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Dal 14 giugno al 14 luglio effettua il check up dello stato di salute del tuo intestino, con un metodo semplice, non invasivo e direttamente da casa

Dal benessere del nostro intestino dipende la salute della nostra mente!

Dal 14 giugno al 14 luglio effettua il check up dello stato di salute del tuo intestino con il pacchetto Benessere intestinale  ad un prezzo speciale ed avrai la lettura del test e la consulenza del nostro specialista senza costi aggiuntivi.

Il test è semplice, non invasivo e puoi farlo direttamente da casa chiedendo il kit a domicilio.

Contatta la nostra segreteria per ricevere il pacchetto direttamente a casa:
segreteria@imgep.com  Tel. 02 58 300376

A chi è consigliato il test del Benessere intestinale?

Il test viene effettuato allo scopo di individuare eventuali patologie intestinali in atto e per avere un quadro complessivo dello stato di salute del tratto digerente.

Il test è consigliato a tutti coloro che soffrono di almeno uno dei seguenti sintomi:

  • Difficoltà digestiva
  • Alterata motilità intestinale (stitichezza o diarrea cronica)
  • Disturbi dermatologici (psoriasi, pruriti della pelle, orticaria)
  • Capelli e/o unghie fragili
  • Prurito del cuoio capelluto
  • Dolore o gonfiore addominale
  • Difficoltà a perdere o mettere peso

In cosa consiste il test del Benessere intestinale?

Il pacchetto di esame prende in considerazione diversi indici infiammatori:

  • Disbiosi intestinale
  • Ricerca di candida
  • Calprotectina fecale
  • Zonulina fecale
  • Coprocoltura
  • Elastasi Pancreatica
  • Ricerca di sangue occulto nelle feci

Scarica la brochure per informazioni più approfondite.

La valutazione del benessere intestinale è comprensiva della lettura da parte del nostro specialista.
Il test e la lettura del nostro specialista ti permetteranno di migliorare il tuo stato di salute e la qualità della tua vita!

Il costo in promozione del pacchetto di esami è di 159 euro.

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Psicosomatica della patologia tiroidea, considerazioni sull’ipotiroidismo

In un periodo difficile come questo la depressione potrebbe esprimersi anche a livello somatico con un ipotiroidismo.

Pare, per alcuni aspetti, che la medicina tradizionale abbia dimenticato il linguaggio simbolico del corpo; poiché ogni organo ha un significato simbolico e ogni patologia parla di me, di ciò che non voglio ascoltare, delle mie cicatrici emozionali e dei miei bisogni. Il corpo biologico oggetto della medicina, non è il corpo vissuto, sentito e immaginato del soggetto che si ammala, la malattia è sempre “la mia malattia” e l’intervento dovrebbe essere individualizzato.

Ciò soprattutto sembra evidente per la tiroide che è posizionata nella regione del collo, tra alto e basso, vicino alla laringe rimanda al simbolo del dire, della comunicazione, dell’espressione creativa e del passaggio.

Il collo collega anatomicamente la testa col corpo e rappresenta la zona di unione tra corpo e mente. Essa si muove al confine tra anima e corpo delle quali sembra essere un punto di incontro. Inoltre, per le funzioni che ha, è depositaria di una saggezza profonda che sa come determinare nell’arco di una vita intera l’architettura dell’organismo.

La tiroide si configura come un organo chiave della nostra identità. Allora un disturbo della tiroide esprime, in generale, un problema di definizione della propria identità e indica la ricerca di un punto di stabilità, vediamo meglio in che senso.

La tiroide è un organo chiave della nostra identità

Prima di considerare gli aspetti psicologici legati alla tiroide teniamo presente il suo significato simbolico, dal greco Thyroeidès “che ha la forma di una porta”.

La tiroide simbolicamente secondo la tradizione ebraica, occupa il posto dell’undicesima Sefirah da’ at (la conoscenza), che è posta dalla tradizione sul tragitto che collega “la porta degli dei” a Keter (la corona). È germe e il frutto dell’albero della conoscenza.

Nel percorso di individuazione delineato da Carl Gustav Jung, “andare oltre la porta” è un passo impegnativo, poiché significa il raggiungimento della maturità, il superamento della nevrosi e la capacità di esprimere ciò che si è, la propria essenza e la propria natura.

Considerare gli aspetti profondi legati alla tiroide e i suoi più intimi significati è importante per comprendere come e perché il corpo abbia reagito ad un disagio vissuto in un modo piuttosto che in un altro.

Ipotiroidismo ed ipertiroidismo: quando l’infiammazione della tiroide può avere cause psichiche

Ad esempio l’infiammazione della tiroide comporta due modalità opposte (ipotiroidismo e ipertiroidismo) in cui il conflitto inconscio cerca di trovare una soluzione.

La tiroide, come tutte le ghiandole endocrine, agisce direttamente sul sangue ed è perciò capace di intervenire sugli stati psichici e sulla coscienza (attraverso la serotonina e la dopamina, trasmettitori che consentono la comunicazione tra tiroide e cervello).

Secondo la psicosomatica, l’Ipotiroidismo esprime una ribellione verso uno stile di vita che non si vuole accettare, infatti la psiche mette in atto attraverso il corpo dei cambiamenti che il soggetto non sa compiere.

Staticità, ristagno energetico, stanchezza, apatia, difficoltà di concentrazione, ansia, tachicardia, insonnia e irritabilità sono alcuni sintomi di natura psicologica che fanno irruzione nella quotidianità. Ad esempio, ciò può accadere dopo una separazione, in un momento di crisi o di difficoltà familiare, dopo un lutto, un trauma o per una rabbia repressa a lungo. A molte donne sta accadendo in un momento di stress cronico come quello che stiamo vivendo.

L’apatia comporta un ritiro emotivo dalla realtà quotidiana, un’incapacità all’affermazione di sé legata ad un profondo senso di insicurezza e a un non riconoscimento del proprio valore, essa è come un’inibizione depressiva, invece l’ansia nasconde, talvolta, un conflitto tra scelte e un’impossibilità ad agire.

Clicca qui per richiedere il check up della tua tiroide

I sintomi fisici e psichici nell’ipotiroidismo rendono impossibile alla persona l’azione verso le soluzioni, in tal modo il paziente non riesce a porre fiducia in se stesso, nelle sue idee e si oppone ad un possibile cambiamento.

