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Novembre 30, 2008 Newsletter

Siamo agli albori dell’utilizzo della biofisica in campo medico ma in un futuro prossimo diventerà nuova ortodossia.Quattro prestigiosi atenei universitari in Italia hanno attivato un corso di alta formazione intitolato “Integrazione fra saperi convenzionali e non convenzionali in medicina”. Gli atenei sono presso le università di Verona, Bologna, Roma La Sapienza, Messina.

Finora la ricerca in campo medico ha dato più importanza alla chimica rispetto alla fisica della materia, probabilmente per il fatto che la chimica è legata alla prospettiva di scoprire le molecole regolatrici (farmaci) e che tale prospettiva ha avuto indubbi successi. Inoltre la biologia molecolare ha dato grande impulso all’idea che l’informazione essenziale della vita stia in una “sostanza”, il DNA. In realtà si è perso di vista la sostanza del DNA come struttura di “Risonanza” elettromagnetica, dinamica (può cambiare nel tempo), complessa (la sua espressione dipende da un contesto di diversi segnali) e che fra l’altro è fonte di “Biofotoni” nel momento della sua replicazione.

I campi elettromagnetici, hanno una duplice faccia, possono danneggiare o curare l’uomo. Esistono diversi tipi di campi elettromagnetici, e gli effetti variano a seconda del tipo ci frequenza utilizzata, la durata dell’esposizione, e la sensibilità del soggetto. È ovvio che alte dosi di radiazioni ionizzanti sono dannose per la materia vivente. Così non è per piccole dosi di campi elettromagnetici, che se ben selezionati, possono avere potere curativo inaspettato. La tecnologia ha già messo a disposizione apparecchiature di alta tecnologia computerizzate e altamente specializzate in uso da diversi anni presso il nostro istituto, per la cura di malattie neurologiche, muscolari e ossee, metaboliche, ormonali e funzionali (ipotiroidismo latente, aumento di peso con ritenzione idrica, difficoltà a smaltire le tossine dopo un chemioterapia o in trattamento farmacologico e altro ancora).

L’applicazione dei campi magnetici a bassa frequenza e pulsati, possono aiutare le cellule a comunicare meglio tra loro, modulando la produzione di ormoni, citochine, anticorpi, cellule neuro endocrine etc. Molte di queste interazioni sono soggette a frequenze e sistemi di regolazione strettamente individuali e con effetti diversi tra gli individui.

Un modo di comunicazione tra cellule è al risonanza, sistema di trasmissione dei dati da un sistema vivente ad un altro senza passaggio di materia. L’insieme delle frequenze oscillatorie di sostanze varie, enzimi, ormoni, citochine, DNA, proteine, generano fenomeni bioelettrici ritmici generati dall’attività elettrica coerente di gruppi di cellule, costituendo gerarchie sempre più complesse di segnali di varia frequenza che percorrono l’essere vivente e possono essere visti come una rete d’informazione sul metabolismo cellulare (omeostasi elettromagnetica).

Diverse discipline complementari come l’agopuntura possono raggiungere la rete informazionale di maggiore interconnessione bioelettrica della persona che determina la sensibilità e la correttezza delle risposte propriocettive. L’esistenza dell’agopuntura è ampiamente dimostrata da studi e applicazioni in diverse patologie. Vari ricercatori hanno dimostrato come pungendo vari punti di agopuntura, si attivano specifiche aree del cervello evidenziate alla Risonanza Magnetica Nucleare.

Il fisico tedesco Albert Popp afferma che “i biofotoni son emessi dall’organismo in tutti i suoi processi vitali” e “che i processi vitali sono mantenuti da oscillazioni coerenti della materia”. Nel suo testo “come le cellule comunicano tra loro” Popp afferma che la malattia prima di manifestarsi in sintomi organici, è da vedersi come un disturbo del campo elettromagnetico. Le oscillazioni patologiche inducono delle regolazioni alterate dell’organismo provocando la malattia.

Oggi possiamo aiutare l’organismo a riprendere le regolazioni fisiologiche qualora necessiti con interventi non farmacologici ma con campi magnetici pulsati. Parlare lo stesso linguaggio delle cellule, permette di curare meglio certe malattie che difficilmente si riuscirebbero a curare con le molecole farmacologiche.



Ottobre 5, 2008 RASSEGNA STAMPA

Nel nostro intestino convivono batteri buoni e cattivi. Nello specifico, quelli “buoni” lavorano per assorbire e trasformare in anticorpi i nutrienti assunti con l’alimentazione: oligoelementi, proteine, carboidrati, minerali ecc. Dunque il buon equilibrio intestinale dipende dal lavoro dei batteri buoni che forniscono all’organismo le armi – gli anticorpi – contro infezioni e malattie.

Basti pensare (ed è facilmente comprensibile, visto che l’intestino deve difenderci tutti i giorni dalle sostanze estranee che ingeriamo con l’alimentazione) che l’intestino produce il 70% ca. degli anticorpi del nostro sistema immunitario, mentre solo il 30% è dovuto a linfonodi e milza.

Che cos’è la Disbiosi
Secondo la Letteratura internazionale, la Disbiosi Intestinale è l’insieme dei sintomi e dei disturbi
Funzionali Gastroenterici che possono evolvere in malattie in grado di coinvolgere anche organi o
apparati distanti dal colon. Questi problemi all’intestino, definiti “Disbiosi intestinale” creano diversi inconvenienti spiacevoli come colite, stitichezza, gonfiore addominale, meteorismo, flatulenza, diarrea ecc. che interessano molte persone e attualmente rappresentano un problema sociale.

Sono svariati i motivi per cui l’equilibrio intestinale si altera. In particolare, le principali cause della Disbiosi sono dovute a: cibi contaminati da fertilizzanti, conservanti, alimentazione scorretta, farmaci, lassativi, antibiotici ecc. Ha inoltre un ruolo importante l’ambiente (temperature non adeguate al periodo climatico).

L’intossicazione dell’organismo che ne deriva è responsabile di queste patologie, più o meno
gravi, dovute alla Disbiosi:

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  • Predisposizione ad infezioni e infiammazioni ricorrenti, allergie, intolleranze, malattie autoimmuni
  • Infezioni da funghi, in special modo candida, herpes
  • Disturbi dell’umore, quali stanchezza, irritabilità, difficoltà di concentrazione, depressione
  • Diarrea, stitichezza, meteorismo
  • Acne ed altre affezioni cutanee
  • Cefalee, in genere associate ad astenia (debolezza)
  • Vaginiti ed infezioni delle vie urinarie
  • Disturbi digestivi
  • Osteoporosi, reumatismi
  • Ritenzione dei liquidi
  • Obesità e refrattarietà alla perdita di peso con le diete
  • Insonnia

Che cos’è il Disbiosi Test
Rappresenta il presidio di laboratorio per individuare, valutare quantitativamente e monitorare i pazienti che evidenziano uno stato di Disbiosi Intestinale. È un esame che mediante metodiche
analitiche colorimetriche e di cromatografia liquida (HPLC), dosa nelle urine due indicatori della Disbiosi intestinale che determinano la prevalenza di flora intestinale putrefattiva (derivante
dalla fermentazione delle proteine), o fermentativa (determinata dai carboidrati). Con in mano questo dato, il medico può diagnosticare, curare e monitorare la guarigione della Disbiosi consigliando la terapia personalizzata più adatta. Il Disbiosi Test si può fare sia in Farmacia che in uno studio Medico Specializzato.

Il Capello, protagonista della tua Salute

Che cos’è l’AMT?
L’AMT, ovvero l’Analisi Minerale Tessutale, è un’indagine di laboratorio riconosciuta e utilizzata dall’Environmental Protection Agency, il Dipartimento Scientifico dell’Ambiente americano, che permette di rilevare con precisione i livelli dei minerali essenziali alla salute, alcuni elementi traccia e i principali tossici depositati nell’organismo.

Come si fa?
Un campione di capelli viene inviato in un laboratorio autorizzato ed esaminato con uno spettrometro ad assorbimento atomico (emissione a plasma). I dati vengono elaborati in modo da ottenere un quadro completo della biochimica individuale.

Perché analizzare i minerali?
Praticamente i minerali regolano tutte le funzioni corporee. Cattive abitudini alimentari, diete restrittive, abuso di farmaci, pillola contraccettiva, stress, inquinamento ambientale, fumo di sigaretta, ereditarietà ed altri fattori possono essere alcune delle cause più ricorrenti di squilibri minerali.
Questi squilibri, rilevabili attraverso la AMT, possono essere l’espressione di tendenze a innumerevoli disturbi, quali:

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  • Allergie
  • Anemie
  • Disturbi dell’Apparato Cardio Circolatorio
  • Disturbi dell’Apparato Digerente
  • Disturbi Endocrini
  • Disturbi Neurologici
  • Disturbi della pelle
  • Disturbi Psicosomatici
  • Disturbi dell’Apparato Muscolo-Scheletrico.

