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February 5, 2015 NewsletterRASSEGNA STAMPA

Intervista a Tessa Gelisio in cui si parla di alimentazione sana e intolleranze alimentari,l’importanza di scegliere ingredienti di qualità, cibi freschi, biologici e di stagione.

Il suo nuovo approccio alla cucina, scaturito dalla collaborazione con il Prof. Giuseppe Di Fede e dal loroprogetto comune, un libro di ricette dall’emblematico titolo “ Cotto e Mangiato: le ricette per stare bene”.

Ricette gustose e colorate che rispettano quelle che sono le esigenze nutrizionali di chi soffre di intolleranze alimentari e mantengono il non sempre facile equilibrio, tra buono e sano.

scarica il pdf 4@vsb03intervista



December 10, 2014 Newsletter

Se la salute vien mangiando,allora iniziamo dalla prostata con una corretta alimentazione e una giusta prevenzione.

La prostata è una ghiandola con secrezione esterna situata all’incrocio delle vie seminali con le vie urinarie, in stretto rapporto anatomico con il retto, la vescica urinaria e principalmente con le vescicole seminali situate lateralmente, vescicole che rappresentano il principale “serbatoio” del liquido seminale.

Il ruolo della prostata e delle vescicole seminali è quello di secernere la parte liquida dello sperma che serve a veicolare, a nutrire e ad aumentare la possibilità di sopravvivenza degli spermatozoi.

In più, la ghiandola prostatica gioca un ruolo protettivo nei confronti del tratto urogenitale dalle infezioni ed altre aggressioni, è una specie di “filtro” del carrefour uro-seminale che “pulisce” i liquidi che passano, cioè sperma e urine.

Gli agenti infettivi possono arrivare alla prostata e quindi alle vescicole seminali per via ascendente uretrale (rapporti sessuali, piscine, ecc) e per via linfatica dagli organi adiacenti (retto, ecc).

Una volta superata la sua capacità di difesa, si può arrivare a infiammazioni/infezioni della prostata e delle vescicole seminali (prostatite, prostato-vescicolite) che influiscono sia sulla fertilità che sull’attività sessuale.

Le conseguenze di una prostata infiammata possono riflettersi negativamente sulla vita sessuale maschile, dal dolore durante i rapporti all’eiaculazione precoce.

Cosa provoca il cancro alla prostata?

Molti fattori possono influenzare la salute della ghiandola prostatica, tra questi non per ultimo un’attenzione particolare è riservata all’alimentazione. L’esposizione a diverse tossine ambientali, lo stress, l’ereditarietà, l’assetto ormonale sono tutti fattori influenzanti il benessere della prostata.

Sottoporsi a screening urologici: controllare il PSA ( attraverso un prelievo di sangue ) negli uomini sopra i 40 anni, sottoporsi ad una visita urologica, eventuale ecografia trans rettale e nei casi dubbi o per confermare sospetti, biopsia della ghiandola.

Da poco siamo in grado di effettuare un test genetico che ci aiuta a capire se e quanto siamo predisposti a sviluppare un tumore prostatico. Attraverso un semplice prelievo di cellule della mucosa orale, grazie ad uno spazzolino dedicato, siamo in grado di analizzare le sequenze del DNA in grado di generare anomalie potenziali per lo sviluppo del tumore della prostata.

Inizialmente si forma un’ipertrofia prostatica che in genere è benigna, l’ingrossamento della ghiandola porta disturbi nella minzione con difficoltà nel primo getto e comunque nel caso in cui la situazione si evolva, un tumore ha bisogno di parecchi anni per formarsi.

L’alimentazione, tanto a lungo ignorata dalla moderna medicina, è stata finalmente riconosciuta come una delle cause primarie di cancro alla prostata nel 1982, un rapporto del National Research Council ha messo in evidenza lo stretto rapporto tra abitudini alimentari e cancro al seno, colon e prostata.

La prostata si può mantenere sana evitando cibi tipo spezie, fritti, condimenti piccanti ecc probabili cause di un’irritazione intestinale che si trasmette alla prostata, una delle possibilità per prevenire ciò è l’attività fisica, dato l’utile ruolo svolto dall’attività muscolare nell’evitare la stasi sanguigna che favorisce l’infiammazione.

Un altro fattore importantissimo che incide sullo stato di salute della prostata sono le intolleranze alimentari.

Le intolleranze alimentari sono una specie di allergie mediate non dalle immunoglobuline E (IgE) ma dal sistema immunitario difensivo o innato rappresentato dai Granulociti Neutrofili ma a differenza delle allergie sono tardive, interne e cumulative. Le intolleranze ai vari alimenti creano un effetto di tipo infiammatorio a livello della mucosa intestinale, infiammazione che comporta la vasodilatazione e quindi l’apertura delle “porte” d’uscita dei germi (E. coli, Enterococcus fecali, ecc) dal retto e il passaggio di questi germi alla prostata dove diventano molto virulenti, non trattandosi del loro habitat normale e non avendo la prostata sviluppato i sistemi di difesa contro germi non abituali.

Il risultato è un’infiammazione della prostata e delle vescicole seminali nei pazienti intolleranti con tutte le conseguenze riportate sopra.

Da sottolineare che la maggior parte delle infiammazioni prostato-vescicolari sono asintomatiche quindi vengono scoperte solo quando il paziente si rivolge al medico per problemi di infertilità, eiaculazione precoce, deficit erettile di mantenimento, sintomatologia urinaria e/o eiaculatoria ecc.

La prostata  rappresenta quindi un organo centrale dell’apparato genito-urinario con implicazioni sia sulla fertilità che sulla sessualità dell’uomo e nonostante il parere comune che le patologie prostatiche siano una prerogativa delle persone anziane, i giovani sono più suscettibili alle patologie infettive in quanto più attivi sessualmente. Tra i fattori che influiscono sulla salute della prostata, di sicuro le intolleranze alimentari si trovano ai primi posti.

L’alimentazione: vanno evitati cibi che possono irritare le vie urinarie come gli insaccati, i fritti e cibi troppo piccanti o speziati. Sono da bandire le bevande alcoliche, mentre si possono consumare con moderazione le bevande gassate.