Agire sulla “chiave” delle nostre emozioni per agire sul dolore 

In conclusione, considerando l’età media di insorgenza della patologia tiroidea nelle donne (dopo i cinquant’anni), si possono fare ulteriori considerazioni sulla psicologia del profondo del femminile; alcune donne possono far sentire il proprio malessere e il proprio dolore solo parlando dei propri dolori fisici.

Il dolore dovrebbe richiedere dedizione, accettazione delle pretese dell’anima, simbolicamente così chiaramente espresse. Dovrebbe richiedere una cura personalizzata secondo la quale la donna andrebbe aiutata a vivere in modo consapevole le proprie emozioni, senza colpevolizzazioni o moralismi ed andrebbe sostenuta nel cambiamento che la guarigione comporta e non solamente aiutata a togliere il sintomo, senza ascoltare ciò che la persona realmente vorrebbe cambiare.

Contattaci per prendere un appuntamento con la nostra dottoressa psicologa e psicoterapeuta.

Dott.ssa Regina Valentini
Psicologa, Psicoterapeuta, Psicosomatista

Riferimenti:  Tiroide, Psicosomatica, Ipertiroidismo, Ipotiroiodismo
Redattore: Dott.ssa Regina Valentini

 



Qual’è il ruolo delle citochine coinvolte nella patogenesi della parodontite cronica?

L’omeostasi del tessuto parodontale, la patogenesi della parodontite cronica e il ruolo delle citochine coinvolte.

In uno stato di salute, il turn-over “locale” e una risposta immunitaria moderata dell’ospite sono equilibrate.
Il microbiota commensale e la stimolazione meccanica causata dalla masticazione partecipano al reclutamento dell’immunità della mucosa locale. In questo stato, vi è un numero appropriato di neutrofili infiltranti nel solco gengivale, nonché alcune cellule immunitarie residenti nel tessuto stesso, comprese le cellule Th17 e le cellule linfoidi innate.

L’interazione tra il microbiota orale e gli agenti patogeni

Tuttavia, se la patogenicità immunitaria del microbiota locale è aumentata dalla colonizzazione di patogeni (chiavi di volta), che attivano eccessivamente la risposta immunitaria dell’ospite, viene avviata la distruzione dei tessuti.

L’interazione tra il microbiota e tutte le cellule ospiti porta alla prima ondata di secrezione di citochine (1), che partecipa principalmente all’amplificazione della stessa in senso pro-infiammatorie e al reclutamento, attivazione e differenziazione di specifiche cellule immunitarie. Inoltre, un gruppo di citochine (2) strettamente correlate alla differenziazione di uno specifico sottoinsieme di linfociti viene secreto dagli MNP e dagli APC dopo la stimolazione da parte del microbioma. Ciascuno di questi sottoinsiemi cellulari secerne un certo pattern di citochine, che potrebbe agire come fattore di feedback positivo o effettore diretto (3), portando infine alla distruzione dei tessuti.

La rete di citochine nella patogenesi della paradontite

 

In questa figura gli effetti delle citochine nella risposta immunitaria dell’ospite sono mostrati a livello delle interazioni intercellulari.

In breve, le citochine proinfiammatorie ben consolidate delle famiglie IL-1, IL-6 e TNF vengono secrete dalle cellule parodontali e dagli immunociti dell’ospite dopo la stimolazione da parte dei patobionti, che attivano e reclutano specifici sottoinsiemi di cellule immunitarie provocando danni diretti ai tessuti.

Quindi, le cellule T naive e le cellule B si differenziano in cellule T mature o plasmacellule sotto l’azione di citochine specifiche e attivano o promuovono ulteriormente altre cellule effettrici, come osteoclasti e neutrofili, che esercitano effetti pro-infiammatori o antinfiammatori.

Tra questi sottoinsiemi cellulari, le cellule Th1 e Treg agiscono principalmente come protettori, mentre le cellule Th2 / B e Th17 esercitano effetti complessi che possono portare alla distruzione o alla protezione dei tessuti in determinate circostanze.

Misurare le Interleuchine con un metodo semplice e non invasivo per individuare il trattamento più efficace atto a migliorare lo stato di salute

Oggi la misurazione delle interleuchine può essere effettuata su saliva con un metodo semplice, affidabile e soprattutto non invasivo.

Il livello di concentrazione nella saliva di una determinata citochina consente di determinare, in caso di infiammazione, il trattamento più efficace per migliorare lo stato di salute dell’individuo.

Scopri di più sull’analisi delle interleuchine

 

Dott. Mauro Mantovani 

Responsabile Ricerca e Sviluppo IMBIO
Direttore Scientifico IMBIO Academy

Riferimenti: Citochine, Paradontite, Risposta immunitaria
Redattore: Dott. Mauro Mantovani

 



Fare attività fisica modifica il nostro microbiota intestinale (e ci fa stare meglio!)

Una regolare attività fisica offre molti benefici per la salute, proteggendo dallo sviluppo di malattie croniche e migliorando la qualità della vita.

Alcuni dei meccanismi con cui l’attività fisica garantisce questi effetti sono la promozione di uno stato anti-infiammatorio, il rafforzamento della funzione neuromuscolare e l’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi- surrene (HPA).

Recentemente, è stato proposto che l’esercizio fisico è in grado di modificare il microbiota intestinale, e quindi questo potrebbe essere un altro fattore con cui l’esercizio promuove il benessere, giacché il microbiota intestinale sembra essere strettamente correlato alla salute e alla malattia.

Fare esercizio fisico aumenta le difese immunitarie e aiuta a prevenire malattie 

Nonostante la grande variazione interindividuale nella composizione microbica del tratto gastro intestinale (GIT), la sua riduzione o alterazione è associata a effetti negativi sulla salute. D’altra parte, un aumento della diversità della popolazione intestinale migliora le funzioni metaboliche e immunologiche.

L’esercizio fisico eseguito alle dosi raccomandate dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) si traduce in un miglioramento della forma fisica, migliorando la qualità della vita (15). L’esercizio è inteso come uno strumento utile per prevenire le malattie e migliorare la prognosi. Le malattie in cui l’esercizio favorisce un effetto benefico includono il cancro alla prostata e alle ovaie, le malattie cardiovascolari, il diabete e disturbi legati allo stress come ansia e depressione.

È interessante notare che l’esercizio fisico può determinare i cambiamenti nella composizione microbica intestinale giocando un ruolo positivo nell’omeostasi e nella regolazione dell’energia. L’esercizio a bassa intensità può influenzare il GIT riducendo il tempo di evacuazione transitoria e quindi il tempo di contatto tra gli agenti patogeni e lo strato di muco gastrointestinale. Di conseguenza, sembra che l’esercizio abbia effetti protettivi, riducendo il rischio di cancro al colon, diverticolosi e malattie infiammatorie intestinali.