Perché analizzare i metalli tossici?

L’eccesso di alcuni metalli tossici (Cadmio, Alluminio, Mercurio, Piombo. Arsenico ecc.) possono alterare le normali funzioni fisiologiche dell’organismo.

Per esempio il Piombo provoca gravi disturbi neurologici, cefalee e iperattività nei bambini.

Il Cadmio può costituire una concausa dell’ipertensione arteriosa. Piombo, Cadmio e Mercurio provocano dolori articolari, problemi muscolari, renali e dermatologici.

Informazioni che l’AMT vi può fornire

I minerali nutrizionali sono di fondamentale importanza per la funzionalità del Sistema Nervoso Centrale e Periferico, del Sistema Nervoso Autonomo (Simpatico e Parasimpatico), del Sistema Endocrino e per la maggior parte dei processi metabolici organici dove agiscono da catalizzatori o da componenti strutturali.
Una loro accurata indagine ci può dare utili indicazioni su questi processi, ma possiamo anche ricavare informazioni sulle condizioni di stress, sulle potenzialità energetiche, sul metabolismo di base, sulla predisposizione a malattie organiche, psicosomatiche, funzionali ed emotive.

Fonte: HOD n.50 novembre 2008



Marzo 30, 2008 Newsletter

5° Congresso AMEB

Associazione Medicina Estetica Benessere

Magazzini del Cotone
Genova, 15-16 marzo 2008

Il 5° Congresso AMEB (Associazione Medicina Estetica Benessere), aperto a Medici di base, in primis, ma altresì a Dermatologi, Chirurghi plastici e vascolari annovera un alto numero di presenze. Sono state oltre cinquecento nelle prime quattro edizioni e tendente all’ aumento nella quinta edizione, tanto da richiedere il passaggio da una realtà storica ma piccola come Palazzo Ducale, sede della 4° edizione, ad una realtà più ampia come il Cotone Centro Congressi.

L’afflusso, nel tempo, è risultato essere esteso a Regioni limitrofe quali il Piemonte e la Lombardia ma l’interesse sarebbe quello di allargare l’ utenza alle altre regioni.
La 4° edizione del Congresso dell’Associazione Medicina Estetica Benessere vuole essere esteso a tutti gli operatori del settore estetico prevedendo spazi distinti per Medici e tutti gli altri operatori del settore (centri estetici, centri benessere, centri fitness etc.), nell’ intento di divulgare al massimo il concetto di benessere anche ad operatori non medici.
Il congresso è riconosciuto e verrà accreditato dal Ministero della Salute sotto la direzione organizzativa della AMEB (Associazione Medicina Estetica e Benessere – Comitato Scientifico: Presidente Dr. Paolo Rossi).

Segreteria Scientifica
AMEB Associazione Medicina Estetica e Benessere
Corso Tardy e Benech 13/2, Savona – Email: info@meb-it.org
Resp. Scientifico: dott. Paolo Rossi – Segreteria: dott.ssa Susanna Camurati

Segreteria Organizzativa
M.A.F. Servizi srl – Torino/ Genova www.mafservizi.it
Sede di Genova Sede di Torino
Via XX Settembre, 23 Corso Svizzera,185
tel. 010.5954304 tel. 011.505900
fax 010.5954304 fax 011.505976
Project Leader-Sponsor Dott.ssa Anna Botto botto@mafservizi.it
Resp. Iscrizioni Sigra Elena Vitali vitali@mafservizi.it

Iscrizioni
La partecipazione ai Corsi è gratuita. Dato il numero limitato di iscrizioni ad un massimo di persone per ogni corso, è indispensabile la pre-registrazione. Le iscrizioni, da inviare alla Segreteria Organizzativa, verranno accettate in base all’ordine cronologico di arrivo della scheda di iscrizione sino ad esaurimento posti.

La Segreteria Organizzativa provvederà ad inviare la conferma di iscrizione all’indirizzo e-mail o al numero di fax segnalato sulla scheda. Le schede sprovviste del numero di fax e/o email non verranno accettate.

Scheda di Registrazione
La scheda di iscrizione è disponibile a questo link oppure inviando una email di richiesta all’indirizzo botto@mafserviz.it

Crediti formativi E.C.M.
Sabato, 15 marzo 2008

N. 5 crediti Massimo n. 100 partecipanti – “Medicina Generale, Dermatologia e Chirurgia Plastica:protocolli comuni nella prevenzione di patologie e nel follow-up di trattamenti chirurgici”
Professione – Medico Chirurgo
Discipline – MMG – Chirurgia plastica e ricostruttiva – Dermatologia e venereologia

N. 4 crediti Massimo n. 100 partecipanti – “Ruolo dell’insegnamento della corretta alimentazione e del corretto stile di vita nell’ambulatorio di medicina generale”
Professione – Medico Chirurgo
Discipline – MMG – Malattie metaboliche e diabetologia – Scienza dell’alimentazione e dietetica

Domenica, 16 marzo 2008

N. 3 crediti Massimo n. 70 partecipanti- “Fitoterapici: Modalità di preparazione ed utilizzi terapeutici”
Professione – Farmacista
Discipline – Area interdisciplinare
Professione – Medico Chirurgo
Discipline – MMG – Malattie metaboliche e diabetologia – Scienza dell’alimentazione e dietetica

Non accreditato E.C.M. Massimo n. 70 partecipanti – “Termalismo, SPA e trattamenti ancillari”


Programma

15 MARZO 2008 – Sala Ponente
Medicina Generale, Dermatologia e Chirurgia Plastica: protocolli comuni nella prevenzione di patologie e nel follow-up di trattamenti chirurgici

Prima sessione: Dermatologia
Moderatori Giuseppe Cannata, Alessandro Farris, Aurora Parodi, Marina Romagnoli
09,45 Rosacea – Aurora Parodi
10,20 Terapie laser – chirurgiche delle teleangectasie – Marina Romagnoli
10,40 Laser epilazione – Annalisa Beatini
11,00 Pausa

Seconda sessione: medicina estetica
Moderatori Piermario Isola, Piergiorgio Mandelli, Stefano Picasso, Laura Simona
11,20 Fillers del volto – Tiziana Lazzari
11,40 Ozonoterapia – Mario Sirito
12,00 Neocollagenogenesi: rigenerazione cutanea – Vittorio Gennaro
12,00 Chirurgia superficiale con SELP – Giorgio Fippi
12,30 WORKSHOP Medigest (non accreditato ECM) – Giorgio Fippi
13,30 Pausa

Terza Sessione: Chirurgia Plastica
Moderatori Antonio Grande, Sonia Balestrero, Pierluigi Santi
14,00 Ricostruzione mammaria – Pierluigi Santi
14,20 Rinoplastica – Giorgio Lavagnino, Raffaella Sommariva
14,40 Peelings combinati – Lucio Miori
15,00 Mesoterapia omotossicologia – Massimo De Bellis
15,20 Biorivitalizzazione combinata – Massimo Ladisi
15,40 Rimodellamento non chirurgico del profilo nasale – Aldo Bauducco
16,00 Fosfatidilcolina – Rosanna Dalla Costa
16,20 Trattamento chirurgico dei nei – Paola Barabino
16,40 Pausa

Quarta Sessione: Flebo linfologia
Moderatori Sergio Capurro, Giorgio Forgione, Giovanni Perdonò
17,00 Analisi strumentale della circolazione venosa – Giovanni Perdonò
17,15 Scleroteapia tridimensionale – Sergio Capurro
17,30 Crossectomia e stripping – Eddy Zepponi
17,45 Focus sulla chirurgia vascolare degli arti inferiori – Giorgio Forgione
18,00 Scleroterapia – Pietro Forfori
18,15 Flebologia – Alberto Macciò
19,00 Compilazione Test – Chiusura lavori


15 MARZO 2008 – Sala Levante
Ruolo dell’insegnamento della corretta alimentazione e del corretto stile di vita nell’ambulatorio di Medicina Generale – con il Patrocinio di ASSIMEFAC

Prima Sessione: Corretta alimentazione
Moderatori Renato Giusto Vice-Presidente Ordine dei Medici di Savona
Andrea Stimamiglio Coordinatore FIMMG Genova
09,00 Consigli dietologici nel diabetico – Caterina Bordone
09,30 Consigli dietetici per patologie – Fabrizio Gallo
11,00 Corretta alimentazione, sovrappeso e sottopeso – Giuseppe Daino
12,00 Importanza della deglutizione nell’alimentazione – Diego Cossu
13,00 Pausa