Alcuni cibi protettivi per la salute delle prostata sono : melograno, frutti di bosco, melone, papaia, mango, radice di zenzero  e tutti i frutti della stagione  estiva, utili per la salute non solo prostatica ma di tutto l’organismo.  Anche alcuni carotenoidi, in particolare il licopene contenuto  soprattutto nei pomodori (specie se consumati cotti), sono protettivi. I cereali, noci e soia  sono altri fattori dietetici con proprietà preventive nei confronti del cancro prostatico probabilmente per via del loro alto contenuto di fitoestrogeni. Anche i famosi acidi grassi della serie Omega 3/6 sono benefici, poiché mantengono attiva e in salute la ghiandola.

Le proteine vegetali infine risultano avere un effetto protettivo  modulando la produzione  dell’insulina e di IGF-I (Insulin-licancroe Growth  Factor) caratterizzato da una potente attività carcinogena. Non per nulla  questo fattore risulta essere presente in livelli significativamente più  bassi nei vegani, rispetto ai consumatori di prodotti animali (vegetariani  inclusi).
Una moderata e regolare attività fisica è invece consigliata per una buona ripresa e un pronto recupero dell’organismo.

Esistono comunque numerosi studi in base ai quali si può sostenere che i grassi saturi (essenzialmente di origine animale) aumentino il rischio di questa patologia e diminuiscano le probabilità di sopravvivenza del paziente già colpito da tumore. La  dieta ipercalorica e l’obesità sono stati associati ad un aumento dell’incidenza di cancro prostatico, così come la correlazione tra il consumo di latte e la possibilità di formazioni tumorali definita da oltre 10 anni.

Recentemente si è visto aumentare il rischio del 50% nei forti consumatori di latticini e secondo alcune ricerche sarebbe la frazione non-grassa del latte, a causa del contenuto di Calcio, più che i grassi saturi del latte ad essere il fattore responsabile dell’incremento. La caseina presente nei prodotti lattiero-caseari, aumenta il rischio di sviluppare il cancro prostatico, se consumata in maniera costante per tutta la vita.

Sebbene alcuni cibi animali quali i latticini contengano vitamina D, la loro assunzione non risulta protettiva a causa della contemporanea introduzione di Calcio legato alle proteine animali, difficili da assorbire da parte dell’organismo  che di conseguenza va incontro ad una carenza di Vitamina D per consumo e incapacità a trattenerla.      



October 17, 2014 Newsletter

La stagione autunnale sottopone a duro stress il sistema immunitario. Il cambio di temperatura influenza negativamente le difese, e ci ammaliamo più facilmente. Sindrome influenzale, raffreddori, faringiti e bronchiti sono pronti a far capolino. Come possiamo difenderci, in modo naturale senza ricorrere a terapie aggressive e cicli di antibiotici?

I cibi di stagione contengono le sostanze antiossidanti, minerali e vitamine necessarie per mantenere attivo il sistema difensivo. Uva, Frutta secca, verdura di stagione, sono ottimi alleati.

Rafforzare le difese e aumentare il sistema immunitario sono queste le richieste del momento. Ma come? Prima di tutto bisogna porre molta attenzione agli alimenti che indeboliscono le difese: cibi troppo raffinati, condimenti carichi di grassi animali, zuccheri e dolci indeboliscono le difese.

Fare attenzione all’intestino: la salute del colon è fondamentale, dato che la maggior parte delle cellule deputate a difenderci sono prodotte proprio in quella sede.

Il benessere intestinale rappresenta l’obiettivo da mantenere, per avere un sistema immune, competente, attivo a capace di far fronte alle continue “aggressioni” da parte di virus e batteri, tipici della stagione. La qualità degli alimenti che mangiamo influenzerà la qualità della produzione di anticorpi. Sembra banale, ma è di fondamentale importanza.

La flora batterica intestinale se ben rappresentata e in equilibrio (eubiosi) sarà in grado di mantenere alto il livello qualitativo e quantitativo degli anticorpi. Una flora batterica alterata (disbiosi) da cause diverse, alimentazione sregolata, assunzione di cibi non di stagione, terapie antibiotiche massicce, alcune patologie, influenzerà in maniera negativa la produzione di anticorpi. Come fare per sapere se la propria flora batterica è nella norma? Un semplice test delle urine è in grado di scoprire l’alterazione dei batteri intestinali (disbiosi test) e consente di intervenire in tempo, con terapie mirate al ripristino dell’eubiosi intestinale. La flora batterica agisce un pò come una barriera sulle mucose, impedendo l’aggressione dei batteri nemici, favorendone cosi la loro eliminazione.

Il disbiosi test rivela la presenza di indicano e/o scatolo, derivanti dalla produzione di batteri alterati intestinali.

La produzione di sostanze patogene da parte di batteri cattivi nell’intestino può modulare in senso negativo la produzione di anticorpi e abbassare di conseguenza le difese immunitarie.

Una delle tante cause di disbiosi è rappresentata dalle intolleranze alimentari. Una dieta basata su alimenti poco graditi per il nostro fisico influenzerà le difese immunitarie e premetterà lo sviluppo di batteri patogeni intestinali. Il test per scoprire una possibile intolleranza alimentare è il test ALCAT, attraverso un prelievo di sangue venoso e un’apparecchiatura dedicata, il test ALCAT è in grado di determinare gli alimenti che creano intolleranza e che influenzano la salute non solo intestinale ma di tutto l’organismo.

Un intestino in salute, rappresenta un primo passo per mantenere lo stato di benessere globale dell’organismo.

 



February 18, 2014 Newsletter

Parlare di diabete, è importante sottolinearlo, significa riferirsi ad una patologia diffusissima in tutto il mondo occidentale, si tratta in ultima analisi di una malattia metabolica caratterizzata da un’alterazione dei livelli di glicemia nel sangue; nella sua forma più comune (il diabete mellito) inoltre, il paziente presenta grandi quantità di zucchero nelle urine.

