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L’interleuchina (IL) -6, una citochina con ridondanza e attività pleiotropica, contribuisce alla difesa dell’ospite contro lo stress ambientale acuto, mentre è stato dimostrato che la produzione di IL-6 persistente e disregolata gioca un ruolo patologico in varie malattie infiammatorie autoimmuni e croniche.

Quando l’IL-6 viene sintetizzato in modo transitorio, partecipa prontamente alla difesa dell’ospite contro lo stress ambientale come infezioni e lesioni e allo stesso tempo fornisce un segnale “SOS” (avvertimento) innescando un ampio spettro di eventi biologici. Una volta che la fonte di stress viene rimossa dall’ospite, l’attivazione mediata da IL-6 della cascata di trasduzione del segnale viene interrotta da sistemi di regolazione negativa in combinazione con la normalizzazione dei livelli sierici di IL-6 e PCR.

TUTTAVIA, LA PRODUZIONE PERSISTENTE DI IL-6 DISREGOLATA È STATA IMPLICATA NELLO SVILUPPO DI VARIE MALATTIE INFIAMMATORIE CRONICHE AUTOIMMUNI E PERSINO TUMORI.

Sembra che la continua e persistente produzione di IL-6, sovra regolata ma comunque sub-clinica, sia dovuta in parte allo stato di stress persistente a cui viene costantemente sottoposto l’organismo, dovuto a fattori concomitanti, come: stress emotivo, ambientale, alimentare, da xenobiotici, e infezioni da vari parassiti (batteri, virus, protozoi).

Tutto ciò induce una up-regolazione di citochine infiammatorie ed antinfiammatorie (come IL-10) che tendono all’omeostasi, evitando per questo una risposta violenta da parte del sistema immunitario e quindi un danno d’organo che può risultare fatale.

In questo scenario “disregolato”, si evince come il sistema immunitario adattativo risulti disregolato e “anergico”, con un iperattivazione leucocitaria, rappresentata in particolar modo dai neutrofili, perpetrando in un “loop” a feed-back positivo: l’infiammazione silente.

IL-6 tempesta citochimica interleuchine sistema immunitario tumori Covid-19

IL-6 è una citochina con attività pleiotropica; induce la sintesi di proteine della fase acuta come PCR, siero amiloide A, fibrinogeno ed epcidina negli epatociti, mentre inibisce la produzione di albumina. IL-6 svolge anche un ruolo importante sulla risposta immunitaria acquisita stimolando la produzione di anticorpi e lo sviluppo delle cellule T effettrici. Inoltre, IL-6 può promuovere la differenziazione o la proliferazione di diverse cellule non immunitarie. A causa dell’attività pleiotropica, la produzione continua disregolata di IL-6 porta all’insorgenza o allo sviluppo di varie malattie.

Che legame c’è tra la CRS (Sindrome di rilascio citochinico) la risposta infiammatoria sistemica e il Covid-19 

La CRS (Sindrome di rilascio citochinico) è una risposta infiammatoria sistemica che può essere causata da infezioni, alcuni farmaci e altri fattori, caratterizzata da un forte aumento del livello di un gran numero di citochine pro-infiammatorie.

La CRS è più comune nelle patologie legate a infezioni virali. SARS-CoV-2 si lega alle cellule epiteliali alveolari. Il virus quindi attiva il sistema immunitario innato e adattativo, provocando il rilascio di un gran numero di citochine, inclusa IL-6. Inoltre, la permeabilità vascolare è aumentata da questi fattori pro-infiammatori, con il risultato che una grande quantità di liquidi e cellule del sangue entrano negli alveoli, con conseguente dispnea e persino insufficienza respiratoria.

Dati emergenti suggeriscono che molti pazienti infetti da COVID-19 possono morire a causa di una risposta eccessiva del loro sistema immunitario, caratterizzato dal rilascio anormale di citochine circolanti, chiamata sindrome da rilascio di citochine (CRS).

La CRS gioca un ruolo importante nel deterioramento dei pazienti COVID-19, dalla polmonite alla sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS), che si accumula nell’infiammazione sistemica e, in ultima analisi, nell’insufficienza d’organo multi sistemica. Questo fenomeno di una pletora di citochine che scatenano il caos in tutto il corpo viene spesso definito in modo vivido “tempesta di citochine”.

Molte citochine prendono parte alla “tempesta di citochine” nei pazienti COVID-19, tra cui IL-6, IL-1, IL-2, IL-10, TNF-α e IFN-γ; tuttavia, un ruolo cruciale sembra essere svolto dall’IL-6, i cui livelli aumentati nel siero sono stati correlati con insufficienza respiratoria, ARDS e esiti clinici avversi.

IL-6 ha proprietà pro-infiammatorie significative e funziona attraverso due principali vie di segnalazione: cis o trans. L’attivazione di questa cascata di segnali porta a effetti pleiotropici sul sistema immunitario acquisito (cellule B e T) e sul sistema immunitario innato (neutrofili, macrofagi e cellule natural killer) che possono contribuire alla CRS. Ciò aggrava gravemente la “tempesta di citochine” attraverso la secrezione del fattore di crescita endoteliale vascolare (VEGF), la proteina chemio attrattiva dei monociti-1 (MCP-1), IL-8 e ulteriore IL-6, nonché una ridotta espressione di E-caderina sull’endotelio cellule.