Seconda Sessione: Nuove metodologie di operative nel campo dietologico
Moderatori Luca Lione Diabetologo – Emanuele Russo M.M.G.
14,00 Alimentazioni proteiche: vizi e virtù – Mario Pucci
15,00 Ruolo dell’analisi strumentale nella dieta – Pietro Morini
16,00 WORKSHOP I.M.Ge.P. (non accreditato ECM)
Focus on: intolleranze alimentari Attilio Speciani

Tavola Rotonda – Moderatore Giuseppe Daino
17,30 Tavola rotonda
18,30 Compilazione Test – Chiusura lavori


16 MARZO 2008 – Sala Ponente
Termalismo, SPA e trattamenti estetici ancillari

Prima Sessione Terme e SPA
Moderatori Antonio Basso – Giuseppe Nappi Presidente nazionale Medicina Termale
Francesco Berti Riboli Confindustria Genova
09,10 Gestione e marketing di una SPA – Paolo Torazza Confindustria
09,30 Patologie orl e cure termali – Federico Baricalla
10,00 Metodologie elettromeccaniche nelle SPA – Raul Novelli
10,20 Clinica e terapia dello stress nelle SPA – Alberto Massirone
10,40 Riabilitazione in centro termale – Fiorenza Di Matteo
11,00 Pausa

Seconda Sessione: Medicina dello sport ed anti-aging
Moderatori Damiano Galimberti Presidente nazionale AMIA – Alberto Massirone Presidente Agorà
Gianraffaele Politi
11,10 Nutriceutica (alimentazione ed invecchiamento) – Damiano Galimberti
11,25 Ormoni e prevenzione dell’ invecchiamento – Ascanio Polimeni
11,40 Cura della pelle e prevenzione anti-aging – Aldo Ciambellotti
11,55 Terapie anti stress ossidativo – Eugenio Luigi Iorio
12,10 Attività anaerobica ed anti-aging – Franceso Balducci
12,30 Gestione di un centro sportivo – Enrico Carmagnani
13,00 Pausa

Terza Sessione: estetica aggiornamenti teorici e pratici
Moderatori Guido Botto – Luca Costi Segretario Generale Confartigianato Liguria
Olimpio Marcello Delegato Confartigianato Genova
14,00 Estetista e servizio alla persona – Francesca Di Terlizzi , Nennella Santelli
14,20 Cosmeceutici anti age – Umberto Borellini
14,40 Cosmetici da cabina e domiciliari – Davide Antichi,Alberto Pavesi
15,00 Trucco semi-permanente – Marco Altamura
15,15 Dimostrazione dal vivo di trucco – moda – Marco Piccinini
16,00 Pausa
16,15 Ultrasuoni e Fosfatidilcolina:teoria e pratica – Danila Crevani
17,00 Tricologia – Diego Dal Sacco
17,15 Tricologia olistica – Ronda Gloriana
17,30 Estetica Olistica: teoria e pratica – Gabriello Ferrero, Enza Zuffo
19,00 Chiusura lavori

 

16 MARZO 2008 – Sala Levante
Fitoterapici: Modalità di preparazione ed utilizzi terapeutici

Prima Sessione
Moderatori Edilio Lancellotti – Felice Ribaldone Presidente dell’Ordine dei Farmacisti
Sergio Mendelevich Regione Liguria
09,00 Uso degli omega tre e del riso rosso sull’ipercolesterolemia – Livia Pisciotta
10,00 Fitoterapia per patologie – Gianguglielmo Bergamaschi
10,30 Ayurveda – Bruno Grassi
11,00 Pausa3

Seconda Sessione
Moderatori Paolo Corte Presidente AGIFAR Savona – Paolo Piaggio Presidente AGIFAR Genova
11,20 Uso dei fitoderivati nelle alterazioni circolatorie – Antonello Sannia
12,00 WORKSHOP I.M.B. (non accreditato ECM)
Rapporto omega tre-omega 6 come marker dello stato di salute – Giuseppe Di Fede
13,30 Pausa

Terza Sessione
Moderatori Maurizio Devasini Presidente regionale UNERBE – Augusta Nazari – Antonello Sannia
14,00 Normative e formulazione dei fitoderivati – Marina Boscarini
15,00 Definizione ed azione cutanea della fitomelatonina – Francesca Ferri
16,00 Focus sulle intolleranze alimentari – Claudio Santi
15,30 Pausa

Quarta Sessione
Moderatori Umberto Cosce – Claudio Santi
16,00 Agopuntura – Umberto Cosce
16,30 Alga Klamath ed altre innovazioni – Marco Fornaciari
18,30 Compilazione Test – Chiusura lavori



Marzo 30, 2008 Newsletter

3° CONGRESSO INTERNAZIONALE DI MEDICINA PREVENTIVA ED HEALTHY AGING
Milano, 07-08 Marzo 2008
Centro Congressi Hotel Meliã

Venerdì 7 Marzo, 2008

08.30-09.00 Registrazione degli iscritti

09.00-09.20 CERIMONIA D’APERTURA – Discorsi di benvenuto

09.20-11.45 1a SESSIONE – GENERAL SESSION
L’OROLOGIO BIOLOGICO: ENDOCRINO E NEUROSENESCENZA
Presidenti: C. Dalle – G. Testolin – V. Calabrese
Moderatore: D. Galimberti

09.20-09.35 Paleo-dieta e ormoni – G. L. Pazzaglia

09.35-09.50 Patologie androgeniche nella donna – E. Paglia

09.50-10.05 Qual’è il futuro della terapia sostitutiva con il DHEA? – A. Polimeni

10.05-10.20 Il GH nella pratica clinica – C. Dalle

10.20-10.35 Stress ossidativo e neurodegenerazione, il ruolo dell’acido alfa-lipoico
L. Secondini

10.35-10.50 Strategie motorie, nutraceutiche e cosmeceutiche antinvecchiamento
F. Marzatico – S. Giardina – B. Marzani M. Negro

10.50-11.05 Malattia di alzheimer e genetica dell’infiammazione: un approccio farmacogenomico – C. Caruso – G. Candore – S. Vasto

11.05-11.20 Genetica e prevenzione in oncologia – M. Klentze

11.20-11.40 LECTIO MAGISTRALIS:
Melatonina: prospettive in gerontologia e in oncologia
V. Anisimov – I.G. Popovich – M.A. Zabezhinski – G.M. Vesnushkin – I.A. Vinogradova

11.40-11.45 Discussione

 

12.00-14.10 2 a SESSIONE
In collaborazione con l’Assessorato alla Salute del Comune di Milano
STILE DI VITA PER UN VERO E PROPRIO “BEN ESSERE” E HEALTHY AGING
BIOTECONOLOGIE – GENOMICA – NUTRIZIONE – NUTRIGENOMICA

Presidenti: M. Klentze – M. Carruba – A. Polimeni
Moderatore: S. Govoni

12.00-12.18 Farmaci e memoria: il confuso confine tra benessere e terapia – S. Govoni

12.18-12.33 Prof. Carruba

12.33-12.48 Infiammazione nelle malattie degenerative croniche e dieta antinfiammatoria
A. Battezzati – G. Testolin

12.48-13.03 Il concetto di skindeep nel well-aging – parte I
A. Caputo – P. Nicolini – G. Zanardi – M.G. Di Russo – M. Belmontesi

13.03-13.18 Implicazioni per la salute nel sovrappeso e nell’obesità negli anziani: quando iniziare la prevenzione?
S. Bertoli – G. Testolin

13.18-13.33 Profili di rischio predittivi di malattia – F. Licastro

13.33-13.48 Genomica e nutrigenomica e per il successo della pratica clinica
A. Lorenzetti – F. Marotta – P. Marandola

13.48-14.05 LECTIO MAGISTRALIS:
Genomica ed invecchiamento – M. Klentze

14.05-14.10 Discussione

 

 

15.00-16.45 3 a SESSIONE – GENERAL SESSION
INVECCHIAMENTO: STRATEGIE NUTRIZIONALI E STILE DI VITA
Presidenti: S. Rattan – C. De Jaeger – V. Anisimov
Moderatore: C. Caruso

15.00-15.12 Meccanismi molecolari, microcircolazione e matrice extracellulare
F. Albergati

15.12-15.30 Equilibrio acido base e invecchiamento: stato dell’arte – S. Berkemeyer

15.30-15.48 Equilibrio acido base – G. Mc Gregor

15.48-16.00 Trattamento dietetico alcalinizzante nell’acidosi in età pediatrica
L. Proietti

