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Ottobre 5, 2008 RASSEGNA STAMPA

Gli effetti “farmacologici” del cibo sull’organismo sono un argomento quanto mai antico. È invece storia dei nostri giorni l’aumento dei casi di intolleranze alimentari documentato dal numero di persone che si rivolgono a dietologi e specialisti lamentando quadri clinici differenti riconducibili, spesso, all’assunzione di determinate sostanze alimentari. La medicina ufficiale, da sempre attenta alle allergie alimentari, ha orientato il proprio interesse anche alle intolleranze cercando di trovare metodologie diagnostiche sempre più specifiche.

“I limiti di molti test oggi in commercio sono spesso legati alla necessità di una lettura soggettiva dei vetrini da parte del medico”, spiega il dott. Giuseppe Di Fede direttore Sanitario dell’Istituto di Medicina Biologica di Milano. “Quindi, non soltanto i risultati possono essere differenti in base all’esperienza del singolo medico, ma è anche difficile costruire una documentazione oggettiva dei casi. Infatti, mentre per le allergie alimentari è più agevole effettuare la diagnosi clinica e di laboratorio dato che è il paziente stesso a riferire i sintomi all’assunzione di un alimento, per le intolleranze, invece, le reazioni ritardate rispetto all’assunzione degli alimenti rendono di difficile standardizzazione l’approccio diagnostico e clinico.” Per rispondere dunque alle esigenze del mondo medico, negli Stati Uniti è stato introdotto un nuovo metodo di diagnosi chiamato ALCAT® -Antigen Leucocyte Cellular Antibody Test-, che rappresenta un notevole miglioramento nella standardizzazione della metodica diagnostica per le intolleranze alimentari.

Il test usa una metodica “in vitro” su sangue intero che avvicina i risultati alla diagnostica “in vivo”; la reazione con i singoli estratti alimentari in gel (è possibile testare una varietà di alimenti da un minimo di 10 fino ad un massimo di 50 o 100) e non liofilizzati – viene confrontata con aliquote di sangue di controllo non esposte agli estratti alimentari. Dopo la separazione della frazione leucocitaria, ogni aliquota viene analizzata, conteggiata e misurata attraverso uno specifico strumento computerizzato che esprime graficamente la variazione del numero e della dimensione cellulare. I grafici del test, realizzati per singolo alimento, vengono sovrapposti al grafico di controllo determinando classi di positività in base a quanto il campione si allontana dall’istogramma di controllo in termini di deviazioni standard.

Studi clinici Americani, effettuati utilizzando test ALCAT® hanno evidenziato un buon livello di correlazione (83,4%) con il test di provocazione orale a doppio cieco per gli estratti alimentari (dati ricavati da una ricerca che ha coinvolto 19 pazienti, su ognuno dei quali è stata valutata una serie di 50 alimenti), e il 96% di correlazione per gli additivi alimentari (studio condotto su 26 pazienti a cui sono stati effettuati 76 test sugli additivi alimentari, utilizzando il metodo della provocazione orale a doppio cieco con controllo placebo).

Il test Alcat, può valutare la compatibilità ad additivi alimentari, conservanti e sostanze chimiche, antibiotici, antinfiammatori oltre che agli alimenti. Per i bambini sopra i 3 anni è possibile fare il test. La possibilità di evidenziare l’alimento intollerato può aiutare nella risoluzione di un problema che è diventato cronico. È importante evidenziare che il test kit di ALCAT®, l’unico riconosciuto dalla FDA (Food Drug Amministration) sia come allergeni sia come macchina, ha dimostrato la sua affidabilità nei risultati rispetto agli altri test in commercio. Inoltre, si sta procedendo per il riconoscimento CEE, cosa che nessun altro test ha in questo momento.

Garanzia della validità dei risultati è stata la misurazione della potenza proteica (Protein Nitrogen Units). L’inserimento del test nella routine ambulatoriale è immediato grazie alla facilità d’uso da parte del medico e all’attendibilità con cui è in grado di identificare alimenti potenzialmente reattivi nei pazienti con sospetta sensibilizzazione/intolleranza verso alimenti che non si riescono ad identificare agevolmente.

Il Sistema ALCAT TEST
Il SISTEMA ALCAT Test evidenzia una reazione avversa agli alimenti, cioè agli allergeni alimentari (approvati ed autorizzati dalla FDA ). Vengono valutati il numero e le dimensioni dei granulociti neutrofili, prime difese anticorpali dell’organismo, e quando si verifica una loro variazione c’è una reazione avversa a quel determinato alimento.

