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Maggio 30, 2011 Newsletter

In primavera, più intesa in senso climatico che in senso astronomico, il cambio della temperatura e delle condizioni meteorologiche favorisce la fioritura delle specie vegetali con la comparsa di allergie.

Chi ha allergie agli acari, agli animali domestici sperimenta sintomi come il bruciore agli occhi, la lacrimazione, l’irritazione del naso, le difficoltà respiratorie, i pruriti della pelle con una frequenza importante durante tutto l’anno in funzione del contatto ed in modo indipendente dalle “condizioni ambientali”. Chi ha allergie ai diversi cibi sperimenta questi sintomi dopo averli mangiati e ne è libero se li evita. Chi ha allergie ai vegetali sperimenta questi sintomi indipendentemente dalla propria volontà in periodi diversi dell’anno in funzione della fioritura e dell’impollinazione e non può evitarlo se non cercando di fuggire quegli ambienti con specie che gli procurano i sintomi in assoluto o per i periodi più difficili dell’anno.

Il ricorso agli antistaminici diventa quasi una necessità per poter affrontare la giornata.
È proprio l’istamina il mediatore di questi fenomeni: contenuta all’interno di alcune cellule del nostro corpo, gli eosinofili e i mastociti, la presenza di un allergene (ciò che causa l’allergia) attraverso l’interazione con il sistema immunitario (IgE, una classe di anticorpi) ne determina la liberazione causando i sintomi tipici. Il fenomeno è rapido. Rapida la comparsa dei sintomi dopo il contatto con l’allergene; rapida la scomparsa dei sintomi se trattati con antistaminici o se viene allontanato l’allergene.

I sintomi delle intolleranze hanno caratteristiche diverse, sembrano quasi manifestarsi dopo una sorta di accumulo ed essere più cronici ovvero lenti sia a comparire sia a scomparire.

Tipicamente definite come intolleranza alimentari poiché la prima evidenza di “irritazione del corpo” è a livello gastrointestinale in alcuni casi i sintomi delle intolleranze possono riguardare la pelle con pruriti difficilmente trattabili o il sistema respiratorio con sintomi di irritazione aspecifici. Si è ipotizzato che il meccanismo attraverso cui si verificano questi fenomeni sia una alterazione dei globuli bianchi nella loro struttura con una membrana che diventa più permeabile potendo rilasciare il contenuto delle vescicole tra cui potrebbe esserci l’istamina ma anche una serie di mediatori, le citochine, che possono avere un effetto favorente l’infiammazione.

Allergie ed intolleranze hanno perciò due meccanismi diversi, ben spiegato per la prima ed ipotizzato per la seconda, con la caratteristica però di avere, così ci viene suggerito, una via comune di molecole e meccanismi implicati nella generazione di una “irritazione” dell’organismo.

Il passaggio tra la primavera e l’estate è anche il momento in cui sulla tavola cominciano a ricomparire in maniera importante frutta e verdura due elementi che oltre potenziali allergeni sono anche potenziali fattori capaci di causare intolleranza.

Si tratta perciò di un periodo in cui i fenomeni di intolleranza potrebbero avere un significato clinico nel contribuire alla sintomatologia irritativa propria delle allergie.
Questo non significa che il controllo di una intolleranza sia lo stesso da attuare per una allergia o che il trattamento dell’intolleranza risolva il problema allergico ma piuttosto che una attenzione e una correzione di una eventuale intolleranza possa influire in senso positivo sui sintomi propri di una allergia.

a cura della Dr. Alberto Cescato, Medico chirurgo esperto in genetica preventiva e biotecnologie



Aprile 30, 2011 Newsletter

Per le prime 10 prenotazioni presso il B&B Cento Ulivi, sui soggiorni dal 18 aprile al 5 giugno 2011, saranno offerti 20 test genetici sulla giovinezza e la salute della pelle.
Il Room and Breakfast Cento Ulivi sorge nell’incantevole scenario del Golfo degli Aranci a pochi chilometri dalle più belle spiagge della Costa Smeralda, sulla costa est della Sardegna. Immerso nella natura, circondato da ulivi e frutteti, Cento Ulivi è una piccola oasi di pace e relax che conserva un fascino incontaminato.

