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Marzo 30, 2008 Newsletter

5° Congresso AMEB

Associazione Medicina Estetica Benessere

Magazzini del Cotone
Genova, 15-16 marzo 2008

Il 5° Congresso AMEB (Associazione Medicina Estetica Benessere), aperto a Medici di base, in primis, ma altresì a Dermatologi, Chirurghi plastici e vascolari annovera un alto numero di presenze. Sono state oltre cinquecento nelle prime quattro edizioni e tendente all’ aumento nella quinta edizione, tanto da richiedere il passaggio da una realtà storica ma piccola come Palazzo Ducale, sede della 4° edizione, ad una realtà più ampia come il Cotone Centro Congressi.

L’afflusso, nel tempo, è risultato essere esteso a Regioni limitrofe quali il Piemonte e la Lombardia ma l’interesse sarebbe quello di allargare l’ utenza alle altre regioni.
La 4° edizione del Congresso dell’Associazione Medicina Estetica Benessere vuole essere esteso a tutti gli operatori del settore estetico prevedendo spazi distinti per Medici e tutti gli altri operatori del settore (centri estetici, centri benessere, centri fitness etc.), nell’ intento di divulgare al massimo il concetto di benessere anche ad operatori non medici.
Il congresso è riconosciuto e verrà accreditato dal Ministero della Salute sotto la direzione organizzativa della AMEB (Associazione Medicina Estetica e Benessere – Comitato Scientifico: Presidente Dr. Paolo Rossi).

Segreteria Scientifica
AMEB Associazione Medicina Estetica e Benessere
Corso Tardy e Benech 13/2, Savona – Email: info@meb-it.org
Resp. Scientifico: dott. Paolo Rossi – Segreteria: dott.ssa Susanna Camurati

Segreteria Organizzativa
M.A.F. Servizi srl – Torino/ Genova www.mafservizi.it
Sede di Genova Sede di Torino
Via XX Settembre, 23 Corso Svizzera,185
tel. 010.5954304 tel. 011.505900
fax 010.5954304 fax 011.505976
Project Leader-Sponsor Dott.ssa Anna Botto botto@mafservizi.it
Resp. Iscrizioni Sigra Elena Vitali vitali@mafservizi.it

Iscrizioni
La partecipazione ai Corsi è gratuita. Dato il numero limitato di iscrizioni ad un massimo di persone per ogni corso, è indispensabile la pre-registrazione. Le iscrizioni, da inviare alla Segreteria Organizzativa, verranno accettate in base all’ordine cronologico di arrivo della scheda di iscrizione sino ad esaurimento posti.

La Segreteria Organizzativa provvederà ad inviare la conferma di iscrizione all’indirizzo e-mail o al numero di fax segnalato sulla scheda. Le schede sprovviste del numero di fax e/o email non verranno accettate.

Scheda di Registrazione
La scheda di iscrizione è disponibile a questo link oppure inviando una email di richiesta all’indirizzo botto@mafserviz.it

Crediti formativi E.C.M.
Sabato, 15 marzo 2008

N. 5 crediti Massimo n. 100 partecipanti – “Medicina Generale, Dermatologia e Chirurgia Plastica:protocolli comuni nella prevenzione di patologie e nel follow-up di trattamenti chirurgici”
Professione – Medico Chirurgo
Discipline – MMG – Chirurgia plastica e ricostruttiva – Dermatologia e venereologia

N. 4 crediti Massimo n. 100 partecipanti – “Ruolo dell’insegnamento della corretta alimentazione e del corretto stile di vita nell’ambulatorio di medicina generale”
Professione – Medico Chirurgo
Discipline – MMG – Malattie metaboliche e diabetologia – Scienza dell’alimentazione e dietetica

Domenica, 16 marzo 2008

N. 3 crediti Massimo n. 70 partecipanti- “Fitoterapici: Modalità di preparazione ed utilizzi terapeutici”
Professione – Farmacista
Discipline – Area interdisciplinare
Professione – Medico Chirurgo
Discipline – MMG – Malattie metaboliche e diabetologia – Scienza dell’alimentazione e dietetica

Non accreditato E.C.M. Massimo n. 70 partecipanti – “Termalismo, SPA e trattamenti ancillari”


Programma

15 MARZO 2008 – Sala Ponente
Medicina Generale, Dermatologia e Chirurgia Plastica: protocolli comuni nella prevenzione di patologie e nel follow-up di trattamenti chirurgici

Prima sessione: Dermatologia
Moderatori Giuseppe Cannata, Alessandro Farris, Aurora Parodi, Marina Romagnoli
09,45 Rosacea – Aurora Parodi
10,20 Terapie laser – chirurgiche delle teleangectasie – Marina Romagnoli
10,40 Laser epilazione – Annalisa Beatini
11,00 Pausa

Seconda sessione: medicina estetica
Moderatori Piermario Isola, Piergiorgio Mandelli, Stefano Picasso, Laura Simona
11,20 Fillers del volto – Tiziana Lazzari
11,40 Ozonoterapia – Mario Sirito
12,00 Neocollagenogenesi: rigenerazione cutanea – Vittorio Gennaro
12,00 Chirurgia superficiale con SELP – Giorgio Fippi
12,30 WORKSHOP Medigest (non accreditato ECM) – Giorgio Fippi
13,30 Pausa

Terza Sessione: Chirurgia Plastica
Moderatori Antonio Grande, Sonia Balestrero, Pierluigi Santi
14,00 Ricostruzione mammaria – Pierluigi Santi
14,20 Rinoplastica – Giorgio Lavagnino, Raffaella Sommariva
14,40 Peelings combinati – Lucio Miori
15,00 Mesoterapia omotossicologia – Massimo De Bellis
15,20 Biorivitalizzazione combinata – Massimo Ladisi
15,40 Rimodellamento non chirurgico del profilo nasale – Aldo Bauducco
16,00 Fosfatidilcolina – Rosanna Dalla Costa
16,20 Trattamento chirurgico dei nei – Paola Barabino
16,40 Pausa

Quarta Sessione: Flebo linfologia
Moderatori Sergio Capurro, Giorgio Forgione, Giovanni Perdonò
17,00 Analisi strumentale della circolazione venosa – Giovanni Perdonò
17,15 Scleroteapia tridimensionale – Sergio Capurro
17,30 Crossectomia e stripping – Eddy Zepponi
17,45 Focus sulla chirurgia vascolare degli arti inferiori – Giorgio Forgione
18,00 Scleroterapia – Pietro Forfori
18,15 Flebologia – Alberto Macciò
19,00 Compilazione Test – Chiusura lavori


15 MARZO 2008 – Sala Levante
Ruolo dell’insegnamento della corretta alimentazione e del corretto stile di vita nell’ambulatorio di Medicina Generale – con il Patrocinio di ASSIMEFAC

Prima Sessione: Corretta alimentazione
Moderatori Renato Giusto Vice-Presidente Ordine dei Medici di Savona
Andrea Stimamiglio Coordinatore FIMMG Genova
09,00 Consigli dietologici nel diabetico – Caterina Bordone
09,30 Consigli dietetici per patologie – Fabrizio Gallo
11,00 Corretta alimentazione, sovrappeso e sottopeso – Giuseppe Daino
12,00 Importanza della deglutizione nell’alimentazione – Diego Cossu
13,00 Pausa

Seconda Sessione: Nuove metodologie di operative nel campo dietologico
Moderatori Luca Lione Diabetologo – Emanuele Russo M.M.G.
14,00 Alimentazioni proteiche: vizi e virtù – Mario Pucci
15,00 Ruolo dell’analisi strumentale nella dieta – Pietro Morini
16,00 WORKSHOP I.M.Ge.P. (non accreditato ECM)
Focus on: intolleranze alimentari Attilio Speciani