Il SISTEMA ALCAT Test effettua un dosaggio di qualità secondo parametri ben definiti denominati “criteri di affidabilità”: precisione, sensibilità e specificità. La precisione rappresenta la stima della riproducibilità del test. La sensibilità è la dose minima misurabile di una sostanza (globulo bianco) e il test è risultato sensibile al 96%. La specificità è la capacità di dosare esclusivamente una determinata sostanza (globulo bianco) così da escludere interferenze con sostanze simili e il test è risultato specifico al 92%.
Le modificazioni a carico dei granulociti neutrofili vengono quantificate mediante settori di colori diversi a seconda della gravità della reazione:

settore verde (alimenti non reattivi e correlati);

settore giallo (alimenti con reazione moderata);
settore arancione (alimenti con reazione grave);

settore rosso (alimenti con reazione estrema).

I gradi di reattività non sono necessariamente correlati con la presenza e/o l’intensità delle manifestazioni cliniche. Sarà il medico a vagliare attentamente le risposte del test, in modo da prescrivere una dieta che non privi il paziente dei nutrimenti essenziali e che, nello stesso tempo, riesca a eliminare tutti gli allergeni.
Questa dieta aiuta l’organismo a recuperare nel più breve tempo possibile la tolleranza nei confronti degli alimenti non tollerati; a non riconoscere più gli alimenti verso cui si era intollerante come estranei e nocivi, ma ad accettarli senza provocare in modo diretto o indiretto alterazioni a carico di qualsiasi organo, apparato o sistema.

Per ulteriori informazioni sull’interpretazione di “Alcat test” si prega di consultare la documentazione messa a disposizione dal distributore (IMGeP – tel. 02.58300376).



Ottobre 5, 2008 RASSEGNA STAMPA

Nel nostro intestino convivono batteri buoni e cattivi. Nello specifico, quelli “buoni” lavorano per assorbire e trasformare in anticorpi i nutrienti assunti con l’alimentazione: oligoelementi, proteine, carboidrati, minerali ecc. Dunque il buon equilibrio intestinale dipende dal lavoro dei batteri buoni che forniscono all’organismo le armi – gli anticorpi – contro infezioni e malattie.

Basti pensare (ed è facilmente comprensibile, visto che l’intestino deve difenderci tutti i giorni dalle sostanze estranee che ingeriamo con l’alimentazione) che l’intestino produce il 70% ca. degli anticorpi del nostro sistema immunitario, mentre solo il 30% è dovuto a linfonodi e milza.

Che cos’è la Disbiosi
Secondo la Letteratura internazionale, la Disbiosi Intestinale è l’insieme dei sintomi e dei disturbi
Funzionali Gastroenterici che possono evolvere in malattie in grado di coinvolgere anche organi o
apparati distanti dal colon. Questi problemi all’intestino, definiti “Disbiosi intestinale” creano diversi inconvenienti spiacevoli come colite, stitichezza, gonfiore addominale, meteorismo, flatulenza, diarrea ecc. che interessano molte persone e attualmente rappresentano un problema sociale.

Sono svariati i motivi per cui l’equilibrio intestinale si altera. In particolare, le principali cause della Disbiosi sono dovute a: cibi contaminati da fertilizzanti, conservanti, alimentazione scorretta, farmaci, lassativi, antibiotici ecc. Ha inoltre un ruolo importante l’ambiente (temperature non adeguate al periodo climatico).

L’intossicazione dell’organismo che ne deriva è responsabile di queste patologie, più o meno
gravi, dovute alla Disbiosi:

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  • Predisposizione ad infezioni e infiammazioni ricorrenti, allergie, intolleranze, malattie autoimmuni
  • Infezioni da funghi, in special modo candida, herpes
  • Disturbi dell’umore, quali stanchezza, irritabilità, difficoltà di concentrazione, depressione
  • Diarrea, stitichezza, meteorismo
  • Acne ed altre affezioni cutanee
  • Cefalee, in genere associate ad astenia (debolezza)
  • Vaginiti ed infezioni delle vie urinarie
  • Disturbi digestivi
  • Osteoporosi, reumatismi
  • Ritenzione dei liquidi
  • Obesità e refrattarietà alla perdita di peso con le diete
  • Insonnia

Che cos’è il Disbiosi Test
Rappresenta il presidio di laboratorio per individuare, valutare quantitativamente e monitorare i pazienti che evidenziano uno stato di Disbiosi Intestinale. È un esame che mediante metodiche
analitiche colorimetriche e di cromatografia liquida (HPLC), dosa nelle urine due indicatori della Disbiosi intestinale che determinano la prevalenza di flora intestinale putrefattiva (derivante
dalla fermentazione delle proteine), o fermentativa (determinata dai carboidrati). Con in mano questo dato, il medico può diagnosticare, curare e monitorare la guarigione della Disbiosi consigliando la terapia personalizzata più adatta. Il Disbiosi Test si può fare sia in Farmacia che in uno studio Medico Specializzato.

Il Capello, protagonista della tua Salute

Che cos’è l’AMT?
L’AMT, ovvero l’Analisi Minerale Tessutale, è un’indagine di laboratorio riconosciuta e utilizzata dall’Environmental Protection Agency, il Dipartimento Scientifico dell’Ambiente americano, che permette di rilevare con precisione i livelli dei minerali essenziali alla salute, alcuni elementi traccia e i principali tossici depositati nell’organismo.

