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Maggio 30, 2009 Newsletter

Il 30-31 Maggio prossimo, sul lago D’Idro, si terrà una 24 ore di mountain bike. L’evento questa volta non sarà solo un’importante manifestazione sportiva, ma sarà anche sede di nuovi test medici-scientifici sugli atleti per studiarne i parametri fisiologici e le modificazioni ematochimiche prima, durante e dopo la gara.

Ad organizzare i test sono stati il Dipartimento di Medicina Sperimentale e Sanità Pubblica dell’Università di Camerino (MC), nella persona del prof. Pierluigi Pompei, Responsabile del Laboratorio di Nutrizione dello Sport della medesima Università, e I.M.Ge.P., l’Istituto di Medicina Genetica e Preventiva di Milano, che da anni effettua e fornisce a terzi importanti test di medicina genetica e preventiva, che vengono poi messi a servizio anche della medicina sportiva.
I test durante la gara di ultraendurance consisteranno in una serie di misurazioni funzionali e determinazione di parametri fisiologici ed ematici.

Per ulteriori informazioni su questi test, è possibile contattare l’istituto I.M.Ge.P. ai riferimenti qui sotto.

I.M.Ge.P. – Istituto di Medicina Genetica Preventiva
Via Molino delle Armi 3/5 – 20123 Milano
Tel. 02.58300445
Fax: 02.58300376
Email: segreteria@imgep.com
Sito: www.imgep.com

I.M.Ge.P. è l’Istituto di Medicina Genetica Preventiva e Personalizzata fondato nel 2006 che promuove la diffusione di test diagnostici e la determinazione del profilo individuale di rischio a sviluppare patologie degenerative.



Maggio 30, 2009 Newsletter

Gli adulti con alopecia areata, a cui si attribuisce una natura autoimmune, hanno probabilità significativamente maggiori di avere un’anamnesi di eventi traumatici sia nell’infanzia che in tutta la vita rispetto agli altri.

Gli eventi traumatici delle prime fasi della vita dunque potrebbero essere uno dei fattori che incrementano la vulnerabilità allo sviluppo successivo di questa patologia dermatologica.

L’alopecia areata è causata da un attacco dei linfociti (anticorpi noti come globuli bianchi) al follicolo del capello in crescita, fenomeno chiaramente sotto influenza genetica: l’aggiunta dello stress come elemento scatenante viene spesso presunta, ma è oggetto di controversie.
Alcuni studi hanno indicato un aumento dell’incidenza di eventi stressanti sei-dodici mesi prima della comparsa dell’alopecia, mentre altri non hanno suggerito alcuna associazione del genere.

L’interesse nella teoria dello stress è recentemente aumentato in quanto è stato scientificamente dimostrato in un modello murino che lo stress può portare all’alopecia areata. Oggi è disponibile un test genetico in grado di determinare la predisposizione genetica a questo tipo di affezione presso l’Istituto di Medicina Biologica di Milano.

Gli eventi stressanti dell’infanzia hanno un’influenza negativa sullo sviluppo del sistema dello stress, e di conseguenza un’infanzia traumatica porta ad una maggiore suscettibilità (predisposizione costituzionale-genetica) allo stress stesso: è stato rilevato un incremento degli eventi traumatici infantili in molte patologie correlate allo stress, come la fibromialgia, la sindrome da affaticamento cronico ed il colon irritabile, ma è la prima volta che questo elemento viene analizzato in correlazione all’alopecia areata. (J Am Acad Dermatol 2009; 60: 388-93)



Aprile 30, 2009 Newsletter

È noto che un eccesso di proteine animali aiuta ad aumentare lo stato infiammatorio dell’organismo.È come se contribuissero a surriscaldare l’organismo fino ad arrivare ad un vero e proprio stato infiammatorio specialmente a carico delle articolazioni e dell’intestino.Un eccesso di proteine è causa di una forma infiammatoria articolare chiamata gotta.Le proteine animali, specialmente quelle derivate dalla carne rossa, sono una fonte di omega 6, pro infiammatori.

La cottura della carne, produce diverse sostanze del gruppo delle amine aromatiche, che per loro caratteristica chimica sono dannose per la salute e potenzialmente cancerogene.

Per ridurre le caratteristiche dannose della carne rossa è consigliabile, prima di cuocerla, marinare la carne nel vino rosso o nella birra: questo abbatte gli agenti tossici e cancerogeni della carne.
Una università della città di Porto, in Portogallo, ha confermato l’attività anti ossidante e protettiva dei polifenoli e del resveratrolo contenuto nel vino, capace di ridurre e disattivare le tossine dannose della carne rossa. La percentuale di amine aromatiche della carne marinata nel vino o birra si riduce del 90%.