Da sempre attento al benessere e alla serenità dei suoi ospiti, Cento Ulivi dedica questa primavera alla cura della tua pelle. In collaborazione con Imgep, l’Istituto di Medicina Genetica Preventiva di Milano, Cento Ulivi offre ai primi 10 ospiti che prenoteranno un soggiorno di almeno 2 giorni nel periodo 18 aprile – 5 giugno 2011 la possibilità di effettuare “Derma”, il test genetico sulla giovinezza.
Derma test studia le caratteristiche strutturali della cute, al fine di cogliere l’eventuale predisposizione a un fenomeno di invecchiamento precoce. La bellezza e la giovinezza della pelle, la capacità di affrontare lo stress quotidiano e il grado di suscettibilità che determina la reazione agli agenti ambientali negativi sono, infatti, fattori strettamente legati al nostro patrimonio genetico.
Grazie a Derma test potrai valutare lo “stato di salute” della tua pelle ed effettuare gli eventuali interventi preventivi necessari per recuperare e mantenere un corretto equilibrio, riducendo i fattori scatenanti che portano a un invecchiamento cutaneo

Per maggiori informazioni visita: www.imbio.it oppure www.migivapa.it
Tel: +39 339 3334504

Per prenotazioni: www.bbcentoulivi.it
(inserire GEN1 nel form di prenotazione)



Aprile 30, 2011 Newsletter

Oggi molti pazienti presentano numerosi sintomi che difficilmente la medicina riesce a contrastare con successo, è quello che avviene nel campo delle Intolleranze Alimentari caratterizzate da interessamento di molti organi e apparati con diverse percentuali per ognuna, come:

  • SNC: Cefalee ricorrenti, Depressione, Iperattività specie nei bambini, Umore variabile, Astenia ricorrente.
  • Apparato Genitourinario: Cistiti croniche, Dismenorrea, Enuresi.
  • Apparato Respiratorio: Congestione nasale, Rinite, Asma, Sinusite, Bronchiti ricorrenti, Sinusiti, Otiti.
  • Pelle: Eczema, Dermatiti, Orticatia, Acne e Psoriasi.
  • Apparato Muscolare: Crampi muscolari, Mialgie, Dolenzia articolare ricorrente.
  • Apparato Gastroenterico: Nausea, Aerofagia, Meteorismo, Diarrea, Sindrome del Colon Irritabile.
  • Generali: Attacchi di Panico, Astenia Cronica, Linfoadenopatia tonsillare, Obesità.

Da molti anni mi occupo di queste problematiche; sono attualmente il Direttore Medico responsabile del Laboratorio Analisi della Casa di Cura di Lecco e in questa struttura da più di due anni svolgiamo l’ALCAT-Test, dopo aver personalmente svolto dei Test Bioelettronici ed in seguito il Cytotoxic – Test. Svolgiamo circa 50 Test/anno ai quale seguono una visita medica e le terapie più idonee per la sintomatologia accusata dal paziente che constano essenzialmente in:

  • Dieta a Rotazione riguardanti Cibi Intolleranti riscontrati con ALCAT-Test.
  • Correzione delle abitudini alimentari erronee.
  • Ripristino di una normale funzionalità intestinale con utilizzo di Prebiotici e Probiotici opportuni per contrastare una Disbiosi Intestinale che molte volte è alla base di una Intolleranza Alimentare: ricorro anche all’esecuzione di Disbiosi test su urine.
  • eventuale IDROCOLONTERAPIA.
  • Terapia Omotossicologica di supporto.

Grazie a questi interventi ho potuto risolvere o migliorare casi clinici ormai considerati “disperati” dalla medicina ufficiale con notevole miglioramento della sintomatologia sofferta da questi pazienti.

a cura del dr. Marco Spreafico, Medico Chirurgo Specialista in Biologia Clinica, Primario Laboratorio Analisi Cliniche e Microbiologiche Casa di Cura Lecco.



Ottobre 5, 2010 RASSEGNA STAMPA

101015_DSC_7432Intercettare ed indirizzare i nuovi bisogni dell’uomo, sempre più attento alla propria salute e alla cura di sé, ma anche convincere la larga parte di popolazione maschile che ancora non bada troppo al proprio benessere fisico e psichico che la prevenzione e la cura di sintomi anche apparentemente banali sono essenziali per assicurarsi vitalità e equilibrio del corpo e della mente. E’ su questo duplice binario che si e’ mosso il convegno “Il ritmo del benessere”, organizzato lo scorso 16 ottobre dallo studio medico Frontis, con il patrocinio del IV Municipio, e dedicato alla seconda festa dell’uomo.