Inoltre, anche in presenza di una dieta ricca di grassi, l’esercizio fisico può ridurre l’infiltrato infiammatorio e proteggere la morfologia e l’integrità dell’intestino.

 

Dott. Emiliano Caputo

Biologo Nutrizionista – RT Specialist

Riferimenti:  Microbiota, Intestino, Sport e benessere
Redattore: Dott. Emiliano Caputo


Quando il cibo diventa uno strumento di gratificazione

Come rinunciare ad un cornetto al bar, ad un aperitivo in spiaggia o ad un dolcetto la sera sul divano dopo un’intera giornata di lavoro stressante, soprattutto ora che abbiamo un gran bisogno di socialità.

Il cibo, infatti, fin dall’antichità è sinonimo di convivialità ed è simbolo di cura e di condivisione, soprattutto ciò vale per alcuni cibi quali il cioccolato, il latte, i dolci e i carboidrati in generale.

A tutti noi capita di aver bisogno di ricompensa, così ricorriamo al cibo. Esso infatti colma dei vuoti, dà gratificazione, consola dall’abbandono, sostituisce un piacere che diversamente non possiamo procurarci e soprattutto, parla delle nostre emozioni e del nostro stile di vita.

Il concetto fondamentale di una dieta sana consiste nel rispetto del proprio fabbisogno energetico.
Ogni individuo consuma una certa quantità di energia, che occorre rifornire attraverso il cibo. Questa quantità è variabile e dipende da età, sesso, attività svolte durante la giornata, esercizio fisico e costituzione. Lo stile di vita incide fortemente su questi aspetti a causa dello stress che esso comporta.

Qual’è la connessione tra stress e cibo?

Forse la medicina ufficiale non dedica ancora sufficiente attenzione al problema dello stress e al suo legame con l’infiammazione, già definita nel 2004 il “killer segreto” nel Times. Vi è una correlazione tra stress e infiammazione poiché quando il nostro sistema immunitario si abitua al cortisolo, ormone prodotto dallo stress, l’infiammazione acuta si trasforma in cronica. Ciò provoca il rischio di malattie degenerative, infatti alla base delle patologie cardiovascolari, ma anche del diabete, del cancro e delle malattie neurodegenerative c’è uno stato infiammatorio cronico silente.

Inoltre, è stato dimostrato che livelli cronicamente elevati di cortisolo associati a livelli elevati di insulina (l’ormone che permette al corpo di utilizzare il glucosio) favoriscono il deposito di grasso intorno alla vita. Infatti il cortisolo induce all’assunzione di carboidrati per riportare i suoi livelli alla normalità, così si spiega la fame di pasta e pane di chi attraversa un periodo faticoso.

Misura i livelli di cortisolo con un test non invasivo su saliva

Va, comunque, tenuto presente che vi sono cibi con spiccate proprietà antinfiammatorie di cui è bene nutrirsi con regolarità così da evitare i cibi che provocano infiammazione al nostro organismo.

Società ed individualità, quali sono i fattori di stress quotidiano che ci fanno venire voglia di dolci e pane?

Innanzitutto, l’uomo contemporaneo vive in una società (definita “liquida” dal sociologo Bauman) che dispone ad essere consumatori, quindi a non fare scelte libere ma sempre scelte condizionate, impone una vita frenetica allo scopo di adeguarsi alle attitudini del gruppo per non sentirsi esclusi, consumando sempre di più e rendendo l’individuo mai appagato da ciò che ha.

La nostra identità è sempre più labile e ci sentiamo sempre più impotenti, in cambio di una apparente libertà. Ciò comporta anche un indebolimento dei legami interpersonali e la sostituzione della solidarietà umana con la competizione senza limiti.

Siamo sempre più soli, in competizione a livello sociale, e frustrati perché non soddisfiamo mai i nostri desideri avendone sempre di nuovi.

A livello personale, invece, vi sono delle emozioni viscerali non ascoltate, spesso accade che non interpretiamo le nostre emozioni, ma agiamo pulsioni. Ciò causa uno stress di tipo cognitivo, poiché non abbiamo la giusta chiave di lettura degli eventi, avendo delle consapevolezze alterate degli stessi.

Leggiamo certi eventi fisici e psichici come “normali” ma non lo sono; ci siamo solo abituati ad essi, come ci si abitua a convivere col mal di schiena e con l’emicrania, così ci si abitua a vivere nell’infelicità e nello stress causato dal capo ufficio, dal lavoro logorante, dal compagno traditore, da una fase particolare della propria vita ecc. 

Nessuno ha una vita perfetta, ma bisogna riaccendere le passioni, le consapevolezze e comprendere il senso della dipendenza da particolari cibi indotta dallo stress a cui siamo sottoposti.

Alcuni cibi dolci, infatti, agiscono sulla serotonina, un ormone che migliora l’umore e dà benessere fornendoci un momentaneo piacere, ma creando la dipendenza dagli stessi  poiché è un cibo che non garantisce la stabilità glicemica e innesca un circolo vizioso per cui in breve tempo si desidera di nuovo il dolce.

Dovrei chiedermi allora perché ho bisogno di questa dipendenza? Quale piacere mi manca? Quali conflitti non sto ascoltando? Cosa sto compensando?

Alcuni cibi provocano sbalzi d’umore, quali sono i sintomi e come possiamo evitarli?

E’ anche vero che spesso è proprio il cibo a procurarci sbalzi d’umore, ansia e panico, cioè non solo lo stress ci induce a mangiare, ma vi sono dei cibi per noi tossici, direi, che ci causano:

  • ansia
  • irritabilità
  • affaticabilità eccessiva
  • scarsa concentrazione
  • diminuita capacità di ideazione

Vi è una reciprocità tra pensieri, emozioni del cervello e condizioni fisiologiche del nostro intestino a causa della stretta connessione tra sistema nervoso autonomo e sistema nervoso enterico.

L’appagamento che alcuni cibi ci forniscono induce:

  • torpore
  • pesantezza
  • disagio
  • frustrazione
  • calo di energia
  • ansia e tristezza

Le connessioni tra lo psichismo e l’apparato gastrointestinale sono ormai note e vanno valutate individualmente.

Quindi non vanno rafforzati i comportamenti alimentari dannosi e dipendenti che comportano una disregolazione delle emozioni, poiché una condizione di stress cronicizzato protratta nel medio-lungo periodo provoca oltre che una destabilizzazione emotiva (con sbalzi d’umore, ansia e depressione), anche molte alterazioni a livello fisico, nonché malattie psicosomatiche.

