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Maggio 1, 2007 Newsletter

Riservato a Medici Chirurghi
Corso in fase di accreditamento ECM

9 giugno 2007

NOVOTEL MILANO – LINATE AEROPORTO
Via mecenate, 121 – 20138 Milano – tel. 02 507261

Responsabile scientifico del corso: dott. Alberto Fiorito
Corso organizzato da Progetto Qualità e Sicurezza S.r.l.
Con il patrocinio di: AMIN – Associazione di Medicina Integrata e Naturopatia
AIO – Associazione Italiana Omeopatia

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Perchè partecipare?

  • Per riconoscere i meccanismi patogenetici provenienti dal cosiddetto “stress ossidativo” ed intervenire in maniera corretta.

  • Per aumentare le armi terapeutiche a disposizione del medico, in particolare gli strumenti antiossidanti, e riconoscere l’utilità e la funzione.

  • Per imparare l’utilità di prestare attenzione all’integrazione alimentare coma valido strumento di supporto per qualsiasi terapia, purchè somministrata in maniera corretta e opportuna.

  • Per comprendere fino in fondo quali sono i vantaggi di un’alimentazione corretta nell’ambito della conservazione o del recupero dello stato di salute del paziente.

AL TERMINE DEL CORSO SARA’ RILASCIATO ATTESTATO DI PARTECIPAZIONE

A CHI E’ RIVOLTO IL CORSO
Il corso, destinato ai medici chirurghi, è un utile strumento per:

  • centrare l’attenzione sullo stress ossidativo come origine di numerose patologie, soprattutto croniche;

  • disporre di uno strumento per supportare le terapie farmacologiche e prevenire i danni da radicali liberi.

Il corso fornisce gli elementi per impostare una strategia dietetica, di integrazione alimentare e di supporto alla risposta immunitaria del paziente.

RELATORI

prof. dr. Giancarlo Pantaleoni: Medico Chirurgo – Farmacologo – Ordinario di Farmacologia nell’Università dell’Aquila

dr. Alberto Fiorito: Medico Chirurgo – Esperto in Alimentazione Biologica

prof. Giuseppe Di Fede: Medico Chirurgo – Direttore Sanitario dell’Istituto di Medicina Biologica di Milano

dr. Emilio De Tata: Medico Chirurgo – Esperto in dietoterapie e tecniche alimentari.

PROGRAMMA
09.00 – 10.30 Le basi cellulari dell’equilibrio funzionale; le cause del danno cellulare, la prevenzione e la terapia integrata per la sua riduzione.
Prof. G. Pantaleoni

10.30 – 11.30 Tecniche di prevenzione: il ruolo degli antiossidanti. Lo stress ossidativo e le patologie croniche correlate.
dr. A. Fiorito

11.30 – 12.30 Il potenziamento del sistema immunitario: il ruolo degli integratori alimentari.
dr. E. De Tata

12.30 – 13.00 Discussione

13.00 – 14.00 Coffee Break

14.00 – 15.00 Nuovi marcatori biologici in medicina preventiva
dr. G. Di Fede

15.00 – 16.00 Metodica di base per il controllo sofronico dello stress secondo il prof. Alfonso Caycedo (apprendimento pratico guidato di sofronizzazione di Base con verifica).
prof. G. Pantaleoni

16.00 – 17.00 I principali antiossidanti: acido lipoico e arabinoxilano.
dr. E. De Tata

17.00 – 18.00 Nuove forme di terapia: le formule bilanciate degli integratori.
dr. A. Fiorito

18.00 – 18.30 Discussione

18.30 – 19.30 Test di apprendimento per il riconoscimento dei crediti ECM.

Quota di partecipazione:
€ 40,00 esente da IVA ai sensi dell’art. 10 n°20 del DPR. N° 633/72
Modalità di pagamento:
La quota di iscrizione di € 40,00 potrà essere versata:
– direttamente al Corso in fase di registrazione dei partecipanti
– rimessa diretta all’Informatore Medico
– tramite bonifico bancario intestato a:
BANCA NAZIONALE DEL LAVORO
AG. 6350
Via J. F. Kennedy 50/f
Ciampino (Roma)
ABI 01005 – CAB 39550 – CIN C.
c/c 000000008848

Numero di partecipanti
Numero chiuso: massimo 50 persone



Gennaio 1, 2007 Newsletter

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Venerdì 26 gennaio 2007 Unione CTSP – Corso Venezia 49, Milano ore 14.30 – 18.30 

“Soluzioni naturali per le ossa e le articolazioni”
Convegno a partecipazione gratuita – prenotazione obbligatoria

– Il calore delle articolazioni

Giuseppe Di Fede
Professore in medicina, Biotecnologie, Immunoterapia e Ipertermia oncologica presso l’Università di Milano. Opera in campo immunologico e allergologico.

