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Luglio 30, 2012 Newsletter

Nei paesi industrializzati, il numero di persone che manifestano fenomeni allergici è in costante aumento: tra il 5 e il 25% degli adulti riferisce di avere avuto una reazione allergica dopo assunzione di alimenti, mentre nei bambini (durante i primi 3 anni di vita) la percentuale varia tra il 6 e il 10%.

Oltre alle classiche e note allergie, un fenomeno emergente è l’allergia a sostanze alimentari “nascoste” negli alimenti. Classico esempio sono gli utensili per la preparazione degli alimenti, che possono contaminare la lavorazione di sostanze alimentari determinando reazioni allergiche da allergeni nascosti.

Molti cibi contengono alimenti “nascosti” aggiunti nella lavorazione industriale alimentare che, seppur potenzialmente allergizzanti o almeno sensibilizzanti, non sono segnalati nelle etichette.

L’uovo, ad esempio, è spesso aggiunto come emulsionante, e come tale (emulsionante e non uovo) aggiunto nell’elenco degli ingredienti. In maniera analoga anche la soia può essere presente nell’alimento senza essere segnalata come tale, ma come emulsionante.

La stessa cosa vale per le spezie e gli aromi naturali, che possono scatenare reazioni allergiche improvvise.

Alcune persone sottoposte a test d’intolleranza, sono, infatti, positive a un dato alimento, pur non avendolo mai assaggiato. Si presume pertanto che l’alimento intollerato sia presente, come emulsionante, in cibi che normalmente non lo contengono. La globalizzazione dei mercati alimentari sta, infatti, facilitando la diffusione di questi “nuovi” allergeni, non presenti in passato nelle nostre abitudini alimentari.

Di pari passo con le allergie, anche le cosiddette “intolleranze” alimentari sono un fenomeno crescente che, dato il numero di pazienti con manifestazioni allergiche, ma con esami allergologici specifici negativi, è da tenere in debita considerazione.

Le manifestazioni cliniche d’intolleranza e allergia sono identiche, ma esiste una differenza sostanziale: la reazione allergica è immediata, quella allergica su base intollerante avviene, invece, dopo ore o nell’arco di due giorni dall’ingestione dell’alimento incriminato.

Si parla in questo caso di reazioni allergiche ritardate, in cui difficilmente l’alimento o gli alimenti “reattivi” possono essere identificati precisamente. Proprio per questo, diversamente dalle allergie, che sono facilmente rilevabili, le intolleranze hanno un approccio diagnostico e clinico di difficile standardizzazione.

Per rispondere alle esigenze del mondo medico, è stato introdotto ALCAT Test, un nuovo metodo di diagnosi grazie al quale è possibile ridurre lo stato infiammatorio e di conseguenza la suscettibilità a sviluppare intolleranze e allergie alimentari.

Il test, riconosciuto dall’U.S. Food and Drug Administration (FDA) e utilizzato dalla Fondazione IRCCS Policlinico “San Matteo” di Pavia, Laboratorio di Immuno – Allergologia, valuta la reazione infiammatoria dei Granulociti Neutrofili in grado di rilasciare fattori istamino simili e citochine pro infiammatorie che possono innescare la reazione allergica.

ALCAT ha messo in evidenza reazioni d’intolleranza verso sostanze alimentari e alimenti, che determinano reazioni allergiche da “accumulo” dell’allergene. Le sostanze, che fungono da allergeni nascosti, più frequentemente positive al test sono:

UOVA
Le proteine dell’uovo sono gli allergeni più spesso coinvolti nelle reazioni allergiche alimentari, circa il 20% di tutte le reazioni. Si trovano nei dolci, gelati, caramelle, e molte volte non è segnalato. Anche l’albume è utilizzato come eccipiente o emulsionante senza essere segnalato. Il grana padano contiene tracce di uova, così come alcuni farmaci.

LATTE
Le proteine del latte possono essere allergeni nascosti. Si trovano nella margarina, nei prodotti a base di soia, negli alimenti prodotti in stabilimenti industriali come contaminanti dei prodotti caseari, nei salumi e negli insaccati, o come emulsionante non specificato, ad esempio, negli hot dog.

SOIA
È una proteina vegetale diffusa sotto forma di semi, germogli, pasta, olio, farina, utilizzata come additivo alimentare in molte preparazioni gastronomiche. La diffusione dei ristoranti asiatici, ha infatti favorito la crescente diffusione di alimenti a base di soia, esponendo i pazienti “sensibili” a frequenti e accidentali ingestioni dell’alimento. La farina di soia è spesso presente in salsicce, hamburger, e prodotti a base di carne.