Vanno valutati i cibi adeguati al nostro organismo poiché verso alcuni potremmo essere diventati intolleranti a lungo andare ed altri possono generare meccanismi di controllo del piacere disfunzionali al nostro benessere; quindi un programma di gestione dello stress non può prescindere da una corretta alimentazione che ci consenta di ritrovare energie e soluzioni nuove.

Richiedi una consulenza personalizzata ai nostri biologi nutrizionisti

 

Dott.ssa Regina Valentini
Psicologa, Psicoterapeuta, Psicosomatista

Riferimenti:  Stress, Cibo, Cortisolo, Esami salivari, Psiche
Redattore: Dott.ssa Regina Valentini


L’interleuchina (IL) -6, una citochina con ridondanza e attività pleiotropica, contribuisce alla difesa dell’ospite contro lo stress ambientale acuto, mentre è stato dimostrato che la produzione di IL-6 persistente e disregolata gioca un ruolo patologico in varie malattie infiammatorie autoimmuni e croniche.

Quando l’IL-6 viene sintetizzato in modo transitorio, partecipa prontamente alla difesa dell’ospite contro lo stress ambientale come infezioni e lesioni e allo stesso tempo fornisce un segnale “SOS” (avvertimento) innescando un ampio spettro di eventi biologici. Una volta che la fonte di stress viene rimossa dall’ospite, l’attivazione mediata da IL-6 della cascata di trasduzione del segnale viene interrotta da sistemi di regolazione negativa in combinazione con la normalizzazione dei livelli sierici di IL-6 e PCR.

TUTTAVIA, LA PRODUZIONE PERSISTENTE DI IL-6 DISREGOLATA È STATA IMPLICATA NELLO SVILUPPO DI VARIE MALATTIE INFIAMMATORIE CRONICHE AUTOIMMUNI E PERSINO TUMORI.

Sembra che la continua e persistente produzione di IL-6, sovra regolata ma comunque sub-clinica, sia dovuta in parte allo stato di stress persistente a cui viene costantemente sottoposto l’organismo, dovuto a fattori concomitanti, come: stress emotivo, ambientale, alimentare, da xenobiotici, e infezioni da vari parassiti (batteri, virus, protozoi).

Tutto ciò induce una up-regolazione di citochine infiammatorie ed antinfiammatorie (come IL-10) che tendono all’omeostasi, evitando per questo una risposta violenta da parte del sistema immunitario e quindi un danno d’organo che può risultare fatale.

In questo scenario “disregolato”, si evince come il sistema immunitario adattativo risulti disregolato e “anergico”, con un iperattivazione leucocitaria, rappresentata in particolar modo dai neutrofili, perpetrando in un “loop” a feed-back positivo: l’infiammazione silente.

IL-6 tempesta citochimica interleuchine sistema immunitario tumori Covid-19

IL-6 è una citochina con attività pleiotropica; induce la sintesi di proteine della fase acuta come PCR, siero amiloide A, fibrinogeno ed epcidina negli epatociti, mentre inibisce la produzione di albumina. IL-6 svolge anche un ruolo importante sulla risposta immunitaria acquisita stimolando la produzione di anticorpi e lo sviluppo delle cellule T effettrici. Inoltre, IL-6 può promuovere la differenziazione o la proliferazione di diverse cellule non immunitarie. A causa dell’attività pleiotropica, la produzione continua disregolata di IL-6 porta all’insorgenza o allo sviluppo di varie malattie.

Che legame c’è tra la CRS (Sindrome di rilascio citochinico) la risposta infiammatoria sistemica e il Covid-19 

La CRS (Sindrome di rilascio citochinico) è una risposta infiammatoria sistemica che può essere causata da infezioni, alcuni farmaci e altri fattori, caratterizzata da un forte aumento del livello di un gran numero di citochine pro-infiammatorie.

La CRS è più comune nelle patologie legate a infezioni virali. SARS-CoV-2 si lega alle cellule epiteliali alveolari. Il virus quindi attiva il sistema immunitario innato e adattativo, provocando il rilascio di un gran numero di citochine, inclusa IL-6. Inoltre, la permeabilità vascolare è aumentata da questi fattori pro-infiammatori, con il risultato che una grande quantità di liquidi e cellule del sangue entrano negli alveoli, con conseguente dispnea e persino insufficienza respiratoria.

Dati emergenti suggeriscono che molti pazienti infetti da COVID-19 possono morire a causa di una risposta eccessiva del loro sistema immunitario, caratterizzato dal rilascio anormale di citochine circolanti, chiamata sindrome da rilascio di citochine (CRS).

La CRS gioca un ruolo importante nel deterioramento dei pazienti COVID-19, dalla polmonite alla sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS), che si accumula nell’infiammazione sistemica e, in ultima analisi, nell’insufficienza d’organo multi sistemica. Questo fenomeno di una pletora di citochine che scatenano il caos in tutto il corpo viene spesso definito in modo vivido “tempesta di citochine”.

Molte citochine prendono parte alla “tempesta di citochine” nei pazienti COVID-19, tra cui IL-6, IL-1, IL-2, IL-10, TNF-α e IFN-γ; tuttavia, un ruolo cruciale sembra essere svolto dall’IL-6, i cui livelli aumentati nel siero sono stati correlati con insufficienza respiratoria, ARDS e esiti clinici avversi.

IL-6 ha proprietà pro-infiammatorie significative e funziona attraverso due principali vie di segnalazione: cis o trans. L’attivazione di questa cascata di segnali porta a effetti pleiotropici sul sistema immunitario acquisito (cellule B e T) e sul sistema immunitario innato (neutrofili, macrofagi e cellule natural killer) che possono contribuire alla CRS. Ciò aggrava gravemente la “tempesta di citochine” attraverso la secrezione del fattore di crescita endoteliale vascolare (VEGF), la proteina chemio attrattiva dei monociti-1 (MCP-1), IL-8 e ulteriore IL-6, nonché una ridotta espressione di E-caderina sull’endotelio cellule.

La secrezione di VEGF e la riduzione dell’espressione di E-caderina contribuiscono alla permeabilità e alle perdite vascolari che partecipano alla fisiopatologia dell’ipotensione e della disfunzione polmonare nell’ARDS.