Ne esistono di due tipi:

  • Diabete di tipo I: o diabete autoimmune, caratterizzato dalla distruzione delle cellule pancreatiche deputate alla produzione di insulina (Isole di Langerhans).
  • Diabete di tipo II (forma in assoluto predominante): o diabete familiare non autoimmune, caratterizzato da insulino-resistenza, dalla difficoltà cioè dell’insulina di interagire positivamente con i suoi recettori, impedendo quindi al glucosio di penetrare nelle cellule per poter essere utilizzato come fonte primaria di energia.

Riflettiamo su qualche dato ufficiale.

ü  Negli USA 1/3 un terzo degli adulti dai 20 anni in su è obeso e la stessa tendenza si evidenzia tra i bambini di 2 anni (National Center for Health Statistics, Obesity still on the rise, new data show. The U.S. Department of Health and Human Services News Release, 10 ottobre 2003, Washington D.C., 2002). La correlazione tra obesità e diabete è ormai considerata un dato di fatto dalla scienza ufficiale.

ü  Tra i 30enni americani il diabete è aumentato del 70% in meno di 10 anni: si preannuncia una catastrofe sanitaria (Mokdad, Ford, Bowman et al., Diabetes trends in the USA: 1990-1998, Diabetes Care, vol 23, 2000, pp. 1278-1283).

ü  Conseguenze del diabete: cardiopatia ed ictus, cecità, malattie renali, disturbi del sistema nervoso, patologie dentali, amputazione arti (Centers fo Disease Control and Prevention, National Diabetes Fact Sheet: National Estimates and General Information on Diabetes in US, Revised Edition, Center for Disease Control and Prevention, GA, 1998).

ü  Costo annuale del diabete in USA: 98 miliardi di dollari (American Diabetes Association, Economic consequences of diabetes mellitus in the US in 1997, Diabetes Care, vol. 21, 1998, pp. 296-309).

Da queste poche righe siamo in grado di affermare senza poter essere smentiti che il diabete rappresenta una minaccia per la salute di assoluto impatto sui sistemi sanitari internazionali delle società occidentali, sia in termini di costi da sostenere che di patologie ad esso correlate.

Se da un lato la terapia farmacologica spesso è uno strumento insostituibile quando la patologia è ormai conclamata, dall’altro moltissimo si può e si deve fare per prevenire lo svilupparsi di tale nemico della nostra salute. Una dieta sana, basata su frutta e verdura fresche (e possibilmente di stagione), quantità limitate di proteine animali, regolare attività fisica, consumo limitatissimo di zuccheri semplici unitamente ad una costante assunzione di carboidrati integrali e fibre, contribuiscono a difenderci dallo svilupparsi di questa vera e propria epidemia. La percentuale delle persone che hanno una intolleranza agli zuccheri, è in aumento.

Ancora più importante, sempre in termini preventivi, è la valutazione su base genetica dell’eventuale maggiore suscettibilità personale nel contrarre tale patologia. Attualmente la scienza è in grado, attraverso l’analisi del nostro DNA, di stabilire quanto il nostro organismo sia predisposto a sviluppare il diabete, consentendoci di utilizzare una strategia preventiva corretta e personalizzata in termini di dieta, esami clinici, e stile di vita. L’essenza stessa della medicina anti-aging: vivere a lungo attraverso un invecchiamento che garantisca un’eccellente qualità della vita, evitando nel contempo di sviluppare le patologie più pericolose.

Dott. Orlandoni Daniele – Farmacologo – Diploma in medicina anti aging – Consulente in medicina anti invecchiamento e prevenzione presso I.M.Bio – Milano

 



October 15, 2013 Newsletter

E’ un periodo che si sente continuamente parlare di intolleranze ….che cosa sono le intolleranze e che differenze ci sono con le allergie?

Per intolleranza alimentare si intende una reazione avversa dell’organismo verso alcuni alimenti o additivi, conservanti alimentari, lenta nel tempo e che può coinvolgere diverse parti dell’organismo come intestino, stomaco, pelle, vie urinarie, fino a compromettere, in certi casi le comuni attività lavorative e sociali. Basti pensare a chi soffre di colite, su base alimentare, come possa essere influenzata la giornata lavorativa.

La differenza tra allergie e intolleranze alimentari consiste per l’allergia, in una reazione immediata dopo aver ingerito un alimento, (esempio mangio una fragola e ho un immediata reazione con bolle sulla pelle, orticaria, edema delle labbra, per citarne alcune).

Per l’intolleranza invece, come abbiamo detto, si intende una reazione avversa più prolungata nel tempo verso un alimento o ad un gruppo di alimenti che posso appartenere alla stessa famiglia alimentare ( ad esempio le solanacee: pomodoro, patata, peperone e melanzana ) lenta nel tempo e soggetta ad accumulo con introduzione frequente anche giornaliero del cibo o dei cibi intollerati. Essa, può dare continuamente sintomi vari e a volte silenti, mentre certe volte con chiari sintomi di malessere come coliti, stipsi, cefalea, mal di stomaco, dermatiti, e cistiti o candidosi ricorrenti.

– Quali analisi si possono fare per arrivare ad una diagnosi di intolleranza alimentare?

Le allergie alimentari si possono testare con i Rast degli alimenti.
Per le intolleranze alimentari, purtroppo, c’è molta confusione, in quanto i test per la ricerca delle intolleranze alimentari oramai le fanno tutti dalla farmacia alla erboristeria…..con mezzi a dir poco fantasiosi senza dare un servizio concreto e serio all’utente che del tutto sprovveduto, accetta l’esito del test eseguito e nella maggioranza dei casi, non ricevono delle spiegazioni adeguate al risultato, generando delle serie problematiche di gestione dell’alimentazione.
Un solo test è riconosciuto sia come metodica di analisi che per gli estratti alimentari, ed è il test ALCAT.
Il test ALCAT è l’unico test riconosciuto dalla Food and Drug Amministration Americana che come ben sanno tutti è l’unico ente che riconosce sia i test che rispondono a requisiti particolari e non solo il test è riconosciuto ma anche l’apparecchiatura che esegue l’analisi. ALCAT e’ un test citotossico automatizzato, si effettua con una macchina da laboratorio dedicata e si esegue con un comune prelievo di sangue venoso.
La possibilità di eseguire i test su alimenti, conservanti, additivi, funghi e muffe, offre un certo vantaggio nella indagine diagnostica, una volta che i test tradizionali non hanno dato la risposta al problema clinico. ALCAT esiste da oltre 15 anni, e si effettua in 52 paesi del mondo.