ARACHIDI
L’allergia alle arachidi è un problema molto diffuso negli Stati Uniti, dove il consumo è notoriamente elevato. In Europa è meno rilevante, ma non da sottovalutare. Si tratta, infatti, di un allergene nascosto in diversi alimenti.
Anche la frutta a guscio (noci, mandorle, nocciole) contenuta in alcuni gelati, snack-food, dolci, glassa alla mandorla, determina di frequente importanti reazioni allergiche.

GRANO SARACENO
Pur appartenendo alla famiglia delle Polygonaceae, e non essendo quindi formalmente un cereale, viene comunemente definito tale per via delle caratteristiche nutrizionali. Limitato nelle aree dell’Italia settentrionale (pizzoccheri valtellinesi), negli ultimi anni, il suo consumo in ambito alimentare si è diffuso in tutta la penisola. È, infatti, privo di glutine, e quindi è utilizzato nella preparazione delle farine e della pasta per le persone celiache.

NICHEL
Tra gli allergeni nascosti, il Nichel è tra i più presenti e insidiosi. Con l’ingresso dell’Euro come moneta unica, le monetine sono diventate di comune utilizzo. Il metallo che le compone è ricco di nichel, e determina nelle persone sensibili a questo elemento l’aggravamento di eventuali dermatiti o sensibilità al nichel alimentare.



Luglio 30, 2012 Newsletter

Sono numerosi gli “esperti” e in particolare gli allergologi che negano l’attendibilità di tutti i test per le intolleranze alimentari. In particolare, leggendo ll’articolo comparso nei giorni scorsi su “Salute Repubblica” on-line, nella rubrica “L’Allergologo Risponde”, Sulle intolleranze alimentari i test sono inattendibili e inutili, desidero esprimere alcune considerazioni, che riguardano soprattutto il test Alcat.

La diagnostica di laboratorio sulla ricerca delle intolleranze alimentari è un argomento da sempre molto dibattuto. Una volta esclusi tutti i meccanismi immunologici che causano allergie IgE mediate, deficit enzimatici (lattasi) e celiachia, rimane un vuoto per la diagnostica clinica e di laboratorio su tutte le forme clinicamente evidenti ma prive di riscontro da parte del laboratorio.

Eppure, non sempre si tratta di un disturbo legato alla somatizzazione d’ansia, allo stress, o altro di psicosomatico, anche se di solito sono queste le uniche risposte fornite dai medici a tutti quei pazienti che manifestano reazioni e problemi legati alla ripetuta assunzione di cibo.

Negli ultimi anni, numerosi lavori scientifici condotti dall’Ospedale S. Matteo di Pavia, Laboratorio di Immuno-Allergologia, pubblicati sulla rivista ufficiale dell’European Academy of Allergology and Clinical Immunology, riportano i notevoli risultati ottenuti dopo il test d’intolleranza alimentare ALCAT nella terapia di numerose patologie della pelle (dermatiti, eczemi, orticaria) non IgE mediate e disturbi gastro intestinali. Altri studi, con protocolli di valutazione su altre patologie legate alle sensibilità alimentari, sono ancora in corso.

Il sistema di analisi ALCAT, valuta la reazione del sistema immunitario innato, attivo nelle reazioni di difesa contro antigeni di origine batterica, virale, micotica, frammenti proteici alimentari. Si suppone che la via di attivazione avvenga attraverso i Toll Like Receptor, con la messa in atto intracellulare di segnali che portano all’attivazione di NkF-b, e a sua volta l’induzione di citochine pro infiammatorie. La reazione flogistica mantenuta nel tempo porta all’attivazione dei mastociti, granulociti neutrofili, come effettori finali della risposta anticorpale antigenica verso le proteine alimentari.

Da almeno 20 anni, il test ALCAT è utilizzato nel campo delle intolleranze alimentari; i pazienti sottoposti al test sono persone che non hanno trovato risposte nei test tradizionali, se non attraverso una terapia farmacologica, che in alcuni casi sono costretti a seguire anche per diversi anni.

La metodica alcat consente, invece, di affrontare la terapia in maniera non farmacologia. Attraverso una dieta, impostata dal nutrizionista specializzato, priva degli alimenti riscontrati positivi al test ALCAT, successivamente reintrodotti in maniera graduale e controllata (Dieta di Rotazione) è infatti possibile ridurre l’infiammazione e ottenere un miglioramento dei sintomi (come si evince dagli studi dell’Università di Pavia condotti un campione di pazienti con problemi gastro intestinali e dermatologici: http://www.alcat.it/index.php/studi).