Vittorio Ghezzi
Medico chirurgo, ipertermista in campo oncologico e ortopedico.

– Mangia che ti passa
I cibi giusti per ridurre i dolori e fermare l’osteoporosi

Attilio Speciani
Medico specialista in allergologia e immunologia clinica.
Agopuntore. Membro del Comitato Tecnico Scientifico di Medicina
Complementare della Lombardia.

– Un “balzo” in avanti con integratori d’avanguardia

Silvia Vitturi
Farmacista, dottoressa in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche.

– Il movimento e l’equilibrio della forma umana
Una sfida alla visione meccanicista

Sergio Maria Francardo
Medico antroposofp, membro del Comitato Tecnico Scientifico di
Medicina Complementare della regione Lombardia.
Docente di Fisiologia e Antropologia medica

– L’uomo, la nutrizione e la salute

Antonio Remonato
Osteopata, terapista della riabilitazione, naturopata, posturologo.


PER INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI:

Tel 02 66114397 fax 02 64749456
info@saporedelsapere.it

Con il patrocinio di

070122sapere



Ottobre 5, 2006 RASSEGNA STAMPA

Si chiama Trimprob ed è una specie di “Metal detector”, inventato da un fisico italiano per cogliere sul nascere le avvisaglie del male.La tecnica è ancora in sperimentazione ma senz’altro promettente.

Ho sentito dire che sarebbe disponibile un originale esame, semplice e rapido, non invasivo, raccomandato annualmente a tutti gli uomini con più di 50 anni di età, per prevenire il tumore alla prostata.
E’ vero, professore? Valeriano Gibelli, Milano

Sì, glielo posso confermare. Il sistema esiste da più di tre anni e per ora è ancora in fase sperimentale. Grazie ad una sonda elettromagnetica inventata nel 1992 dal fisico italiano Clarbruno Vedruccio, che allora conduceva ricerche sui sistemi anti-mina per la Marina Militare.

Questa sonda, un semplice bastoncino lungo una trentina di centimetri, emette onde elettromagnetiche a diverse frequenze e sfrutta i principi della propagazione dei segnali elettromagnetici in mezzi non omogenei, un po’ come un metal detector.
L’esame è davvero semplicissimo e rapido (dura appena 2-3 minuti): le onde elettromagnetiche, emesse dalla sonda, dopo aver colpito i tessuti biologici, tornano indietro e vengono raccolte da un ricevitore collegato ad un computer. Lo schermo del computer visualizza il comportamento delle onde ricevute. Se esse non variano in ampiezza significa che non esistono particolari alterazioni dei tessuti e che la prostata è sana. Se invece subiscono oscillazioni vuol dire che ci può essere qualche problema.
L’apparecchio in questione si chiama Trimprob, una sigla che riassume il lungo e descrittivo nome in inglese, cioè “Tissue Resonance InterferoMeter Probe”.
Un apparecchio così, spiegano i fisici, può essere l’equivalente del laser nel campo delle radio-onde e il suo nome è “maser”.
Il primo utilizzo, più di dodici anni fa, è stato appunto come rivelatore delle mine anti-uomo, disseminate e nascoste dove c’è qualche guerra a decine di milioni in molti paesi del mondo. una piaga che il chirurgo Gino Strada ha denunciato nel suo libro Pappagalli Verdi e che continua a mieter vittime soprattutto tra i bambini e i ragazzi.
Vedruccio, che è docente di Metodologia della Ricerca all’Università di Urbino, è arrivato alla sua scoperta in modo sperimentale, verificando che il segnale elettromagnetico emesso dalla sonda interagiva in maniera microscopica con i tessuti alterati. Con 16 mila nuovi casi all’anno di tumore della prostata, la tecnica potrebbe proporsi in futuro come uno strumento di seconda indagine nei casi con il PSA alterato nella popolazione maschile con più di 50 anni. Il test del PSA (sigla che sta per Antigene Specifico Prostatico), che, come molti sanno, si effettua con un semplice esame del sangue, rimane l’esame fondamentale per la prima diagnosi del tumore prostatico, seguito poi dall’esplorazione rettale e dall’ecografia.
Il Trimprob non elimina, quindi, gli altri esami diagnostici, ma ha il vantaggio di consentire l’individuazione delle situazioni in cui “qualcosa non va”.
Nel qual caso, si passerà agli altri esami diagnostici.
Per ora gli ospedali che dispongono di questa sonda, capace di “spiare” i tumori della prostata, non sono molti, ma la prestazione è coperta dal Servizio Sanitario Nazionale e il paziente paga solo il ticket.
Uno studio su oltre 2 mila casi, condotto dal dipartimento di Urologia, prima all’ospedale San Carlo, poi all’ospedale San Giuseppe di Milano, è stato pubblicato sulla rivista scientifica European Urology, e ha mostrato dati sicuramente incoraggianti che hanno attirato anche l’attenzione degli specialisti urologi americani.
Se il metodo venisse valutato da studi approfonditi potremo considerare un possibile allargamento della metodica ad altri tumori e anche a patologie non tumorali, come per esempio quelle infiammatorie.
Perché se il principio fisico scoperto da Vedruccio funziona sui tessuti della prostata, può rivelarsi valido anche su altri tessuti, e questa sonda a onde elettromagnetiche potrebbe diventare in un prossimo futuro un importante esame preliminare anche per altre forme tumorali, oppure essere estesa quale metodo d’indagine a patologie come le ulcere, le gastriti e le duodeniti.
E’ indubbio come nel campo dei tumori si riveli prezioso tutto ciò che può anticipare la diagnosi. Con questo preciso obiettivo, si stanno pertanto conducendo indagini anche sull’impiego della sonda nel rivelare i tumori al fegato, del polmone e della mammella.
Anche noi dell’Istituto Europeo di Oncologia ne stiamo saggiando le potenzialità sul fronte del tumore al seno.
In conclusione, io penso che quando si riuscirà a dimostrare la piena efficacia di questo dispositivo, il dato potrebbe segnare un altro passo avanti sulla strada della diagnostica non invasiva che sempre più si va affermando e con la quale la medicina gioca la carta importantissima d’avvicinare alla prevenzione il più ampio numero possibile di persone.
Il tumore della prostata, se individuato in fase precocissima, è perfettamente guaribile.
E tutto ciò che serve a scoprirlo lavora in favore della vita.