L’appuntamento che Frontis dedica tradizionalmente alle donne l’8 marzo e’ stato questa volta declinato tutto al maschile, anche se alcune problematiche mediche affrontate dagli esperti intervenuti al convegno sono comuni ad entrambi i sessi. Come le alterazioni posturali da computer, sempre più comuni, o la cervicale, tra i disturbi più diffusi sia tra gli uomini che tra le donne.

101015_aulaDavanti a una nutrita platea, attenta e partecipe, che ha vivacizzato il convegno con domande e curiosità, i relatori hanno approfondito in primo luogo la necessità di un’alimentazione regolare, specifica a seconda di ogni esigenza, sia essa sportiva o professionale. Il cibo e’ infatti la prima medicina del corpo, se assunto correttamente e quasi “individualmente”. Ognuno di noi – e’ stato sottolineato al convegno – può infatti presentare alcune intolleranze verso specifici alimenti che a lungo andare possono appesantire il nostro stato psicofisico. Per individuarle esistono oggi metodi altamente affidabili e allo stesso tempo estremamente semplici, come l’Alcat-Test: un prelievo di sangue che mette a nudo tutte le intolleranze alimentari dell’organismo e le loro possibili conseguenze.

101015_DSC_7420La mattinata e’ stata inoltre l’occasione per analizzare i disturbi più comuni di viso e cute, dalla seborrea all’acne, e le tecniche di analisi di nei e macchie, come la videodermatoscopia. Punto debole dell’uomo, cui e’ stata dedicata una specifica sezione del convegno, anche quello dei capelli e quindi dell’alopecia, analizzata nelle cause e nei metodi di trattamento.
Ultimo ma centrale argomento quello dell’addome e della temuta “pancetta”, visto non solo come problema estetico, trattabile quindi non solo con una dieta specifica ma anche con moderni macchinari (dall’I-phor al US Smart Shape), ma anche come possibile causa di più gravi ripercussioni cardiovascolari.

Daniela Pellegrini
Responsabile Segreteria
segreteria@frontis.it



Settembre 30, 2010 Newsletter

È opinione comune ritenere che la cellulite sia eminentemente un inestetismo (peraltro molto diffuso, visto che fa soffrire circa l’80 per cento delle donne), quando in verità si tratta di una vera e propria patologia, nella fattispecie del tessuto adiposo, definita pannicolopatia edemato-fibrosclerotica.

Come ben sa chi mal la sopporta, essa si concentra prevalentemente all’esterno delle cosce (nella zona laterale del bacino), all’interno delle stesse e sui glutei, interessando il “pannicolo adiposo” che si trova fra il derma (lo strato di tessuto connettivo giusto sotto l’epidermide) e la parte muscolare. Il pannicolo ha una sua impalcatura di sostegno (il tessuto reticolare e il collagene) e una vascolarizzazione (denominata microcircolo) attraverso la quale il tessuto adiposo fornisce l’energia all’organismo o l’accumula sotto forma di grasso.

Per motivi diversi – stress, stipsi, fattori ereditari, fumo, sedentarietà, abuso di medicinali (pillola anticoncezionale), cause ormonali (per esempio un cattivo funzionamento della ghiandola tiroidea, o ipotiroidismo), disturbi del ciclo mestruale (come si verificano nella Sindrome dell’ovaio micropolicistico), ma soprattutto cattiva alimentazione –, la circolazione venosa e linfatica (vasi che trasportano scorie) può rallentare e dai capillari possono uscire sostanze che invece dovrebbero essere eliminate. Parte così il meccanismo iniziale di accumulo di liquidi (edema), che s’infiltra fra le cellule del pannicolo adiposo. Queste si allargano, peggiorando lo stato edematoso e nel contempo il tessuto di sostegno (collagene e fibre reticolari) reagisce cercando d’impedire che le cellule adipose si allontanino, ma causando così la produzione di capsule che impediscono a loro volta gli scambi ematici fra la “cellulite” e il resto dell’organismo.

I processi esposti possono essere distinti in 4 fasi che evolvono per grado di gravità. I primi due stadi possono essere rallentati o addirittura bloccati con l’attività fisica (e la corsa in particolare); nel terzo e quarto la consistente struttura fibrosa dei noduli rende tutto molto difficile. La corsa, quindi, è certamente da proporre come prevenzione e cura per i primi 2-3 stadi, insieme ad alcune semplice regole di alimentazione e qualche stratagemma nutri-cosmeceutico per sconfiggere o tenere sotto controllo la cellulite.