Tavola Rotonda – Moderatore Giuseppe Daino
17,30 Tavola rotonda
18,30 Compilazione Test – Chiusura lavori


16 MARZO 2008 – Sala Ponente
Termalismo, SPA e trattamenti estetici ancillari

Prima Sessione Terme e SPA
Moderatori Antonio Basso – Giuseppe Nappi Presidente nazionale Medicina Termale
Francesco Berti Riboli Confindustria Genova
09,10 Gestione e marketing di una SPA – Paolo Torazza Confindustria
09,30 Patologie orl e cure termali – Federico Baricalla
10,00 Metodologie elettromeccaniche nelle SPA – Raul Novelli
10,20 Clinica e terapia dello stress nelle SPA – Alberto Massirone
10,40 Riabilitazione in centro termale – Fiorenza Di Matteo
11,00 Pausa

Seconda Sessione: Medicina dello sport ed anti-aging
Moderatori Damiano Galimberti Presidente nazionale AMIA – Alberto Massirone Presidente Agorà
Gianraffaele Politi
11,10 Nutriceutica (alimentazione ed invecchiamento) – Damiano Galimberti
11,25 Ormoni e prevenzione dell’ invecchiamento – Ascanio Polimeni
11,40 Cura della pelle e prevenzione anti-aging – Aldo Ciambellotti
11,55 Terapie anti stress ossidativo – Eugenio Luigi Iorio
12,10 Attività anaerobica ed anti-aging – Franceso Balducci
12,30 Gestione di un centro sportivo – Enrico Carmagnani
13,00 Pausa

Terza Sessione: estetica aggiornamenti teorici e pratici
Moderatori Guido Botto – Luca Costi Segretario Generale Confartigianato Liguria
Olimpio Marcello Delegato Confartigianato Genova
14,00 Estetista e servizio alla persona – Francesca Di Terlizzi , Nennella Santelli
14,20 Cosmeceutici anti age – Umberto Borellini
14,40 Cosmetici da cabina e domiciliari – Davide Antichi,Alberto Pavesi
15,00 Trucco semi-permanente – Marco Altamura
15,15 Dimostrazione dal vivo di trucco – moda – Marco Piccinini
16,00 Pausa
16,15 Ultrasuoni e Fosfatidilcolina:teoria e pratica – Danila Crevani
17,00 Tricologia – Diego Dal Sacco
17,15 Tricologia olistica – Ronda Gloriana
17,30 Estetica Olistica: teoria e pratica – Gabriello Ferrero, Enza Zuffo
19,00 Chiusura lavori

 

16 MARZO 2008 – Sala Levante
Fitoterapici: Modalità di preparazione ed utilizzi terapeutici

Prima Sessione
Moderatori Edilio Lancellotti – Felice Ribaldone Presidente dell’Ordine dei Farmacisti
Sergio Mendelevich Regione Liguria
09,00 Uso degli omega tre e del riso rosso sull’ipercolesterolemia – Livia Pisciotta
10,00 Fitoterapia per patologie – Gianguglielmo Bergamaschi
10,30 Ayurveda – Bruno Grassi
11,00 Pausa3

Seconda Sessione
Moderatori Paolo Corte Presidente AGIFAR Savona – Paolo Piaggio Presidente AGIFAR Genova
11,20 Uso dei fitoderivati nelle alterazioni circolatorie – Antonello Sannia
12,00 WORKSHOP I.M.B. (non accreditato ECM)
Rapporto omega tre-omega 6 come marker dello stato di salute – Giuseppe Di Fede
13,30 Pausa

Terza Sessione
Moderatori Maurizio Devasini Presidente regionale UNERBE – Augusta Nazari – Antonello Sannia
14,00 Normative e formulazione dei fitoderivati – Marina Boscarini
15,00 Definizione ed azione cutanea della fitomelatonina – Francesca Ferri
16,00 Focus sulle intolleranze alimentari – Claudio Santi
15,30 Pausa

Quarta Sessione
Moderatori Umberto Cosce – Claudio Santi
16,00 Agopuntura – Umberto Cosce
16,30 Alga Klamath ed altre innovazioni – Marco Fornaciari
18,30 Compilazione Test – Chiusura lavori



Gennaio 30, 2008 Newsletter

Il problema emorroidario è oggi in Italia una delle patologie benigne più frequenti e condiziona fortemente la qualità di vita delle persone che ne soffrono. Per dare una dimensione del problema basti pensare che si stimano essere affetti da malattia emorroidaria circa tre persone su cinque.

080129_aIl nostro centro si occupa da anni di problemi proctologici in modo particolare dei problemi legati alla sindrome emorroidaria. Negli ultimi cinque anni abbiamo, grazie al lavoro svolto, ottenuto il riconoscimento dalla Società Italiana di Coloproctologia.
L’approccio a queste patologie è spesso influenzato dai pregiudizi radicati nella popolazione adulta che nella stragrande maggioranza continua a considerarle estremamente invalidanti e dolorose secondo vecchi retaggi.
Le possibilità terapeutiche sono cambiate radicalmente negli ultimi dieci anni da quando un italiano di nome Antonio Longo ha inventato una nuova tecnica che prevede l’utilizzo di una suturatrice meccanica da lui stesso brevettata.
L’intervento ha così preso il nome di Mucoprolassectomia sec Longo ed è stato subito accettato a livello internazionale da tutta la comunità scientifica, a tal punto che oggi viene eseguito in tutto il mondo come prima scelta terapeutica.

Le emorroidi sono delle strutture anatomiche situate nel canale anale. Le emorroidi svolgono la funzione di completare la continenza di liquidi e gas.
La malattia delle emorroidi è provocata da uno scivolamento verso il basso di una parte del rivestimento del canale anale (prolasso mucoso): la mucosa rettale scivola verso il basso, 080129_bspingendo verso l’esterno le emorroidi.
Questa condizione crea una serie di sintomi inizialmente poco fastidiosi quali per esempio il senso di peso, il prurito perianale e saltuari sanguinamenti post-evacuativi sino ad una vera e propria sindrome emorroidaria avanzata che risulta estremamente invalidante.
I sintomi caratteristici di questo stadio avanzato sono frequenti e importanti emorragie, episodi di tromboflebite particolarmente dolorosi e prolassi mucosi non più riducibili spontaneamente.

080129_cIl trattamento chirurgico, laddove lo specialista ponga la giusta indicazione, risulta risolutivo. La tecnica di Longo in particolare si è dimostrata efficace e sicura. Questa viene effettuata attraverso l’uso di un apposito strumento, una suturatrice circolare (stapler)
che asporta il prolasso e, contemporaneamente, la mucosa viene ricongiunta con microclips al titanio.
La grande innovazione è stata rendere questo intervento meno doloroso e di conseguenza con una degenza ridotta ed un più rapido recupero postoperatorio.

In conclusione possiamo dire che i vantaggi di tale tecnica chirurgica, poco invasiva sono rappresentati da:
• miglioramento significativo dei sintomi pre-operatori
• ripristino anatomico e funzionale del canale anale, con miglioramento dei sintomi
• riduzione della degenza ospedaliera e rapido ritorno del paziente alla normale attività;
• consumo ridotto di analgesici nel post-operatorio;
• in fase post-operatoria, si riscontrano scarsi sanguinamento e prurito.

Normalmente, l’intervento viene eseguito in Day Surgery con tutti i tipi di anestesia, dalla spinale alla generale. I pazienti alla dimissione non necessitano di medicazioni e possono riprendere le loro normali attività nell’arco di 4-5 giorni.