– Quali sono le maggiori intolleranze che riscontrate negli ultimi tempi?

Da una nostra ricerca, risulta che almeno un terzo delle persone da noi visitate è intollerante al frumento e/o al glutine, le altre si divid ono in intolleranza al latte e derivati e una parte consistente, risulta intollerante al nichel.
Vorrei ricordare che ci possono essere alcune condizioni cliniche croniche e gravi, come le patologie renali, che necessitano di un adeguato inquadramento nutrizionale, per evitare di non trascurare alimenti importanti per la salute ed evitare invece quelli che potrebbero aggravare la malattia cronica.
Recentemente e’ stato sollevato un quesito riguardo la Sindrome Nefrosica, collegata con la reazione eccessiva di un certo tipo di anticorpi, i Linfociti T Citotossici ( precisamente Gamma e Delta ) che sono attivati dalle proteine del glutine, scatenando una reazione auto immune che potenzialmente può danneggiare le strutture renali.
Esiste la possibilità di valutare una predisposizione individuale verso il glutine tramite un’analisi genetica. Uno spazzolino dedicato, strofinato all’interno della guancia, raccoglie un gran numero di cellule dalle quali si può estrarre il DNA per analizzarlo.
Ricevuto l’esito del test genetico, il medico o il biologo nutrizionista è in grado di suggerire una dieta corretta e adeguata al problema di salute.
Una sana alimentazione, meglio se studiata in base al profilo nutrizionale evidenziato da un test sulle intolleranze o sul glutine, consente di non avere frequenti recidive di malattia e un maggiore recupero in caso di ricadute.

– Quali sono gli alimenti da evitare quando si assume cortisone e/o immunosoppressori e quali le integrazioni consigliate?

La sindrome nefrosica è un quadro patologico caratterizzato da anormale perdita di proteine dai glomeruli renali con conseguenti edemi corporei.
La terapia fondamentale di questa sindrome è con steroidi, capaci di controllare la patologia in un elevato numero di casi; tuttavia sia per ridurre gli effetti negativi della terapia steroidea sia per correggere le alterazioni metaboliche associate è sicuramente importante un adeguato regime dietetico il cui scopo è:

  • limitare l’assunzione di sale,
  • ripristinare le perdite proteiche
  • controllare il metabolismo dei grassi e degli zuccheri
  • controllare il metabolismo del calcio

In altre parole una alimentazione adeguata oltre a contrastare gli inevitabili effetti collaterali della terapia steroidea soprattutto se prolungata; è in grado di incidere in maniera molto significativa sulla sintomatologia e sull’evoluzione della patologia, aspetto particolarmente importante nell’età pediatrica.
Oltre alle consuete regole generali, ormai note a chi assiste un bambino affetto da sindrome nefrosica, esiste la possibilità di sottoporsi ad alcuni esami di laboratorio molecolari e genetici, in grado di contribuire a personalizzare il regime alimentare.

La nostra esperienza, mi porta a segnalare la frequenza di riscontro ai nostri test di intolleranza alimentare al frumento e derivati del grano e glutine, in secondo luogo ai latticini di origine vaccina e alle leguminose ma in minor parte.

E’ necessario che una volta avviato il programma nutrizionale personalizzato, il medico o biologico nutrizionista, deve adattare il programma alimentare in base al risultato degli esami.
Una condizione da evitare è quella di assumere alimenti acidi e favorire alimenti basici.
I cereali sono acidi, i latticini creano acidosi. Il carico di acidi e basici va corretto spesso per evitare ricadute ed effetti collaterali dalle terapie immunosoppressive.
Favorire le verdure di stagione e la frutta ad ogni pasto.
I cereali, sono considerati alimenti che tendono ad abbassare il pH del sangue, quindi si possono mangiare ma stando attenti a non mangiare sempre lo stesso tipo, una variazione della tipologia di cereale e anche della marca, permette di non diventare “intolleranti” . Altri alimenti che tendono ad acidificare il pH sono i latticini e tutti i derivati lattiero caseari bovini, meno acidi, ma non troppo, sono i derivati di capra e pecora.
Un vecchio detto indiano, recitava pressappoco così “nessuna medicina è efficace, se non accompagnata da una sana alimentazione”.

Prof. Giuseppe Di Fede per Associazione Sindrome Nefrotica

 



November 30, 2012 Newsletter

La gravidanza è uno stato particolare durante il quale tutto il metabolismo della donna va incontro a profonde modificazioni. È bene quindi provvedere con un cambiamento nutrizionale in grado di fornire il corretto apporto calorico e tutti i nutrienti necessari alla mamma e alla crescita del bambino.

Durante le visite di routine, peso e bilancia sembrano essere il fulcro cruciale per gran parte di medici e ginecologi. In realtà, accanto al capitolo del controllo del peso, si apre quello sul corretto apporto di macro e micronutrienti e quello riguardante la prevenzione di sindromi allergiche e intolleranze. Per il benessere di mamma e bambino è importante quanto la donna mangia, ma è fondamentale che cosa mangia. La gestazione deve essere un momento di “educazione alimentare” e non di “restrizione”.

Data la posta in gioco, la gravidanza può essere per la donna un’ottima occasione per acquisire nuove conoscenze in ambito nutrizionale come il corretto frazionamento dei pasti durante la giornata, il corretto apporto di tutti i macronutrienti (carboidrati, proteine, fibre, lipidi) e micronutrienti (sali minerali, vitamine) e la prevenzione di allergie e intolleranze.

L’aumento ponderale in gravidanza è strettamente correlato al peso pre-gravidico e al BMI (Boby Mass Index o Indice di Massa Corporea): un BMI corretto e nella norma lascia di solito ben sperare in un aumento di peso corretto rispetto a un BMI da sottopeso o sovrappeso. Nel primo trimestre, è previsto un aumento di peso di circa 2 kg, dal secondo trimestre il controllo deve essere più oculato e non deve essere superiore ai 500g settimanali onde evitare sofferenza fetale.