Infine, si sottolinea nuovamente che la medicina tradizionale, in ambito allergologico-immunologico, dove ancora molto c’è da scoprire e studiare, non ha ancora trovato una soluzione per numerosi disturbi e patologie. Il test ALCAT, tenta di fornire una risposta in grado di risolvere almeno in parte i problemi legati all’alimentazione, che si basa sul cambiamento dei nostri stili di vita. Per una salute duratura nel tempo è, infatti, indispensabile conoscere e scegliere i cibi più idonei al nostro organismo. Ricordiamoci che un terzo delle malattie oncologiche ha origine da un’alimentazione scorretta protratta negli anni. La prevenzione nasce a tavola e inizia da piccoli.



Giugno 30, 2012 Newsletter

Le diverse forme di allergie che coinvolgono i bambini sono in continuo aumento. Eczema atopico, asma, riniti, congiuntiviti e dermatiti sono le più frequenti. I motivi scatenanti possono essere ricondotti a due cause principali:

  1. agenti atmosferici, pollini di alberi e graminacee;
  2. sensibilizzazione agli alimenti / additivi alimentari / conservanti

Una maggiore sensibilizzazione agli alimenti, e ai loro additivi, può essere dovuta alla continua introduzione di alimenti ricchi in conservanti, additivi, grassi idrogenati (oli vegetali diversi dall’olio di oliva), coloranti artificiali, dolcificanti sintetici, tutti potenziali fonti di rilascio di alte dosi d’istamina.

Il sistema immunitario si trova a dover fronteggiare nuove sostanze (con le quali non è mai stato a contatto), e deve quindi creare una sorta di adattamento immunologico, la cosiddetta tolleranza immunitaria. Tuttavia, occorre del tempo perché ciò avvenga.

Intanto, nuove forme di allergie e intolleranze fanno la loro comparsa, coinvolgendo ogni apparato sensibile: dalla pelle con le dermatiti, il naso e gli occhi con le riniti e congiuntiviti, fino a vere e proprie forme di asma bronchiale.

Come possiamo ridurre la sensibilità a sviluppare nuove forme di allergie (non mediate dagli anticorpi specifici chiamati IgE, ma che coinvolgono il sistema immunitario innato)?

Innanzitutto, bisogna tenere bene a mente che una sana alimentazione si costruisce durante l’infanzia. È importante rispettare lo svezzamento fisiologico, i tempi d’introduzione degli alimenti, consigliati dal Pediatra, e seguire – fin da bambini – un piano nutrizionale adeguato e il più vario possibile.

Tra le possibili sensibilità agli alimenti vi sono quelle verso le proteine del latte vaccino e l’intolleranza al lattosio (lo zucchero del latte). Conoscere l’agente causale ci aiuta a ridurre i sintomi di rinite o dermatiti.

Altro problema, più diffuso di quanto si pensi, è la sensibilità al glutine, la cui individuazione permette di seguire un piano nutrizionale con esclusione e/o riduzione della quota di glutine assunta, che può prevenire lo sviluppo di varie patologie: mal di testa, nausea, irritazione intestinale, stanchezza, dolori muscolari e molti altri problemi.

Le intolleranze agli alimenti, o ai loro conservanti e additivi, possono inoltre essere la causa di infezioni ricorrenti della gola, orecchie, occhi, bronchi, e di alcune forme di orticaria.

Molto spesso, gli alimenti “scatenanti” sono ingeriti anche uno o due giorni prima della manifestazione allergica, proprio per questo può essere difficile individuarne la causa.

Un valido aiuto per la diagnosi delle intolleranze agli alimenti e ai conservati arriva dal test ALCAT. L’analisi si esegue tramite un prelievo di sangue, dal quale si analizzano i globuli bianchi coinvolti nel processo d’infiammazione e intolleranza.

Il test Alcat individua gli alimenti reattivi, e permette di pianificare un piano nutrizionale personalizzato grazie al quale si può ridurre il livello d’infiammazione generale (dovuta a un’intolleranza, non nota), e il livello d’istamina prodotta, con conseguente miglioramento dei sintomi allergici.

Il controllo delle allergie si ottiene quindi anche attraverso un’alimentazione corretta, e calibrata secondo le proprie caratteristiche ed esigenze.