Autore:
dott. Carlo Maria Zampori
Specialista in Chirurgia dell’Apparato Digerente ed Endoscopia Digestiva,
Specialista in Chirurgia d’Urgenza e Pronto Soccorso,Angiologia



Novembre 1, 2007 Newsletter

Il primo che ha avanzato l’ipotesi o la teoria dell’esistenza dei Radicali Liberi fu il dottor Denham Harman nel 1956. Secondo la teoria sviluppata, con il passare degli anni, il nostro orgnaismo tende a produrre dei prodotti di “scarto” derivanti dal metabolismo delle cellule, cioè dal lavoro svolto dai miliardi di agglomerati cellulari che compongono il nostro corpo e che tendono ad accumularsi all’interno delle cellule stesse svolgendo una potenziale azione dannosa definita ossidante.

I Radicali Liberi (RL) sono molecole instabili (gruppi di atomi legati tra loro) ossia molecole alle quali “manca qualcosa” e che sono pronte a reagire con altre molecole, in quanto hanno un elettrone disponibile detto in gergo tecnico “spaiato”.

Nell’organismo umano i RL reagiscono con qualsiasi struttura molecolare che incontrano. Ogni giorno senza accorgercene produciamo molti di questi RL. Essi sono i veri killer delle strutture cellulari e dei batteri, i veri responsabili dell’invecchiamento delle cellule.

Considerando il fatto che tutti noi abbiamo dei sistemi di recupero e trasformazione di questi radicali liberi, trasformandoli in acqua e ossigeno libero e inserendoli in cicli metabolici corretti. Tutti i RL si formano all’interno delle cellule e precisamente nei mitocondri, organelli cellulari deputati alla produzione di energia detta ATP; dove l’ossigeno viene sfruttato per produrre energia. Ma non tutto l’ossigeno viene utilizzato a questo scopo e in parte va a formare i RL.

Se questi non vengono neutralizzati possono aggravare molti processi fisiologici tra i quali quello della degenerazione degli organi, facendoli pertanto invecchiare precocemente, aumentando di conseguenza l’età biologica (la quale può essere diversa da quella anagrafica). Questo nuovo modo di vedere e considerare le malattie sotto l’aspetto degenerativo e pro ossidante, ha quindi fatto sì che nascessero nuovi metodi per evidenziare la salute del nostro organismo.

Tramite un normale prelievo venoso, è possibile effettuare un test che valuta la presenza o meno di questi RL quantificandoli con un indice numerico e esprimendo inoltre la capacità di neutralizzare i RL da parte dei sistemi antiossidanti dei quali siamo forniti. Il medico poi leggendo il risultato individuerà la possibile strategia terapeutica mediane l’uso di antiossidanti adeguati e a dosi specifiche e con una corretta alimentazione antiossidante.

Esistono infatti dei cibi con potere antiossidante, cioè con capacità di assorbire i radicali liberi e l’università di Boston ha stilato un elenco di cibi con tali caratteristiche i quali dovranno essere poi inseriti in un programma alimentare in casi di evidente accumulo di radicali liberi.

Concludendo, i RL sono quindi responsabili di diverse patologie: aterosclerosi, infarto, ictus e tutte le patologie cardio-circolatorie, invecchiamento cerebrale, demenza e Alzheimer, Parkinson, rughe, artrite, problemi circolatori periferici capillari, deficit circolatori, persistenza di infezioni da parassiti o da funghi e da batteri, infiammazioni croniche osteoarticolari.



Ottobre 1, 2007 Newsletter

CONOSCIAMO I NOSTRI NEI?

I nei sono macchie della pelle
– di forma e dimensione variabile,
– piane o più o meno rilevate;
– cambia anche il colore da quello della pelle fino al marrone e al nero.

Possono essere presenti sin dalla nascita oppure comparire nel corso della vita, così come possono crescere di numero e di dimensione, localizzandosi in qualsiasi area cutanea.
Non sono pericolosi ma è consigliabile tenerli sotto controllo per non confonderli con il melanoma.

IL MELANOMA
Il melanoma è un tumore maligno della pelle che inizialmente appare del tutto simile ad un neo ma che nel tempo modifica notevolmente il suo aspetto. Può originare da un neo preesistente o comparire su cute sana.
Le sedi più comuni sono:
– nella donna gli arti;
– nell’uomo il tronco.
Possono insorgere anche in altre sedi corporee non cutanee (in una ridotta percentuale di casi).
Il rischio di sviluppare un melanoma è legato a diversi fattori “personali” (numero elevato di nei, presenza di nei atipici, familiarità per melanoma, pelle occhi e capelli chiari);
– ambientali (esposizioni solari intense ma intermittenti).

È in genere asintomatico e può presentarsi sulla pelle con aspetti molto variabili.
In generale, nel caso di comparsa sulla pelle di una nuova macchia oppure di modificazione di nei già presenti è consigliabile rivolgersi al medico.
Ogni persona può anche fare una prima valutazione dei propri nei eseguendo un:

AUTOESAME DELLA PELLE SECONDO LA REGOLA DELL’ABCDE

• A come Asimmetria:
– una forma irregolare e asimmetrica, ossia dividendo il neo a metà si ottengono due parti non sovrapponibili

• B come Bordi:
– bordi irregolari e frastagliati

• C come Colore:
– un colore disomogeneo e non uniforme oppure un neo molto scuro

• D come Dimensione:
– diametro superiore a 6 millimetri

• E come Evoluzione:
– un neo che cambia il suo aspetto, cioè che modifica la sua forma, il suo colore, la sua dimensione, la sua superficie oppure che sanguina spontaneamente.

Molto spesso un aumento della produzione di Radicali Liberi dell’ossigeno, che derivano dal funzionamento delle cellule, può causare un aumento delle macchie melaniche o da invecchiamento che si formano sulla pelle a fine estate ad esempio, sono macchie color caffelatte. È possibile sapere con precisione se la quantità di radicali liberi prodotta è in eccesso attraverso un semplice esame del sangue che rivela lo stato ossidativo e la capacità dell’organismo anti ossidante, cioè di abbattere i radicali liberi in eccesso.

VISITA SPECIALISTICA
È comunque buona norma sottoporsi a una visita per la valutazione dei nei da uno specialista che oltre alla visita clinica esegue una dermatoscopia (tecnica non invasiva né dolorosa che consiste nell’osservazione dei nei mediante una fonte di luce e una lente ricoperta da un film oleoso e posta a contatto con il neo stesso).
Oggi è anche possibile eseguire una videodermatoscopia digitale:
mediante una apparecchiatura computerizzata costituita da una telecamera ad alta risoluzione collegata ad un computer è possibile acquisire immagini di nei a rischio e archiviarle in formato digitale consentendo di seguire la loro evoluzione nel tempo (mappatura). Il computer è fornito di un particolare software di gestione dati che permette di creare per ogni paziente una cartella personalizzata. Il nostro Centro sarà dotato dell’apparecchiatura per la videodermatoscopia digitale nei prossimi mesi: per questo motivo, al fine di valutare quali persone possano essere candidati a tale esame e relativa mappatura, vogliamo offrire ai nostri pazienti la possibilità di una visita preliminare con lo specialista.

a cura del prof. Giuseppe Della Valle



Giugno 1, 2007 Newsletter

Uno degli obiettivi primari della medicina sin dalla sua nascita è stato quello di alleviare il dolore e certamente il dolore più conosciuto perché ineluttabile è quello che accompagna la nascita.
Nei secoli scorsi, l’ipnotismo è stato impiegato per alleviare il dolore da parto; tuttavia, si trattava di un approccio ancora non sistematico che risentiva fortemente sia dell’impronta mesmeriana, magica e misteriosa, sia successivamente delle idee di Charcot, affinate da teorie scientifiche.

