, rassodamento distrettuale e molti altri. Visiti il sito ufficiale: www.medestetica.com

14-16 novembre – presso Astoria Palace Hotel – Via Montepellegrino, 62 – Palermo
Saremo presenti con lo stand e parlerà il nostro direttore sanitario alle
“II Giornate Siciliane di Medicina Estetica “.
Anche qui a disposizione il sito per consultare il programma e scaricare il modulo di adesione: www.giovannialberti.pa.it


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