Maggio 30, 2012 Newsletter

L’aumento ponderale è uno dei problemi più sentiti di quest’ultimo periodo, non solo per la componente estetica, ma soprattutto per quella medico sanitaria. Dati preoccupanti circa l’aumento vertiginoso dell’obesità, e comunque del sovrappeso in generale, hanno indotto i mass media e gli organismi sanitari a occuparsi sempre più del problema, organizzando campagne a favore della riduzione del peso e di un’alimentazione sempre più salutista e attenta. Giusto per fare un breve cenno statistico, a conferma dell’importante ruolo svolto dalla prevenzione, migliore arma contro il sovrappeso, la media nazionale, in Italia, sfiora il 25% di soggetti obesi e in sovrappeso (con punte di quasi il 40% in Campania e in Valle d’Aosta con circa il 15%). In Italia, solo il 53% della popolazione rientra nella fascia del normopeso.

Alla luce di quanto esposto e, vista l’affluenza presso i nostri ambulatori di pazienti in sovrappeso, abbiamo ritenuto opportuno verificare i risultati dell’azione congiunta di determinati interventi dietetici, attività fisica, e utilizzo d’integratori a base di sostanze naturali nell’indurre una riduzione ponderale in soggetti sovrappeso. Si tratta di dati iniziali che, se incoraggianti, dovranno essere confermati da controlli a lungo termine. Rientrano nell’indagine anche i test sulle intolleranze alimentari. Sono, infatti, numerosissimi ormai gli studi che confermano la stretta correlazione tra la presenza di un’intolleranza alimentare e il sovrappeso.

Esistono situazioni in cui l’organismo, pur assumendo la giusta quantità di alimenti, è incapace di utilizzarli nel modo corretto. Si formano così delle scorie che ostacolano i normali meccanismi metabolici, e generano una condizione che si manifesta spesso anche in concomitanza di un’intolleranza alimentare. Tali situazioni infiammatorie possono peggiorare o provocare ritenzione idrica, edemi o alterazioni del microcircolo. Migliorando lo stato infiammatorio di un’intolleranza alimentare migliorano notevolmente circonferenza corporea e peso. Un recente studio ha confermato che il tessuto adiposo dell’obeso è caratterizzato dall’infiltrazione di macrofagi, importante fonte d’infiammazione del tessuto stesso.

Grazie alla pratica ambulatoriale quotidiana ho potuto verificare che, se in presenza di un’intolleranza alimentare, apportando le dovute modifiche alla dieta e monitorando costantemente la composizione corporea è possibile ottenere ottimi risultati non solo nella riduzione ponderale, ma anche nel benessere psicofisico. Cito con piacere il test grazie che mi ha permesso di raggiungere importanti risultati nella diagnosi delle Intolleranze e nella messa appunto di un programma nutrizionale adeguato. Si tratta di ALCAT, test completamente computerizzato, con alta ripetitività (fondamentale in questo tipo di analisi), approvato anche dall’FDA americana.

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Studio Osservazionale

Dr. F. Lampugnani – Biologo Nutrizionista Specialista in Farmacologia
Dr. A. Scardicchio – Ist. Medicina dello Sport BARI
Dr. V. Amendola – Ist. Medicina dello Sport BARI
Dr. M. Amendola – Ist. Medicina dello Sport BARI
Dr. D. Accettura – Ist. Medicina dello Sport BARI

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Aprile 30, 2012 Newsletter

Il dolore articolare si fa sentire con il movimento dell’articolazione interessata. Spesso si manifesta improvvisamente, senza una causa precisa che lo abbia scatenato. Le articolazioni più comunemente colpite sono le caviglie, le ginocchia, i polsi, i gomiti e a volte le spalle. Il dolore può interessare anche la colonna cervicale o la lombare.

Gonfiore, accompagnato spesso da rossore, dolore alla pressione o al movimento e, nei casi più gravi, l’impossibilità di muoversi, sono i segni clinici più evidenti di questo tipo d’infiammazione.

Diversi possono essere i fattori scatenanti: usura delle cartilagini interarticolari, precedenti fenomeni reumatici trascurati o non completamente risolti e rimasti silenti per lungo tempo, predisposizione individuale a una debolezza articolare dei legamenti che nel tempo si usurano. Altra condizione scatenante è dovuta a uno stato patologico noto ai medici con il nome di “infiammazione silente”.

Questo risposta infiammatoria “silente”, a differenza di altri tipi d’infiammazione si manifesta con sintomi meno apparenti e in alcuni casi nulli, ed è pericolosa proprio perché è in grado di danneggiare il nostro organismo senza che noi ce ne accorgiamo.