Anche questa piccola perla di saggezza, ci può aiutare a prevenire malattie e a vivere in salute.



Aprile 30, 2009 Newsletter

Attraverso l’analisi del sangue e delle urine è possibile determinare la velocità del metabolismo delle cellule che compongono le ossa. Questo tipo di analisi è attualmente disponibile e presso IMBIO è utilizzata da diverso tempo.

Alcuni ricercatori dell’università di Aarhus, in Danimarca, stano lavorando ad un nuovo test in grado di rivelare la predisposizione a questa malattia, caratterizzata dalla lenta e graduale demineralizzazione delle ossa con predisposizione a fratture.

Per scoprire se si è predisposti all’osteoporosi, attualmente è disponibile un test genetico: prelevando con un spazzolino dedicato alcune cellule della mucosa della bocca si può rilevare la caratteristica genetica che porta all’osteoporosi. I tempi di analisi sono di 30 giorni non solo per scoprire la eventuale predisposizione, ma anche per sapere quale cura sia più efficace. Questo evita l’attesa di anni che spesso bisogna affrontare prima di scoprire se la cura indicataci dal medico abbia avuto effetto oppure no.

Il vantaggio di sapere se si è predisposti e quale tipo di cura sia più efficace, rappresenta una forma di prevenzione e riduzione della spesa sanitaria non indifferente.



Febbraio 1, 2009 Newsletter

L’acufene (tinnitus) viene definito come un disturbo della percezione uditiva per cui il paziente avverte sensazioni acustiche senza una sorgente che lo generi.
E’ un disturbo molto diffuso e spesso trascurato; e si stima che anche in Italia ne soffra il 10% circa della popolazione;spesso poi tale sintomo si associa anche a disturbi della sfera psichica (irritabilità, ansia ecc.) con notevoli ripercussioni sulla vita di relazione.

L’ acufene può essere un sintomo di patologia delle vie acustiche e pertanto accompagnato anche da altri segni di compromissione uditiva; tuttavia può essere anche compreso anche in patologie di apparati diversi(cardiocircolatorio, endocrino, nervoso). Spesso la vera causa non viene riscontrata.

E’abbastanza evidente che l’acufene non è un disturbo “facile” con cui confrontarsi; anzi spesso è insidioso e per niente facile da trattare.

Analogo discorso si può fare per le vertigini, disturbo molto frequente e spesso, analogamente agli acufeni, mal valutato o trascurato; le vertigini possono trarre origine non solo da problematiche cervicali o dell’orecchio,ma possono far parte anche di quadri clinici complessi per i quali ci vuole un inquadramento diagnostico ampio che comprende anche intolleranze alimentari,stress ossidativo, assetto immunologico e cardiocircolatorio.

Partendo dalla concezione che qualsiasi disturbo è l’espressione di uno squilibrio che coinvolge l’intero organismo, l’IMBIO, in collaborazione con il Dr Raponi, otorinolaringoiatra di lunga esperienza ed esperto nella patologia dell’orecchio, propone un modello di cura basato su principi della medicina tradizionale e di quella alternativa che ha come fine ultimo il miglioramento della funzionalità delle vie acustiche sia a livello periferico che centrale; l’intento è quello di dare il più ampio spazio a tutte le possibilità terapeutiche cercando nel contempo di contenere i costi.
Riteniamo pertanto con questa strategia di poter agire in maniera efficace sui fattori che possono essere alla base della insorgenza degli acufeni.
Dopo una valutazione clinica viene stilato il programma di cura che prevede l’utilizzo delle terapie in maniera variabile da caso a caso.

Le terapie proposte hanno effetti collaterali davvero poco rilevanti; in ogni caso,sono anche previsti questionari ed anche brevi valutazioni durante ed alla fine della terapia per monitorare la situazione clinica.Su consenso del paziente i dati verranno poi utilizzati per uno studio clinico.



Febbraio 1, 2009 Newsletter

Sta iniziando davvero la nuova era della medicina personalizzata.Noi di IMBIO abbiamo iniziato ad occuparci di medicina preventiva e personalizzata, quando ancora questo termine non era d’uso comune nella carta stampata.

Eppure con la costanza e tenacia che ci contraddistingue, siamo andati contro corrente per diversi anni e ora finalmente le grosse istituzioni e centri di ricerca si sono accorti che bisognava dare una svolta in campo terapeutico, a favore di terapie mirate per i pazienti e soprattutto per quelle patologie molto gravi come le cardiopatie, il diabete, i tumori, la psichiatria.