Come si fa?
Un campione di capelli viene inviato in un laboratorio autorizzato ed esaminato con uno spettrometro ad assorbimento atomico (emissione a plasma). I dati vengono elaborati in modo da ottenere un quadro completo della biochimica individuale.

Perché analizzare i minerali?
Praticamente i minerali regolano tutte le funzioni corporee. Cattive abitudini alimentari, diete restrittive, abuso di farmaci, pillola contraccettiva, stress, inquinamento ambientale, fumo di sigaretta, ereditarietà ed altri fattori possono essere alcune delle cause più ricorrenti di squilibri minerali.
Questi squilibri, rilevabili attraverso la AMT, possono essere l’espressione di tendenze a innumerevoli disturbi, quali:

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  • Allergie
  • Anemie
  • Disturbi dell’Apparato Cardio Circolatorio
  • Disturbi dell’Apparato Digerente
  • Disturbi Endocrini
  • Disturbi Neurologici
  • Disturbi della pelle
  • Disturbi Psicosomatici
  • Disturbi dell’Apparato Muscolo-Scheletrico.

Perché analizzare i metalli tossici?

L’eccesso di alcuni metalli tossici (Cadmio, Alluminio, Mercurio, Piombo. Arsenico ecc.) possono alterare le normali funzioni fisiologiche dell’organismo.

Per esempio il Piombo provoca gravi disturbi neurologici, cefalee e iperattività nei bambini.

Il Cadmio può costituire una concausa dell’ipertensione arteriosa. Piombo, Cadmio e Mercurio provocano dolori articolari, problemi muscolari, renali e dermatologici.

Informazioni che l’AMT vi può fornire

I minerali nutrizionali sono di fondamentale importanza per la funzionalità del Sistema Nervoso Centrale e Periferico, del Sistema Nervoso Autonomo (Simpatico e Parasimpatico), del Sistema Endocrino e per la maggior parte dei processi metabolici organici dove agiscono da catalizzatori o da componenti strutturali.
Una loro accurata indagine ci può dare utili indicazioni su questi processi, ma possiamo anche ricavare informazioni sulle condizioni di stress, sulle potenzialità energetiche, sul metabolismo di base, sulla predisposizione a malattie organiche, psicosomatiche, funzionali ed emotive.

Fonte: HOD n.50 novembre 2008



Marzo 30, 2008 Newsletter

5° Congresso AMEB

Associazione Medicina Estetica Benessere

Magazzini del Cotone
Genova, 15-16 marzo 2008

Il 5° Congresso AMEB (Associazione Medicina Estetica Benessere), aperto a Medici di base, in primis, ma altresì a Dermatologi, Chirurghi plastici e vascolari annovera un alto numero di presenze. Sono state oltre cinquecento nelle prime quattro edizioni e tendente all’ aumento nella quinta edizione, tanto da richiedere il passaggio da una realtà storica ma piccola come Palazzo Ducale, sede della 4° edizione, ad una realtà più ampia come il Cotone Centro Congressi.

L’afflusso, nel tempo, è risultato essere esteso a Regioni limitrofe quali il Piemonte e la Lombardia ma l’interesse sarebbe quello di allargare l’ utenza alle altre regioni.
La 4° edizione del Congresso dell’Associazione Medicina Estetica Benessere vuole essere esteso a tutti gli operatori del settore estetico prevedendo spazi distinti per Medici e tutti gli altri operatori del settore (centri estetici, centri benessere, centri fitness etc.), nell’ intento di divulgare al massimo il concetto di benessere anche ad operatori non medici.
Il congresso è riconosciuto e verrà accreditato dal Ministero della Salute sotto la direzione organizzativa della AMEB (Associazione Medicina Estetica e Benessere – Comitato Scientifico: Presidente Dr. Paolo Rossi).

Segreteria Scientifica
AMEB Associazione Medicina Estetica e Benessere
Corso Tardy e Benech 13/2, Savona – Email: info@meb-it.org
Resp. Scientifico: dott. Paolo Rossi – Segreteria: dott.ssa Susanna Camurati

Segreteria Organizzativa
M.A.F. Servizi srl – Torino/ Genova www.mafservizi.it
Sede di Genova Sede di Torino
Via XX Settembre, 23 Corso Svizzera,185
tel. 010.5954304 tel. 011.505900
fax 010.5954304 fax 011.505976
Project Leader-Sponsor Dott.ssa Anna Botto botto@mafservizi.it
Resp. Iscrizioni Sigra Elena Vitali vitali@mafservizi.it

Iscrizioni
La partecipazione ai Corsi è gratuita. Dato il numero limitato di iscrizioni ad un massimo di persone per ogni corso, è indispensabile la pre-registrazione. Le iscrizioni, da inviare alla Segreteria Organizzativa, verranno accettate in base all’ordine cronologico di arrivo della scheda di iscrizione sino ad esaurimento posti.