In generale evitare gli alcolici e limitare i “nervini” (caffè, tè, cacao) che stimolano la contrazione muscolare e quindi anche quella uterina.

E’ bene frazionare i pasti rispettando lo spuntino di metà mattina e metà pomeriggio così da evitare pasti abbondanti che possono aggravare sintomi quali gonfiore, nausea, vomito. Sempre per gli stessi motivi è consigliato evitare cibi “pesanti” quali fritti, piatti troppo conditi, grassi animali (lardo e pancetta), dolci a base di panna e burro. Nei casi di nausea e vomito evitare piatti in brodo, preferire una colazione salata a quella dolce, prediligere le verdure cotte e condimenti a base di limone (ricordiamo che la presenza di vitamina C favorisce l’assorbimento del ferro presente negli alimenti).

È consigliata la massima igiene alimentare e un’abbondante idratazione (2L di acqua al giorno).

Tenere presente l’aumento del fabbisogno nutrizionale e in particolare di vitamine, calcio, potassio, ferro, fosforo e acido folico; da qui l’importanza di un’alimentazione completa. Meglio sopperire a tale fabbisogno da fonti naturali (gli alimenti) prima che dagli integratori (per quanto riguarda l’acido folico, di cui gli alimenti sono poco ricchi, è bene assumere un integratore secondo indicazione medica). Si consiglia di accompagnare i pasti principali con una buona porzione di verdura (meglio se di stagione) e di assumere due porzioni di frutta al giorno. Frutta, verdura e legumi sono ricchi in micronutrienti. Prediligere, inoltre, i cibi integrali (il pane integrale ad esempio contiene sette volte più ferro di quello bianco).

Veniamo ora all’importanza di un’alimentazione sì equilibrata ma allo stesso modo “preventiva”, come già accennato, nei confronti di allergie e intolleranze alimentari. Ad esempio, nei casi di donne particolarmente allergiche, alcuni studi riportano una minore incidenza di forme allergiche ereditarie se, durante la gravidanza, la donna ha seguito un controllo nutrizionale atto a ridurre tutti i nutrienti che potrebbero far scaturire il problema già nel neonato. Preferire quindi alimenti “anallergici” quali carni bianche, pesce, riso, latte di capra, ecc. riducendo il consumo di latte vaccino e latticini, uova e alimenti molto allergenici (fragole, pesche, frutta secca, cacao, ecc.).

La nutrizione della donna gravida deve essere sì “libera” e a suo gusto secondo le cosiddette “voglie”, ma è comunque giusto attenersi a un profilo nutrizionale molto vario così da evitare, o accentuare, intolleranze alimentari nella mamma e quindi “accumuli” nel nascituro.

Se sospettate di essere intolleranti o se semplicemente volete assicurarvi di seguire un’alimentazione corretta anche per il vostro bambino, una buona idea potrebbe essere quella di eseguire il test ALCAT per le intolleranze alimentari. In seguito, un esperto potrà indicarvi il tipo di alimentazione più idonea per voi, così da evitare spiacevoli sintomi in un momento tanto atteso! L’ALCAT Test, diffuso da più di vent’anni e validato da numerosi studi condotti presso centri di ricerca (Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia, Laboratorio di Immuno-Allergologia, pubblicazioni sulla rivista ufficiale dell’European Academy of Allergology and Clinical Immunology), permette di seguire una terapia non farmacologica ma nutrizionale. Dopo una prima fase di eliminazione dei cibi risultati positivi al test, si procederà con la reintroduzione graduale e controllata di tutti gli alimenti.

In conclusione, oltre che per il rischio di aumento ponderale, il controllo dell’alimentazione della madre in gravidanza è importante per lo sviluppo del feto e per la prevenzione di allergie, intolleranze alimentari, dermatiti atopiche, bronchioliti, coliti, ecc., sintomi che possono presentarsi già dalle prime settimane di vita del bambino.

a cura della dr.ssa Jessica Barbieri, Biologa Nutrizionista, Consulente IMBIO – Istituto di Medicina Biologica Milano.



June 30, 2012 Newsletter

Con l’avvicinarsi della stagione estiva aumenta la voglia di rimettersi in forma e perdere quei chili di troppo che, a causa di una ridotta attività fisica e di un maggiore introito calorico, abbiamo accumulato durante l’inverno.

Il nostro stato fisico può, infatti, essere paragonato alla risultante di una semplice e banale equazione, che coinvolge le calorie introdotte e quelle utilizzate a scopo energetico. In parole povere, quando le calorie assunte sono di più di quelle consumate (sport, movimento ecc), l’organismo “conserva” questo surplus energetico sotto forma di grasso di deposito, i famosi cuscinetti distribuiti nei vari distretti.

Sembrerebbe, dunque, che per perdere peso sia sufficiente ridurre gli introiti o aumentare i consumi energetici. In teoria, è così. Nella pratica, purtroppo, numerosi fattori possono complicare le cose: il controllo ormonale, le abitudini scorrette, la qualità dei cibi, le intolleranze alimentari e tutta una serie di altre cause.

Altro aspetto, che sicuramente influisce sulla valutazione e sul trattamento del problema, è il non tenere in debita considerazione l’aspetto temporale. Molti pazienti vorrebbero perdere i chili in eccesso nell’arco di pochissimo tempo. Ecco perché, a ogni nuova stagione, proliferano diete miracolistiche, che promettono risultati brillanti in tempi ristrettissimi: giusto uno o due mesi (a volte molto meno….) prima della famosa “prova costume” ormai non più solo appannaggio delle gentili signore, ma anche tra aitanti maschietti.

Tra le tante diete proposte di recente, la più nota – nel bene e nel male – è senz’altro quella ideata dal Dr. Pierre Dukan. Utilizzata dai reali d’Inghilterra e da altri personaggi famosi, sembra non avere lo stesso successo negli ambienti scientifici. Nei miei ambulatori di Fano e Bari, i pazienti mi domandano spesso come funziona questa dieta e se effettivamente può creare dei disturbi.