Stabilire a priori una cura adeguata è di vitale importanza.
Anche scegliere un antibiotico più adatto al nostro organismo ci può aiutare a combattere meglio e guarire prima, da una particolare malattia.
Il test in questione si chiama nutrigenomica e farmaco genomica.
Sono le nuove vie di ricerca che studiano il funzionamento del metabolismo e di alcuni enzimi che tutti noi possediamo, che se messi a contatto con alcune molecole di farmaci, comunemente utilizzati dal medico, sono metabolizzati bene, male o poco. Le prospettive terapeutiche sono intuitive, stabilire il farmaco e il dosaggio migliore sin dai primi momenti della cura. Iniziare con il piede giusto è meglio che andare per tentativi, specie in campo cardiologico.
E’ esperienza comune che la cura migliore non si raggiunge subito; dopo un infarto o ictus ad esempio, possono passare diversi mesi prima di mettere a punto la cura corretta, che funzioni e con minori effetti collaterali.

Anche in Italia finalmente alcuni centri di ricerca stanno studiando i profili genetici per il metabolismo di alcuni medicinali in campo cardiologico, metabolico, oncologico.
Negli USA, presso il Scripps Translation Science Institute di La Jolla, in California, uno dei massimi esperti del settore, il dottor Eric Topol, afferma che è ormai un pratica comune l’analisi genetica in campo oncologico per stabilire una cura che funzioni meglio, rispetto a cure standard o di protocollo, per riconoscere in anticipo i pazienti che rispondono meglio ai trattamenti e soprattutto per aiutare i medici a prescrivere farmaci e dosaggi personalizzati.

Nelle ultime due settimane, diversi studi pubblicati su riviste scientifiche internazionali, The Lancet e The New England Journal of Medicine, confermano che la prescrizione di alcuni farmaci come gli ultimi antiaggreganti piastrinici debbano essere precedute dall’analisi genetica per sapere se è compatibile il farmaco per il paziente.

Il senso di questa nuova prospettiva, che dovremmo prenderne atto tutti noi operatori medici, è di conoscere meglio l’organismo e il metabolismo degli enzimi deputati alla trasformazione e utilizzo delle molecole dei farmaci prescritti ai pazienti.
Il test genetico messo a disposizione è possibile farlo tramite uno specifico spazzolino da strofinare all’interno delle guance, prelevando così alcune cellule di sfaldamento dal quale verrà estratto il DNA e analizzati i geni responsabili del metabolismo farmacologico, accertandone la compatibilità e reale efficacia.
Presso il nostro istituto
, le analisi genetiche spesso sono parte integrante della visita o consulto medico per i nostri pazienti.

Ci viene da chiedersi il perché fino ad ora si è fatto finta di non conoscere queste possibilità offerte dalla ricerca?



Dicembre 30, 2008 Newsletter

Con il termine di intolleranze alimentari si intendono reazioni avverse determinate dalla ingestione di alcuni principi alimentari che provocano una serie di disturbi spesso subdoli e di difficile inquadramento.I quadri clinici riferibili ad intolleranza sono generalmente in aumento; tale fenomeno riveste poi particolare importanza nella età pediatrica perché può avere importanti ripercussioni sull’accrescimento del bambino.

L’intolleranza al lattosio consiste in una completa o parziale riduzione della capacità di assorbimento del lattosio da parte dell’intestino tenue per carenza dell’enzima lattasi. La produzione di tale enzima varia a seconda dell’età; è massima nei primi 2-3 anni di vita per poi ridursi progressivamente nell’età adulta.

La riduzione della attività dell’enzima che digerisce il latte,si riduce progressivamente durante lo sviluppo, in alcuni casi la riduzione dell’attività dell’enzima è completa già dai primi mesi di vita, ed è determinata geneticamente.

Anche in caso di patologie gastrointestinali come coliti e gastriti si può riscontrare una sua diminuzione. In genere anche in caso di carenza di lattasi piccole quantità di lattosio con la dieta vengono ben tollerate ma al di sopra di una certa soglia (pochi grammi al giorno) possono comparire sintomi intestinali quali diarrea, dolori addominali, meteorismo oltre alla tendenza a ridurre il consumo di latte e derivati e quindi anche di calcio con tutte le possibili conseguenze.