La Segreteria Organizzativa provvederà ad inviare la conferma di iscrizione all’indirizzo e-mail o al numero di fax segnalato sulla scheda. Le schede sprovviste del numero di fax e/o email non verranno accettate.

Scheda di Registrazione
La scheda di iscrizione è disponibile a questo link oppure inviando una email di richiesta all’indirizzo botto@mafserviz.it

Crediti formativi E.C.M.
Sabato, 15 marzo 2008

N. 5 crediti Massimo n. 100 partecipanti – “Medicina Generale, Dermatologia e Chirurgia Plastica:protocolli comuni nella prevenzione di patologie e nel follow-up di trattamenti chirurgici”
Professione – Medico Chirurgo
Discipline – MMG – Chirurgia plastica e ricostruttiva – Dermatologia e venereologia

N. 4 crediti Massimo n. 100 partecipanti – “Ruolo dell’insegnamento della corretta alimentazione e del corretto stile di vita nell’ambulatorio di medicina generale”
Professione – Medico Chirurgo
Discipline – MMG – Malattie metaboliche e diabetologia – Scienza dell’alimentazione e dietetica

Domenica, 16 marzo 2008

N. 3 crediti Massimo n. 70 partecipanti- “Fitoterapici: Modalità di preparazione ed utilizzi terapeutici”
Professione – Farmacista
Discipline – Area interdisciplinare
Professione – Medico Chirurgo
Discipline – MMG – Malattie metaboliche e diabetologia – Scienza dell’alimentazione e dietetica

Non accreditato E.C.M. Massimo n. 70 partecipanti – “Termalismo, SPA e trattamenti ancillari”


Programma

15 MARZO 2008 – Sala Ponente
Medicina Generale, Dermatologia e Chirurgia Plastica: protocolli comuni nella prevenzione di patologie e nel follow-up di trattamenti chirurgici

Prima sessione: Dermatologia
Moderatori Giuseppe Cannata, Alessandro Farris, Aurora Parodi, Marina Romagnoli
09,45 Rosacea – Aurora Parodi
10,20 Terapie laser – chirurgiche delle teleangectasie – Marina Romagnoli
10,40 Laser epilazione – Annalisa Beatini
11,00 Pausa

Seconda sessione: medicina estetica
Moderatori Piermario Isola, Piergiorgio Mandelli, Stefano Picasso, Laura Simona
11,20 Fillers del volto – Tiziana Lazzari
11,40 Ozonoterapia – Mario Sirito
12,00 Neocollagenogenesi: rigenerazione cutanea – Vittorio Gennaro
12,00 Chirurgia superficiale con SELP – Giorgio Fippi
12,30 WORKSHOP Medigest (non accreditato ECM) – Giorgio Fippi
13,30 Pausa

Terza Sessione: Chirurgia Plastica
Moderatori Antonio Grande, Sonia Balestrero, Pierluigi Santi
14,00 Ricostruzione mammaria – Pierluigi Santi
14,20 Rinoplastica – Giorgio Lavagnino, Raffaella Sommariva
14,40 Peelings combinati – Lucio Miori
15,00 Mesoterapia omotossicologia – Massimo De Bellis
15,20 Biorivitalizzazione combinata – Massimo Ladisi
15,40 Rimodellamento non chirurgico del profilo nasale – Aldo Bauducco
16,00 Fosfatidilcolina – Rosanna Dalla Costa
16,20 Trattamento chirurgico dei nei – Paola Barabino
16,40 Pausa

Quarta Sessione: Flebo linfologia
Moderatori Sergio Capurro, Giorgio Forgione, Giovanni Perdonò
17,00 Analisi strumentale della circolazione venosa – Giovanni Perdonò
17,15 Scleroteapia tridimensionale – Sergio Capurro
17,30 Crossectomia e stripping – Eddy Zepponi
17,45 Focus sulla chirurgia vascolare degli arti inferiori – Giorgio Forgione
18,00 Scleroterapia – Pietro Forfori
18,15 Flebologia – Alberto Macciò
19,00 Compilazione Test – Chiusura lavori


15 MARZO 2008 – Sala Levante
Ruolo dell’insegnamento della corretta alimentazione e del corretto stile di vita nell’ambulatorio di Medicina Generale – con il Patrocinio di ASSIMEFAC

Prima Sessione: Corretta alimentazione
Moderatori Renato Giusto Vice-Presidente Ordine dei Medici di Savona
Andrea Stimamiglio Coordinatore FIMMG Genova
09,00 Consigli dietologici nel diabetico – Caterina Bordone
09,30 Consigli dietetici per patologie – Fabrizio Gallo
11,00 Corretta alimentazione, sovrappeso e sottopeso – Giuseppe Daino
12,00 Importanza della deglutizione nell’alimentazione – Diego Cossu
13,00 Pausa