La parola d’ordine della dieta Dukan è: No carboidrati; Si proteine. All’inizio della dieta si mangiano, infatti, solo proteine, a colazione, pranzo e cena. Teoricamente, in questo modo, si eviterebbero gli accumuli di grasso dovuti all’introito di carboidrati e grassi, e si andrebbe a stimolare l’utilizzo del grasso posseduto a scopi energetici. Molto sommariamente questo è il principio. In realtà, le cose sono un po’ diverse.

La dieta si divide in quattro fasi:

  • La prima, definita di “attacco“, della durata di circa una settimana, prevede durante la giornata l’utilizzo di sole proteine (carne, pesce, formaggi, uova, ecc).
  • La seconda, definita di “crociera“, prevede l’introduzione di vegetali da alternare alle proteine.
  • La terza, definita di “consolidamento“, prevede la reintroduzione di carboidrati, frutta e altri alimenti.
  • La quarta fase è di “stabilizzazione“, che prevede la ripresa delle abitudini regolari. Non ci sono limiti di quantità.

Proviamo a fare l’avvocato del diavolo per analizzare gli eventuali “pro” e “contra”:

PRO:

  • E’ abbastanza rapida.
  • Toglie la fame. Le proteine hanno un potere saziante più elevato degli altri gruppi alimentari.
  • E’ relativamente semplice.

CONTRA:

  • E’ vincolante. Bisogna seguire le diverse fasi attentamente, pena gli annullamenti degli effetti.
  • E’ ripetitiva. Sempre e solo proteine.
  • E’ abbastanza rischiosa. Non è indicata a persone che hanno problemi cardiaci o colesterolo alto.
  • E’ molto povera di fibre: stitichezza e “inaridimento ” dell’intestino, sono sempre in agguato.
  • Quando s’interrompe, si riprende quanto perso (anche con gli interessi).

Tra i vari svantaggi, è bene evidenziare il manifestarsi di forti scompensi nutrizionali, che si manifestano con cali di energia, dovuti soprattutto alla forte mancanza di carboidrati, ma anche di verdure e frutta, importanti per le vitamine. Può favorire l’aumento di colesterolo cattivo (LDL), soprattutto dovuto al forte consumo di carni rosse e uova.

C’è anche un aspetto psicologico dovuto alla forte limitazione d’uso dei vari alimenti. Una dieta, anche se dimagrante, dovrebbe quanto più possibile soddisfare il palato.

Cercando di non essere troppo “tecnico”, è giusto aggiungere qualche concetto sul meccanismo della dieta Dukan. Si tratta di una dieta prevalentemente proteica, che stimola una via metabolica “alternativa” a quella tipica di un’alimentazione mista (carboidrati, lipidi e proteine), e genera come prodotti di scarto delle sostanze chiamate “corpi chetonici” (Acetone, Acetoacetato, Acido Beta-idrossi-Butirrico). A contatto con i bambini piccoli, almeno una volta nella vita, abbiamo sentito il caratteristico odore del famoso “acetone“, manifestato soprattutto nei casi di alimentazione scorretta. Ebbene, anche con la Dieta Dukan, si ha una grande produzione di corpi chetonici, che (soprattutto il Beta idrossi Butirrico) a livello Ipotalamico (è una particolare regione del cervello, che presiede molte funzioni di controllo), riducono lo stimolo della fame e garantiscono tono ed euforia al paziente. In genere, un metabolismo normale ne produce in minime quantità, che sono smaltite da reni e polmoni.

L’accumulo dei corpi chetonici, detta chetosi, abbassa il ph (misura l’acidità) ematico (del sangue), con conseguente acidosi metabolica (situazione tipica dei diabetici scompensati). Il problema si aggrava se il soggetto pratica un’intensa attività sportiva, che aumenta le richieste di glucosio da parte dell’organismo.

Complessivamente, quindi, la dieta funziona nell’immediato, ma sottopone l’organismo a uno stress continuo e non salutistico. Il gioco non vale la candela; la dieta chetogenica, infatti, anche se efficace, dovrebbe essere sostituita da altri regimi alimentari meno dannosi, soprattutto quando si vuol portare avanti un programma di riduzione del peso più a lungo termine. Un dimagrimento più graduale (in media tre/quattro kg al mese) è il metodo più duraturo e salutare.

Perdere peso è solo la punta di una serie di condizioni alterate, che apparentemente sono abbinate solo all’aumento ponderale, ma in realtà incidono su tutta una serie di aspetti che dovrebbero essere tenuti in considerazione:

  • Inquadramento del paziente
  • Individuazione di eventuali intolleranze alimentari (c’è una stretta correlazione tra aumento di peso e presenza di un’alterata tolleranza verso certi alimenti.)
  • Disintossicazione ed eliminazione di tossine.
  • Programma alimentare molto vario, che prevede l’utilizzo di tutti i gruppi alimentari, ma con una novità: una grossa riduzione dell’utilizzo di carboidrati legati al frumento (vedi pane e pasta), con utilizzo di carboidrati appartenenti a cereali diversi, vedi Miglio, Quinoa, Grano Saraceno, Avena ecc, sempre che non ci siano segnali particolari derivanti dal test sulle intolleranze.

Il tutto sempre supportato da una buona attività fisica (ricordo i grossi benefici sul consumo di grasso derivanti da una semplice passeggiata a passo svelto) e dall’abbondante consumo di acqua durante la giornata. Fondamentale, durante tutti i programmi alimentari, è l’utilizzo di frutta e verdura, per l’apporto di sali minerali e vitamine. Importante, inoltre, non esagerare con i carboidrati: mai la sera, e soprattutto a non elevato Indice Glicemico (I.G.). Quanto più è alto l’indice glicemico (dolci raffinati, pane bianco, zucchero, ecc), tanta più Insulina si metterà in circolo, con l’aumento di peso che ne consegue. (si trovano tabelle con gli indici glicemici dei vari alimenti).

a cura del Dr Francesco Lampugnani, Biologo Nutrizionista, Specialista in Farmacologia



April 30, 2012 Newsletter

La primavera si accompagna normalmente a una serie di cambiamenti psicologici, fisiologici e comportamentali, legati ai meccanismi che il nostro organismo mette in atto per adattarsi a una realtà meno rigida rispetto a quella invernale.