Un’altra intolleranza frequente è nei confronti del glutine, chiamata celiachia o morbo celiaco); l’incidenza di questa condizione è stimata intorno a 1/150 persone. La patologia dipende da una intolleranza permanente alla gliadina, proteina contenuta nei cereali, su base genetica: l’introduzione del glutine determina gravi danni alla mucosa intestinale con sintomi determinati dal malassorbimento: diarrea, dolori addominali, stanchezza e, nei bambini, arresto della crescita.

Non esiste una cura specifica se non una dieta rigorosamente priva di glutine.

Nella età pediatrica la più frequente è la forma classica che insorge durante lo svezzamento; tuttavia ci sono numerose forme potenziali o silenti determinate da un corredo genetico che predispone alla intolleranza al glutine che possono manifestarsi in qualunque periodo dell’accrescimento o nell’età adulta.

Le due forme di intolleranza al lattosio e al glutine possono anche coesistere originando quadri clinici complessi; anche se così comuni, spesso non vengono prese in considerazione nell’iter diagnostico.
Inoltre anche alcuni esami specifici possono dare risultati non univoci o addirittura contraddittori per cui il paziente presenta disturbi insistenti senza una diagnosi certa.

Presso l’Istituto di Medicina Biologica abbiamo approntato l’utilizzo di test genetici che possono dare risposte significative in molte situazioni; in particolare sono in grado di definire la presenza o una predisposizione alle intolleranze al lattosio e glutine studiando la composizione genetica.
Ciò permette di definire un comportamento alimentare e uno stile di vita adeguato e personalizzato nell’ottica di una medicina curativa ed anche preventiva.

Il test è di facile esecuzione e non invasivo: con un apposito spazzolino, si preleva dalla mucosa del cavo orale il materiale necessario alla indagine genetica; può essere eseguito in prima istanza o meglio rappresentare un approfondimento diagnostico nell’ambito delle intolleranze alimentari soprattutto nei casi contrassegnati da sintomatologia persistente con quadro diagnostico non chiaro.



Dicembre 30, 2008 Newsletter

Quei rumori fastidiosi che si possono avvertire nell’orecchio o in testa soprattutto la sera prima di andare a dormire si chiamano ACUFENI. Circa il 30% della popolazione soffre di acufeni; ciò significa che, per esempio, in Lombardia circa 3 milioni di persone ne soffrono. Essi sono descritti in maniera variabile: un ronzio, un fischio, uno scroscio, un treno che passa. L’acufene è un segnale di allarme del nostro cervello che ci avverte che qualcosa non funziona: dove?

La causa può essere riconducibile a fattori traumatici, infettivi, degenerativi, vascolari, metabolici; può risiedere nell’orecchio (sede della percezione dei suoni) o nel cervello (sede di elaborazione dei suoni); in realtà alla manifestazione del sintomo spesso concorrono più cause e proprio per questa multifattorialità il problema degli acufeni è spesso complicato.

Pertanto, oltre ad un corretto inquadramento clinico, è importante un approccio terapeutico ad ampio raggio rivolta non solo alla correzione del sintomo ma anche alle possibili cause scatenanti o predisponenti.

Lo schema terapeutico proposto dall’Istituto di Medicina Biologica parte da questi presupposti e si avvale di alcune valutazioni diagnostiche e tecniche di terapia particolari: infatti combina trattamenti generali e trattamenti locali eventualmente associati a tecniche di tipo kinestesiologico.

La base di questi trattamenti è la “dinamicità” ovvero la possibile combinazione o variazione delle tecniche in base alla risposta clinica.

Ciò che conta è ricordarsi che gli acufeni sono un segnale di squilibrio che non va trascurato.



Dicembre 30, 2008 Newsletter

L’artrosi viene definita come una malattia degenerativa legata alla usura delle articolazioni; essa ha andamento progressivo e nei casi gravi può anche determinare importanti limitazioni funzionali tanto da richiedere un intervento chirurgico La ARTROSI del GINOCCHIO o GONARTROSI è una delle forme più frequenti di artrosi perché il ginocchio è una articolazione molto sollecitata e sottoposta a stress funzionale elevato; se poi si aggiungono situazioni come come obesità, problemi posturali, pregressi traumi, cioè fattori di rischio piuttosto comuni, è facile comprendere come questa patologia sia così diffusa.

In genere il sintomo dominante è il dolore che dapprima è sporadico poi man mano che aumenta il processo degenerativo diventa sempre più frequente ed intenso.