16.00-16.20 Stress e conseguenze neuro-endocrino immunologiche – A. Wolf

16.20-16.40 LECTIO MAGISTRALIS:
Scienza dell’invecchiamento: principi, pratica e problemi –
S. Rattan

16.40-16.45 Discussione

 

 

16.55-18.50 4 a SESSIONE – GENERAL SESSION
ESERCIZIO FISICO, STRESS OSSIDATIVO ED INVECCHIAMENTO
Presidenti: A. Wolf – Y. Seki – E. L. Iorio
Moderatore: L. Di Renzo

16.55-17.10 Vitageni nella Medicina Antiaging – V. Calabrese

17.10-17.30 Sarcopenia e invecchiamento – C. De Jaeger

17.30-17.45 Fatigue hardening is the key mechanism of aging and diseases.
Physical-chemical softening of biological tissues is the only way for long life span without diseases –
V. P. Kisel

17.45-18.00 Ruolo della valutazione dello stress ossidativo nell’healthy aging e nella medicina preventiva – Y. Seki

18.00-18.15 Attività anaerobica e healthyaging : il metodo B.I.I.O quale allenamento di elezione – F. Balducci

18.15-18.25 La cellulite: patologia e problema estetico che si combatte a tavola
M. Cataldo

18.25-18.40 Discussione

19.00 Conclusione dei lavori di venerdì 7 marzo 2008

Sabato 8 Marzo, 2008

08.30-09.00 Registrazione degli iscritti

9.10-11.05 5a SESSIONE
STRESS E GESTIONE PSICOLOGICA. MOLECOLE NON CONVENZIONALI E
INVECCHIAMENTO

Presidenti: B. Renzi – N. Tamburlin – L. Merati
Moderatore: F. Marotta

09.10-09.23 Malattia di La Peyronie: aspettative e soddisfazioni a distanza da un punto di vista psicologico – L. Rivolta

09.33-09.46 Effetti elettroencefalografici e cognitivo comportamentali dei suoni primordiali e loro correlazioni anatomo funzionali, in medicina preventiva ed healthy aging – B. Renzi

09.46-10.00 Studi sull’utilizzo del Cordyceps Sinensis nelle performance e nel trattamento dello stress ossidativo – S. Cazzavillan

10.00-10.13 Miglioramento della qualità di vita e della prognosi quoad vitam in pazienti affetti da IBS: omotossicologia, fiori di Bach, ipnosi, farmacologia
L. Merati – B. Mantellini – F. Pierazzuoli

10.13-10.28 Dr.ssa Di Renzo

10.28-10.43 Andropausa – C. Dalle

10.43-11.00 Discussione

 

 

 

11.20-14.10 6 a SESSIONE
DEVICES, MEDICINA ESTETICA E INVECCHIAMENTO
Presidenti: A. Polimeni – F. Rinaldi – M. Belmontesi
Moderatore: A. Massirone

11.20-11.33 Fotomodulazione mitocondriale nel trattamento preventivo dell’invecchiamento – M. Ceccarelli

11.33-11.45 Luci artificiali a confronto: laser ablativo frazionale e luci a diodi
E. R. Battisti

11.45-11.57 Approccio della chirurgia mini invasiva nelle variazioni morfodinamiche del volto: nuove tendenze – P. P. Rovatti

11.57-12.10 Autotrapianto di capelli: il vero antiaging del cuoio capelluto – F. Buttafarro

12.10-12.22 Concetto di dermonutrizione nell’antiaging – M. G. Di Russo – M. Belmontesi

12.22-12.35 Più frecce nel centro del bersaglio: una proposta di approccio completo all’invecchiamento cutaneo – F. Rinaldi – M. Castiglioni

12.35-12.48 Come raggiungere la bellezza della pelle utilizzando vitamine e ormoni
M. Tutino – A. Postorino – N. Locorotondo – A. Polimeni

12.48-13.00 BPA: Bio Preventive-Aging: valutazione di un pool di sostanze per rivitalizzazione cutanea con effetto antiossidante. Valutazione strumentale: D-ROM Test e Check-up cutaneo
N. Tamburlin – G.P. Baruzzi – F. Fuino – M. Mariotti M. Triulzi – A. Massirone

13.00-13.12 Il concetto di skindeep nel well-aging – Parte II
M. Belmontesi – M.G. Di Russo – A. Caputo – P. Nicolini – G. Zanardi

13.12-13.27 Dr. Iorio

13.27-13.40 Fillers o intervento? Le opzioni e le scelte del chirurgo plastico
A. Peroni Ranchet

13.40-13.55 Il percorso di resurfacing medico estetico – A. Massirone

13.55-14.10 La nuova frontiera dell’healthy aging: dagli studi sulla restrizione calorica alle moderne strategie nutrigenomiche – A. Polimeni

 

 

15.00-17.15 7a SESSIONE
NUTRACEUTICI, BENESSERE ED INVECCHIAMENTO. COMUNICAZIONI LIBERE
Presidenti: J. D. Fauteck – M. Tutino – B. Mantellini
Moderatore: F. Albergati

15.00-15.20 Chronobiology: un nuovo modo per rendere perfetta la terapia contro l’invecchiamento oggi – J. D. Fauteck

15.20-15.35 Alkylglycerols! What vikings, astronauts – and you – have in common!
H. Cederberg

15.35-15.45 Valutazione dinamica del terreno biologico e di alcuni markers di invecchiamento dopo l’utilizzo di sat terapia
G. P. Baruzzi – M. Binda – C. Marzetti

15.45-15.58 Potentiale utilità dell’estratto di Ginkgo biloba nell’healthy ageing e in medicina preventiva – E. L. Iorio

15.58-16.11 Obesità: ruolo del riequilibrio psico-somatico sull’efficacia del trattamento dietetico
L. Merati – F. A. Barbagelata – R. Ercolani

16.11-16.23 Nuovi sviluppi nelle strategie anti invecchiamenti negli ultimi anni
G. Di Fede

16.23-16.36 Nutraceutica, nutrigenomica e cuore – A. Vanotti

16.36-16.48 Revisione dei light-based treatments nell’invecchiamento cutaneo: dalla classificazione di glogau alla proposta delle strategie più indicate
E. Sorbellini – F. Rinaldi

16.48-17.00 Tipologie e criticità delle preparazioni galeniche sterili nelle terapie e trattamenti antiaging – M. Metalla

17.00-17.12 Tecniche combinate nel ringiovanimento facciale. Il mio approccio
M. Tutino

17.12-17.15 La creatività nell’anziano – E. Borghi

17.15-17.25 Discussione

17.30 Conclusione dei lavori 3° CONGRESSO INTERNAZIONALE DI
MEDICINA PREVENTIVA ED HEALTHY AGING



Gennaio 1, 2007 Newsletter

060820sapere
Venerdì 26 gennaio 2007 Unione CTSP – Corso Venezia 49, Milano ore 14.30 – 18.30 

“Soluzioni naturali per le ossa e le articolazioni”
Convegno a partecipazione gratuita – prenotazione obbligatoria

– Il calore delle articolazioni

Giuseppe Di Fede
Professore in medicina, Biotecnologie, Immunoterapia e Ipertermia oncologica presso l’Università di Milano. Opera in campo immunologico e allergologico.

Vittorio Ghezzi
Medico chirurgo, ipertermista in campo oncologico e ortopedico.

– Mangia che ti passa
I cibi giusti per ridurre i dolori e fermare l’osteoporosi

Attilio Speciani
Medico specialista in allergologia e immunologia clinica.
Agopuntore. Membro del Comitato Tecnico Scientifico di Medicina
Complementare della Lombardia.

– Un “balzo” in avanti con integratori d’avanguardia

Silvia Vitturi
Farmacista, dottoressa in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche.

– Il movimento e l’equilibrio della forma umana
Una sfida alla visione meccanicista

Sergio Maria Francardo
Medico antroposofp, membro del Comitato Tecnico Scientifico di
Medicina Complementare della regione Lombardia.
Docente di Fisiologia e Antropologia medica

– L’uomo, la nutrizione e la salute

Antonio Remonato
Osteopata, terapista della riabilitazione, naturopata, posturologo.