Gli stadi della cellulite
La cellulite viene suddivisa in quattro stadi, o gradi, in base alla gravità dei sintomi
con i quali si manifesta e alla loro difficoltà di trattamento.

1 Cellulite edematosa È caratterizzata dalla presenza di gonfiore, ma la cute è ancora tesa  ed elastica e, se compressa, non resta segno né si avverte dolore.

2 Cellulite fibrosa La pelle, se compressa, ancora non duole ma, seppur ancora liscia, comincia ad assumere un colorito spento e si presenta “a buccia d’arancia” se viene stretta fra le dita. C’è formazione di tessuto fibrotico e la cattiva circolazione sanguigna può causare formicolii, pesantezza alle gambe, crampi.

3-4 Cellulite sclerotica Il tessuto connettivo s’indurisce ulteriormente e si formano i primi macronoduli che conferiscono alla pelle l’aspetto a buccia d’arancia “a vista”. Nel quarto stadio le zone cellulitiche si presentano isolate dal tessuto circostante. I macronoduli danno origine ad avvallamenti e protuberanze; la cute è dura e dolorante alla palpazione.
È la più difficile da trattare.


CORRI (FORTE) CHE TI PASSA
In verità il running non è, e non può essere, del tutto risolutivo. Un programma di attività deve prevedere almeno 3-4 sedute di allenamento divise in 3 sedute di corsa e una di tonificazione generale, ma soprattutto delle zone interessate alla cellulite. La corsa dev’essere affrontata secondo tabelle che prevedano la possibilità di migliorare le proprie caratteristiche fisico-organiche progressivamente e secondo le proprie caratteristiche e predisposizioni.

Vanno sfatati alcuni miti: camminare invece di correre (vale solo nei casi di situazioni gravi, dove il carico sulle articolazioni è importante), oppure allenarsi sotto la soglia lattacida: si dimentica che l’acido lattico è un potentissimo vasodilatatore e stimola la produzione di mitocondri nella supercompensazione fisiologica. A torto si potrebbe pensare che la vasodilatazione da acido lattico potrebbe peggiorare la perdita di materiale vasale, perché nella prevenzione – e anche negli stadi 1 e 2 della cellulite – l’azione tonico-trofica della corsa sul circolo ematico è di gran lunga maggiore.
Una limitazione nella produzione di acido lattico potrebbe valere nei primi momenti d’allenamento per soggetti con stadio 3 di cellulite.

Quindi: progressione nell’allenamento e, nelle uscite, lasciare almeno un allenamento con corsa variata. L’allenamento di tonificazione dovrà interessare in maggior misura le parti interessate dalla cellulite, quindi con esercizi di adduzione (per i muscoli interni della coscia: 10 minuti) e abduzione (per glutei e laterali della coscia: 10 minuti), per il bicipite il femorale (posteriore della coscia: 10 minuti), per il quadricipite (10 minuti) e alla pressa (15 minuti). Meglio sarebbe utilizzare il circuit training, intervallando gli esercizi a con 10 minuti di cyclette, corsa leggera, step.

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LA COSMETICA CHE AIUTA
Utilizzo d’integratori alimentari e interventi più prettamente cosmetici possono sovrapporsi e migliorare i risultati che si possono ottenere con la corsa e l’alimentazione (vedi Occhio a ciò che mangi nel box sotto). Certamente la possibilità d’intervenire in modo coordinato in-out consente di ottenere risultati apprezzabili nella lotta contro l’inestetismo in questione, ma non bisogna dimenticare che la cellulite è anche pelle a buccia d’arancia, colore dell’incarnato, pelle asfittica, condizioni che possono migliorare molto anche con interventi cosmetici. La maggior parte degli attivatori metabolici che stimolano la lipolisi si trovano in integratori alimentari: guaranà, arancio amaro, mate, caffeina e tè verde possono attivare preventivamente l’attività lipolitica rispetto alla corsa e quindi si possono ottenere risultati sinergici.