Da “La nostra Salute” di Umberto Veronesi
a cura di Edoardo Rosati su Oggi, Febbraio 2006.

 

 



Ottobre 5, 2006 RASSEGNA STAMPA

Si terrà al Circolo della Stampa “Sala Montanelli” alle 11 di martedì prossimo 17 ottobre un incontro per presentare la nuova frontiera della medicina in tema di prevenzione dell’Alzheimer, un test genetico che permette di giocare d’anticipo nel contrasto al decadimento cognitivo e alla malattia di Alzheimer.

A parlarne saranno il professor Federico Licastro del Dipartimento di Patologia Sperimentale dell’Università di Bologna, il dottor Flavio Garoia, responsabile Ricerca e Sviluppo NGB Genetics srl, spin off dell’Università di Ferrara, il dottor Damiano Galimberti presidente A.M.I.A. l’Associazione Medici Italiani Anti-Aging e il dottor Giuseppe Di Fede, direttore sanitario di IMBIO- Istituto di Medicina Biologica di Milano.

Il saluto e l’introduzione sarà affidato a Carla De Albertis, assessore alla salute del Comune di Milano mentre modererà l’incontro Paola Carassai, presidente di ASSIE l’Associazione Europea di Ipertermia e rappresentante IMGEP, personalmente impegnata nel promuovere ed incentivare percorsi di profilassi e prevenzione delle patologie degenerative.

Prevenire la malattia di Alzheimer e il decadimento cognitivo è un’opportunità che nasce dalla collaborazione tra la ricerca scientifica dell’Università di Bologna, lo spin off dell’Università di Ferrara e l’Istituto di Medicina Genetica Preventiva e Personalizzata (IMGEP) di Milano che ha reso possibile la realizzazione dei test genetici.

La demenza senile di tipo Alzheimer (DA) è la forma più frequente di demenza. Ne esistono varie forme di cui due predominanti: una si manifesta prima dei 65 anni ed è di tipo familiare poco frequente (1%); l’altra colpisce i soggetti dopo i 65 anni e costituisce circa il 95% dei casi. La sua incidenza aumenta con l’età passando dall’1% al 50% dopo i 90 anni: per questa ragione viene considerata una malattia della vecchiaia.
La malattia di Alzheimer progredisce lentamente ma la sua manifestazione clinica è l’inizio della
compromissione inesorabile della memoria e delle funzioni cognitive del cervello.
Il soggetto colpito perde progressivamente la propria autonomia fino a richiedere un’assistenza continua che comporta costi sociali, sanitari e personali soprattutto a carico delle famiglie.

A tutt’oggi infatti, non esistono terapie efficaci in grado di far tornare alla normale vita, sociale e affettiva i malati.
Si stima che la malattia abbia una lunga fase silente pre-clinica di circa 10-15 anni. È questo il periodo che, se ben utilizzato, permetterebbe di ottenere un possibile successo terapeutico individuando i portatori dei segni premonitori della malattia.