PER INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI:

Tel 02 66114397 fax 02 64749456
info@saporedelsapere.it

Con il patrocinio di

070122sapere



Dicembre 1, 2006 Newsletter

Gli effetti “farmacologici” del cibo sull’organismo sono un argomento quanto mai antico.E’ invece storia dei nostri giorni l’aumento dei casi di intolleranze alimentari documentato dal numero di persone che si rivolgono a dietologi e specialisti lamentando quadri clinici differenti riconducibili, spesso, all’assunzione di determinate sostanze alimentari. La medicina ufficiale, da sempre attenta alle allergie alimentari, ha orientato il proprio interesse anche alle intolleranze cercando di trovare metodologie diagnostiche sempre più specifiche. “I limiti di molti dei test attualmente in commercio sono spesso legati alla necessità di una lettura soggettiva dei vetrini da parte del medico.” spiega il dott. Giuseppe Di Fede immunologo e direttore Sanitario dell’Istituto di Medicina Biologica di Milano. “Quindi, non soltanto i risultati possono essere differenti in base all’esperienza del singolo medico ma è anche difficile costruire una documentazione oggettiva dei casi. Infatti, mentre per le allergie alimentari è più agevole effettuare la diagnosi clinica e di laboratorio dato che è il paziente stesso a riferire i sintomi all’assunzione di un alimento, per le intolleranze, invece, le reazioni ritardate rispetto all’assunzione degli alimenti rendono di difficile standardizzazione l’approccio diagnostico e clinico.”

Per rispondere quindi alle esigenze del mondo medico, negli Stati Uniti è stato introdotto un nuovo metodo di diagnosi chiamato ALCAT® -Antigen Leucocyte Cellular Antibody Test – che rappresenta un notevole miglioramento nella standardizzazione della metodica diagnostica per le intolleranze alimentari. Il test utilizza una metodica “in vitro” su sangue intero che permette di avvicinare i risultati alla diagnostica “in vivo”; la reazione con i singoli estratti alimentari in gel (50 alimenti) – e non liofilizzati – viene messa a confronto con aliquote di sangue di controllo non esposte agli estratti alimentari. Dopo la separazione della frazione leucocitaria, ogni aliquota viene analizzata, conteggiata e misurata attraverso uno specifico strumento computerizzato che esprime graficamente la variazione del numero e della dimensione cellulare. I grafici del test, realizzati per singolo alimento, vengono sovrapposti al grafico di controllo permettendo la determinazione di classi di positività in base a quanto il campione si allontana dall’istogramma di controllo in termini di deviazioni standard. Studi clinici effettuati utilizzando test ALCAT® hanno evidenziato un buon livello di correlazione (83,4%) con il test di provocazione orale a doppio cieco per gli estratti alimentari (dati ricavati da una ricerca che ha coinvolto 19 pazienti su ognuno dei quali è stata valutata una serie di 50 alimenti) ed il 96% di correlazione per gli additivi alimentari (studio condotto su 26 pazienti a cui sono stati effettuati 76 test sugli additivi alimentari utilizzando il metodo della provocazione orale a doppio cieco con controllo placebo).

E’ importante evidenziare che il test kit di ALCAT®, sottoposto alla valutazione dell’FDA, ha dimostrato la sua affidabilità nei risultati rispetto agli altri test in commercio. Garanzia della validità dei risultati è stata la misurazione della potenza proteica (Protein Nitrogen Units), tanto che la stessa agenzia americana ne ha approvato l’utilizzo.
L’inserimento del test nella routine ambulatoriale è immediato grazie alla facilità d’uso da parte del medico e all’attendibilità con cui è in grado di identificare alimenti potenzialmente reattivi nei pazienti con sospetta sensibilizzazione/intollereanza verso alimenti che non si riescono ad identificare agevolmente.

Le principali cause dell’aumento delle intolleranze alimentari:
abuso di farmaci antibiotici (38%),
alimentazione poco variata (34%),
abuso di cibi conservati o congelati (29%),
stress (29%),
scarsa assunzione d’acqua (14%).

Principali manifestazioni di intolleranza alimentare:
cefalea
eruzioni cutanee
cistiti ricorrenti
problemi digestivi
stipsi
diarrea
dolori addominali
infezioni respiratorie ricorrenti
obesità resitente alle dietoterapie.

E’ un presidio medico che fornisce informazioni sulle possibili intolleranze ad alimenti o ad altre sostanze (additivi e conservanti). Non è uno strumento diagnostico per le allergie alimentari.
di Francesca Greco



Ottobre 5, 2006 RASSEGNA STAMPA

Abstract

Le Neoplasie Peritoneali si sviluppano frequentemente nella storia naturale di molti tumori rappresentando uno dei maggiori problemi di gestione oncologica. I rari tumori primitivi del peritoneo di cui i Mesoteliomi Peritoneali sono i più frequenti così come le Carcinosi Peritoneali sono spesso associati a gravi problemi clinici per il paziente. Considerati in passato delle condizioni terminali, le Neoplasie del Peritoneo sono state trattate nelle ultime due decadi quali malattie curabili. L’introduzione nella pratica clinica da parte di Sugarbaker della Citoriduzione Chirurgica/Peritonectomia nel trattamento delle neoplasie peritoneali e la diffusione della metodica nell’ambito della comunità scientifica ha drasticamente cambiato la storia naturale di tali patologie. Un’altra metodica che ha dimostrato un importante impatto nel controllo delle neoplasie peritoneali è la Chemio Ipertermia Intra Peritoneale. E’ certamente una delle aree di ricerca che in atto suscita particolare interesse nell’ambito della comunità scientifica sia per l’impatto sulla sopravvivenza che sulla qualità di vita dei pazienti trattati con un modesto costo in termini di morbilità e mortalità. L’obiettivo di questo lavoro è quello di illustrare il razionale, le tecniche ed i risultati dell’approccio multimodale alle Neoplasie Peritoneali mediante la Citoriduzione Chirurgica/Peritonectomia associata alla Chemio Ipertermia Intra Peritoneale.

Premessa
La Carcinosi Peritoneale (CP) è un evento prognosticamente sfavorevole che caratterizza in particolare l’evoluzione delle neoplasie degli organi a sede addomino-pelvica potendo in misura minore presentarsi quale stadio terminale di neoplasie extra-addominali ( 1,2 ,3 ). Il concetto che ad una diagnosi di CP si associ una prognosi severa per il paziente è ampiamente diffuso nell’ambito della comunità scientifica. L’indicazione stessa di un trattamento chirurgico di un tumore primitivo gastrointestinale è fortemente influenzata dalla presenza di CP. Ciò perché, per lungo tempo la CP è stata considerata una patologia non suscettibile di un trattamento curativo ed in particolare di un intervento chirurgico. Le motivazioni sono varie. Il peritoneo non è infatti considerato un organo, ma semplicemente un foglietto che riveste la cavità addominale e gli organi che vi sono alloggiati; eppure ha una struttura istologica, una vascolarizzazione, una disposizione e soprattutto una funzione. Parimenti al fegato ed al polmone, è soggetto a metastatizzazione da parte di molti tumori ed in particolare quelli originati dagli organi contenuti nella cavità addominale. Come qualunque altro organo inoltre, può essere sede di un tumore primitivo,anche se raro, definito Mesotelioma Peritoneale e di altri tumori più rari di origine non mesoteliale. La sua disposizione è complessa; i suoi 7.600 cm2 si distribuiscono infatti con una disposizione complessa tale da consentire rapporti con tutte le strutture che sono contenute o transitano nell’addome; tale disposizione tuttavia rende complessa anche la distribuzione di una neoplasia peritoneale, primitiva o secondaria, che andrà inevitabilmente a seguire l’anatomia del peritoneo. L’evoluzione delle tecniche chirurgiche e la disponibilità di presidi terapeutici innovativi in ambito chirurgico ed anestesiologico hanno consentito di applicare un trattamento chirurgico anche al peritoneo. La CP è stata ed in gran parte è tuttora trattata mediante Chemioterapia (CT) sistemica eventualmente associata ad interventi di debulking chirurgico con l’obiettivo di ridurre la massa e migliorare la sintomatologia.
Nel 2000, è stato pubblicato un articolato lavoro riguardante uno studio prospettico multicentrico sulla CP (EVOCAPE 1) (4) che ha coinvolto 9 centri universitari ed ospedalieri francesi, con un reclutamento nel ’95-’97. Lo studio ha arruolato 125 pazienti con CP da carcinoma gastrico, 118 da carcinoma del colon, 58 da carcinoma del pancreas variamente distribuiti per stadio (0= no macroscopica evidenza, I < 5mm localizzato, II < 5mm diffuso, III 5-20mm, IV > 20mm) e sottoposti ad interventi palliativi e/CT. La sopravvivenza mediana è stata fortemente influenzata dal tipo istologico del tumore primitivo essendo di 3.1, 5.2, 2.1 mesi rispettivamente per carcinoma dello stomaco, del colon e del pancreas. Se consideriamo il sottogruppo dei 118 pazienti con CP da carcinoma colorettale, il 60% della casistica presentava noduli di diametro <2cm; tuttavia quando trattati senza intento curativo hanno evidenziato una sopravvivenza limitata. Queste considerazioni note da tempo e confermate in questo recente lavoro, hanno indotto molti ricercatori a sviluppare studi mediante l’utilizzo di metodiche innovative per il trattamento della CP. Un trattamento che ha sicuramente contribuito al miglioramento della sopravvivenza dei pazienti affetti da CP consiste nella strategia terapeutica locoregionale.
0607_1

Principi della metodologia
Approccio locoregionale delle malattie neoplastiche del peritoneo
L’approccio innovativo mediante la combinazione tra la chirurgia citoriduttiva (CCR) e la chemioipertermia intraperitoneale (CIIP), trova il suo razionale nella caratteristica storia naturale della CP. Nel carcinoma ovarico ed in una elevata percentuale di carcinoma del colon, la malattia rimane confinata all’addome per gran parte della sua storia naturale, conferendone una caratteristica evoluzione loco-regionale. Questa è la caratteristica biologica che ha consentito l’opportunità di un approccio selettivo, quale il trattamento chemioterapico intraperitoneale. L’elevata concentrazione di farmaco ottenibile mediante un trattamento locoregionale, consente infatti di superare la resistenza intrinseca od acquisita nei confronti del farmaco e simultaneamente ridurre gli effetti collaterali sistemici.