Un effetto simile si può ottenere anche con l’applicazione topica di una crema anticellulite prima di correre. Integratori ad uso sistemico possono contenere principi fitoterapici ad azione diuretica come l’orthosiphon stamineus, che per la presenza di sinenstesina determina un effetto drenante e andiedematoso, o altri estratti come la centella asiatica e l’ippocastano che producono benefici effetti sulla tonicità dei vasi sanguigni. Da evitare l’uso d’integratori a base di fucus vesciculosus, soprattutto in soggetti a rischio d’infiammazioni tiroidee: anche una tiroide “normale” può andare incontro, “caricandola” eccessivamente di iodio, a fenomeni di flogosi cronica.

In sostanza una corretta alimentazione, integrata quando ce ne sia la necessità da una ragionata supplementazione e unita a un corretto programma di corsa, magari anche questo integrato da qualche seduta con i pesi in palestra, potranno aiutare le donne, in maniera ragionevole e soprattutto a basso costo, a prevenire e, nei primi stadi, anche a curare il più diffuso inestetismo che le colpisce.
(Ha collaborato il dottor Carmine Orlandi)

da http://www.runnersworld.it – settembre 2010
di FULVIO MARZATICO



Febbraio 1, 2010 Newsletter

IMGEP è presente, con i nostri test e con i nostri prodotti presso la Farmacia Panacea di Ciampino.Inaugurato all’interno di una farmacia di Ciampino (Roma) Panacea un nuovo centro anti-aging che interpreta l’evoluzione del concetto di ‘salute’ come benessere profondo della persona e lancia un nuovo modo di prendersi cura della bellezza.

Una buona prevenzione rappresenta il modo migliore per invecchiare bene e ricorrere il meno possibile ai medicinali tradizionali. In quest’ottica nasce Panacea, centro che, affiancandosi a una farmacia tradizionale già esistente, sviluppa il settore della prevenzione e della cura in modo naturale, basata sullo studio delle caratteristiche della persona attraverso vari test tra cui quello del DNA, per individuare intolleranze e fare diagnosi dello stress e delle patologie dismetaboliche più diffuse, fino alla proposta di trattamenti specifici studiati in funzione delle esigenze di ognuno.

Nel panorama italiano si tratta di un nuovissimo concept nel settore del benessere, che nel connubio tra ‘farmacia’ e ‘benessere’, pur non contemplando saune, vasche o altre attrezzature simili, interpreta l’evoluzione del concetto di ‘salute’ come benessere profondo della persona. Un esempio di ‘farmacia del futuro’ dunque, realizzato per la prima volta in Italia da un’azienda pubblica, ASP Ciampino, per il quale l’immagine del negozio è stata rivisitata in maniera non convenzionale attraverso lo sviluppo di spazi, forme e colori che vanno a caratterizzare un organismo innovativo in ogni aspetto. Il risultato è il frutto della ricerca progettuale specializzata dello Studio Stefano Pediconi e di Kallipigia Architetti, che racchiude creatività e qualità nella realizzazione di una struttura unica e particolare in cui ogni elemento è stato studiato in una visione d’insieme che ruota intorno a forme estremamente fluide, a disegnare spazi morbidi, di recupero e di benessere.



Febbraio 1, 2010 Newsletter

Le dermatiti sono definite come infiammazioni localizzate a livello cutaneo che possono insorgere per cause molto diverse; possono colpire tutte le fasce di età ed essere associati a prurito che spesso diventa il sintomo predominante; non sempre sono facilmente curabili per cui oltre al disagio fisico si aggiunge quello psicologico legato alla “diversità” del nostro vestito esteriore cioè la pelle.

Si tratta di un fenomeno molto diffuso ed infatti la sua incidenza è in progressivo aumento,in particolare nei paesi industrializzati; accanto a forme lievi moderate ne esistono altre che sono resistenti ai vari tipi di cura creando nel paziente sfiducia e irritabilità; ciò succede perché in realtà spesso le dermatiti sono l’espressione di un problema che non è primariamente della pelle ma che su di essa trova la sua espressione più evidente;ciò spiega come spesso le cure ottengono solo risultati temporanei in quanto si cerca di annullare il sintomo ma non la causa sottostante.

E’ certo che la costituzione genetica gioca un ruolo fondamentale;inoltre recenti studi hanno messo in evidenza una associazione tra le dermatiti e le allergie alimentari confermando come il meccanismo di base sia riconducibile ad una alterata regolazione del sistema immunitario.
A conferma di ciò ci sono alcuni studi pubblicati recentemente che evidenziano come la assunzione di probiotici cioè sostanze che mirano a riequilibrare la flora batterica intestinale hanno un effetto benefico su molte forme di dermatite; ciò è verosimilmente legato alla modulazione della attività immunitaria a livello intestinale.