Seconda Sessione: Nuove metodologie di operative nel campo dietologico
Moderatori Luca Lione Diabetologo – Emanuele Russo M.M.G.
14,00 Alimentazioni proteiche: vizi e virtù – Mario Pucci
15,00 Ruolo dell’analisi strumentale nella dieta – Pietro Morini
16,00 WORKSHOP I.M.Ge.P. (non accreditato ECM)
Focus on: intolleranze alimentari Attilio Speciani

Tavola Rotonda – Moderatore Giuseppe Daino
17,30 Tavola rotonda
18,30 Compilazione Test – Chiusura lavori


16 MARZO 2008 – Sala Ponente
Termalismo, SPA e trattamenti estetici ancillari

Prima Sessione Terme e SPA
Moderatori Antonio Basso – Giuseppe Nappi Presidente nazionale Medicina Termale
Francesco Berti Riboli Confindustria Genova
09,10 Gestione e marketing di una SPA – Paolo Torazza Confindustria
09,30 Patologie orl e cure termali – Federico Baricalla
10,00 Metodologie elettromeccaniche nelle SPA – Raul Novelli
10,20 Clinica e terapia dello stress nelle SPA – Alberto Massirone
10,40 Riabilitazione in centro termale – Fiorenza Di Matteo
11,00 Pausa

Seconda Sessione: Medicina dello sport ed anti-aging
Moderatori Damiano Galimberti Presidente nazionale AMIA – Alberto Massirone Presidente Agorà
Gianraffaele Politi
11,10 Nutriceutica (alimentazione ed invecchiamento) – Damiano Galimberti
11,25 Ormoni e prevenzione dell’ invecchiamento – Ascanio Polimeni
11,40 Cura della pelle e prevenzione anti-aging – Aldo Ciambellotti
11,55 Terapie anti stress ossidativo – Eugenio Luigi Iorio
12,10 Attività anaerobica ed anti-aging – Franceso Balducci
12,30 Gestione di un centro sportivo – Enrico Carmagnani
13,00 Pausa

Terza Sessione: estetica aggiornamenti teorici e pratici
Moderatori Guido Botto – Luca Costi Segretario Generale Confartigianato Liguria
Olimpio Marcello Delegato Confartigianato Genova
14,00 Estetista e servizio alla persona – Francesca Di Terlizzi , Nennella Santelli
14,20 Cosmeceutici anti age – Umberto Borellini
14,40 Cosmetici da cabina e domiciliari – Davide Antichi,Alberto Pavesi
15,00 Trucco semi-permanente – Marco Altamura
15,15 Dimostrazione dal vivo di trucco – moda – Marco Piccinini
16,00 Pausa
16,15 Ultrasuoni e Fosfatidilcolina:teoria e pratica – Danila Crevani
17,00 Tricologia – Diego Dal Sacco
17,15 Tricologia olistica – Ronda Gloriana
17,30 Estetica Olistica: teoria e pratica – Gabriello Ferrero, Enza Zuffo
19,00 Chiusura lavori

 

16 MARZO 2008 – Sala Levante
Fitoterapici: Modalità di preparazione ed utilizzi terapeutici

Prima Sessione
Moderatori Edilio Lancellotti – Felice Ribaldone Presidente dell’Ordine dei Farmacisti
Sergio Mendelevich Regione Liguria
09,00 Uso degli omega tre e del riso rosso sull’ipercolesterolemia – Livia Pisciotta
10,00 Fitoterapia per patologie – Gianguglielmo Bergamaschi
10,30 Ayurveda – Bruno Grassi
11,00 Pausa3

Seconda Sessione
Moderatori Paolo Corte Presidente AGIFAR Savona – Paolo Piaggio Presidente AGIFAR Genova
11,20 Uso dei fitoderivati nelle alterazioni circolatorie – Antonello Sannia
12,00 WORKSHOP I.M.B. (non accreditato ECM)
Rapporto omega tre-omega 6 come marker dello stato di salute – Giuseppe Di Fede
13,30 Pausa

Terza Sessione
Moderatori Maurizio Devasini Presidente regionale UNERBE – Augusta Nazari – Antonello Sannia
14,00 Normative e formulazione dei fitoderivati – Marina Boscarini
15,00 Definizione ed azione cutanea della fitomelatonina – Francesca Ferri
16,00 Focus sulle intolleranze alimentari – Claudio Santi
15,30 Pausa

Quarta Sessione
Moderatori Umberto Cosce – Claudio Santi
16,00 Agopuntura – Umberto Cosce
16,30 Alga Klamath ed altre innovazioni – Marco Fornaciari
18,30 Compilazione Test – Chiusura lavori