“La genetica può dare un valido contributo e noi abbiamo utilizzato una serie di test genetici condotti in numerosi studi su pazienti e controlli italiani per individuare varianti geniche associate alla malattia e potenzialmente in grado di predire il rischio di decadimento cognitivo e di Alzheimer” dichiara il prof. Federico Licastro docente al Dipartimento di Patologia Sperimentale dell’Università di Bologna.
“Sfruttando una complessa combinazione di indagini genetiche, neurocognitive e radiologiche applicata a centinaia di pazienti con la malattia e altrettanti controlli su persone sane è stato possibile rilevare i segni premonitori della malattia” (molti di questi studi sono stati pubblicati su prestigiose riviste internazionali) afferma il professore. “Poter sapere in anticipo il rischio individuale è un’informazione di vitale importanza, perché permette di inserire il soggetto con rischio elevato in un percorso di approfondimento diagnostico e preventivo che può permettere di prevenire il decadimento cognitivo e la successiva manifestazione della malattia grazie all’utilizzo precoce di farmaci appropriati, cambiamenti dello stile di vita e di abitudini alimentari.”

Oggi, la collaborazione fra la ricerca scientifica dell’Università di Bologna, NGB Genetics srl, spin off dell’Università di Ferrara e IMGEP-Istituto di Medicina Genetica Predittiva è in grado di offrire questa importante opportunità ai cittadini.

A. Gi. Pa. Press – Agenzia Giornalistica Pavese: 09/10/2006 15:27



Ottobre 5, 2006 RASSEGNA STAMPA

Un esercito di 27,7 milioni di persone nel mondo è afflitto da una forma di demenza, e solo in Italia l’Alzheimer è stato diagnosticato a circa 800.000 connazionali.

Si tratta di una malattia che ‘divora’ memoria e funzioni cognitive, contro la quale ancora oggi, dopo la diagnosi, si può fare poco. “Per questo è importante cercare di giocare d’anticipo. Abbiamo messo a punto un test genetico predittivo, che indica in bassa, media o alta la possibilità di sviluppare la malattia dopo i 65 anni.

Non equivale a una diagnosi, ma a un ‘campanello d’allarme’ che può spingere alla prevenzione per cercare di ritardare il più possibile il manifestarsi dell’Alzheimer”. Lo spiega oggi a Milano Federico Licastro, responsabile del Laboratorio di Immunologia e immunogenetica del Dipartimento di Patologia sperimentale dell’Università di Bologna.

Licastro è autore della ricerca condotta in collaborazione con NGBGenetics (spin-off dell’Università di Ferrara) e con l’Istituto di Medicina genetica preventiva e personalizzata (Imgep) e l’Istituto di Medicina biologica (Imbio) di Milano, che ha portato al test ‘made in Italy’ dal costo di 750 euro. “E’ disponibile da circa 10 giorni per il pubblico, e lo abbiamo già eseguito su 20 persone”. L’Alzheimer, che nel 95% dei casi colpisce dopo i 65 anni, progredisce lentamente, ma la sua manifestazione clinica segna l’inizio della compromissione inesorabile di memoria e funzioni cognitive. “Si stima che la malattia abbia una lunga fase silente, di circa 10-15 anni – dice Licastro – dunque in questo periodo è utile cercare di individuare segni premonitori della malattia. Abbiamo condotto test genetici su 350 malati e su 300 controlli di 72-73 anni, in collaborazione con la Fondazione Don Gnocchi e il S.Raffaele di Milano, proprio per individuare varianti genetiche associate alla malattia, e potenzialmente in grado di predire il rischio di Alzheimer”.

“Sfruttando una combinazione di indagini genetiche, neurocognitive e radiologiche e
osservando i dati dei pazienti e di persone sane, abbiamo potuto individuare una combinazione di sette polimorfismi sui geni (sei in tutto) di varie molecole infiammatorie e di altre coinvolte nel metabolismo cerebrale, che aumentano il rischio della malattia. Un’informazione – assicura il ricercatore – che ci permette di inserire una persona con rischio elevato in un percorso di approfondimento diagnostico e preventivo mirato, grazie all’utilizzo di farmaci appropriati, cambiamenti dello stile di vita e di abitudini alimentari”.

Insomma, dopo il test una serie di visite, esami radiologici e test neurocognitivi diranno “quando e se iniziare terapie precoci per ridurre il più possibile un rischio genetico elevato”.

A chi si rivolge il test? “A persone sane dai 40 ai 65 anni – salute nel caso di un’aumentata predisposizione genetica alla malattia”. Il prelievo è semplice, e si può fare anche da soli, con un kit apposito. Grazie a una spatolina si ‘raccolgono’ le cellule di sfaldamento del cavo orale, poi il materiale si invia o si consegna al laboratorio NGBGenetics, che si occupa dell’analisi.