Verso la fine degli anni ’50 anche in Italia si iniziò ad applicare l’ipnosi per la preparazione al parto ma il procedimento attuato allora puntava a sviluppare uno stato di analgesia globale come se il risultato da raggiungere fosse o potesse essere assimilabile a quello di un’anestesia chimica.
Nei decenni il concetto di ipnosi applicata al parto andò trasformandosi e il ruolo della donna in questo contesto passò gradualmente da un ruolo passivo ad uno dinamico, attivo e diretto ad elicitare le risorse del soggetto, talvolta nascoste o inutilizzate.

LE COMPONENTI DEL DOLORE DA PARTO
Nella donna che partorisce il dolore che ella sperimenta consta di componenti di diversa natura, anatomo-fisiologiche, e psicofisiologiche, che si sovrappongono interagendo fra loro e comportano un rafforzamento costante del dolore e dell’ansia. Quest’ultima, pressoché proporzionale alle componenti affettive-motivazionali della partoriente, contribuisce in maniera determinante ad una percezione acuita e ad un’esacerbazione degli stimoli dolorosi. Alcune variabili, come il desiderio di maternità, l’accettazione o meno della gravidanza, il tipo di personalità incidono notevolmente non solo sulla percezione del dolore ma persino sull’attività farmacologica di alcuni principi utilizzati per alleviare la sofferenza della donna e addirittura sulla risposta all’anestesia epidurale.
Esiste un’interazione fra stimolo periferico, il midollo spinale e l’attività cerebrale ma è quest’ultima, intesa come consapevolezza del proprio Io in quel determinato momento, che determina il livello di percezione del dolore.
L’approccio ipnotico applicato al parto permette un rinforzo dell’Io e un’azione di sostegno, riducendo notevolmente l’impatto del binomio ansia-dolore che, come è stato verificato da studi
condotti dall’Università di Bethesda, non disturba solo la gestante ma può persino arrecare danni al feto. Con il training ipnotico si riesce a modulare la percezione del dolore nella partoriente, in altre parole a liberare il dolore dalla componente emotiva che, a sua volta come in un circolo vizioso, lo rinforza rendendolo più intenso.

IN COSA CONSISTE LA PREPARAZIONE AL PARTO CON L’IPNOSI
E’ consigliabile iniziare l’apprendimento del training ipnotico intorno al quinto mese di gravidanza. Il training consta di un ciclo di otto sedute in cui gradualmente viene insegnato alla donna ad entrare profondamente in contatto con il proprio corpo e a conoscere una serie di procedure da mettere in atto nelle varie fasi del parto dall’inizio delle contrazioni sino alla fase espulsiva.

BIBLIOGRAFIA
M. H. ERICKSON, E. L. ROSSI, S. I. ROSSI, Tecniche di suggestione ipnotica, Ed. Astrolabio, Roma, 1979.
M. H. ERICKSON, E. L. ROSSI, Ipnoterapia, Ed. Astrolabio, Roma, 1982.
F. GRANONE, Trattato di ipnosi, Ed. Boringhieri, Torino, 1983.
G. P. MOSCONI, L’ipnosi per partorire, Piccin Ed., Padova, 1974.



Giugno 1, 2007 Newsletter

L’Ordine degli Psicologi della Lombardia organizza la quarta edizione dell’iniziativa

“Settimana del benessere psicologico in Lombardia”
4 – 9 giugno 2007

Durante questa settimana, gli Psicologi della Lombardia aprono gli studi per una consulenza gratuita alle persone che, attraverso il numero verde appositamente attivato presso l’Opl, la richiedono.

Questa iniziativa si pone quali obiettivi principali quelli di favorire un’immagine il più possibile realistica della professionalità dello psicologo e, nel contempo, cerca di dare una prima risposta alla crescente richiesta dei cittadini, sempre più attenti e interessati al benessere fisico e psichico.

Il numero verde 800430400, quest’anno, sarà operativo dal 2 maggio al 31 maggio dalle ore 9:00 alle ore 17:00.

I cittadini potranno telefonare al numero verde per ricevere ogni informazione, oltre ai nominativi di psicologi che offrono la consulenza gratuita. Gli operatori del numero verde potranno indicare gli studi che operano sul territorio, i nominativi dei professionisti che operano in particolari settori o sono esperti in specifiche aree psicologiche. Coloro che intendano effettuare la ricerca direttamente su questo sito, potranno entrare nell’area “Cerca Psicologo”.

Desideriamo inoltre far presente che una consulenza gratuita non necessariamente si esaurisce con un singolo colloquio, ma che sta al professionista stesso valutare quando questa si è conclusa in maniera esaustiva.



Maggio 1, 2007 Newsletter

Applicazioni cliniche in oncologia medica – Intervista al dott. Giuseppe Di Fede, autore di un’opera a carattere scientifico – di Anna Carbone

Un’opera, quella scritta dal dott. Di Fede, dalla quale traspare l’impegno appassionato e mirato dell’autore nella ricerca delle terapie biologiche più avanzate per patologie oncologiche oggi tristemente molto diffuse. E dall’indagine approfondita di questo studioso delle tematiche di tipo medico-biofisico è nata una speranza per la vita: l’ipertermia a radiofrequenza in patologie oncologiche, abbinando l’immunoterapia, le terapie biologiche antidegenerative e la chemioterapia per affrontare un male che difficilmente perdona.

L’intervista al dott. Di Fede si pone l’obiettivo di approfondire le nostre conoscenze sugli aspetti terapeutici dell’ipertermia in campo oncologico per poterne rendere partecipi anche i nostri lettori sensibili alle tematiche in oggetto. Pertanto, domande mirate e risposte assolutamente chiare e soddisfacenti.

Cos’è l’ipertermia

Come si può evincere dall’etimologia del termine (iper=aumento; termo=calore), è una tecnica basata sull’aumento della temperatura dei sistemi biologici intorno ai 42-43°C, ovvero oltre i limiti fisiologici, inoculando sostanze piretogene.

Per chi e perché l’ipertermia

Questo trattamento giova sia a chi è sottoposto a radioterapia sia a chi invece segue un trattamento chemioterapico. Anzi, associando le due terapie mediante ipertermia se ne aumenta l’efficacia. In sintesi, si sommano gli effetti terapeutici, con notevole beneficio per il problema oncologico. Questo perché l’associazione di entrambe le terapie consente un miglior metabolismo (utilizzo) del farmaco chemioterapico all’interno delle cellule tumorali, penetrando profondamente (fino a 14 cm) al loro interno.

Come viene pratico il trattamento ipertermico?

Si utilizzano apparecchiature speciali, che emettono una radiofrequenza di 13,5 Mhz, che ha la capacità (come già detto) di penetrare nei tessuti fino a 14 cm di profondità, innescando un innalzamento della temperatura locale attraverso la cinetica delle cellule. Si attiva così nelle cellule cancerose un meccanismo antitumorale che, tuttavia, non intacca quelle sane. Le cellule neoplastiche, con il calore, “si suicidano” (si verifica cioè la cosiddetta apoptosi): si tratta di un meccanismo di suicidio “programmato”.

Quali gli strumenti usati per l’ipertermia?

Si utilizzano due piastre (antenne), che circondano la massa tumorale, all’interno della quale si crea l’effetto terapeutico.

I benefici?

L’ipertermia aumenta la risposta alla chemio, in quanto la terapia oncologica associata è più efficace. Tuttavia, anche utilizzata da sola, l’ipertermia ha un’efficacia ottimale.