Dicembre 1, 2006 Newsletter

Gli effetti “farmacologici” del cibo sull’organismo sono un argomento quanto mai antico.E’ invece storia dei nostri giorni l’aumento dei casi di intolleranze alimentari documentato dal numero di persone che si rivolgono a dietologi e specialisti lamentando quadri clinici differenti riconducibili, spesso, all’assunzione di determinate sostanze alimentari. La medicina ufficiale, da sempre attenta alle allergie alimentari, ha orientato il proprio interesse anche alle intolleranze cercando di trovare metodologie diagnostiche sempre più specifiche. “I limiti di molti dei test attualmente in commercio sono spesso legati alla necessità di una lettura soggettiva dei vetrini da parte del medico.” spiega il dott. Giuseppe Di Fede immunologo e direttore Sanitario dell’Istituto di Medicina Biologica di Milano. “Quindi, non soltanto i risultati possono essere differenti in base all’esperienza del singolo medico ma è anche difficile costruire una documentazione oggettiva dei casi. Infatti, mentre per le allergie alimentari è più agevole effettuare la diagnosi clinica e di laboratorio dato che è il paziente stesso a riferire i sintomi all’assunzione di un alimento, per le intolleranze, invece, le reazioni ritardate rispetto all’assunzione degli alimenti rendono di difficile standardizzazione l’approccio diagnostico e clinico.”

Per rispondere quindi alle esigenze del mondo medico, negli Stati Uniti è stato introdotto un nuovo metodo di diagnosi chiamato ALCAT® -Antigen Leucocyte Cellular Antibody Test – che rappresenta un notevole miglioramento nella standardizzazione della metodica diagnostica per le intolleranze alimentari. Il test utilizza una metodica “in vitro” su sangue intero che permette di avvicinare i risultati alla diagnostica “in vivo”; la reazione con i singoli estratti alimentari in gel (50 alimenti) – e non liofilizzati – viene messa a confronto con aliquote di sangue di controllo non esposte agli estratti alimentari. Dopo la separazione della frazione leucocitaria, ogni aliquota viene analizzata, conteggiata e misurata attraverso uno specifico strumento computerizzato che esprime graficamente la variazione del numero e della dimensione cellulare. I grafici del test, realizzati per singolo alimento, vengono sovrapposti al grafico di controllo permettendo la determinazione di classi di positività in base a quanto il campione si allontana dall’istogramma di controllo in termini di deviazioni standard. Studi clinici effettuati utilizzando test ALCAT® hanno evidenziato un buon livello di correlazione (83,4%) con il test di provocazione orale a doppio cieco per gli estratti alimentari (dati ricavati da una ricerca che ha coinvolto 19 pazienti su ognuno dei quali è stata valutata una serie di 50 alimenti) ed il 96% di correlazione per gli additivi alimentari (studio condotto su 26 pazienti a cui sono stati effettuati 76 test sugli additivi alimentari utilizzando il metodo della provocazione orale a doppio cieco con controllo placebo).

E’ importante evidenziare che il test kit di ALCAT®, sottoposto alla valutazione dell’FDA, ha dimostrato la sua affidabilità nei risultati rispetto agli altri test in commercio. Garanzia della validità dei risultati è stata la misurazione della potenza proteica (Protein Nitrogen Units), tanto che la stessa agenzia americana ne ha approvato l’utilizzo.
L’inserimento del test nella routine ambulatoriale è immediato grazie alla facilità d’uso da parte del medico e all’attendibilità con cui è in grado di identificare alimenti potenzialmente reattivi nei pazienti con sospetta sensibilizzazione/intollereanza verso alimenti che non si riescono ad identificare agevolmente.

Le principali cause dell’aumento delle intolleranze alimentari:
abuso di farmaci antibiotici (38%),
alimentazione poco variata (34%),
abuso di cibi conservati o congelati (29%),
stress (29%),
scarsa assunzione d’acqua (14%).

Principali manifestazioni di intolleranza alimentare:
cefalea
eruzioni cutanee
cistiti ricorrenti
problemi digestivi
stipsi
diarrea
dolori addominali
infezioni respiratorie ricorrenti
obesità resitente alle dietoterapie.

E’ un presidio medico che fornisce informazioni sulle possibili intolleranze ad alimenti o ad altre sostanze (additivi e conservanti). Non è uno strumento diagnostico per le allergie alimentari.
di Francesca Greco



Ottobre 5, 2005 RASSEGNA STAMPA

Enhancement of the Efficacy of Chemotherapy with Oxaliplatin Plus 5-Fluorouracil by Pretreatment with IL-2 Subcutaneous Immunotherapy in Metastatic Colorectal Cancer Patients with Lymphocytopenia Prior to Therapy

Abstract. The present study was carried out to evaluate the influence of a short-period IL-2 administration on the efficacy of chemotherapy in rnetastatic colorectal cancer patients with pretreatment lymphocytopenia, which was defined as a lymphocyte count of less than 1500/mm3. The study included 144 consecutive metastatic colorectal cancer patients, who underwent chemotherapy with oxaliplatin plus 5-fluorouracil. Lymphocytopenia was seen in 4l/144 (28%) patients, who were randomized to receive chemotherapy alone or chemotherapy after a prechemoimmunotherapy with IL-2 (3 MIU twice/day for 3 consecutive days), whereas patients with a normal pretreatment lymphocyte count received only chemotherapy. A normalization of the lymphocyte number was achieved in 12/19 lymphocytopenic patients pretreated with IL-2.