Il cambio di stagione porta con se anche un grande desiderio di vita all’aria aperta, movimento e soprattutto alleggerimento. Durante l’inverno, a causa di una vita più sedentaria e calorica si tende, infatti, ad accumulare qualche chilo di troppo.

Quale migliore occasione per mettersi a dieta, disintossicarsi e tonificarsi con un po’ di attività fisica? In questo periodo sono tanti i pazienti che desiderano riacquistare quella sensazione di benessere, persa a causa di qualche leccornia di troppo unita a qualche ora di ozio in più.

Ho l’abitudine, in questi casi, di sottoporre i miei pazienti (ma lo consiglio anche a coloro i quali volessero intraprendere un regime alimentare dimagrante abbinato a un’attività fisica) a un programma semplice e snello, che prevede una serie d’indagini in grado di rivelare i parametri che possono guidarci nel programma Fisico/Nutrizionale.

I due pilastri di tali indagini sono:
a)Impedenziometria b) Test per le Intolleranze Alimentari.

Entrambi i test sono di grande aiuto sia perché durante il periodo invernale potremmo aver accumulato tossine legate ad alimenti che il nostro organismo “non tollera” sia perché, a causa di un’idratazione non sempre perfetta e di una massa grassa che molte volte va oltre certi limiti, probabilmente abbiamo modificato la composizione del nostro corpo.

a) L’Impedenziometria è una pratica assolutamente non invasiva, che grazie al passaggio di una leggerissima corrente nel nostro corpo, attraverso uno strumento particolare, ci permette di conoscere la composizione corporea in termini di Acqua, Grasso, Massa Magra ecc.

Utilizzo uno strumento molto recente (Impedimed DF 50), che indaga differenti parametri, utili a conoscere più da vicino il corpo del paziente, e di conseguenza intervenire in maniera più adeguata.

Novità importante rispetto ad altri esami simili è quella di poter scomporre la nota Massa Magra (FFM) in due ulteriori componenti: la Massa Tissutale Attiva (ATM) e la Massa Extracellulare. Questi nuovi parametri consentono di valutare il grado di efficienza fisica del paziente ed essere più predittivo nei confronti di un programma fisico e nutrizionale, rivolto sia a un paziente sovrappeso sia a uno sportivo (professionista e non) che vuole iniziare un programma di allenamento o di supporto.
Queste valutazioni sono importanti per riuscire ad abbinare meglio un’attività fisica di tipo aerobico o isotonico.
Completiamo i dati rilevati con i livelli di Acqua Extracellulare (ECW) e di Acqua Intracellulare (ICW), parametri fondamentali per individuare situazioni di disidratazione, ritenzione, carenze.

Integro l’indagine con l’analisi della Massa Grassa (FM), della Massa priva di Grassi, del Metabolismo Basale e dell’Indice di Massa Corporea (BMI) per inquadrare il paziente da un punto di vista staturo-ponderale.

Importante, infine, la valutazione dell’Angolo di Fase, parametro che sintetizza un po’ la situazione generale, per meglio apportare eventuali correzioni.

b) Il test per la diagnosi delle Intolleranze Alimentari, soprattutto quando il risultato è molto attendibile, consente di modificare le abitudini alimentari dei pazienti che lamentano sofferenze di svariato tipo (gonfiori, flatulenza, stanchezza, cefalea, mialgie, sovrappeso, apatia, eczemi, dermatiti, colite, ritenzione idrica, ecc.). Le correzioni alimentari possibili in seguito alla diagnosi di eventuali intolleranze sono particolarmente utili soprattutto quando si decide di iniziare un periodo disintossicante, dimagrante e ginnico.

Utilizzo nel mio studio ALCAT Test, unico test per Intolleranze Alimentari riconosciuto dall’U.S. Food and Drugs Administration.

Fondamentali in questi ultimi periodi, le risposte ottenute sul versante “Glutine, Frumento, Lieviti”. Le abitudini alimentari attuali prevedono un abbondante utilizzo di carboidrati di base. Il grano, purtroppo, non è più quello di un tempo, e in molte occasioni il nostro intestino non è geneticamente preparato a questi diversi tipi di frumento. Il risultato è una serie di reazioni di vario tipo, che a lungo andare possono determinare disturbi molto fastidiosi.

Individuati gli alimenti cui si è intolleranti, con un periodo di disintossicazione e un seguente riavvicinamento (rotazione) all’alimento individuato, si riesce a migliorare moltissimo la sintomatologia lamentata.

Completo il programma con aiuti di reidratazione, drenaggio e disintossicazione.Associando l’ALCAT Test, la Bioimpedenziometria, la Disintossicazione e l’Azione Drenante è possibile ottenere risultati utili su molteplici fronti: perdere peso in eccesso, prepararsi a un percorso di attività fisica, riprendere il benessere psico-fisico perso a causa di uno stile di vita inadeguato.
Buona ripresa a tutti.

a cura del Dr Francesco Lampugnani, Biologo Nutrizionista, Specialista in Farmacologia



April 30, 2012 Newsletter

Tempo di vita all’aria aperta, maggior movimento e pratica fisica in generale. Binomio molto importante anche da un punto di vista salutistico, che risveglia – in tutti gli appassionati e non – il desiderio di dedicarsi più intensamente a queste attività.

L’aiuto del sole è fondamentale, infatti, per quanto riguarda il calcio (e di conseguenza il benessere delle ossa), e ben nota è la riconosciuta positività su tutto il nostro organismo dell’attività fisica. Sia l’esposizione al sole, sia il movimento richiedono, per evitare spiacevoli conseguenze, alcune precauzioni fondamentali: esporsi al sole con gradualità evitando le ore più calde, utilizzare creme protettive con schermo “molto alto”, riprendere gradualmente l’attività fisica, e non immediatamente subito dopo il pasto, seguire i consigli di un personal trainer.

A queste ben note norme si aggiunge l’importanza dalla nutrizione, che riveste un ruolo fondamentale per entrambe le pratiche.Come nutrizionista, nei miei studi di Fano e Bari, ogni anno dedico ampio spazio a tutta una serie di accorgimenti preparatori, indirizzati a tutti coloro che vogliono iniziare una pratica sportiva tonificante, dimagrante, riabilitativa o che semplicemente desiderano fare un po’ di moto.