La refertazione viene inviata all’equipe di Licastro che valuta i risultati e indica il rischio di Alzheimer.

L’Imbio di Milano, infine, si occupa di comunicare il risultato. Se scoprire di avere un rischio aumentato può deprimere una persone, Licastro è convinto che la conoscenza favorisca una maggior consapevolezza verso comportamenti ‘sani’.

(Mal/Adnkronos Salute ) articolo pubblicato il 17/10/2006 15:30

Alzheimer: test genetico a 40 anni predice il rischio di ammalarsi

Milano, 17 ott. (Adnkronos Salute)



Ottobre 5, 2006 RASSEGNA STAMPA

L’assessore alla Salute Carla De Albertis ha aperto oggi, al Circolo della Stampa, un convegno sui risultati più recenti nel campo della ricerca sulla malattia di Alzheimer. In particolare, sono stati resi noti i risultati di un test genetico che servirà a prevenire la malattia e il decadimento cognitivo.

Lo studio è il frutto della collaborazione tra l’Università di Bologna, quella di Ferrara e l’Istituto di Medicina Genetica Preventiva e Personalizzata (IMGEP) di Milano.

L’assessore alla Salute Carla De Albertis ha offerto la piena disponibilità del Comune di Milano a sostenere questo prezioso lavoro: “Il neo costituito Assessorato alla Salute – ha spiegato – si pone come obiettivo la promozione della cultura della salute e della prevenzione, attraverso l’informazione e la sensibilizzazione sull’importanza delle sane abitudini e dei corretti stili di vita. Dobbiamo collaborare per combattere un’unica battaglia, che è quella della prevenzione; perché salute non significa soltanto assenza di malattia, ma benessere ed equilibrio psicofisico.

La prevenzione – ha proseguito l’assessore – è un investimento per il futuro con due obiettivi primari: il miglioramento della qualità della vita e l’abbattimento della spesa sanitaria. In un trend che vede l’aumento della popolazione anziana, l’assunzione di corretti stili di vita, sin dall’infanzia, è la via giusta per affrontare il problema.”

Il test genetico presentato oggi permette di individuare la predisposizione genetica a una malattia come l’Alzheimer che, una volta contratta, non dispone ancora di terapie in grado di combatterla. Il test, che non è né invasivo né doloroso e si rivolge esclusivamente a soggetti sani, è infatti in grado di assegnare un punteggio che quantifica il rischio individuale di sviluppare, con l’avanzare dell’età, il decadimento cognitivo. Ai soggetti con un profilo di rischio medio o alto, si potrà poi proporre un percorso di approfondimento diagnostico, con visite specialistiche, esami radiologici e di test neurocognitivi.

“Conoscere in anticipo il rischio individuale è un’informazione di vitale importanza – ha spiegato il prof. Federico Licastro, docente del Dipartimento di Patologia Sperimentale dell’Università di Bologna – perché permette di inserire il soggetto con rischio elevato in un percorso di approfondimento diagnostico e preventivo che può permettere di prevenire il decadimento cognitivo e la successiva manifestazione della malattia grazie all’utilizzo di farmaci appropriati, cambiamenti dello stile di vita e di abitudini alimentari”.

Fonte: Carla De Albertis – Salute 17/10/2006

Salute, Alzheimer. L’assessore De Albertis:
“Il Comune di Milano in prima linea per la prevenzione”



Ottobre 5, 2006 RASSEGNA STAMPA

Un test in grado di individuare le persone a rischio di Alzheimer, così da trattarle con farmaci o dieta ad hoc, e ritardare o addirittura prevenire l’insorgere della malattia.

Lo hanno messo a punto alcuni ricercatori del Dipartimento di patologia genetica dell’università’ degli Studi di Bologna, coordinati dal professor Federico Licastro. “Si tratta di un’analisi semplice e riproducibile, quindi altamente affidabile – spiegano dell’ateneo bolognese – che, diffusa anche attraverso un’opera di sensibilizzazione sui medici di famiglia, permetterebbe di riconoscere in anticipo, intorno ai 55 anni, i soggetti a rischio”. E poiché questa demenza senile, che colpisce circa 800mila italiani (per lo più donne), si manifesta in genere intorno ai 65 anni, “ritardando lo sviluppo della patologia anche solo di 10 anni il paziente si ritroverebbe colpito negli ultimi anni di vita”.