The objective tumor regression rate achieved in patients with a normal lymphocyte count prior to chemotherapy was significantly higher compared to that obtained in lymphocytopenic patients treated with chemotherapy alone (54/103 vs. 3/22, p<0.01), whereas no significant difference occurred between patients with normal lymphocyte count and lymphocytopenic patients pretreated with IL-2 (54/103 vs. 8/19). This study confirms that pretreatment lymphocytopenia is associated with reduced efficacy of chemotherapy in metastatic colorectal cancer patients. Moreover, it suggests that pretreatment with IL-2 before the onset of chemotherapy may enhance the efficacy of chemotherapy in lymphocytopenic patients. Therefore, the administration of IL-2 before the onset of chemotherapy to improve the immune status of cancer patients may be considered as a new chemoimmunotherapeutic combination, which may be recommended in the treatment of advanced cancer patients, particularly in those with cancer-related immune alterations.

Despite great advances in the understanding of the immunobiology of tumors (1-3), their clinical management still remains founded on the biological characteristics of the tumor, namely of histology, stage, genetic profile and eventual expression of receptors for hormones and growth factors. Recent immunobiological discoveries have generally been limited to experimental studies. In particular, there is little data on the possible influence of the host immunobiological status on the efficacy of cancer chemotherapy for metastatic solid tumors.
However, preliminary clinical studies suggest that the evidence of lymphocytopenia, prior to the onset of chemotherapy, is associated with a reduced efficacy of the treatment, confirming the importance of the biological response of the patients in the prognosis of their neoplastic disease and in conditioning the efficacy of chemotherapy itself (4).
Previous clinical studies had already demonstrated that the occurrence of lymphocytopenia represents a negative biological prognostic factor, because of its association with a lower survival time (5). Cancer-related lymphocytopenia is the expression of the immunosuppressive status, which characterizes the progression of the neoplastic disease, and depends, at least in part, on the production of immunosuppressant substances by cancer cells (6). In particular, lymphocytopenia appears to be associated with a progressive decline in the blood concentrations of IL-2 (7), produced by T helper-type 1 lymphocytes (8). Since IL-2 represents the main growth factor for lymphocytes (9), at least from a theoretical point of view the lymphocytopenic status of advanced cancer patients could potentially be corrected and modified by the administration of IL-2 before starting the chemotherapeutic approach.
To date, several chemoimmunotherapeutic combinations with IL-2 plus chemotherapy have been proposed (10-12). However, all chemoimmunotherapeutic combinations so far elaborated have simply used the chemotherapeutic agents to induce damage to cancer cells, in an attempt to enhance their antigenicity, with the ensuing potential increased efficacy of IL-2 immunotherapy (10-12). However, there are no data about administering IL-2 in an attempt to enhance the efficacy of the commonly used chemotherapeutic regimens.
The present study was carried out to evaluate the influence of a short-period IL-2 subcutaneous (s.c.) immunotherapy on cancer-related lymphocytopenia, with the aim of increasing the efficacy of cancer chemotherapy in metastatic solid tumor patients.

Materials and Methods

The study included 144 metastatic colorectal cancer patients (M/F: 92/52; median age: years, range 41-75). The eligibility criteria were as follows: histologically proven metastatic colorectal cancer, measurable lesions, no double tumor, no brain metastases, no more than one previous chemotherapeutic line with 5-fluorouracil (5-FU) for the metastatic disease, and no concomitant chronic therapy with corticosteroids or other immunosuppressive drugs.
Lymphocytopenia was defined as the presence of a total lymphocyte number less than 1500/mm3 prior to the onset of chemotherapy and was observed in 41/144 (28%) patients prior to chemotherapy.
According to the metastatic locations, patients with pretreatment lymphocytopenia were randomized to receive chemotherapy alone, or to be treated with a short-period IL-2 s.c. immunotherapy before the onset of chemotherapy. The experimental protocol was explained to each patient and written consent was obtained.
According to the schedule proposed by Hochster et al. (13), the chemotherapeutic regimen consisted of oxaliplatin (OXA) plus 5-FU and folates. OXA was injected i. v. at 85 mg/m2 on days 1 and 15, while 5-FU and folates were administered i.v. at a dose of 500 mg/m2 and of 10 mg/m2 on days 1,8 and 15, thus representing a complete immunotherapeutic cycle.
The cycles were repeated every 28 days, for at least 3 cycles. In non-progressing patients, another 2 cycles were planned after the radiological examinations, including CT scan.
The prechemotherapeutic immunotherapy consisted of IL-2 at a dose of 3 million IU twice/daily for 3 consecutive days s.c., for a total dose of 18 million IU, during the week preceding the onset of chemotherapy.
The clinical response was assessed according to WHO criteria. The clinical characteristics of the patients are reported in Table I. The data were statistically analyzed by the Chi-square test and the Student’s t-test, as appropriate.
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Results