Nelle forme più avanzate la capacità funzionale della articolazione diventa molto scarsa per cui l’unico rimedio è la chirurgia.
Nelle forme meno gravi si possono utilizzare vari tipi di trattamento.
Presso l‘istituto di medicina Biologica di Milano, per la artrosi del ginocchio vengono utilizzate due metodiche che sono generalmente molto utili :

1) l’ipertermia che si basa sulla azione terapeutica del calore prodotta da una apparecchiatura che emette onde elettromagnetiche ad una determinata frequenza, importante è ricordare l’assenza di effetti collaterali

2) campi magnetici pulsati,che sfruttano onde magnetiche a bassissima frequenza il cui scopo è quello di indurre uno stimolo rigenerativo sulla cartilagine usurata, con l’aiuto di integratori specifici che stimolano l’attività riparatrice delle articolazioni. Unica contro indicazione è l’epilessia e la gravidanza o uso di stimolatori cardiaci.

Questi due terapie si possono utilizzare da sole o sinergicamente in base alla situazione; risulta in ogni caso utile aggiungere una opportuna terapia di supporto per le due terapie proposte.

La scelta della opzione terapeutica viene fatta in base ai dati clinici e radiologici e modulata in base alla risposta clinica.

In considerazione della diffusione della patologia e tenuto conto dei buoni risultati conseguiti nella nostra esperienza clinica,riteniamo che il nostro metodo di cura sia applicabile in un numero ampio di pazienti con buone probabilità di miglioramenti clinici specie per il controllo del dolore.

Dr. Marco Mancuso



Novembre 30, 2008 Newsletter

Con il termine di intolleranze alimentari si intendono reazioni avverse determinate dalla ingestione di alcuni principi alimentari che provocano una serie di disturbi spesso subdoli e di difficile inquadramento clinico.L’ intolleranza al lattosio consiste in una completa o parziale riduzione della capacità di assorbimento del lattosio da parte dell’intestino tenue per carenza dell’enzima lattasi. La produzione di tale enzima varia a seconda dell’età;è massima nei primi anni di vita per poi ridursi progressivamente nell’età adulta; peraltro anche in caso di patologie gastrointestinali come coliti e gastriti si può riscontrare una sua diminuzione

In Italia stime recenti evidenziano un deficit significativo nel 40-50% della popolazione; in genere anche in caso di carenza di lattasi piccole quantità di lattosio con la dieta vengono ben tollerate ma al di sopra di una certa soglia( pochi grammi al giorno) possono comparire sintomi intestinali quali diarrea,dolori addominali,meteorismo;inoltre il paziente per ridurre i disturbi intestinali tende a ridurre il consumo di latte e derivati e quindi anche di calcio con tutte le possibili conseguenze.

Un’altra intolleranza frequente è nei confronti del glutine ,chiamata celiachia o morbo celiaco); l’incidenza di questa patologia è stimata intorno a 1/150 persone.

La patologia dipende da una intolleranza permanente alla gliadina, proteina contenuta nei cereali,su base genetica:l’introduzione del glutine determina gravi danni alla mucosa intestinale con sintomi determinati dal malassorbimento: diarrea,dolori addominali,stanchezza e ,nei bambini, arresto della crescita. Non esiste una cura specifica se non una dieta rigorosamente priva di glutine.

Accanto alla forma classica ci sono però numerose forme definite atipiche che si manifestano nell’età adulta in soggetti predisposti(sovente con parenti celiaci) e frequentemente dopo un evento stressante come un intervento o una malattia.

Le due forme di intolleranza al lattosio e al glutine possono anche coesistere originando quadri clinici complessi; anche se così comuni,spesso non vengono prese in considerazione nell’iter diagnostico;inoltre anche alcuni esami specifici possono dare risultati non univoci o addirittura contraddittori per cui il paziente presenta disturbi insistenti senza una diagnosi certa.

Presso l’Istituto di Medicina Biologica abbiamo approntato l’utilizzo di test genetici che possono dare risposte significative in molte situazioni; in particolare sono in grado di definire la presenza o una predisposizione alle intolleranze al lattosio e glutine studiando la composizione genetica. Ciò permette di definire un comportamento alimentare e uno stile di vita adeguato e personalizzato nell’ottica di una medicina curativa ed anche preventiva.

Il test è di facile esecuzione e non invasivo: con una apposita spatola si preleva dalla mucosa del cavo orale il materiale necessario alla indagine genetica;può essere eseguito in prima istanza o meglio rappresentare un approfondimento diagnostico nell’ambito delle intolleranze alimentari soprattutto nei casi contrassegnati da sintomatologia persistente con quadro diagnostico non chiaro.


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