Quali le probabilità di guarigione?

Sono rapportate, naturalmente, soprattutto ad una diagnosi precoce e, poi, all’utilizzo di entrambe le metodiche mediche (chemioterapia e ipertermia). Nei casi più gravi, la terapia ipertermica rallenta la progressione della malattia, che talvolta arriva alla stabilità, ovvero alla cronicizzazione, con sopravvivenza più prolungata del soggetto malato.

Concludiamo questa interessante intervista al dott. Giuseppe Di Fede estraendo dalla sua opera poche righe significative: “La ricerca in campo immuno-biochimico-oncologico ha evidenziato che colture cellulari tumorali sono sensibili al calore e, man mano che la temperatura sale, aumenta la sensibilità delle cellule neoplastiche al calore e, di conseguenza, la loro mortalità”.



Ottobre 5, 2006 RASSEGNA STAMPA

Si chiama Trimprob ed è una specie di “Metal detector”, inventato da un fisico italiano per cogliere sul nascere le avvisaglie del male.La tecnica è ancora in sperimentazione ma senz’altro promettente.

Ho sentito dire che sarebbe disponibile un originale esame, semplice e rapido, non invasivo, raccomandato annualmente a tutti gli uomini con più di 50 anni di età, per prevenire il tumore alla prostata.
E’ vero, professore? Valeriano Gibelli, Milano

Sì, glielo posso confermare. Il sistema esiste da più di tre anni e per ora è ancora in fase sperimentale. Grazie ad una sonda elettromagnetica inventata nel 1992 dal fisico italiano Clarbruno Vedruccio, che allora conduceva ricerche sui sistemi anti-mina per la Marina Militare.

Questa sonda, un semplice bastoncino lungo una trentina di centimetri, emette onde elettromagnetiche a diverse frequenze e sfrutta i principi della propagazione dei segnali elettromagnetici in mezzi non omogenei, un po’ come un metal detector.
L’esame è davvero semplicissimo e rapido (dura appena 2-3 minuti): le onde elettromagnetiche, emesse dalla sonda, dopo aver colpito i tessuti biologici, tornano indietro e vengono raccolte da un ricevitore collegato ad un computer. Lo schermo del computer visualizza il comportamento delle onde ricevute. Se esse non variano in ampiezza significa che non esistono particolari alterazioni dei tessuti e che la prostata è sana. Se invece subiscono oscillazioni vuol dire che ci può essere qualche problema.
L’apparecchio in questione si chiama Trimprob, una sigla che riassume il lungo e descrittivo nome in inglese, cioè “Tissue Resonance InterferoMeter Probe”.
Un apparecchio così, spiegano i fisici, può essere l’equivalente del laser nel campo delle radio-onde e il suo nome è “maser”.
Il primo utilizzo, più di dodici anni fa, è stato appunto come rivelatore delle mine anti-uomo, disseminate e nascoste dove c’è qualche guerra a decine di milioni in molti paesi del mondo. una piaga che il chirurgo Gino Strada ha denunciato nel suo libro Pappagalli Verdi e che continua a mieter vittime soprattutto tra i bambini e i ragazzi.
Vedruccio, che è docente di Metodologia della Ricerca all’Università di Urbino, è arrivato alla sua scoperta in modo sperimentale, verificando che il segnale elettromagnetico emesso dalla sonda interagiva in maniera microscopica con i tessuti alterati. Con 16 mila nuovi casi all’anno di tumore della prostata, la tecnica potrebbe proporsi in futuro come uno strumento di seconda indagine nei casi con il PSA alterato nella popolazione maschile con più di 50 anni. Il test del PSA (sigla che sta per Antigene Specifico Prostatico), che, come molti sanno, si effettua con un semplice esame del sangue, rimane l’esame fondamentale per la prima diagnosi del tumore prostatico, seguito poi dall’esplorazione rettale e dall’ecografia.
Il Trimprob non elimina, quindi, gli altri esami diagnostici, ma ha il vantaggio di consentire l’individuazione delle situazioni in cui “qualcosa non va”.
Nel qual caso, si passerà agli altri esami diagnostici.
Per ora gli ospedali che dispongono di questa sonda, capace di “spiare” i tumori della prostata, non sono molti, ma la prestazione è coperta dal Servizio Sanitario Nazionale e il paziente paga solo il ticket.
Uno studio su oltre 2 mila casi, condotto dal dipartimento di Urologia, prima all’ospedale San Carlo, poi all’ospedale San Giuseppe di Milano, è stato pubblicato sulla rivista scientifica European Urology, e ha mostrato dati sicuramente incoraggianti che hanno attirato anche l’attenzione degli specialisti urologi americani.
Se il metodo venisse valutato da studi approfonditi potremo considerare un possibile allargamento della metodica ad altri tumori e anche a patologie non tumorali, come per esempio quelle infiammatorie.
Perché se il principio fisico scoperto da Vedruccio funziona sui tessuti della prostata, può rivelarsi valido anche su altri tessuti, e questa sonda a onde elettromagnetiche potrebbe diventare in un prossimo futuro un importante esame preliminare anche per altre forme tumorali, oppure essere estesa quale metodo d’indagine a patologie come le ulcere, le gastriti e le duodeniti.
E’ indubbio come nel campo dei tumori si riveli prezioso tutto ciò che può anticipare la diagnosi. Con questo preciso obiettivo, si stanno pertanto conducendo indagini anche sull’impiego della sonda nel rivelare i tumori al fegato, del polmone e della mammella.
Anche noi dell’Istituto Europeo di Oncologia ne stiamo saggiando le potenzialità sul fronte del tumore al seno.
In conclusione, io penso che quando si riuscirà a dimostrare la piena efficacia di questo dispositivo, il dato potrebbe segnare un altro passo avanti sulla strada della diagnostica non invasiva che sempre più si va affermando e con la quale la medicina gioca la carta importantissima d’avvicinare alla prevenzione il più ampio numero possibile di persone.
Il tumore della prostata, se individuato in fase precocissima, è perfettamente guaribile.
E tutto ciò che serve a scoprirlo lavora in favore della vita.

Da “La nostra Salute” di Umberto Veronesi
a cura di Edoardo Rosati su Oggi, Febbraio 2006.

 

 



Ottobre 5, 2006 RASSEGNA STAMPA

Abstract

Le Neoplasie Peritoneali si sviluppano frequentemente nella storia naturale di molti tumori rappresentando uno dei maggiori problemi di gestione oncologica. I rari tumori primitivi del peritoneo di cui i Mesoteliomi Peritoneali sono i più frequenti così come le Carcinosi Peritoneali sono spesso associati a gravi problemi clinici per il paziente. Considerati in passato delle condizioni terminali, le Neoplasie del Peritoneo sono state trattate nelle ultime due decadi quali malattie curabili. L’introduzione nella pratica clinica da parte di Sugarbaker della Citoriduzione Chirurgica/Peritonectomia nel trattamento delle neoplasie peritoneali e la diffusione della metodica nell’ambito della comunità scientifica ha drasticamente cambiato la storia naturale di tali patologie. Un’altra metodica che ha dimostrato un importante impatto nel controllo delle neoplasie peritoneali è la Chemio Ipertermia Intra Peritoneale. E’ certamente una delle aree di ricerca che in atto suscita particolare interesse nell’ambito della comunità scientifica sia per l’impatto sulla sopravvivenza che sulla qualità di vita dei pazienti trattati con un modesto costo in termini di morbilità e mortalità. L’obiettivo di questo lavoro è quello di illustrare il razionale, le tecniche ed i risultati dell’approccio multimodale alle Neoplasie Peritoneali mediante la Citoriduzione Chirurgica/Peritonectomia associata alla Chemio Ipertermia Intra Peritoneale.