Il razionale della CIIP
Il concetto fondamentale di un trattamento intraperitoneale è rappresentato dalla tendenza di alcuni farmaci a concentrarsi a livello del peritoneo attraversandolo solo gradualmente. Tale probabilità dipende da molteplici fattori, tra cui la supposta presenza di una barriera Plasmatico-Peritoneale. Tale ipotesi è basata su diversi studi che confermano l’esistenza di un gradiente plasmatico-peritoneale. La barriera è rappresentata dal tessuto sottomesoteliale e dalla membrana basale dei capillari, che limitano il riassorbimento di farmaci idrofili o ad elevato peso molecolare come la mitomicina C, il cisplatino e la doxorubicina. È stato dimostrato che il cisplatino ha una maggiore capacità di penetrazione nel tessuto tumorale quando somministrato in condizioni ipertermiche. Inoltre, a 40-42 C le cellule neoplastiche diventano più chemiosensibili per l’aumentata concentrazione intracellulare dei farmaci, la maggiore attivazione, specialmente per gli agenti alchilanti,la diminuita capacità di riparo dei danni al DNA. Questi eventi sono più intensi nelle cellule tumorali ovariche cisplatino-resistente che nelle cellule cisplatino-sensibili (5).
La formazione di addotti platino-DNA dopo esposizione al cisplatino è aumentata e la sua rimozione ridotta in condizioni ipertermiche, con un conseguente relativo effetto letale sulle cellule.
Analogo comportamento in condizioni di ipertermia è tipico di altri farmaci e come la Doxorubicina e la Mitomicina C.

Descrizione della tecnica(6)
Citoriduzione chirurgica
Il concetto di chirurgia citoriduttiva (CCR) deve essere inteso come completa asportazione degli impianti neoplastici con eventuali microresidui di dimensioni non superiori a 2,5 mm (target ottimale della CIIP).
La metodica necessita di regola di manovre di peritonectomia secondo la tecnica descritta da Sugarbaker (7)Un dispositivo chiamato ball-tip electrosurgical handpiece mediante uno elettrodo sferico di 2 mm viene utilizzato per dissecare il peritoneo tumorale della parete addominale normale. Verrà utilizzato il bisturi elettrico ad alto voltaggio.

Fase chirurgica
La CCR viene ottenuta mediante una sequenza ordinata di manovre ben codificate che vengono eseguite in funzione dell’estensione della malattia (Fig.2):

  • Resezione del grande omento, peritonectomia parietale destra resezione del colon destro;
  • Peritonectomia del quadrante superiore sinistro e parietale sinistra, splenectomia;
  • Peritonectomia del quadrante superiore destro, resezione della capsula Glissoniana, peritonectomia della tasca di Morrison;
  • Resezione del piccolo omento, citoriduzione dell’ilo epatico ± colecistectomia, ± resezione parziale o totale dello stomaco
  • Peritonectomia pelvica ± resezione del sigma ± isterectomia ed annessectomia bilaterale;
  • Altre resezione intestinali e/o resezioni di massa tumorale;
  • Anastomosi intestinali.

0607_2

Chemioipertermia intraperitoneale
Dopo la citoriduzione, 4 cannule vengono posizionate nella cavità addominale. Due di queste verranno utilizzate per l’infusione del liquido, rispettivamente nella cavità sottofrenica destra e nella pelvi. Le rimanenti due cannule verranno posizionate rispettivamente nella cavità in sede centro addominale e superficialmente nella pelvi per la effusione del liquido (fig. 3).
0607_3

Macchina per CEC e circuito
La perfusione peritoneale prevede l’utilizzazione di una macchina che presenti le seguenti peculiarità:
1) un sistema di pompe;
2) un termostato o scambiatore di calore;
3) sistemi integrati di controllo delle temperature, delle pressioni e del flusso;
4) sistema di analisi dei dati mediante uno specifico programma computerizzato con visualizzazione in tempo reale dei parametri e loro registrazione;
5) un circuito extracorporeo (CEC). L’apparecchiatura deve essere garantita dalla normativa C.E. Vengono inoltre utilizzati una serie di termometri per la valutazione costante della temperatura intraaddominale. Molti centri attivi, in atto utilizzano l’apparecchiatura Performer LRT (fig. 4).

Priming
0607_4Per priming si intende il liquido di riempimento del circuito. All’Istituto Tumori di Milano è stata sperimentata una soluzione composta per 2/3 da soluzione Normosol R pH 7.4 e per 1/3 da Emagel. Per quanto riguarda il volume ottimale del priming questo deve essere sufficientemente abbondante ai fini di garantire una temperatura omogenea e constante, ma non eccessivo al punto di causare una distensione addominale e termodiluzione corporale. Pertanto, per un adeguato funzionamento del circuito un volume di 3 a 4 litri per la tecnica ad addome aperto e 6 litri per la tecnica ad addome chiuso sono sufficienti (8). Nella tecnica ad addome chiuso, la pelle della parete addominale è temporaneamente chiusa con sutura continua e le cannule vengono connesse al circuito ai fini di iniziare la CIIP. Nella modalità aperta, l’addome è coperto con uno strato di materiale plastico ed il vapore dei farmaci sono aspirate per proteggere l’equipe della sala operatoria. Il perfusato riscaldato contenente i farmaci viene somministrato nella cavità peritoneale attraverso la macchina con un flusso medio di 600-1000 ml/min per 60/90 minuti. Al fini di ottenere una temperatura intra-addominale di 42.5 C, è necessario mantenere la temperatura di infusione a 44 C circa. Durante la perfusione, se la tecnica in utilizzo è ad addome aperto, l’operatore deve continuamente manipolare l’intestino al fini di garantire una omogenea distribuzione di calore e chemioterapici. Dopo la perfusione, il perfusato viene rapidamente drenato e si procede la chiusura della parete addominale dopo un’ispezione accurata della cavità.

0607_5

Periodo post-operatorio immediato.
Nel periodo post-operatorio i pazienti sottoposti a CCR + CIIP vengono assistiti presso l’unità di terapia intensiva per un periodo di circa 72 ore. I pazienti ricevono un trattamento con plasma fresco congelato in quantità tale da mantenere adeguato il livello serico di albumina. Al fine di prevenire un’ eventuale insufficienza renale, i pazienti vengono adeguatamente idratati. Inoltre, sono attentamente valutati i parametri emodinamici, di funzionalità renale ed epatica.
Patologie bersaglio

  • CP resecabile da carcinoma dell’ovaio (17,88,18)
  • Mesotelioma peritoneale (19,20)
  • CP resecabile da carcinoma colorettale (21,22,23,24,25)
  • Tumori mucinosi dell’appendice condizionanti un Pseudomixoma peritonei (26,27)
  • Carcinomi dell’appendice con CP resecabile (28)
  • Carcinoma dello stomaco con CP resecabile (29,30,31,32)

Elegibilità
Criteri di inclusione

  • età inferiore ai 75 anni;
  • adeguata funzionalità renale, epatica e midollare;
  • performance status (ECOG) 0, 1 or 2;
  • consenso informato firmato dal paziente.

Criteri di Esclusione

  • impossibilità di un adeguato follow-up;
  • presenza di altre malattie neoplastiche maligne;
  • infezione attiva o altre condizione cliniche contemporanee che possano interferire nella capacità del paziente di ricevere il trattamento proposto secondo il protocollo;
  • metastasi extradistrettuali;
  • occlusione intestinale completa.
  • inadeguata funzionalità renale, epatica o midollare.