Questo concetto è peraltro ben presente nella Medicina Funzionale in cui la pelle tende a vicariare la funzione emuntoria dell’intestino quando quest’ultimo è in qualche modo sovraccaricato o in condizioni di alterata flora batterica (disbiosi) .
Su tali premesse presso l’Istituto di Medicina Biologica viene attuato un iter diagnostico diversificato; la verifica della funzionalità intestinale è uno dei cardini della terapia che prevede oltre a test per intolleranza alimentari anche la quantificazione della disbiosi intestinale cioè il grado di alterazione della flora batterica.

Successivamente si cerca di costruire un regime alimentare personalizzato , dopo Test Alcat, per la ricerca delle allergie e intolleranze alimentari, associato ad una terapia di supporto mirata al riequilibrio della flora batterica ed alla modulazione della riposta immunitaria. Molta importanza ha anche la verifica dell’assetto genetico in particolare alla ricerca di forme silenti di celiachia che possono alimentare problemi cronici anche a livello cutaneo. Ciò può essere fatto attraverso uno spatolato della mucosa della bocca;un test semplice che può dare preziose informazioni.

Tale approccio ha l’intento di affrontare la dermatite non solo nelle manifestazioni sintomatologiche ma agendo più in profondità attraverso una correzione dei fattori che sono alla base della patologia.

a cura del dr. Marco Mancuso



Dicembre 30, 2009 Newsletter

Elevati livelli plasmatici di folati (acido folico) incrementerebbero il rischio di cancro al seno in donne in cui è presente la variante allelica 677T del gene Mthfr (folate-metabolizing enzyme methylenetetrahydrofolate reductase).

A stabilirlo è uno studio pubblicato su American Journal of Clinical Nutrition che ha, per la prima volta, valutato l’influenza del contenuto plasmatico di acido folico sul rischio di carcinoma mammario alla luce di specifici mutazioni del gene MTHFR.

L’indagine coordinata da Ulrika C. Ericson della Lund University di Malmoe in Svezia ha previsto il reclutamento di 313 pazienti affette da cancro al seno e di 626 donne sane, di età compresa tra 55 e 73 anni. In breve, la concentrazione plasmatica di folati è risultata significativamente più bassa in presenza del genotipo Mthfr 677TT, rispetto a quello Mthfr 677CC. In donne con MTHFR 677T, alte concentrazioni di folati sono associate a un aumento del rischio di tumore mammario (P=0,03).
(American Journal of Clinical Nutrition 2009, 90, 1380-1389)

La medicina genetica preventiva è in grado di ricercare la mutazione nel gene MTHFR. Una volta avuto l’esito del test genetico, il medico specialista indicherà gli opportuni accorgimenti alimentari e integratori specifici tali da influenzare in maniera positiva il gene.
Lo scopo è di utilizzare al meglio le indagini genetiche, oggi disponibili per tutti, per prevenire malattie anche gravi, come il cancro al seno. Il test genetico GENODIET, è utilizzato per la ricerca delle alterazioni genetiche che sono in grado di favorire malattie come il diabete tipo 2, ipertensione, aterosclerosi, decadimento cognitivo.

 



Ottobre 30, 2009 Newsletter

La parodontite è una patologia infiammatoria dei tessuti ossei e gengivali che sostengono il dente. Alcune forme di parodontite sono causate da una cattiva igiene orale, accumulo di tartaro e conseguente infiammazione cronica dell’osso, con perdita di tessuto di sostegno dentale. Altre forme sono ereditarie, su base genetica, e si possono manifestare anche in giovane età.

Forme croniche di parodontite sarebbero associate a un aumento del rischio di carcinomi alla testa e al collo. A evidenziare, per la prima volta, l’associazione è uno studio pubblicato su Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention che, attraverso
specifici esami radiologici, ha valutato il grado di perdita ossea alveolare in 463 pazienti con parodontite a livello della cavità orale, dell’orofaringe e della laringe. I ricercatori hanno osservato un aumento del rischio di questi tumori di circa 4 volte per ogni millimetro di assottigliamento dell’osso alveolare.

La più stretta correlazione è stata ritrovata per le forme parodontiche a carico della cavità orale, anche nei pazienti che non avevano mai fumato e consumato alcol. Lo studio ha, inoltre, consentito di evidenziare una maggiore incidenza di tumori alla cavità orale nei pazienti con parodontite rispetto ai controlli (32,8% vs 11,5%).

Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention, 2009 18:2406-2412

La ricerca dei fattori che stimolano l’infiammazione delle strutture dentali, ha individuato i geni che producono le proteine infiammatorie. Attraverso l’analisi genetica disponibile presso l’Istituto di Medicina Biologica di Milano, è possibile effettuare il test genetico e mettere in atto i presidi terapeutici che riducono l’infiammazione dei tessuti orali.

Utile per la prevenzione non solo delle malattie della bocca come la parodontosi, ma anche come prevenzione di possibili malattie di carattere sistemico. Ricordano che la prevenzione per alcune malattie particolarmente gravi, rimane ad oggi l’unica possibilità terapeutica disponibile.

 



Ottobre 5, 2009 RASSEGNA STAMPA

Con il termine “intolleranze alimentari” si intendono reazioni avverse determinate dalla ingestione di alcuni principi alimentari che provocano una serie di disturbi spesso subdoli e di difficile inquadramento.I quadri clinici riferibili ad intolleranza sono generalmente in aumento; tale fenomeno riveste poi particolare importanza nell’età pediatrica perché può avere importanti ripercussioni sull’accrescimento del bambino.

L’intolleranza al lattosio consiste in una completa o parziale riduzione della capacità di assorbimento del lattosio da parte dell’intestino tenue per carenza dell’enzima lattasi. La produzione di tale enzima varia a seconda dell’età: è massima nei primi 2-3 anni di vita per ridursi progressivamente nell’età adulta.

La riduzione dell’attività dell’enzima che digerisce il latte si riduce progressivamente durante lo sviluppo. In alcuni casi è completa già dai primi mesi di vita ed è determinata geneticamente.
Anche in caso di patologie gastrointestinali come coliti e gastriti si può riscontrare una sua diminuzione.

In genere anche in caso di carenza di lattasi piccole quantità di lattosio vengono ben tollerate con la dieta, ma al di sopra di una certa soglia (pochi grammi al giorno) possono comparire sintomi intestinali quali diarrea, dolori addominali, meteorismo oltre alla tendenza a ridurre il consumo di latte e derivati e quindi anche di calcio con tutte le possibili conseguenze.

Un’altra intolleranza frequente, chiamata celiachia (o morbo celiaco) è nei confronti del glutine; l’incidenza di questa condizione è stimata intorno a 1/150 persone. La patologia dipende da una intolleranza permanente alla gliadina, proteina contenuta nei cereali, su base genetica. L’introduzione del glutine determina gravi danni alla mucosa intestinale con sintomi determinati dal
malassorbimento: diarrea, dolori addominali, stanchezza e, nei bambini, arresto della crescita. Non esiste una cura specifica se non una dieta rigorosamente priva di glutine. Nell’età pediatrica la più frequente è la forma classica che insorge durante lo svezzamento, tuttavia ci sono numerose forme potenziali o silenti determinate da un corredo genetico che predispone alla intolleranza al glutine che possono manifestarsi in qualunque periodo dell’accrescimento o nell’età adulta.

Le due forme di intolleranza al lattosio e al glutine possono anche coesistere originando quadri clinici complessi che, seppure così comuni, spesso non vengono prese in considerazione nell’iter diagnostico. Inoltre esistono anche alcuni esami specifici che possono dare risultati non univoci o addirittura contraddittori, per cui il paziente presenta disturbi insistenti senza una diagnosi certa.

Presso l’Istituto di Medicina Biologica abbiamo approntato l’utilizzo di test genetici che possono dare risposte significative in molte situazioni. In particolare, sono in grado di definire la presenza o una predisposizione alle intolleranze al lattosio e glutine studiando la composizione genetica. Ciò permette di definire un comportamento alimentare e uno stile di vita adeguato e personalizzato nell’ottica di una medicina curativa ed anche preventiva.
Il test è di facile esecuzione e non invasivo: con un apposito spazzolino, si preleva dalla mucosa del cavo orale il materiale necessario all’indagine genetica; può essere eseguito in prima istanza o, meglio, rappresentare un approfondimento diagnostico nell’ambito delle intolleranze alimentari, soprattutto nei casi contrassegnati da sintomatologia persistente con quadro diagnostico non chiaro.

 

del dr. Marco Mancuso


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