Precedenti studi hanno dimostrato l’efficacia degli antagonisti dell’”IL-6-IL-6R” per il trattamento della CRS e della linfoistiocitosi emofagocitica secondaria (sHLH), entrambi caratterizzati dalla sovraregolazione delle citochine sieriche. Ciò suggerisce un ruolo cruciale per IL-6 nella fisiopatologia delle sindromi iperinfiammatorie guidate dalle citochine e classifica l’IL-6 come potenziale bersaglio per la terapia mirata COVID-19. Sono infatti in corso antagonisti di IL-6 e IL-6R per studi clinici per la gestione di pazienti COVID-19 con gravi complicanze respiratorie.

Tutte queste evidenze evidenziano l’importanza della “tempesta di citochine” e in particolare dell’IL-6 e delle sue vie di segnalazione a valle nella malattia COVID-19. Una rilevazione e un monitoraggio accurati di tutte queste componenti sono fondamentali per una migliore comprensione della progressione della malattia e per valutare la miglior risposta terapeutica.

L’immunopatologia di Covid-19 

 

Immunopatologia Covid-19

I modelli immunitari di COVID-19 includono linfopenia, attivazione e disfunzione dei linfociti, anomalie di granulociti e monociti, aumento della produzione di citochine e aumento degli anticorpi.

La linfopenia è una caratteristica chiave dei pazienti con COVID-19, specialmente nei casi gravi. CD69, CD38 e CD44 sono altamente espressi sulle cellule T CD4 + e CD8 + dei pazienti e le cellule T virus-specifiche dei casi gravi mostrano un fenotipo di memoria centrale con alti livelli di IFN-γ, TNF-α e IL-2.

Tuttavia, i linfociti mostrano un fenotipo di esaurimento con sovraregolazione della proteina 1 di morte cellulare programmata (PD1), dominio dell’immunoglobulina delle cellule T e dominio della mucina-3 (TIM3) e del membro 1 della sottofamiglia C del recettore simile alla lectina delle cellule killer (NKG2A). I livelli di neutrofili sono significativamente più alti nei pazienti gravi, mentre la percentuale di eosinofili, basofili e monociti è ridotta.

L’aumento della produzione di citochine, in particolare di IL-1β, IL-6 e IL-10, è un’altra caratteristica chiave del COVID-19 grave. Anche i livelli di IgG sono aumentati e c’è un titolo più alto di anticorpi totali.

Potenziali meccanismi di immunopatologia indotta da SARS-CoV-2

Potenziali meccanismi di immunopatologia indotta da SARS-CoV-2
a I potenziali meccanismi di deplezione ed esaurimento dei linfociti. (1) L’espressione del recettore ACE2 sui linfociti, in particolare sui linfociti T, promuove l’ingresso di SARS-CoV-2 nei linfociti. (2) Un aumento concomitante dei livelli di citochine infiammatorie promuove l’esaurimento e l’esaurimento delle cellule T. (3) SARS-CoV-2 danneggia direttamente gli organi linfatici, inclusi milza e linfonodi, inducendo linfopenia. (4) L’aumento dei livelli di acido lattico inibisce la proliferazione e la disfunzione dei linfociti. b La linfopenia può portare a infezioni microbiche, favorendo ulteriormente l’attivazione e il reclutamento di neutrofili nel sangue. c I potenziali meccanismi di induzione della tempesta di citochine. (1) Le cellule T CD4 + possono essere attivate rapidamente in cellule Th1 che secernono GM-CSF, inducendo ulteriormente i monociti CD14 + CD16 + con alti livelli di IL-6. (2) Un aumento della sottopopolazione di monociti CD14 + IL-1β + promuove una maggiore produzione di IL-1β. (3) Le cellule Th17 producono IL-17 per reclutare ulteriormente monociti, macrofagi e neutrofili e stimolare altre cascate di citochine, come IL-1β e IL-6 tra le altre. d Un anticorpo monoclonale neutralizzante mirato al virus può favorire l’ingresso del virus nelle cellule attraverso la regione Fc dell’anticorpo legato al recettore Fc (FcR) sulle cellule; questo è correlato alla progressione della malattia e agli scarsi risultati dei pazienti con COVID- 19.

 

In uno studio pubblicato su Signal Transduction and Target Therapy sono stati arruolati trentasei casi adulti con COVID-19 grave e con prognosi critica in cui sono state valutate diverse citochine tra cui IL-2, IL-4, IL-6, IL-10, TNF-α e IFN-γ; si è visto che erano notevolmente aumentati, specialmente IL-6 e IL-10. Inoltre, le percentuali di pazienti con sovraregolazione di IL-6 e IL-10 erano rispettivamente del 97,0% e del 100,0%, che erano significativamente più alti di quelli dei pazienti con quadro clinico migliore. Inoltre, i livelli di IL-6 e IL-10 nei pazienti COVID-19 critici erano significativamente più alti rispetto a quello nei pazienti COVID-19 gravi. Questi risultati dimostrano che il livello di citochine era elevato nei pazienti COVID-19 gravi e critici, in particolare IL-6 e IL-10 erano enormemente aumentati.

Per valutare ulteriormente la correlazione tra questi parametri immunitari e la prognosi clinica, sono state analizzate le sopravvivenze complessive in pazienti con livelli alti e bassi di sottopopolazioni linfocitarie e citochine. E’ stato scoperto che i pazienti con livelli elevati di linfociti totali, T totale, CD4 + T, CD8 + T e cellule NK avevano una buona sopravvivenza. Inoltre, i pazienti con alti livelli di IL-6 e IL-10 avevano una scarsa sopravvivenza globale. Tra questi pazienti COVID-19, le percentuali di pazienti con alti livelli di linfociti, inclusi linfociti totali, T totale, CD4 + T, CD8 + T e cellule NK, erano ovviamente più alte in tutti i sopravvissuti rispetto a quella nei non sopravvissuti, e c’era un risultato opposto per le cellule B. Nel frattempo, i pazienti con bassi livelli di IL-6 e IL-10 erano fondamentalmente vivi.

Attraverso la tomografia computerizzata (TC) di un paziente durante il recupero, l’infiammazione è stata notevolmente ridotta, accompagnata dall’aumento dei livelli di ciascuna sottopopolazione di linfociti. Inoltre, un non sopravvissuto ha presentato una grave infiammazione mediante immagine Tomografica con grave produzione di IL-6 e IL-10; tuttavia, in un altro sopravvissuto, i livelli di IL-6 e IL-10 erano significativamente ridotti con un’infiammazione relativamente lieve mediante immagine Tomografica.

Pertanto, le caratteristiche immunitarie sono strettamente associate alla progressione della malattia, che potrebbe essere utilizzata come potenziale biomarcatore per la prognosi dei pazienti COVID-19 gravi e critici.