Premessa
La Carcinosi Peritoneale (CP) è un evento prognosticamente sfavorevole che caratterizza in particolare l’evoluzione delle neoplasie degli organi a sede addomino-pelvica potendo in misura minore presentarsi quale stadio terminale di neoplasie extra-addominali ( 1,2 ,3 ). Il concetto che ad una diagnosi di CP si associ una prognosi severa per il paziente è ampiamente diffuso nell’ambito della comunità scientifica. L’indicazione stessa di un trattamento chirurgico di un tumore primitivo gastrointestinale è fortemente influenzata dalla presenza di CP. Ciò perché, per lungo tempo la CP è stata considerata una patologia non suscettibile di un trattamento curativo ed in particolare di un intervento chirurgico. Le motivazioni sono varie. Il peritoneo non è infatti considerato un organo, ma semplicemente un foglietto che riveste la cavità addominale e gli organi che vi sono alloggiati; eppure ha una struttura istologica, una vascolarizzazione, una disposizione e soprattutto una funzione. Parimenti al fegato ed al polmone, è soggetto a metastatizzazione da parte di molti tumori ed in particolare quelli originati dagli organi contenuti nella cavità addominale. Come qualunque altro organo inoltre, può essere sede di un tumore primitivo,anche se raro, definito Mesotelioma Peritoneale e di altri tumori più rari di origine non mesoteliale. La sua disposizione è complessa; i suoi 7.600 cm2 si distribuiscono infatti con una disposizione complessa tale da consentire rapporti con tutte le strutture che sono contenute o transitano nell’addome; tale disposizione tuttavia rende complessa anche la distribuzione di una neoplasia peritoneale, primitiva o secondaria, che andrà inevitabilmente a seguire l’anatomia del peritoneo. L’evoluzione delle tecniche chirurgiche e la disponibilità di presidi terapeutici innovativi in ambito chirurgico ed anestesiologico hanno consentito di applicare un trattamento chirurgico anche al peritoneo. La CP è stata ed in gran parte è tuttora trattata mediante Chemioterapia (CT) sistemica eventualmente associata ad interventi di debulking chirurgico con l’obiettivo di ridurre la massa e migliorare la sintomatologia.
Nel 2000, è stato pubblicato un articolato lavoro riguardante uno studio prospettico multicentrico sulla CP (EVOCAPE 1) (4) che ha coinvolto 9 centri universitari ed ospedalieri francesi, con un reclutamento nel ’95-’97. Lo studio ha arruolato 125 pazienti con CP da carcinoma gastrico, 118 da carcinoma del colon, 58 da carcinoma del pancreas variamente distribuiti per stadio (0= no macroscopica evidenza, I < 5mm localizzato, II < 5mm diffuso, III 5-20mm, IV > 20mm) e sottoposti ad interventi palliativi e/CT. La sopravvivenza mediana è stata fortemente influenzata dal tipo istologico del tumore primitivo essendo di 3.1, 5.2, 2.1 mesi rispettivamente per carcinoma dello stomaco, del colon e del pancreas. Se consideriamo il sottogruppo dei 118 pazienti con CP da carcinoma colorettale, il 60% della casistica presentava noduli di diametro <2cm; tuttavia quando trattati senza intento curativo hanno evidenziato una sopravvivenza limitata. Queste considerazioni note da tempo e confermate in questo recente lavoro, hanno indotto molti ricercatori a sviluppare studi mediante l’utilizzo di metodiche innovative per il trattamento della CP. Un trattamento che ha sicuramente contribuito al miglioramento della sopravvivenza dei pazienti affetti da CP consiste nella strategia terapeutica locoregionale.
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Principi della metodologia
Approccio locoregionale delle malattie neoplastiche del peritoneo
L’approccio innovativo mediante la combinazione tra la chirurgia citoriduttiva (CCR) e la chemioipertermia intraperitoneale (CIIP), trova il suo razionale nella caratteristica storia naturale della CP. Nel carcinoma ovarico ed in una elevata percentuale di carcinoma del colon, la malattia rimane confinata all’addome per gran parte della sua storia naturale, conferendone una caratteristica evoluzione loco-regionale. Questa è la caratteristica biologica che ha consentito l’opportunità di un approccio selettivo, quale il trattamento chemioterapico intraperitoneale. L’elevata concentrazione di farmaco ottenibile mediante un trattamento locoregionale, consente infatti di superare la resistenza intrinseca od acquisita nei confronti del farmaco e simultaneamente ridurre gli effetti collaterali sistemici.

Il razionale della CIIP
Il concetto fondamentale di un trattamento intraperitoneale è rappresentato dalla tendenza di alcuni farmaci a concentrarsi a livello del peritoneo attraversandolo solo gradualmente. Tale probabilità dipende da molteplici fattori, tra cui la supposta presenza di una barriera Plasmatico-Peritoneale. Tale ipotesi è basata su diversi studi che confermano l’esistenza di un gradiente plasmatico-peritoneale. La barriera è rappresentata dal tessuto sottomesoteliale e dalla membrana basale dei capillari, che limitano il riassorbimento di farmaci idrofili o ad elevato peso molecolare come la mitomicina C, il cisplatino e la doxorubicina. È stato dimostrato che il cisplatino ha una maggiore capacità di penetrazione nel tessuto tumorale quando somministrato in condizioni ipertermiche. Inoltre, a 40-42 C le cellule neoplastiche diventano più chemiosensibili per l’aumentata concentrazione intracellulare dei farmaci, la maggiore attivazione, specialmente per gli agenti alchilanti,la diminuita capacità di riparo dei danni al DNA. Questi eventi sono più intensi nelle cellule tumorali ovariche cisplatino-resistente che nelle cellule cisplatino-sensibili (5).
La formazione di addotti platino-DNA dopo esposizione al cisplatino è aumentata e la sua rimozione ridotta in condizioni ipertermiche, con un conseguente relativo effetto letale sulle cellule.
Analogo comportamento in condizioni di ipertermia è tipico di altri farmaci e come la Doxorubicina e la Mitomicina C.

Descrizione della tecnica(6)
Citoriduzione chirurgica
Il concetto di chirurgia citoriduttiva (CCR) deve essere inteso come completa asportazione degli impianti neoplastici con eventuali microresidui di dimensioni non superiori a 2,5 mm (target ottimale della CIIP).
La metodica necessita di regola di manovre di peritonectomia secondo la tecnica descritta da Sugarbaker (7)Un dispositivo chiamato ball-tip electrosurgical handpiece mediante uno elettrodo sferico di 2 mm viene utilizzato per dissecare il peritoneo tumorale della parete addominale normale. Verrà utilizzato il bisturi elettrico ad alto voltaggio.

Fase chirurgica
La CCR viene ottenuta mediante una sequenza ordinata di manovre ben codificate che vengono eseguite in funzione dell’estensione della malattia (Fig.2):

  • Resezione del grande omento, peritonectomia parietale destra resezione del colon destro;
  • Peritonectomia del quadrante superiore sinistro e parietale sinistra, splenectomia;
  • Peritonectomia del quadrante superiore destro, resezione della capsula Glissoniana, peritonectomia della tasca di Morrison;
  • Resezione del piccolo omento, citoriduzione dell’ilo epatico ± colecistectomia, ± resezione parziale o totale dello stomaco
  • Peritonectomia pelvica ± resezione del sigma ± isterectomia ed annessectomia bilaterale;
  • Altre resezione intestinali e/o resezioni di massa tumorale;
  • Anastomosi intestinali.