As shown in Table I , the three groups of patients with normal lymphocyte count prior to chemotherapy, or with pretreatment lymphocytopenia undergoing chemotherapy alone, or chemotherapy after an IL-2 prechemotherapeutic immunotherapy were well-matched and comparable for the main prognostic variables, including sites of metastases, location of the primary tumor, previous chemotherapies, age and performance status (PS), as assessed by Karnofsky’s score. The clinical response observed in the two groups of patients with normal or low lymphocyte count prior to chemotherapy is shown in Table II. A complete response (CR) was achieved in 5/103 (5%) patients with normal lymphocyte count prior to therapy and in only 1/41 (2%) lymphocytopenic patients. A partial response (PR) was achieved in 59/144 patients, while the overall response rate (CR + PR) was 65/144 (45%). The response rate (CR + PR) achieved in patients with normal lymphocyte count prior to therapy was significantly higher than that found in patients with pretreatment lymphocytopenia (54/103 (52%) vs. 11/41 (27%), p<0.05).
A normalization of lymphocyte number prior to therapy, with values greater than 1500/mm3, was reached in 12/19 patients in response to the prechemotherapeutic immunotherapy with IL-2.
On considering the influence of IL-2 immunotherapy on the clinical response to chemotherapy, the response rate obtained in patients with a normal lymphocyte count was significantly higher compared to that observed in lymphocytopenic patients, who received no immunotherapy prior to chemotherapy (54/103 vs. 3/22, p<0.01), whereas no difference was seen in the response rate between patients with a normal lymphocyte count prior to therapy and lymphocytopenic patients pretreated with IL-2 (54/103 vs. 8/19).
Finally, within the group of lymphocytopenic patients pretreated with IL-2 before the onset of chemotherapy, the response rate observed in patients who achieved a normalization of lymphocyte count in response to IL-2 injection was higher with respect to that obtained in patients whose lymphocyte number was not normalized by IL-2 (6/12 (50% ) vs. 2/7 (29%)), even though the difference was not statistically significant. However, the response rate obtained in IL-2-pretreated patients, even independently of lymphocyte normalization, was significantly higher than that found in lymphocytopenic patients without IL-2 immunotherapy (8/19 vs. 3/22,p<0.05).
IL-2 prechemotherapeutic immunotherapy was well tolerated and did not influence the expected toxicity of the chemotherapy.
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Discussion

In accordance with previous preliminary clinical results (4), this study confirms that pretreatment lymphocytopenia is associated with a reduced efficacy of chemotherapy in metastatic cancer patients. This finding is not surprising, since lymphocyte activation would contribute to the destruction of tumor cells induced by chemotherapy, particularly of chemotherapy-resistant cells, which are more sensitive to the cytotoxicity exerted by activated lymphocytes (10). In the presence of lymphocytopenia, such participation by lymphocytes would be diminished.
The results of this study demonstrated that the correction of lymphocytopenia by the administration of the main growth factor for lymphocytes, IL-2, may allow enhanced efficacy of the chemotherapy, comparable to that commonly observed in patients with a normal lymphocyte count prior to chemotherapy. Thus, a new regimen for immunochemotherapeutic strategies, consisting of the administration of in vivo 19: 1077-1080 (2005)
antitumor cytokines, such as IL-2, before the onset of chemotherapy, should improve the immune status of the patients.
At present, the overall chemoimmununotherapeutic regimens with IL-2 plus chemotherapy have utilized chemotherapy to improve the efficacy of IL-2, by enhancing the antigenicity of cancer cells as a consequence of chemotherapy-induced damage of cell surface molecules. In contrast, this study would suggest the possibility of using IL-2 to enhance the efficacy of chemotherapy, by improving the immune status of cancer patients, namely by increasing the absolute number of lymphocytes, which play a fundamental role in mediating an effective anticancer immune reaction.
Further studies, using different doses of IL-2 and for a longer period of injection, will be required to better define the optimal schedule to prepare cancer patients for the successive administration of chemotherapy.

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Correspondence to: Dr Paolo Lissoni, Divisione di Radioterapia Oncologica, Ospedale San Gerardo, 20052 Monza, Milano, Italy. Fax: 039/2332284.
Key Words: Immunotherapy, interleukin-2, lymphocytopenia, oxaliplatin.

Received April 7, 2005 Accepted August 30, 2005

P. LISSONI1, F. BRIVIO2, L. FUMAGALLI2, G. DI FEDE3 and G. BRERA4
1Division of Radiation Oncology and 2Division of Surgery, S. Gerardo Hospital, Monza, Milan; 3Institute of Biological Medicine, Milan; 4Ambrosian University, Milan, Italy


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