In questo studio, i pazienti COVID-19 gravi e critici mostrano linfopenia e alti livelli di citochine, in particolare le cellule T alterate, e un aumento di IL-6 o IL-10, che sono serviti come potenziali biomarcatori per la progressione della malattia. Altri studi hanno anche riportato che la carenza o l’incapacità dei linfociti nei pazienti COVID-19 ha promosso la progressione della malattia, e la maggior parte dei casi gravi ha presentato livelli elevati di biomarcatori correlati all’infezione e citochine infiammatorie.

La produzione di un gran numero di citochine infiammatorie è definita come tempesta di citochine, che porta alla disfunzione di più organi. Il nostro studio attuale ha anche spiegato lo stretto legame tra il livello di citochine e l’insufficienza d’organo. Pertanto, secondo gli speciali profili immunitari verificatisi nei pazienti COVID-19 gravi e critici, il potenziamento dei linfociti e l’inibizione dell’infiammazione sono le strategie promettenti per il trattamento di questi pazienti COVID-19.

Uno studio su 452 pazienti infetti da SARS-CoV-2 ha anche riportato che l’aumento dei livelli di IL-6 era più marcato, con sintomi più gravi. Questi livelli sono stati più alti di quelli osservati nei pazienti con SARS-CoV o MERS. È stato inoltre riscontrato che i livelli di IL-6 erano notevolmente più alti nei pazienti deceduti a causa di COVID-19 rispetto a quelli guariti. L’attivazione di IL- 1β da parte di SARS-CoV-2 a sua volta attiva IL-6 e TNF-α. È stato anche dimostrato che un’elevata espressione di IL-6 in pazienti con COVID-19 può accelerare il processo infiammatorio, contribuendo alla tempesta di citochine e peggiorando la prognosi. La tempesta di citochine, inclusi livelli elevati di IL-6, è stata anche associata a danno cardiaco in questi pazienti.

ImbioLab effettua da anni il dosaggio salivare delle citochine

IMBIOLab da anni effettua il dosaggio salivare delle citochine, in particolare: IL-6, IL-1 BETA, TNF- alfa e IL-10, direttamente implicate nel fenomeno noto come “Tempesta di Citochine”, che delinea un quadro clinico di estrema gravità prognostica nei pazienti affetti da Sars-CoV-2.

I valori ottimali di queste citochine sono di estrema importanza nella giusta risposta immunitaria in caso di infezione da virus.

Dal momento che la corretta risposta immunitaria verso un agente patogeno è determinata principalmente dallo stato di salute dell’individuo, è chiaro che il controllo periodico dello stato infiammatorio risulta determinante nella corretta risposta immunitaria.

Il dosaggio citochinico effettuato da IMBIOLab è su TAMPONE SALIVARE, quindi non invasivo e di facile prelievo.

Dott. Mauro Mantovani 

Responsabile Ricerca e Sviluppo IMBIO
Direttore Scientifico IMBIO Academy

Riferimenti:  Interleuchine, Citochine, IL-6, Covid-19
Redattore: Dott. Mauro Mantovani

Fonti:

–  COVID-19: immunopathogenesis and Immunotherapeutics, Nature 2020, Yang. et al
–  Immune characteristics of severe and critical COVID-19 patients, Signal Transd. Ther. 2020, Li Yang. et al.
–  IL-6: Relevance for immunopathology of SARS-CoV-2, Cytochine Growth Factors Rev. 2020, E O Gubernatorova et al.
–  Dysregulation of immune response in patients with COVID-19 in Wuhan, China. Clin. Infect. Dis. 2020 Qin C. et. al.

 

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Controllare l’infiammazione per prevenire le infezioni virali

L’infiammazione è da tempo riconosciuta come la mamma di quasi tutte le patologie.
Cosa si intende dire con questa affermazione? Le ricerche che da anni si sono focalizzate sui meccanismi che governano e regolano l’infiammazione, hanno messo in evidenza che diverse malattie nascono da infiammazioni croniche non riconosciute o asintomatiche e chiunque può esserne affetto, ma non accorgersene.

Molti sono gli esempi di malattie che nascono da uno stato infiammatorio:

  • il diabete tipo 2 
  • le patologie del cuore e delle arterie
  • l’invecchiamento della cute
  • la degenerazione delle cellule del sistema nervoso che portano alla demenza e al decadimento cognitivo
  • l’obesità
  • le infiammazioni articolari
  • le broncopneumopatie
  • le coliti e le sindromi gastro intestinali

e molte altre ancora.

È possibile riconoscere in tempo un’infiammazione senza avere sintomi?

Da alcuni anni è possibile ricorrere allo studio delle interleuchine infiammatorie, prodotte da geni infiammatori specifici, in grado di scatenare reazioni flogistiche polidistrettuali.

Le interleuchine sono speciali proteine prodotte da stimoli esterni come infezioni, traumi, agenti patogeni. Alcuni soggetti sono predisposti geneticamente a produrre queste interleuchine in grado di agire su alcune parti dell’organismo, creando vere e proprie alterazioni della zona o delle zone colpite, in base ad una predisposizione costituzionale o ereditata.

Come affondare la stagione e prevenire infezioni virali

Quindi se siamo infiammati siamo più esposti alle infezioni stagionali. Affrontiamo la stagione che è alle porte controllando il livello di infiammazione, analizzando le interleuchine infiammatorie attraverso la raccolta dalla saliva. Le metodiche di laboratorio di alto livello, ci permettono di controllare in modo preciso lo stato di salute e benessere e/o di patologia non evidente.

Come tutti i sistemi di analisi, ci vuole sempre l’interpretazione da parte del professionista, che valuterà il profilo di rischio infiammatorio, se presente, e le relative misure terapeutiche o preventive da mettere in atto.

  • Tra le possibili terapie per controllare o ridurre l’infiammazione silente, in primo piano c’è sempre l’alimentazione, che dovrà favorire alimenti di stagione, a basso indice glicemico, e antiossidante, con una buona fonte di proteine (animali e vegetali) e grassi preferibilmente di origine vegetale.
  • Assumere prodotti nutrizionali o immunostimolanti su indicazione del medico specialista, in grado di stimolare la produzione di cellule immunocompetenti e protettive.
  • Tra le terapie un po’ invasive, le infusioni di antiossidanti (flebo) come la vitamina C, n-acetil-cisteina,acido lipoico, glutatione (per citarne alcuni) e, l’ozonoterapia.