Stato dell’arte
Carcinoma del colon
Interessanti risultati sono stati recentemente pubblicati da Glehen (23) riguardanti uno studio retrospettivo condotto su 506 pazienti sottoposti a peritonectomia e CIIP; a questo studio hanno concorso i più importanti centri italiani. La sopravvivenza mediana globale è stata di 19,2 mesi; i pazienti che hanno ottenuto una citoriduzione completa, hanno avuto una prognosi migliore con una sopravvivenza mediana di 32,4 mesi. La completezza della citoriduzione si è rivelata essere una variabile statisticamente significativa (p< .001)
Infine, Verwaal- Zoetmuller e collaboratori. (25) hanno condotto uno studio prospettico in cui 105 pazienti affetti da CP da carcinoma colorettale sono stati randomizzati. Il braccio sperimentale prevedeva la CCR associata alla CIIP, seguita da chemioterapia sistemica mentre il braccio controllo prevedeva la terapia standard con chemioterapia sistemica (5-fluorouracile-leucovorin) con o senza chirurgia palliativa. Il gruppo sperimentale ha presentato un vantaggio di sopravvivenza significativo rispetto al gruppo controllo.

Carcinoma gastrico
Recentemente sono stati pubblicati i dati di un trial randomizzato prospettico su 248 pazienti affetti da carcinoma gastrico, nei quali la CIIP era stata associata alla chirurgia tradizionale; i risultati della sopravvivenza a distanza sono stati statisticamente significativi per le neoplasie avanzate, con sopravvivenza a 5 anni del 49% nei pazienti sottoposti a CIIP associata a chirurgia rispetto al 18% nei pazienti con sola chirurgia (29).
E’ quindi fortemente ipotizzabile un miglioramento nelle incidenze delle recidive locali e delle sopravvivenze globali nel cancro dello stomaco avanzato, associando asportazione di organo, peritonectomia distrettuale e chemioterapia locoregionale.
In definitiva siamo di fronte ad una rivoluzione di pensiero: se le carcinosi peritoneali non sono più considerate malattie sistemiche incurabili, la peritonectomia associata a chemioterapia intraperitoneale ed ipertermia ne rappresenta la risposta terapeutica più razionale e moderna.

Carcinoma ovarico
Un importante studio di fase II è stato condotto dalla SITILO su 27 pazienti con tumore epiteliale dell’ovaio avanzato, confermato istologicamente e sottoposte a Peritonectomia + CIIP (18). Tutte le pazienti presentavano malattia ricorrente o progressiva in seguito a Chirurgia di stadiazione e chemioterapia sistemica. Le pazienti presentavano una età media di 53 anni (30-67); il follow-up medio è stato di 17.4 mesi (0.3-36). Dopo l’intervento di citoriduzione e d’accordo con i criteri descritti precedentemente, 15 (55%), 4 (15%) 3 (11%)e 5 (19%) delle pazienti, presentavano rispettivamente una completezza di citoriduzione CC-0, CC-1, CC-2; e CC-3. La sopravvivenza globale (SG) a due anni per la serie globale di pazienti è stata del 55%. La sopravvivenza libera da malattia e la sopravvivenza libera da malattia locoregionale per lo stesso periodo sono state del 21% e 44% rispettivamente. Le variabili che hanno influenzato significativamente la SG sono state la radicalità della citoriduzione, l’estensione della carcinomatosi, l’età delle pazienti e l’intervallo tra la diagnosi e la terapia con CCR+CIIP. Il volume di malattia residua ha influenzato significativamente la sopravvivenza globale (SG) (P=0.00025). Pazienti con malattia residua microscopica o minima (CC-0/1) hanno avuto il 77% di probabilità di sopravivenza a due anni (mediana 20,3 mesi), mentre tutte le pazienti con malattia residua >2.5mm (CC-2/3) sono decedute entro 20.3 mesi (mediana 4,3 mesi). Riguardo l’estensione della malattia, pazienti con carcinosi P1/P2, hanno dimostrato soltanto una tendenza ad una sopravvivenza più lunga rispetto al gruppo P3 (SG a due anni- 63% vs 50%, P=0.09). Altro fattore correlato con la SG è stato l’età. Il gruppo di pazienti con età superiore a 53 anni hanno presentato 67% di SG a due anni, mentre il gruppo con età inferiore ha avuto un andamento prognostico più sfavorevole con una SG a due anni del 40% (P=0.04).

Pseudomixoma Peritonei
In considerazione della rarità di incidenza di questa patologia, non vi sono molti studi pubblicati in letteratura ,se si escludono i cosiddetti case report. Una delle più importanti casistiche pubblicate, riguarda uno studio multicentrico condotto dalla SITILO (27). Sono stati complessivamente inclusi nello studio 70 pazienti (31 maschi e 39 femmine) di età media di 56 anni (range: 24 a 76). Un’ ottimale citoriduzione è stata ottenuta nell’ 87% dei pazienti. La morbilità post-operatoria grado III è stata del 14%; un paziente è deceduto 30 giorni dopo il trattamento per emorragia e complicanze conseguenti ad una fistola duodenale. La tossicità correlata alla CIIP è stata del 9%. Il follow-up medio è di 28.6 mesi (range: 2-72). A 5 anni, la sopravvivenza globale è stata del 91%, l’intervallo libero da progressione 54% ed un controllo locale della malattia è stato ottenuto nel 69% dei pazienti.

Mesotelioma Peritoneale
La casistica più numerosa pubblicata in letteratura scientifica e riguardante il trattamento di peritonectomia associato a chemio-ipertermia-intra-peritoneale riguarda un lavoro multicentrico condotto dalla SITILO: 61 pazienti (31M, 30F) di età compresa tra 24-72 anni (media: 51) affetti da MP, sono stati sottoposti a Peritonectomia+CIIP ±CT (25).
La comparsa di ascite, massa addominale o l’incremento del marcatore tumorale è stato considerato segno di progressione. Studi bio-molecolari e di farmacologia preclinica sono stati condotti su materiale prelevato al momento della CCR (19 e 7 casi, rispettivamente). Una soddisfacente peritonectomia è stata possibile nel 74% dei pazienti, che alla fine dell’intervento risultavano radicalmente citoridotti oppure presentavano un residuo <2,5 mm. Il follow-up medio è attualmente di 20 mesi.
Con questo regime terapeutico, la probabilità di sopravvivenza globale a 5 anni è del 54% e la sopravvivenza libera da progressione del 37%.

dr. Marcello Deraco
Surgeon, Oncologist,
Responsable, Peritoneal Neoplasia,
Program, “National Institute Tumors”, Milan, Italy



Ottobre 5, 2006 RASSEGNA STAMPA

Si terrà al Circolo della Stampa “Sala Montanelli” alle 11 di martedì prossimo 17 ottobre un incontro per presentare la nuova frontiera della medicina in tema di prevenzione dell’Alzheimer, un test genetico che permette di giocare d’anticipo nel contrasto al decadimento cognitivo e alla malattia di Alzheimer.

A parlarne saranno il professor Federico Licastro del Dipartimento di Patologia Sperimentale dell’Università di Bologna, il dottor Flavio Garoia, responsabile Ricerca e Sviluppo NGB Genetics srl, spin off dell’Università di Ferrara, il dottor Damiano Galimberti presidente A.M.I.A. l’Associazione Medici Italiani Anti-Aging e il dottor Giuseppe Di Fede, direttore sanitario di IMBIO- Istituto di Medicina Biologica di Milano.

Il saluto e l’introduzione sarà affidato a Carla De Albertis, assessore alla salute del Comune di Milano mentre modererà l’incontro Paola Carassai, presidente di ASSIE l’Associazione Europea di Ipertermia e rappresentante IMGEP, personalmente impegnata nel promuovere ed incentivare percorsi di profilassi e prevenzione delle patologie degenerative.

Prevenire la malattia di Alzheimer e il decadimento cognitivo è un’opportunità che nasce dalla collaborazione tra la ricerca scientifica dell’Università di Bologna, lo spin off dell’Università di Ferrara e l’Istituto di Medicina Genetica Preventiva e Personalizzata (IMGEP) di Milano che ha reso possibile la realizzazione dei test genetici.

La demenza senile di tipo Alzheimer (DA) è la forma più frequente di demenza. Ne esistono varie forme di cui due predominanti: una si manifesta prima dei 65 anni ed è di tipo familiare poco frequente (1%); l’altra colpisce i soggetti dopo i 65 anni e costituisce circa il 95% dei casi. La sua incidenza aumenta con l’età passando dall’1% al 50% dopo i 90 anni: per questa ragione viene considerata una malattia della vecchiaia.
La malattia di Alzheimer progredisce lentamente ma la sua manifestazione clinica è l’inizio della
compromissione inesorabile della memoria e delle funzioni cognitive del cervello.
Il soggetto colpito perde progressivamente la propria autonomia fino a richiedere un’assistenza continua che comporta costi sociali, sanitari e personali soprattutto a carico delle famiglie.