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Chemioipertermia intraperitoneale
Dopo la citoriduzione, 4 cannule vengono posizionate nella cavità addominale. Due di queste verranno utilizzate per l’infusione del liquido, rispettivamente nella cavità sottofrenica destra e nella pelvi. Le rimanenti due cannule verranno posizionate rispettivamente nella cavità in sede centro addominale e superficialmente nella pelvi per la effusione del liquido (fig. 3).
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Macchina per CEC e circuito
La perfusione peritoneale prevede l’utilizzazione di una macchina che presenti le seguenti peculiarità:
1) un sistema di pompe;
2) un termostato o scambiatore di calore;
3) sistemi integrati di controllo delle temperature, delle pressioni e del flusso;
4) sistema di analisi dei dati mediante uno specifico programma computerizzato con visualizzazione in tempo reale dei parametri e loro registrazione;
5) un circuito extracorporeo (CEC). L’apparecchiatura deve essere garantita dalla normativa C.E. Vengono inoltre utilizzati una serie di termometri per la valutazione costante della temperatura intraaddominale. Molti centri attivi, in atto utilizzano l’apparecchiatura Performer LRT (fig. 4).

Priming
0607_4Per priming si intende il liquido di riempimento del circuito. All’Istituto Tumori di Milano è stata sperimentata una soluzione composta per 2/3 da soluzione Normosol R pH 7.4 e per 1/3 da Emagel. Per quanto riguarda il volume ottimale del priming questo deve essere sufficientemente abbondante ai fini di garantire una temperatura omogenea e constante, ma non eccessivo al punto di causare una distensione addominale e termodiluzione corporale. Pertanto, per un adeguato funzionamento del circuito un volume di 3 a 4 litri per la tecnica ad addome aperto e 6 litri per la tecnica ad addome chiuso sono sufficienti (8). Nella tecnica ad addome chiuso, la pelle della parete addominale è temporaneamente chiusa con sutura continua e le cannule vengono connesse al circuito ai fini di iniziare la CIIP. Nella modalità aperta, l’addome è coperto con uno strato di materiale plastico ed il vapore dei farmaci sono aspirate per proteggere l’equipe della sala operatoria. Il perfusato riscaldato contenente i farmaci viene somministrato nella cavità peritoneale attraverso la macchina con un flusso medio di 600-1000 ml/min per 60/90 minuti. Al fini di ottenere una temperatura intra-addominale di 42.5 C, è necessario mantenere la temperatura di infusione a 44 C circa. Durante la perfusione, se la tecnica in utilizzo è ad addome aperto, l’operatore deve continuamente manipolare l’intestino al fini di garantire una omogenea distribuzione di calore e chemioterapici. Dopo la perfusione, il perfusato viene rapidamente drenato e si procede la chiusura della parete addominale dopo un’ispezione accurata della cavità.

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Periodo post-operatorio immediato.
Nel periodo post-operatorio i pazienti sottoposti a CCR + CIIP vengono assistiti presso l’unità di terapia intensiva per un periodo di circa 72 ore. I pazienti ricevono un trattamento con plasma fresco congelato in quantità tale da mantenere adeguato il livello serico di albumina. Al fine di prevenire un’ eventuale insufficienza renale, i pazienti vengono adeguatamente idratati. Inoltre, sono attentamente valutati i parametri emodinamici, di funzionalità renale ed epatica.
Patologie bersaglio

  • CP resecabile da carcinoma dell’ovaio (17,88,18)
  • Mesotelioma peritoneale (19,20)
  • CP resecabile da carcinoma colorettale (21,22,23,24,25)
  • Tumori mucinosi dell’appendice condizionanti un Pseudomixoma peritonei (26,27)
  • Carcinomi dell’appendice con CP resecabile (28)
  • Carcinoma dello stomaco con CP resecabile (29,30,31,32)

Elegibilità
Criteri di inclusione

  • età inferiore ai 75 anni;
  • adeguata funzionalità renale, epatica e midollare;
  • performance status (ECOG) 0, 1 or 2;
  • consenso informato firmato dal paziente.

Criteri di Esclusione

  • impossibilità di un adeguato follow-up;
  • presenza di altre malattie neoplastiche maligne;
  • infezione attiva o altre condizione cliniche contemporanee che possano interferire nella capacità del paziente di ricevere il trattamento proposto secondo il protocollo;
  • metastasi extradistrettuali;
  • occlusione intestinale completa.
  • inadeguata funzionalità renale, epatica o midollare.

Stato dell’arte
Carcinoma del colon
Interessanti risultati sono stati recentemente pubblicati da Glehen (23) riguardanti uno studio retrospettivo condotto su 506 pazienti sottoposti a peritonectomia e CIIP; a questo studio hanno concorso i più importanti centri italiani. La sopravvivenza mediana globale è stata di 19,2 mesi; i pazienti che hanno ottenuto una citoriduzione completa, hanno avuto una prognosi migliore con una sopravvivenza mediana di 32,4 mesi. La completezza della citoriduzione si è rivelata essere una variabile statisticamente significativa (p< .001)
Infine, Verwaal- Zoetmuller e collaboratori. (25) hanno condotto uno studio prospettico in cui 105 pazienti affetti da CP da carcinoma colorettale sono stati randomizzati. Il braccio sperimentale prevedeva la CCR associata alla CIIP, seguita da chemioterapia sistemica mentre il braccio controllo prevedeva la terapia standard con chemioterapia sistemica (5-fluorouracile-leucovorin) con o senza chirurgia palliativa. Il gruppo sperimentale ha presentato un vantaggio di sopravvivenza significativo rispetto al gruppo controllo.

Carcinoma gastrico
Recentemente sono stati pubblicati i dati di un trial randomizzato prospettico su 248 pazienti affetti da carcinoma gastrico, nei quali la CIIP era stata associata alla chirurgia tradizionale; i risultati della sopravvivenza a distanza sono stati statisticamente significativi per le neoplasie avanzate, con sopravvivenza a 5 anni del 49% nei pazienti sottoposti a CIIP associata a chirurgia rispetto al 18% nei pazienti con sola chirurgia (29).
E’ quindi fortemente ipotizzabile un miglioramento nelle incidenze delle recidive locali e delle sopravvivenze globali nel cancro dello stomaco avanzato, associando asportazione di organo, peritonectomia distrettuale e chemioterapia locoregionale.
In definitiva siamo di fronte ad una rivoluzione di pensiero: se le carcinosi peritoneali non sono più considerate malattie sistemiche incurabili, la peritonectomia associata a chemioterapia intraperitoneale ed ipertermia ne rappresenta la risposta terapeutica più razionale e moderna.