Il grado d’infiammazione silente o asintomatica può essere scatenato da una cattiva alimentazione e dalla predisposizione individuale a mantenere alta l’infiammazione. Alcuni alimenti possono, infatti, attivare nel nostro organismo una risposta immunitaria costante, che non si manifesta fino a una certa soglia, dando il tempo alle sostanze infiammatorie e agli anticorpi prodotti di raggiungere differenti organi e tessuti. È comune osservazione clinica una riduzione del grado d’infiammazione e del sintomo correlato in seguito a una dieta priva degli alimenti sospetti, o al digiuno per uno o due giorni.

Il test ALCAT per la ricerca delle intolleranze alimentari è un valido strumento per indagare ed evidenziare i possibili alimenti che sostengono il processo infiammatorio.
Una volta diagnosticato il gruppo di alimenti che scatenano la reazione infiammatoria, il medico specialista prescriverà una dieta a rotazione, priva dei cibi risultati reattivi al test ALCAT, che consentirà di abbassare il livello d’infiammazione dell’organismo.

Dopo aver ottenuto un grado accettabile di miglioramento clinico, gli alimenti esclusi potranno essere reintegrati “a rotazione” nel regime alimentare prescritto. In seguito il medico sarà in grado di stabilire con precisione se e quando reintrodurre gli alimenti in modo completo. Gli alimenti più spesso coinvolti nel processo infiammatorio sono: cereali con il grano e il frumento, i prodotti lievitati e a volte i derivati lattiero caseari.



Aprile 30, 2012 Newsletter

La primavera si accompagna normalmente a una serie di cambiamenti psicologici, fisiologici e comportamentali, legati ai meccanismi che il nostro organismo mette in atto per adattarsi a una realtà meno rigida rispetto a quella invernale.

Il cambio di stagione porta con se anche un grande desiderio di vita all’aria aperta, movimento e soprattutto alleggerimento. Durante l’inverno, a causa di una vita più sedentaria e calorica si tende, infatti, ad accumulare qualche chilo di troppo.

Quale migliore occasione per mettersi a dieta, disintossicarsi e tonificarsi con un po’ di attività fisica? In questo periodo sono tanti i pazienti che desiderano riacquistare quella sensazione di benessere, persa a causa di qualche leccornia di troppo unita a qualche ora di ozio in più.

Ho l’abitudine, in questi casi, di sottoporre i miei pazienti (ma lo consiglio anche a coloro i quali volessero intraprendere un regime alimentare dimagrante abbinato a un’attività fisica) a un programma semplice e snello, che prevede una serie d’indagini in grado di rivelare i parametri che possono guidarci nel programma Fisico/Nutrizionale.

I due pilastri di tali indagini sono:
a)Impedenziometria b) Test per le Intolleranze Alimentari.

Entrambi i test sono di grande aiuto sia perché durante il periodo invernale potremmo aver accumulato tossine legate ad alimenti che il nostro organismo “non tollera” sia perché, a causa di un’idratazione non sempre perfetta e di una massa grassa che molte volte va oltre certi limiti, probabilmente abbiamo modificato la composizione del nostro corpo.

a) L’Impedenziometria è una pratica assolutamente non invasiva, che grazie al passaggio di una leggerissima corrente nel nostro corpo, attraverso uno strumento particolare, ci permette di conoscere la composizione corporea in termini di Acqua, Grasso, Massa Magra ecc.

Utilizzo uno strumento molto recente (Impedimed DF 50), che indaga differenti parametri, utili a conoscere più da vicino il corpo del paziente, e di conseguenza intervenire in maniera più adeguata.

Novità importante rispetto ad altri esami simili è quella di poter scomporre la nota Massa Magra (FFM) in due ulteriori componenti: la Massa Tissutale Attiva (ATM) e la Massa Extracellulare. Questi nuovi parametri consentono di valutare il grado di efficienza fisica del paziente ed essere più predittivo nei confronti di un programma fisico e nutrizionale, rivolto sia a un paziente sovrappeso sia a uno sportivo (professionista e non) che vuole iniziare un programma di allenamento o di supporto.
Queste valutazioni sono importanti per riuscire ad abbinare meglio un’attività fisica di tipo aerobico o isotonico.
Completiamo i dati rilevati con i livelli di Acqua Extracellulare (ECW) e di Acqua Intracellulare (ICW), parametri fondamentali per individuare situazioni di disidratazione, ritenzione, carenze.

Integro l’indagine con l’analisi della Massa Grassa (FM), della Massa priva di Grassi, del Metabolismo Basale e dell’Indice di Massa Corporea (BMI) per inquadrare il paziente da un punto di vista staturo-ponderale.