“Nei nostri studi – spiegano gli studiosi bolognesi – ci siamo accorti che chi presentava particolari profili genetici (polimorfismi) nei tratti di Dna codificanti per alcuni fattori coinvolti nei processi infiammatori (interleuchine 1 e 6 e alfa-1 antichimotripsina) era più a rischio di Alzheimer”. Da qui la messa a punto “di un test semplice come quello del colesterolo. Un’analisi innovativa – sottolineano gli esperti – per la quale abbiamo anche presentato la richiesta di brevetto”. E per far sì che il nuovo strumento di prevenzione passi più velocemente dal banco di laboratorio all’ambulatorio dello specialista, Licastro “ha chiesto l’attivazione di uno spin-off per la costituzione di una Srl che per i primi 3 anni rimarrebbe universitaria e che poi, se i risultati commerciali lo permetteranno, si renderebbe indipendente”.

Fonte: Italiasalute articolo pubblicato il 21/10/2006



Ottobre 1, 2006 Newsletter

CONFERENZA STAMPA

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Martedì 17 ottobre, ore 11.00 – Circolo della Stampa – “Sala Montanelli”
Corso Venezia 16, Milano

“UN TEST GENETICO PUO’ FERMARE
LA MALATTIA DI ALZHEIMER”

Conoscere il proprio rischio genetico è giocare d’anticipo sul decadimento cognitivo e sulla malattia di Alzheimer.

Il 19,5% degli italiani ha più di 65 anni e si stima che nel 2030 ci sarà 1 anziano ogni 3 giovani adulti. La longevità può rappresentare un’opportunità….ma come affrontare una malattia che oggi, in Italia, colpisce circa 600.000 persone con più di 65 anni e aumenta con l’innalzarsi dell’età?

“Conoscere in anticipo il rischio individuale a sviluppare la malattia di Alzheimer è un’informazione di vitale importanza perchè permette di inserire la persona con rischio elevato in un percorso di approfondimento diagnostico e neurocognitivo. Un progetto di educazione alla salute che, modificando gli stili di vita, le abitudini alimentari ed utilizzando farmaci appropriati può aiutare a giocare d’anticipo sul decadimento cognitivo e sulla manifestazione della malattia.”

Parola di esperti…

prof. Federico Licastro, Università di Bologna, Dipartimento di Patologia Sperimentale

dott. Flavio Garoia, Responsabile Ricerca e Sviluppo NGB Genetics srl, spin off dell’Università di Ferrara

dott. Damiano Galimberti, Presidente A.M.I.A. – Associazione Medici Italiani Anti-Aging

dott. Giuseppe Di Fede, Direttore Sanitario di IMBIO- Istituto di Medicina Biologica – Milano

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Moderatore: Paola Carassai, Presidente di ASSIE – Associazione Europea di Ipertermia e rappresentante IMGEP, personalmente impegnata nel promuovere ed incentivare percorsi di profilassi e prevenzione delle patologie degenerative.

Prevenire la malattia di Alzheimer e il decadimento cognitivo è un’opportunità che nasce dalla collaborazione tra la ricerca scientifica dell’Università di Bologna, lo spin off dell’Università di Ferrara e l’Istituto di Medicina Genetica Preventiva e Personalizzata (IMGEP) di Milano che ha reso possibile la realizzazione dei test genetici.

E’ gradita conferma della Vostra partecipazione



Agosto 1, 2006 Newsletter

Informazione e prevenzione per la salute dell’uomo: come risolvere le intolleranze alimentari

Venerdì 22 settembre 2006
ore 15:00 – 19:00 Palazzo Turati – via Meravigli, 9/b – Milano

L’occasione vedrà illustri esperti e specialisti discorrere con il pubblico di come rinforzare il proprio sistema immunitario per prevenire la formazione delle intolleranze, attraverso un’alimentazione sana; di quali sono oggi i metodi diagnostici, personalizzati e non invasivi, per riconoscerle e cosa fare per affrontarle e risolverle, ottenendo un aumento del benessere psicofisico.

PARTECIPERANNO

Giuseppe Di Fede
Direttore Sanitario dell’Istituto di Medicina Biologica e
Direttore Sanitario dell’Istituto di Medicina Genetica Preventiva Personalizzata srl

Manuela Baldi
Naturopata. Specializzata in Psico Neuro Endocrino Immunologia

Roberto Marrocchesi
Consulente e docente di macrobiotica e di Feng Shui. Nutrizionista

Attilio Speciani
Medico, specialista in allergologia, immunologia clinica. Agopuntore. Profondo conoscitore della medicina naturale e della nutrizione applicata. Membro del Comitato tecnico scientifico di medicina complementare della Regione Lombardia

Flavio Gazzola
Medico, specialista in Neurologia, EVAN, check-up bioelettronici, iridologia, visologia, medicina naturale, omeopatia, fitoterapia, vitalizzazione cellulare