A tutt’oggi infatti, non esistono terapie efficaci in grado di far tornare alla normale vita, sociale e affettiva i malati.
Si stima che la malattia abbia una lunga fase silente pre-clinica di circa 10-15 anni. È questo il periodo che, se ben utilizzato, permetterebbe di ottenere un possibile successo terapeutico individuando i portatori dei segni premonitori della malattia.

“La genetica può dare un valido contributo e noi abbiamo utilizzato una serie di test genetici condotti in numerosi studi su pazienti e controlli italiani per individuare varianti geniche associate alla malattia e potenzialmente in grado di predire il rischio di decadimento cognitivo e di Alzheimer” dichiara il prof. Federico Licastro docente al Dipartimento di Patologia Sperimentale dell’Università di Bologna.
“Sfruttando una complessa combinazione di indagini genetiche, neurocognitive e radiologiche applicata a centinaia di pazienti con la malattia e altrettanti controlli su persone sane è stato possibile rilevare i segni premonitori della malattia” (molti di questi studi sono stati pubblicati su prestigiose riviste internazionali) afferma il professore. “Poter sapere in anticipo il rischio individuale è un’informazione di vitale importanza, perché permette di inserire il soggetto con rischio elevato in un percorso di approfondimento diagnostico e preventivo che può permettere di prevenire il decadimento cognitivo e la successiva manifestazione della malattia grazie all’utilizzo precoce di farmaci appropriati, cambiamenti dello stile di vita e di abitudini alimentari.”

Oggi, la collaborazione fra la ricerca scientifica dell’Università di Bologna, NGB Genetics srl, spin off dell’Università di Ferrara e IMGEP-Istituto di Medicina Genetica Predittiva è in grado di offrire questa importante opportunità ai cittadini.

A. Gi. Pa. Press – Agenzia Giornalistica Pavese: 09/10/2006 15:27



Ottobre 5, 2006 RASSEGNA STAMPA

Un esercito di 27,7 milioni di persone nel mondo è afflitto da una forma di demenza, e solo in Italia l’Alzheimer è stato diagnosticato a circa 800.000 connazionali.

Si tratta di una malattia che ‘divora’ memoria e funzioni cognitive, contro la quale ancora oggi, dopo la diagnosi, si può fare poco. “Per questo è importante cercare di giocare d’anticipo. Abbiamo messo a punto un test genetico predittivo, che indica in bassa, media o alta la possibilità di sviluppare la malattia dopo i 65 anni.

Non equivale a una diagnosi, ma a un ‘campanello d’allarme’ che può spingere alla prevenzione per cercare di ritardare il più possibile il manifestarsi dell’Alzheimer”. Lo spiega oggi a Milano Federico Licastro, responsabile del Laboratorio di Immunologia e immunogenetica del Dipartimento di Patologia sperimentale dell’Università di Bologna.

Licastro è autore della ricerca condotta in collaborazione con NGBGenetics (spin-off dell’Università di Ferrara) e con l’Istituto di Medicina genetica preventiva e personalizzata (Imgep) e l’Istituto di Medicina biologica (Imbio) di Milano, che ha portato al test ‘made in Italy’ dal costo di 750 euro. “E’ disponibile da circa 10 giorni per il pubblico, e lo abbiamo già eseguito su 20 persone”. L’Alzheimer, che nel 95% dei casi colpisce dopo i 65 anni, progredisce lentamente, ma la sua manifestazione clinica segna l’inizio della compromissione inesorabile di memoria e funzioni cognitive. “Si stima che la malattia abbia una lunga fase silente, di circa 10-15 anni – dice Licastro – dunque in questo periodo è utile cercare di individuare segni premonitori della malattia. Abbiamo condotto test genetici su 350 malati e su 300 controlli di 72-73 anni, in collaborazione con la Fondazione Don Gnocchi e il S.Raffaele di Milano, proprio per individuare varianti genetiche associate alla malattia, e potenzialmente in grado di predire il rischio di Alzheimer”.

“Sfruttando una combinazione di indagini genetiche, neurocognitive e radiologiche e
osservando i dati dei pazienti e di persone sane, abbiamo potuto individuare una combinazione di sette polimorfismi sui geni (sei in tutto) di varie molecole infiammatorie e di altre coinvolte nel metabolismo cerebrale, che aumentano il rischio della malattia. Un’informazione – assicura il ricercatore – che ci permette di inserire una persona con rischio elevato in un percorso di approfondimento diagnostico e preventivo mirato, grazie all’utilizzo di farmaci appropriati, cambiamenti dello stile di vita e di abitudini alimentari”.

Insomma, dopo il test una serie di visite, esami radiologici e test neurocognitivi diranno “quando e se iniziare terapie precoci per ridurre il più possibile un rischio genetico elevato”.

A chi si rivolge il test? “A persone sane dai 40 ai 65 anni – salute nel caso di un’aumentata predisposizione genetica alla malattia”. Il prelievo è semplice, e si può fare anche da soli, con un kit apposito. Grazie a una spatolina si ‘raccolgono’ le cellule di sfaldamento del cavo orale, poi il materiale si invia o si consegna al laboratorio NGBGenetics, che si occupa dell’analisi.

La refertazione viene inviata all’equipe di Licastro che valuta i risultati e indica il rischio di Alzheimer.

L’Imbio di Milano, infine, si occupa di comunicare il risultato. Se scoprire di avere un rischio aumentato può deprimere una persone, Licastro è convinto che la conoscenza favorisca una maggior consapevolezza verso comportamenti ‘sani’.

(Mal/Adnkronos Salute ) articolo pubblicato il 17/10/2006 15:30

Alzheimer: test genetico a 40 anni predice il rischio di ammalarsi

Milano, 17 ott. (Adnkronos Salute)



Ottobre 5, 2006 RASSEGNA STAMPA

L’assessore alla Salute Carla De Albertis ha aperto oggi, al Circolo della Stampa, un convegno sui risultati più recenti nel campo della ricerca sulla malattia di Alzheimer. In particolare, sono stati resi noti i risultati di un test genetico che servirà a prevenire la malattia e il decadimento cognitivo.

Lo studio è il frutto della collaborazione tra l’Università di Bologna, quella di Ferrara e l’Istituto di Medicina Genetica Preventiva e Personalizzata (IMGEP) di Milano.

L’assessore alla Salute Carla De Albertis ha offerto la piena disponibilità del Comune di Milano a sostenere questo prezioso lavoro: “Il neo costituito Assessorato alla Salute – ha spiegato – si pone come obiettivo la promozione della cultura della salute e della prevenzione, attraverso l’informazione e la sensibilizzazione sull’importanza delle sane abitudini e dei corretti stili di vita. Dobbiamo collaborare per combattere un’unica battaglia, che è quella della prevenzione; perché salute non significa soltanto assenza di malattia, ma benessere ed equilibrio psicofisico.

La prevenzione – ha proseguito l’assessore – è un investimento per il futuro con due obiettivi primari: il miglioramento della qualità della vita e l’abbattimento della spesa sanitaria. In un trend che vede l’aumento della popolazione anziana, l’assunzione di corretti stili di vita, sin dall’infanzia, è la via giusta per affrontare il problema.”

Il test genetico presentato oggi permette di individuare la predisposizione genetica a una malattia come l’Alzheimer che, una volta contratta, non dispone ancora di terapie in grado di combatterla. Il test, che non è né invasivo né doloroso e si rivolge esclusivamente a soggetti sani, è infatti in grado di assegnare un punteggio che quantifica il rischio individuale di sviluppare, con l’avanzare dell’età, il decadimento cognitivo. Ai soggetti con un profilo di rischio medio o alto, si potrà poi proporre un percorso di approfondimento diagnostico, con visite specialistiche, esami radiologici e di test neurocognitivi.

“Conoscere in anticipo il rischio individuale è un’informazione di vitale importanza – ha spiegato il prof. Federico Licastro, docente del Dipartimento di Patologia Sperimentale dell’Università di Bologna – perché permette di inserire il soggetto con rischio elevato in un percorso di approfondimento diagnostico e preventivo che può permettere di prevenire il decadimento cognitivo e la successiva manifestazione della malattia grazie all’utilizzo di farmaci appropriati, cambiamenti dello stile di vita e di abitudini alimentari”.

Fonte: Carla De Albertis – Salute 17/10/2006

Salute, Alzheimer. L’assessore De Albertis:
“Il Comune di Milano in prima linea per la prevenzione”


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