Importante, infine, la valutazione dell’Angolo di Fase, parametro che sintetizza un po’ la situazione generale, per meglio apportare eventuali correzioni.

b) Il test per la diagnosi delle Intolleranze Alimentari, soprattutto quando il risultato è molto attendibile, consente di modificare le abitudini alimentari dei pazienti che lamentano sofferenze di svariato tipo (gonfiori, flatulenza, stanchezza, cefalea, mialgie, sovrappeso, apatia, eczemi, dermatiti, colite, ritenzione idrica, ecc.). Le correzioni alimentari possibili in seguito alla diagnosi di eventuali intolleranze sono particolarmente utili soprattutto quando si decide di iniziare un periodo disintossicante, dimagrante e ginnico.

Utilizzo nel mio studio ALCAT Test, unico test per Intolleranze Alimentari riconosciuto dall’U.S. Food and Drugs Administration.

Fondamentali in questi ultimi periodi, le risposte ottenute sul versante “Glutine, Frumento, Lieviti”. Le abitudini alimentari attuali prevedono un abbondante utilizzo di carboidrati di base. Il grano, purtroppo, non è più quello di un tempo, e in molte occasioni il nostro intestino non è geneticamente preparato a questi diversi tipi di frumento. Il risultato è una serie di reazioni di vario tipo, che a lungo andare possono determinare disturbi molto fastidiosi.

Individuati gli alimenti cui si è intolleranti, con un periodo di disintossicazione e un seguente riavvicinamento (rotazione) all’alimento individuato, si riesce a migliorare moltissimo la sintomatologia lamentata.

Completo il programma con aiuti di reidratazione, drenaggio e disintossicazione.Associando l’ALCAT Test, la Bioimpedenziometria, la Disintossicazione e l’Azione Drenante è possibile ottenere risultati utili su molteplici fronti: perdere peso in eccesso, prepararsi a un percorso di attività fisica, riprendere il benessere psico-fisico perso a causa di uno stile di vita inadeguato.
Buona ripresa a tutti.

a cura del Dr Francesco Lampugnani, Biologo Nutrizionista, Specialista in Farmacologia



Aprile 30, 2012 Newsletter

Tempo di vita all’aria aperta, maggior movimento e pratica fisica in generale. Binomio molto importante anche da un punto di vista salutistico, che risveglia – in tutti gli appassionati e non – il desiderio di dedicarsi più intensamente a queste attività.

L’aiuto del sole è fondamentale, infatti, per quanto riguarda il calcio (e di conseguenza il benessere delle ossa), e ben nota è la riconosciuta positività su tutto il nostro organismo dell’attività fisica. Sia l’esposizione al sole, sia il movimento richiedono, per evitare spiacevoli conseguenze, alcune precauzioni fondamentali: esporsi al sole con gradualità evitando le ore più calde, utilizzare creme protettive con schermo “molto alto”, riprendere gradualmente l’attività fisica, e non immediatamente subito dopo il pasto, seguire i consigli di un personal trainer.

A queste ben note norme si aggiunge l’importanza dalla nutrizione, che riveste un ruolo fondamentale per entrambe le pratiche.Come nutrizionista, nei miei studi di Fano e Bari, ogni anno dedico ampio spazio a tutta una serie di accorgimenti preparatori, indirizzati a tutti coloro che vogliono iniziare una pratica sportiva tonificante, dimagrante, riabilitativa o che semplicemente desiderano fare un po’ di moto.

Parallelamente, per gli sportivi, ma soprattutto per gli amanti dell’abbronzatura, adotto alcuni accorgimenti che ottimizzano la pelle a ricevere grosse quantità di “energia” dal sole e possono evitare i danni provocati da un’intensa esposizione solare.

Anche se apparentemente distanti, le due pratiche, evidenziano una serie di punti in comune che riguardano la prevenzione di effetti collaterali poco gradevoli.

Mi riferisco alla giusta idratazione, alla presenza o meno di stress ossidativo, alle carenze alimentari, alle giuste abitudini alimentari e al sovrappeso.

Alla luce di queste brevi premesse, l’aiuto di un Nutrizionista è fondamentale.

Ebbene, il periodo è quello giusto. Il cambio di stagione porta con sé il desiderio di rinnovare le nostre abitudini e liberarci dalle tossine che, a causa di una vita più sedentaria e di eccessi alimentari legati al freddo e alla permanenza al chiuso, abbiamo accumulato durante l’inverno. Cosa fare allora?