Parallelamente, per gli sportivi, ma soprattutto per gli amanti dell’abbronzatura, adotto alcuni accorgimenti che ottimizzano la pelle a ricevere grosse quantità di “energia” dal sole e possono evitare i danni provocati da un’intensa esposizione solare.

Anche se apparentemente distanti, le due pratiche, evidenziano una serie di punti in comune che riguardano la prevenzione di effetti collaterali poco gradevoli.

Mi riferisco alla giusta idratazione, alla presenza o meno di stress ossidativo, alle carenze alimentari, alle giuste abitudini alimentari e al sovrappeso.

Alla luce di queste brevi premesse, l’aiuto di un Nutrizionista è fondamentale.

Ebbene, il periodo è quello giusto. Il cambio di stagione porta con sé il desiderio di rinnovare le nostre abitudini e liberarci dalle tossine che, a causa di una vita più sedentaria e di eccessi alimentari legati al freddo e alla permanenza al chiuso, abbiamo accumulato durante l’inverno. Cosa fare allora?

Nell’ambito di visite programmate presso i miei studi di Fano e Bari, si effettuano analisi della composizione corporea con uno strumento di ultima generazione non invasivo. In questo modo è possibile ottenere le giuste informazioni sull’idratazione e sulla localizzazione dei liquidi, sulla quantità di Massa Grassa presente, sulla disponibilità di Massa Priva di Grassi, sul Metabolismo Basale e altri parametri utili alla conoscenza della composizione corporea. L’indagine è supportata da test che individuano la presenza di aggressione da “Radicali Liberi” e il relativo stato di sofferenza (apatia, sonnolenza, stanchezza ecc.).

Un altro test molto indicato durante il cambio di stagione è quello che indaga la funzionalità intestinale la cui espressione positiva è sinonimo di benessere generale e migliore efficienza fisica.

Come specificato in altre pagine, valido supporto a tutte queste indagini è il test ALCAT per la diagnosi delle intolleranze alimentari che, oltre limitare le nostre prestazioni metaboliche, ostacolano spesso anche le nostre prestazioni fisiche.

Con riferimento alla cura della nostra pelle, è bene sottolineare che l’azione negativa dei fattori ambientali non è la stessa per tutti, ma dipende dai fattori genetici predisponenti. La presenza di varianti genetiche coinvolte nei processi fisiologici può influenzare la suscettibilità individuale determinando una diversa risposta agli agenti ambientali, influenzando di conseguenza il processo d’invecchiamento cutaneo. Un test predittivo non invasivo, tramite un semplice prelievo salivare, può indagare l’evoluzione della pelle attraverso il contenuto di elastina e collagene, principali elementi legati al processo d’invecchiamento cutaneo, e la conseguente perdita di tonicità e compattezza.

A queste approfondite indagini seguono consigli nutrizionali ed eventuali integrazioni che possono agevolare l’attività fisica e la tanto desiderata abbronzatura.

Fondamentale in tale contesto è l’assunzione di alimenti freschi, come frutta e verdura, e in particolare per la pelle, alimenti di colore arancio, rosso e blu (carote, mirtilli, fragole, pomodori), ricchi di antociani e carotenoidi. Ancora più importante è l’assunzione di acqua, fondamentale per tutti i processi metabolici e utilissima per evitare stanchezze muscolari da carenza e secchezza della pelle, che creerebbero i presupposti per un invecchiamento precoce.

Buona vita all’aria aperta a tutti.

a cura del Dr Francesco Lampugnani, Biologo Nutrizionista, Specialista in Farmacologia



March 30, 2012 Newsletter

L’alimentazione fornisce il nutrimento alle nostre cellule e in particolar modo alle centrali energetiche cellulari, i mitocondri.Alimentarsi in modo corretto è dunque il presupposto per mantenere un buono stato di salute e per garantire una maggiore efficienza al nostro organismo. Un’alimentazione sana ed equilibrata richiede un apporto energetico adeguato al consumo di calorie, e prevede diverse categorie di cibi, che possano assicurare al nostro organismo tutti i nutrienti essenziali per il suo funzionamento.

Variare la dieta permette, inoltre, di eliminare meglio le tossine e di ostacolare l’accumulo di alimenti potenzialmente in grado di sviluppare un’intolleranza.Oggi purtroppo le nostre abitudini alimentari sono diventate sempre più uguali. Acquistiamo e cuciniamo spesso gli stessi cibi, che si ripropongono settimanalmente, mensilmente e a volte anche tutto l’anno.

Questa ripetizione sistematica pone le basi per la formazione di numerosi disturbi, i cui sintomi sono vari e molto spesso aspecifici: stanchezza e deficit di energie, cefalea, svogliatezza e difficoltà di concentrazione, scarsa attenzione durante lo studio o il lavoro, facile esauribilità fisica ed energetica, allergie e intolleranze alimentari, problemi dermatologici e intestinali con stipsi alternata a dissenteria, infiammazione dei muscoli e delle articolazioni.

Il modo più semplice per ridurre la possibilità di sviluppo di tali sintomi è di assumere alimenti freschi di stagione ed evitare, attraverso una dieta di rotazione, la continua e ripetitiva assunzione di un alimento. La dieta di rotazione, che prevede l’assunzione di cibi specifici diversi ogni 3-4 giorni, ostacola, inoltre, la formazione di radicali liberi, causa primaria d’invecchiamento cellulare e innesco per le condizioni infiammatorie.

Oltre alla rotazione degli alimenti è utile praticare una giornata di digiuno, bevendo molta acqua e assumendo frutta, così da ridurre il carico di lavoro stressante che l’organismo è costretto a fare quotidianamente. Si consiglia, inoltre, di utilizzare cibi ricchi di anti ossidanti e con capacità anti infiammatorie, e di sfruttare le virtù di alcune le spezie, come la curcuma e lo zenzero, che contengono numerosi fattori contro l’infiammazione e l’invecchiamento cellulare.

La rotazione e la varietà delle pietanze assicurano al nostro organismo utili e preziosi componenti nutrizionali, che preservano il nostro stato di salute e rallentano l’invecchiamento.


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