Luciano Pecchiai
Primario Patologo Emerito dell’Ospedale dei Bambini “Vittore Buzzi” di Milano, esperto di alimentazione e medicina naturale, direttore del Centro di Eubiotica Umana di Milano LA

PROGRAMMA

Ore 14.30:
Registrazione

Ore 15.00:
Visologia (diagnosi e terapia attraverso il viso) e test bioelettronici nella diagnosi e
trattamento di intolleranze e allergie alimentari

Flavio Gazzola, Medico, specialista in Neurologia, EVAN, check-up bioelettronici,
iridologia, visologia, medicina naturale, omeopatia, fitoterapia, vitalizzazione cellulare

Ore 15.20:
Sistema Alcat-test innovativo per le analisi delle intolleranze
Giuseppe Di Fede, Direttore Sanitario dell’Istituto di Medicina Biologica e
Direttore Sanitario di Istituto di Medicina Genetica Preventiva Personalizzata srl
Manuela Baldi, Naturopata. Specializzata in Psico Neuro Endocrino Immunologia

Ore 16.00:
Rinfresco

Ore 16.30:
Nessun cibo è colpevole: guarire le intolleranze mangiando
Attilio Speciani, Medico, specialista in allergologia, immunologia clinica. Agopuntore.
Profondo conoscitore della medicina naturale e della nutrizione applicata. Membro del
Comitato tecnico scientifico di medicina complementare della Regione Lombardia

Ore 16.50:
Insorgenza delle intolleranze alimentari. Come risolverle
Luciano Pecchiai, Primario Patologo Emerito dell’Ospedale dei Bambini “Vittore Buzzi” di
Milano. Esperto di alimentazione e medicina naturale, direttore del Centro di Eubiotica
Umana di Milano

Ore 17.10: (Presenza non ancora confermata)
Sergio Chiesa, Esperto di nutrizione e in particolare del Metodo Kousmine.
Fondatore e presidente dell’associazione CiboèSalute. Cofondatore dell’Associazione
Amik per la preparazione dei medici al Metodo kousmine

Ore 17.30:
Dibattito con il pubblico

Ore 18.30:
Chiusura dei lavori



Giugno 1, 2006 Newsletter

Perdere peso, prevenire malattie, vivere più a lungo e meglio. Sono le promesse della nutrigenomica. Ora con tanto di test genetico personalizzato.Nel variegato panorama delle diete si affaccia una nuova tendenza, destinata a rivoluzionare i programmi alimentari “standardizzati”: la “dieta del Dna”. Il settore di ricerca è nutrigenomica, che studia le relazioni tra alimentazione e metabolismo, per realizzare un regime nutrizionale personalizzato, tarato sul corredo genetico di ogni persona. In più, esplora la suscettibilità dell’organismo di sviluppare malattie multifattoriali, come quelle cardiovascolari, l’aterosclerosi, il diabete o le neoplasie, determinate dall’interazione genetica-ambientale.

La ricerca scientifica
La nutrigenomica, insieme a proteomica e farmacogenomica, è uno dei campi d’applicazione dei risultati scaturiti dal Progetto genoma umano. Il 99,9 per cento del Dna è uguale per tutti gli uomini. La restante porzione presenta minuscole variazioni, gli Snp (Single nucleotide polymorphism), le “impronte digitali” della doppia elica, che rendono diversi nell’aspetto esteriore e nella risposta all’ambiente, ai trattamenti farmacologici e agli alimenti. Ciò spiega, ad esempio, perché c’è chi mangia in abbondanza cibi ricchi di lipidi senza mettere su un filo di grasso, e chi invece non può nemmeno immaginarli che ingrassa. Oppure, la ragione per cui chi assume alimenti ricchi di grassi non sempre sviluppa malattie cardiache. Dai geni, infatti, dipende la velocità e l’efficienza del metabolismo. Alcuni, però, non servono a metabolizzare direttamente i nutrienti, ma vengono regolati da questi e sono legati all’esordio, o al grado di severità, di una patologia. “L’espressione genetica può avere effetti positivi o non corretti, a seconda di fattori influenzanti, come alimentazione, ambiente (inquinamento, radiazioni solari, fumo, ecc), psiche e predisposizioni personali. Qui entra in gioco la nutrigenomica, disciplina che fa luce su queste interconnessioni e consente di creare un profilo alimentare personalizzato, che ottimizza le risorse e migliora la qualità della vita”, sostiene Giuseppe Di Fede, medico chirurgo e direttore dell’Istituto di Medicina Biologica di Milano, e dell’Istituto di Medicina Genetica Preventiva Personalizzata.
Senza dimenticare i “fondamenti” di una sana alimentazione.
Scoprirsi geneticamente protetti dall’effetto dei grassi, ad esempio, non deve incoraggiare a fare il pieno di burro, maionese, fritto, hamburger…