Nell’ambito di visite programmate presso i miei studi di Fano e Bari, si effettuano analisi della composizione corporea con uno strumento di ultima generazione non invasivo. In questo modo è possibile ottenere le giuste informazioni sull’idratazione e sulla localizzazione dei liquidi, sulla quantità di Massa Grassa presente, sulla disponibilità di Massa Priva di Grassi, sul Metabolismo Basale e altri parametri utili alla conoscenza della composizione corporea. L’indagine è supportata da test che individuano la presenza di aggressione da “Radicali Liberi” e il relativo stato di sofferenza (apatia, sonnolenza, stanchezza ecc.).

Un altro test molto indicato durante il cambio di stagione è quello che indaga la funzionalità intestinale la cui espressione positiva è sinonimo di benessere generale e migliore efficienza fisica.

Come specificato in altre pagine, valido supporto a tutte queste indagini è il test ALCAT per la diagnosi delle intolleranze alimentari che, oltre limitare le nostre prestazioni metaboliche, ostacolano spesso anche le nostre prestazioni fisiche.

Con riferimento alla cura della nostra pelle, è bene sottolineare che l’azione negativa dei fattori ambientali non è la stessa per tutti, ma dipende dai fattori genetici predisponenti. La presenza di varianti genetiche coinvolte nei processi fisiologici può influenzare la suscettibilità individuale determinando una diversa risposta agli agenti ambientali, influenzando di conseguenza il processo d’invecchiamento cutaneo. Un test predittivo non invasivo, tramite un semplice prelievo salivare, può indagare l’evoluzione della pelle attraverso il contenuto di elastina e collagene, principali elementi legati al processo d’invecchiamento cutaneo, e la conseguente perdita di tonicità e compattezza.

A queste approfondite indagini seguono consigli nutrizionali ed eventuali integrazioni che possono agevolare l’attività fisica e la tanto desiderata abbronzatura.

Fondamentale in tale contesto è l’assunzione di alimenti freschi, come frutta e verdura, e in particolare per la pelle, alimenti di colore arancio, rosso e blu (carote, mirtilli, fragole, pomodori), ricchi di antociani e carotenoidi. Ancora più importante è l’assunzione di acqua, fondamentale per tutti i processi metabolici e utilissima per evitare stanchezze muscolari da carenza e secchezza della pelle, che creerebbero i presupposti per un invecchiamento precoce.

Buona vita all’aria aperta a tutti.

a cura del Dr Francesco Lampugnani, Biologo Nutrizionista, Specialista in Farmacologia



Marzo 30, 2012 Newsletter

Le oltre 500 donne che lo scorso 10 marzo hanno partecipato alla VII edizione del Convegno di Medicina Estetica Personalizzata, organizzato da Frontis – società di medicina del benessere, dimostrano quanto il crescente interesse femminile verso la cura della persona riguardi sia il punto di vista fisico sia quello psichico.

1203_Giuseppe_Di_FedeL’evento, tenutosi a Roma presso l’Ateneo Salesiano, ha rappresentato un importante momento di dialogo e confronto sui temi centrali per la salute dell’universo femminile: la medicina integrata, l’alimentazione, la sicurezza, la medicina estetica.

Tra gli argomenti più dibattuti: il grande valore per il nostro benessere psico-fisico della terapia integrata, che unisce l’omeopatia alla medicina tradizionale; l’utilizzo degli integratori; l’importanza di una corretta lettura delle etichette e del consulto di un valido professionista.

Numerosi gli specialisti medico-estetici, i chirurghi, gli omeopati e i docenti presenti. Tra questi, anche il Prof. Giuseppe Di Fede, Direttore Sanitario di Imbio e Imgep – Milano, che nell’ambito della tavola rotonda dedicata all’alimentazione, ha affrontato il problema delle intolleranze alimentari. Particolare attenzione è stata dedicata ad Alcat test, moderno strumento la cui attendibilità permette una diagnosi certa d’intolleranza alimentare su base citotossica.



Febbraio 1, 2012 Newsletter

Il nome nichel, utilizzato un tempo dai minatori per definire un elemento senza valore, deriva dal tedesco Kupfernickel (“rame del diavolo”). Il nichel è presente in maniera pressoché ubiquitaria nel nostro ambiente. Ecco perché le manifestazioni patologiche correlate a questo metallo, in particolare le dermatiti da contatto, sono in continuo aumento.

La diagnosi di allergia al nichel è in genere molto semplice: i dati clinici sono supportati dal patch test, un test di provocazione cutanea, che consiste nell’apporre sulla pelle un cerotto a rilascio lento di nichel.