Carcinoma ovarico
Un importante studio di fase II è stato condotto dalla SITILO su 27 pazienti con tumore epiteliale dell’ovaio avanzato, confermato istologicamente e sottoposte a Peritonectomia + CIIP (18). Tutte le pazienti presentavano malattia ricorrente o progressiva in seguito a Chirurgia di stadiazione e chemioterapia sistemica. Le pazienti presentavano una età media di 53 anni (30-67); il follow-up medio è stato di 17.4 mesi (0.3-36). Dopo l’intervento di citoriduzione e d’accordo con i criteri descritti precedentemente, 15 (55%), 4 (15%) 3 (11%)e 5 (19%) delle pazienti, presentavano rispettivamente una completezza di citoriduzione CC-0, CC-1, CC-2; e CC-3. La sopravvivenza globale (SG) a due anni per la serie globale di pazienti è stata del 55%. La sopravvivenza libera da malattia e la sopravvivenza libera da malattia locoregionale per lo stesso periodo sono state del 21% e 44% rispettivamente. Le variabili che hanno influenzato significativamente la SG sono state la radicalità della citoriduzione, l’estensione della carcinomatosi, l’età delle pazienti e l’intervallo tra la diagnosi e la terapia con CCR+CIIP. Il volume di malattia residua ha influenzato significativamente la sopravvivenza globale (SG) (P=0.00025). Pazienti con malattia residua microscopica o minima (CC-0/1) hanno avuto il 77% di probabilità di sopravivenza a due anni (mediana 20,3 mesi), mentre tutte le pazienti con malattia residua >2.5mm (CC-2/3) sono decedute entro 20.3 mesi (mediana 4,3 mesi). Riguardo l’estensione della malattia, pazienti con carcinosi P1/P2, hanno dimostrato soltanto una tendenza ad una sopravvivenza più lunga rispetto al gruppo P3 (SG a due anni- 63% vs 50%, P=0.09). Altro fattore correlato con la SG è stato l’età. Il gruppo di pazienti con età superiore a 53 anni hanno presentato 67% di SG a due anni, mentre il gruppo con età inferiore ha avuto un andamento prognostico più sfavorevole con una SG a due anni del 40% (P=0.04).

Pseudomixoma Peritonei
In considerazione della rarità di incidenza di questa patologia, non vi sono molti studi pubblicati in letteratura ,se si escludono i cosiddetti case report. Una delle più importanti casistiche pubblicate, riguarda uno studio multicentrico condotto dalla SITILO (27). Sono stati complessivamente inclusi nello studio 70 pazienti (31 maschi e 39 femmine) di età media di 56 anni (range: 24 a 76). Un’ ottimale citoriduzione è stata ottenuta nell’ 87% dei pazienti. La morbilità post-operatoria grado III è stata del 14%; un paziente è deceduto 30 giorni dopo il trattamento per emorragia e complicanze conseguenti ad una fistola duodenale. La tossicità correlata alla CIIP è stata del 9%. Il follow-up medio è di 28.6 mesi (range: 2-72). A 5 anni, la sopravvivenza globale è stata del 91%, l’intervallo libero da progressione 54% ed un controllo locale della malattia è stato ottenuto nel 69% dei pazienti.

Mesotelioma Peritoneale
La casistica più numerosa pubblicata in letteratura scientifica e riguardante il trattamento di peritonectomia associato a chemio-ipertermia-intra-peritoneale riguarda un lavoro multicentrico condotto dalla SITILO: 61 pazienti (31M, 30F) di età compresa tra 24-72 anni (media: 51) affetti da MP, sono stati sottoposti a Peritonectomia+CIIP ±CT (25).
La comparsa di ascite, massa addominale o l’incremento del marcatore tumorale è stato considerato segno di progressione. Studi bio-molecolari e di farmacologia preclinica sono stati condotti su materiale prelevato al momento della CCR (19 e 7 casi, rispettivamente). Una soddisfacente peritonectomia è stata possibile nel 74% dei pazienti, che alla fine dell’intervento risultavano radicalmente citoridotti oppure presentavano un residuo <2,5 mm. Il follow-up medio è attualmente di 20 mesi.
Con questo regime terapeutico, la probabilità di sopravvivenza globale a 5 anni è del 54% e la sopravvivenza libera da progressione del 37%.

dr. Marcello Deraco
Surgeon, Oncologist,
Responsable, Peritoneal Neoplasia,
Program, “National Institute Tumors”, Milan, Italy



Ottobre 5, 2006 RASSEGNA STAMPA

Si terrà al Circolo della Stampa “Sala Montanelli” alle 11 di martedì prossimo 17 ottobre un incontro per presentare la nuova frontiera della medicina in tema di prevenzione dell’Alzheimer, un test genetico che permette di giocare d’anticipo nel contrasto al decadimento cognitivo e alla malattia di Alzheimer.

A parlarne saranno il professor Federico Licastro del Dipartimento di Patologia Sperimentale dell’Università di Bologna, il dottor Flavio Garoia, responsabile Ricerca e Sviluppo NGB Genetics srl, spin off dell’Università di Ferrara, il dottor Damiano Galimberti presidente A.M.I.A. l’Associazione Medici Italiani Anti-Aging e il dottor Giuseppe Di Fede, direttore sanitario di IMBIO- Istituto di Medicina Biologica di Milano.

Il saluto e l’introduzione sarà affidato a Carla De Albertis, assessore alla salute del Comune di Milano mentre modererà l’incontro Paola Carassai, presidente di ASSIE l’Associazione Europea di Ipertermia e rappresentante IMGEP, personalmente impegnata nel promuovere ed incentivare percorsi di profilassi e prevenzione delle patologie degenerative.

Prevenire la malattia di Alzheimer e il decadimento cognitivo è un’opportunità che nasce dalla collaborazione tra la ricerca scientifica dell’Università di Bologna, lo spin off dell’Università di Ferrara e l’Istituto di Medicina Genetica Preventiva e Personalizzata (IMGEP) di Milano che ha reso possibile la realizzazione dei test genetici.

La demenza senile di tipo Alzheimer (DA) è la forma più frequente di demenza. Ne esistono varie forme di cui due predominanti: una si manifesta prima dei 65 anni ed è di tipo familiare poco frequente (1%); l’altra colpisce i soggetti dopo i 65 anni e costituisce circa il 95% dei casi. La sua incidenza aumenta con l’età passando dall’1% al 50% dopo i 90 anni: per questa ragione viene considerata una malattia della vecchiaia.
La malattia di Alzheimer progredisce lentamente ma la sua manifestazione clinica è l’inizio della
compromissione inesorabile della memoria e delle funzioni cognitive del cervello.
Il soggetto colpito perde progressivamente la propria autonomia fino a richiedere un’assistenza continua che comporta costi sociali, sanitari e personali soprattutto a carico delle famiglie.

A tutt’oggi infatti, non esistono terapie efficaci in grado di far tornare alla normale vita, sociale e affettiva i malati.
Si stima che la malattia abbia una lunga fase silente pre-clinica di circa 10-15 anni. È questo il periodo che, se ben utilizzato, permetterebbe di ottenere un possibile successo terapeutico individuando i portatori dei segni premonitori della malattia.

“La genetica può dare un valido contributo e noi abbiamo utilizzato una serie di test genetici condotti in numerosi studi su pazienti e controlli italiani per individuare varianti geniche associate alla malattia e potenzialmente in grado di predire il rischio di decadimento cognitivo e di Alzheimer” dichiara il prof. Federico Licastro docente al Dipartimento di Patologia Sperimentale dell’Università di Bologna.
“Sfruttando una complessa combinazione di indagini genetiche, neurocognitive e radiologiche applicata a centinaia di pazienti con la malattia e altrettanti controlli su persone sane è stato possibile rilevare i segni premonitori della malattia” (molti di questi studi sono stati pubblicati su prestigiose riviste internazionali) afferma il professore. “Poter sapere in anticipo il rischio individuale è un’informazione di vitale importanza, perché permette di inserire il soggetto con rischio elevato in un percorso di approfondimento diagnostico e preventivo che può permettere di prevenire il decadimento cognitivo e la successiva manifestazione della malattia grazie all’utilizzo precoce di farmaci appropriati, cambiamenti dello stile di vita e di abitudini alimentari.”

Oggi, la collaborazione fra la ricerca scientifica dell’Università di Bologna, NGB Genetics srl, spin off dell’Università di Ferrara e IMGEP-Istituto di Medicina Genetica Predittiva è in grado di offrire questa importante opportunità ai cittadini.

A. Gi. Pa. Press – Agenzia Giornalistica Pavese: 09/10/2006 15:27


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