Alla base: il poliformismo genetico
Il genoma umano è rappresentato da numerose molecole, “pezzettini” di DNA presenti in ogni singola cellula. Il DNA, a sua volta, è strutturato in singoli geni, che codificano l’informazione per la sintesi di sequenze di aminoacidi, i costituenti delle proteine, indispensabili allo svolgimento della vita. I geni, quindi, sono i garanti del funzionamento metabolico e i principali responsabili delle risposte all’ambiente. Cosa accade quando il meccanismo s’inceppa? Perché il gene “operaio”, per usare una metafora, incrocia le braccia e si rifiuta di lavorare? La ragione va ricercata nel polimorfismo, ossia la possibilità di un gene di esistere in molteplici forme ed esprimersi in maniera diversa per ogni individuo. “In alcuni individui, l’attività dei geni e di conseguenza delle proteine prodotte è normale, in altri con particolari polimorfismi può condizionare modifiche del metabolismo e di conseguenza avere delle condizioni fisiologiche che possono portare all’esordio di una malattia. Ad esempio, se il benzopirene, sostanza tossica contenuta nel fumo, non è neutralizzato dall’eliminazione ordinata dal gene preposto, si accumula nell’organismo e diventa cancerogeno”, afferma Di Fede.

Il test genetico personalizzato
L’approccio è in funzione della “prevenzione personalizzata”, che aiuta a proteggersi da malattie causate dall’ambiente e dagli effetti collaterali di farmaci, cibi, integratori alimentari non idonei al proprio metabolismo.
Finalità
Indica se il tenore di vita è compatibile con le capacità genetiche della persona e, attraverso la prescrizione, consente di modificare l’attività dei geni, facendo in modo che lavorino a suo vantaggio.

  • Salute: Individua gli organi predisposti alle malattie, i fattori di rischio e i metodi per fronteggiarle. Permette di identificare tipi di medicine (antibiotici, antinfiammatori, ecc) nutrienti e integratori alimentari (vitamine, minerali, oligoelementi) più adatti all’organismo e in grado di rallentare l’invecchiamento biologico, migliorando la resistenza alle patologie nelle diverse età.

  • Benessere: Selezionando gli alimenti compatibili e non con l’attività dei geni, consente di controllare il peso con efficacia e sicurezza, e ottimizzare le prestazioni del fisico, comprese quelle sportive.

In cosa consiste
Si tratta di un piccolo prelievo di sangue dal polpastrello, seguito dalla compilazione di un questionario con dati personali, predisposizioni a malattie e abitudini di vita. Il risultato si ha nell’arco di un mese.
A chi è indicato
A soggetti con familiarità a malattie cardiovascolari, diabete, neoplasie, o degenerative, come Alzheimer, Parkinson, sclerosi multipla, oppure a persone che intendono migliorare la qualità della vita.
Quando farlo
Il test è indicato per tutti, donne e uomini, dai 18 anni in su, e si effettua una sola una volta nella vita, a differenza delle comuni rilevazioni biochimiche.

Le aree studiate
Attraverso 22 analisi genetiche che indagano il gene, la sua mutazione e polimorfismo, si esplora la predisposizione alle malattie e la capacità di fronteggiarle dell’organismo.

  • Biotrasformazione: tolleranza ad alimenti, alcool, tabacco, fumo, farmaci, associazione tra componenti nutritivi, reazioni secondarie ai farmaci.

  • Capacità di disintossicazione da sostanze tossiche o non compatibili.

  • Rischio cardiovascolare: tipo di metabolismo lipidico (colesterolo) che influisce su cuore, circolazione, ictus, ecc.

  • Sistema Angiotensina-Renina: pressione arteriosa, attività renale, predisposizione e danni creati ad arterie e vene.

  • Metabolismo dell’omocisteina: capacità da parte del colesterolo e dei grassi di occludere le arterie, predisponendo a malattie come l’arteriosclerosi.

  • Osteoporosi: riassorbimento osseo e malattie correlate (ad esempio, parodontopatie e osteoporosi precoce)

  • Interleuchina: proteine attive del sistema immunitario, anticorpi contro virus, batteri, cellule cancerose e nelle malattie di origine reumatica.

  • Markers addizionali: parametri relativi al metabolismo del calcio o alla capacità delle arterie di dilatarsi o restringersi.

  • Scelta di antiossidanti mirati e personalizzati.

  • Linee guida alimentari: micronutrizione personalizzata, associazione, esclusione o integrazione specifica degli alimenti.


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