Tuttavia, oltre alla dermatite da contatto, classica manifestazione di allergia conclamata, esistono forme cliniche, attribuibili a fenomeni d’intolleranza, che si manifestano con un corredo sintomatologico più sfumato, e a volte diverso da quello della classica allergia.

In questo caso, l’alimentazione assume un ruolo decisivo. Numerosi sono, infatti, i cibi contenenti discrete quantità di nichel: cacao, legumi, funghi, cipolla, pomodoro. Bisogna, inoltre, tenere in considerazione che il nichel solfato è ampiamente utilizzato come additivo negli alimenti, in particolare nei grassi idrogenati.

I sintomi più frequentemente associati a una probabile intolleranza agli alimenti contenenti nichel sono: cistiti, gastrite, reflusso gastro-esofageo, coliti, intestino pigro o dissenteria, gonfiore addominale, cefalea, dermatiti del volto o diffusa, stanchezza.

Per evitare che l’assunzione di alimenti contenenti nichel aggravi una forma allergica pre-esistente e, per alleviare in maniera davvero efficace i sintomi – soprattutto quelli gastrointestinali – dovuti a un’intolleranza al nichel, è importante sottoporsi a una diagnosi d’intolleranza.

Presso l’Istituto di Medicina Biologica (Imbio) è possibile diagnosticare l’intolleranza al nichel tramite ALCAT, test che consente anche di verificare la sensibilità agli additivi alimentari compreso il nichel solfato.

I risultati di ALCAT test permettono, inoltre, di mettere a punto un iter terapeutico personalizzato, che prevede un regime alimentare adeguato, e una terapia di supporto a scopo desensibilizzante e detossificante.

a cura del dr. Marco Mancuso – Esperto in Nutrizione e intolleranze alimentari, Esperto in ipertermia oncologica, Specialista in otorinolaringoiatria e radioterapia oncologica.



Dicembre 30, 2011 Newsletter

Le malattie infiammatorie croniche dell’intestino (IBD) sono rappresentate dal Morbo di Crohn (MC) e dalla Rettocolite Ulcerosa (RCU).Si tratta di patologie infiammatorie la cui incidenza sembra registrare un aumento crescente negli ultimi anni: in Italia colpiscono circa 100.000 pazienti l’anno.Gli ultimi dati statistici hanno registrato una diminuzione dell’età d’insorgenza, evidenziando una maggiore prevalenza di soggetti in età giovanile.

Da sempre sono considerate patologie multifattoriali. Solo di recente sono state riconosciute l’importanza del fattore genetico, la correlazione con l’alterazione della flora batterica intestinale e la presenza di un processo infiammatorio cronico da intolleranza alimentare.

Il microambiente intestinale di questi pazienti risulta alterato per la presenza di batteri patogeni (Clostridi, E. Coli, Proteus, Candida) responsabili di disbiosi intestinale che coinvolge tutti i tratti dell’intestino e di grado a volte anche severo.

Le alterazioni della struttura della mucosa intestinale, causate dalla costante presenza del processo infiammatorio tipico di queste patologie, sono responsabili dell’alterata permeabilità intestinale, che a sua volta determina il passaggio continuo di allergeni alimentari in grado di stimolare il sistema immunitario del nostro intestino provocando uno stato continuo d’intolleranza alimentare.

Presso l’Istituto di Medicina Biologica di Milano, previa attenta valutazione clinica, è possibile sottoporsi a indagini di laboratorio in grado di delineare lo stato infiammatorio della mucosa intestinale dei pazienti affetti da Morbo di Crohn e Rettocolite Ulcerosa (dosaggio della Calprotectina Fecale e PCR), l’eventuale stato di disbiosi intestinale attraverso il Disbiosi Test e la presenza di uno stato d’intolleranza alimentare grazie al Test Alcat.

L’Istituto di Medicina Biologica vanta una certa esperienza nell’ambito del trattamento delle malattie infiammatorie croniche dell’intestino. Grazie alla collaborazione dei suoi Professionisti con l’Università degli Studi di Palermo, che da anni si occupa di queste patologie, il nostro Istituto ha già pubblicato alcuni lavori scientifici sull’utilizzo di specifici ceppi batterici probiotici in grado di contrastare attivamente non soltanto il processo infiammatorio che colpisce l’intestino di questi pazienti, ma anche l’alterazione della flora batterica intestinale frequentemente documentata.

La microimmunologia, la modulazione probiotica, la dieta a rotazione per intolleranza alimentare e l’idrocolonterapia, che il nostro Istituto offre, sono senz’altro dei validi ausili per migliorare il quadro clinico, sintomatologico di questi pazienti e la loro qualità di vita.

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