Queste terapie sono da preferire e da iniziare in modo preventivo, per consentire al sistema immunitario di affrontare la stagione autunnale e invernale nel miglio modo possibile, riducendo i fattori di rischio che possono mettere e dura prova gli anticorpi favorendo in questo modo infezioni virali.

Rinforzare il sistema immunitario per affrontare la stagione in arrivo

Possiamo quindi affermare che gli effetti benefici della prevenzione sono molteplici:

  • Modula lo stato infiammatorio, riducendo la potenzialità nociva
  • Aumenta la capacità antibatterica
  • Aumenta la capacità antivirale

Buona prevenzione a tutti!

Contatta subito il nostro centro medico per scoprire le terapie per rinforzare il sistema immunitario

 

Prof. Giuseppe Di Fede

Direttore sanitario
Medico chirurgo specialista in nutrizione e dietetica clinica e medicina genetica preventiva

Riferimenti:  Covid, Sistema immunitario, Infiammazione, Prevenzione, Medicina preventiva, Interleuchine
Redattore: Prof. Giuseppe di Fede


The Fascination of Cytokine Immunological Science 

Paolo Lissoni, Giusy Messina, Francesco Pelizzoni, Franco Rovelli, Fernando Brivio, Alejandra Monzon, Nadal Crivelli, Arianna Lissoni, Simonetta Tassoni, Andrea Sassola, Sonja Pensato, Giuseppe Di Fede

Institute of Biological Medicine, Milan, Italy
Cardiological Surgery Division, Niguarda Hospital, Milan, Italy
Effata Institute, Lucca, Italy

Oggi è noto che tutte le funzioni biologiche umane sono sotto almeno a due sistemi regolatori fondamentali, costituiti dal sistema endocrino e dalla rete delle citochine.
Inoltre, è stato dimostrato che le citochine rilasciate dalle cellule immunitarie attivate non influenzano solo le funzioni immunitarie, ma anche l’intero sistema biologico, comprese le varie attività metaboliche, il sistema cardiovascolare e il funzionamento del sistema neuroendocrino stesso. Sfortunatamente, nonostante l’importanza ben dimostrata delle citochine nel mantenimento dello stato di salute, dal punto di vista clinico della routine, la valutazione del sistema delle citochine rimane ancora inconsiderato nello stabilire lo stato di salute, poiché è studiato solo in condizioni gravi, come ad esempio lo shock settico, la coagulazione intravascolare diffusa ed il distress respiratorio, che hanno dimostrato essere dovuti ad un’anomala produzione endogena di citochine infiammatorie, ovvero IL-6, TNF-alfa e IL-1 beta.
Questa carenza clinica dipendeva da diversi fattori, in particolare dalla complessità delle interazioni delle citochine stesse, ma anche sulla decisione di usare molecole artificiali, come gli anticorpi monoclonali, piuttosto che indagare sui meccanismi responsabili della loro produzione alterata e per correggere eventuali alterazioni. Il motivo principale della complessità della rete di citochine è legata al fatto che le interazioni che si verificano tra le diverse citochine sono spesso basate su meccanismi di feedback positivo, quindi su azioni di stimolo reciproco, mentre il sistema endocrino si basa sostanzialmente su circuiti di feedback negativo. Lo scopo del presente riesame è proporre una conoscenza sintetica in merito al scoperti gli effetti principali e la fonte di origine di ogni singola interleuchina fino ad ora scoperte per elaborare una prima fisiologia fondamentale e preliminare del network citochinico.

Lissoni P., The Fascination of Cytokine Immunological Science

Keywords: Cytokines, Cytokine network, Inflammation Interleukins


March 24, 2020 ArticoloStudiTerapie

La vitamina C è un importantissimo antiossidante per il corretto funzionamento del nostro sistema immunitario

La vitamina C (ascorbato, acido ascorbico) è un importante antiossidante solubile in acqua che aumenta anche la produzione di collagene extracellulare ed è importante per il corretto funzionamento delle cellule immunitarie.

La vitamina C ha molti benefici ed è nota per la sua capacità di agire come agente antiossidante. Forse non tutti sanno che la vitamina C svolge anche ruoli chiave nella sintesi della L-carnitina, nel metabolismo del colesterolo, nell’attività del citocromo P-450 (importante gruppo di enzimi disintossicanti del fegato) e nella sintesi dei neurotrasmettitori.

La vitamina C è un nutriente essenziale che il nostro organismo non può sintetizzare. Per questa ragione deve essere introdotto dalla dieta, da integratori o tramite infusione per via endovenosa.

La vitamina C per via endovenosa: il protocollo di infusione

Il protocollo di infusione per via endovenosa di vitamina C (IVC) prevede la lenta somministrazione di vitamina C a dosi dell’ordine di 0,1 – 1,0 grammi di ascorbato per chilogrammo di massa corporea.

Sebbene l’IVC possa avere una varietà di possibili applicazioni, tra le quali:

  • la lotta alle infezioni
  • il trattamento dell’artrite reumatoide
  • potenziale utilizzo in campi della medicina di prevenzione oltre che in terapia

L’utilizzo di vitamina C in ambito oncologico

La vitamina C fu suggerita per la prima volta come strumento per la cura del cancro negli anni ’50: il suo ruolo nella produzione e protezione del collagene portò gli scienziati a ipotizzare che il rifornimento di ascorbato avrebbe protetto i tessuti normali dall’invasività e dalle metastasi del tumore.

Inoltre, poiché i malati di cancro sono spesso impoveriti di vitamina C, il rifornimento può migliorare la funzione del sistema immunitario e migliorare la salute e il benessere dei pazienti. La maggior parte delle ricerche da quel momento in poi si è concentrata sull’ascorbato endovenoso.

I razionali per l’uso delle infusioni di ascorbato endovenoso (IVC) per il trattamento di molte patologie, che sono discussi in dettaglio di seguito, possono essere riassunti come segue:

  • Le concentrazioni plasmatiche di ascorbato nell’intervallo millimolare possono essere raggiunte in sicurezza con le infusioni di IVC
  • A concentrazioni millimolari, l’ascorbato è particolarmente benefico per le cellule che necessitano di concentrazioni elevate (anticorpi) e per il collagene che forma le articolazioni
  • Gli studi clinici di fase I indicano che l’IVC può essere somministrato in modo sicuro con relativamente pochi effetti collaterali

Perché scegliere la flebo di vitamina C al posto degli integratori orali?

La vitamina C è solubile in acqua ed è limitata nel modo in cui può essere assorbita se somministrata per via orale. Mentre l’ascorbato tende ad accumularsi nelle ghiandole surrenali, nel cervello e in alcuni tipi di globuli bianchi, i livelli plasmatici rimangono relativamente bassi.

I dati di Levine e colleghi indicano che i livelli plasmatici negli adulti sani sono rimasti al di sotto di 100 µM, anche se sono stati assunti 2,5 grammi quando somministrati una volta al giorno per via orale.

Dato il ruolo della vitamina C nella produzione di collagene, nel funzionamento del sistema immunitario e nella protezione antiossidante, non sorprende che i soggetti impoveriti di ascorbato si comportino male nel montare le difese contro le infezioni virali stagionali.

Quando la vitamina C viene somministrata per infusione endovenosa, è possibile raggiungere concentrazioni di picco superiori a 10 mM senza effetti negativi significativi per il ricevente.

Modulazione dell’infiammazione

La Proteina C-Reattiva e la VES sono utilizzati come marker di infiammazione, poiché i rapporti in letteratura indicano che l’elevata PCR è correlata a uno stato infiammatorio dell’organismo.

Prima di procedere con le infusioni di alte dosi di vitamina C consigliamo di sottoporsi ad alcuni esami di laboratorio di screening, come ad esempio:

  1. Profilo chimico del siero con elettroliti Na,K,Ca,Mg,P,
  2. Emocromo completo con formula leucocitaria
  3. Globulo rosso G6PD ( fascismo controindicato l’uso di vitamina C)
  4. Dosaggio di vit C
  5. Analisi delle urine completa
  6. Profilo delle citochine infiammatorie selezionate in base al tipo di patologia da trattare

Nello specifico, i marker indicatori delle patologie sono:

  • IL1b, IL6, TNFa come indicatori di infiammazione generale
  • TNFa, TGFb, IL6 come indicatori di artrite
  • IL2 e IL12 come indicatori di sostegno immunologico
  • IL2 e IL17A come indicatori di malattie auto immuni
  • cortisolo salivare (curva del cortisolo nell’arco della giornata) per valutare un deficit di cortisolo

Il potenziale effetto dell’IVC nella riduzione dell’infiammazione è anche supportato dai dati delle citochine: le concentrazioni sieriche delle citochine proinfiammatorie IL-1α, IFN-γ, IL-8, IL-2, TNF-α, sono state fortemente ridotte dopo una 50 grammi di ascorbato e, nel caso delle ultime tre citochine elencate, sono state mantenute riduzioni nel corso della terapia IVC.

I benefici della vitamina C per via endovenosa

La vitamina C può essere somministrata in modo sicuro mediante infusione endovenosa a dosi massime di cento grammi o meno, a condizione che vengano prese le precauzioni descritte. A queste dosi, le concentrazioni plasmatiche di picco di ascorbato possono superare i 20 mM, concentrazioni  e che consente di avere benefici superiori, rispetto alla somministrazione orale.

Ci sono molti potenziali benefici nel somministrare IVC che lo rendono una scelta terapeutica aggiuntiva ideale:

  • Sostegno immunitario e nelle patologie autoimmuni
  • L’IVC ha dimostrato di migliorare la qualità della vita nei pazienti oncologici con una varietà di parametri clinici ed ematici riscontrabili
  • L’IVC riduce l’infiammazione (misurata dai livelli di proteina c-reattiva) e riduce la produzione di citochine pro-infiammatorie

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Articolo completo e riferimenti biografici

Prof. Giuseppe Di Fede

Direttore Sanitario I.M.Bio Istituto di Medicina Biologica Milano
Docente nel Master di Nutrizione Umana c/o Univ. Pavia
Terapie Oncologiche Integrate

Riferimenti: vitamina C, farmacocinetica, medicina preventiva, terapie oncologiche
Redattore: Prof. Giuseppe Di Fede


Consigli per non rinunciare ai piaceri della tavola durante le feste

Dicembre e le feste Natalizie. Chi non si articola tra gli impegni quotidiani, acquisto dei regali per i propri cari, ma soprattutto organizzare pranzi, cene e aperitivi di Natale con amici e parenti? Ed è proprio in questo periodo dell’anno che diventa sempre più difficile controllare l’alimentazione.

Infatti, mai come nell’ultimo mese dell’anno il cibo diventa un mezzo di condivisione e aggregazione. Il cibo ci aiuta a liberare endorfine che ci fanno sentire più felici, a maggior ragione dopo un anno di stress e frenesia diventa una scappatoia, uno sgarro, alla ricerca di un po’ di tranquillità e di relax.

Spesso, a dicembre diventa facile eccedere con tutti quegli alimenti dai quali durante il resto dell’anno ci teniamo più a distanza o che comunque assumiamo con più parsimonia.

pranzo di natale cena di natale aperitivo periodo natalizio dieta

I nostri piatti si riempiono facilmente di grassi saturi, colesterolo e zuccheri, eccediamo con l’alcool togliendo spazio a fibre, grassi “buoni” e acqua e portando ad uno stato di infiammazione che può alterare l’equilibrio della flora batterica (disbiosi), ad un aumento dei valori di glicemia e della pressione sanguigna e di conseguenza aumentare stress, senso di stanchezza, insonnia, etc.

Aperitivi pranzi e cene di Natale possono comportare un aumento repentino del peso corporeo, vanificando gli sforzi fatti durante tutto il resto dell’anno o peggiorando la condizione di salute generale, specialmente se abbandoniamo completamente anche qualsiasi tipo di attività fisica.

Come gestire l’alimentazione a dicembre durante il periodo natalizio?

È possibile, con piccole attenzioni, ridurre i “danni” causati da un’alimentazione scorretta o disordinata senza essere costretti a rinunciare ai piaceri della tavola:

  • Abbondare con le verdure, ricche di vitamine e fibre preziose. Introdurle crude prima di un pasto vi aiuterà a ridurre il senso di fame e a abbassare l’indice glicemico dovuto all’eccesso di zuccheri e carboidrati, oltre ad aiutare la funzionalità intestinale
  • Non abbandonare completamente l’attività fisica, privilegiando gli spostamenti a piedi. Anche mezzora di camminata al giorno può fare la differenza

Prima e dopo le feste è importante valutare se i parametri corporei e lo stato infiammatorio sono alterati per poter intraprendere un piano alimentare mirato e volto a disintossicare l’organismo e migliorare lo stato di benessere generale.

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Riferimenti: Natale e dieta, festività natalizie, alimentazione e benessere, dieta disintossicante
Redattore: Dott. Gabriele Coppo

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