La secrezione di VEGF e la riduzione dell’espressione di E-caderina contribuiscono alla permeabilità e alle perdite vascolari che partecipano alla fisiopatologia dell’ipotensione e della disfunzione polmonare nell’ARDS.

Precedenti studi hanno dimostrato l’efficacia degli antagonisti dell’”IL-6-IL-6R” per il trattamento della CRS e della linfoistiocitosi emofagocitica secondaria (sHLH), entrambi caratterizzati dalla sovraregolazione delle citochine sieriche. Ciò suggerisce un ruolo cruciale per IL-6 nella fisiopatologia delle sindromi iperinfiammatorie guidate dalle citochine e classifica l’IL-6 come potenziale bersaglio per la terapia mirata COVID-19. Sono infatti in corso antagonisti di IL-6 e IL-6R per studi clinici per la gestione di pazienti COVID-19 con gravi complicanze respiratorie.

Tutte queste evidenze evidenziano l’importanza della “tempesta di citochine” e in particolare dell’IL-6 e delle sue vie di segnalazione a valle nella malattia COVID-19. Una rilevazione e un monitoraggio accurati di tutte queste componenti sono fondamentali per una migliore comprensione della progressione della malattia e per valutare la miglior risposta terapeutica.

L’immunopatologia di Covid-19 

 

Immunopatologia Covid-19

I modelli immunitari di COVID-19 includono linfopenia, attivazione e disfunzione dei linfociti, anomalie di granulociti e monociti, aumento della produzione di citochine e aumento degli anticorpi.

La linfopenia è una caratteristica chiave dei pazienti con COVID-19, specialmente nei casi gravi. CD69, CD38 e CD44 sono altamente espressi sulle cellule T CD4 + e CD8 + dei pazienti e le cellule T virus-specifiche dei casi gravi mostrano un fenotipo di memoria centrale con alti livelli di IFN-γ, TNF-α e IL-2.

Tuttavia, i linfociti mostrano un fenotipo di esaurimento con sovraregolazione della proteina 1 di morte cellulare programmata (PD1), dominio dell’immunoglobulina delle cellule T e dominio della mucina-3 (TIM3) e del membro 1 della sottofamiglia C del recettore simile alla lectina delle cellule killer (NKG2A). I livelli di neutrofili sono significativamente più alti nei pazienti gravi, mentre la percentuale di eosinofili, basofili e monociti è ridotta.

L’aumento della produzione di citochine, in particolare di IL-1β, IL-6 e IL-10, è un’altra caratteristica chiave del COVID-19 grave. Anche i livelli di IgG sono aumentati e c’è un titolo più alto di anticorpi totali.

Potenziali meccanismi di immunopatologia indotta da SARS-CoV-2

Potenziali meccanismi di immunopatologia indotta da SARS-CoV-2
a I potenziali meccanismi di deplezione ed esaurimento dei linfociti. (1) L’espressione del recettore ACE2 sui linfociti, in particolare sui linfociti T, promuove l’ingresso di SARS-CoV-2 nei linfociti. (2) Un aumento concomitante dei livelli di citochine infiammatorie promuove l’esaurimento e l’esaurimento delle cellule T. (3) SARS-CoV-2 danneggia direttamente gli organi linfatici, inclusi milza e linfonodi, inducendo linfopenia. (4) L’aumento dei livelli di acido lattico inibisce la proliferazione e la disfunzione dei linfociti. b La linfopenia può portare a infezioni microbiche, favorendo ulteriormente l’attivazione e il reclutamento di neutrofili nel sangue. c I potenziali meccanismi di induzione della tempesta di citochine. (1) Le cellule T CD4 + possono essere attivate rapidamente in cellule Th1 che secernono GM-CSF, inducendo ulteriormente i monociti CD14 + CD16 + con alti livelli di IL-6. (2) Un aumento della sottopopolazione di monociti CD14 + IL-1β + promuove una maggiore produzione di IL-1β. (3) Le cellule Th17 producono IL-17 per reclutare ulteriormente monociti, macrofagi e neutrofili e stimolare altre cascate di citochine, come IL-1β e IL-6 tra le altre. d Un anticorpo monoclonale neutralizzante mirato al virus può favorire l’ingresso del virus nelle cellule attraverso la regione Fc dell’anticorpo legato al recettore Fc (FcR) sulle cellule; questo è correlato alla progressione della malattia e agli scarsi risultati dei pazienti con COVID- 19.

 

In uno studio pubblicato su Signal Transduction and Target Therapy sono stati arruolati trentasei casi adulti con COVID-19 grave e con prognosi critica in cui sono state valutate diverse citochine tra cui IL-2, IL-4, IL-6, IL-10, TNF-α e IFN-γ; si è visto che erano notevolmente aumentati, specialmente IL-6 e IL-10. Inoltre, le percentuali di pazienti con sovraregolazione di IL-6 e IL-10 erano rispettivamente del 97,0% e del 100,0%, che erano significativamente più alti di quelli dei pazienti con quadro clinico migliore. Inoltre, i livelli di IL-6 e IL-10 nei pazienti COVID-19 critici erano significativamente più alti rispetto a quello nei pazienti COVID-19 gravi. Questi risultati dimostrano che il livello di citochine era elevato nei pazienti COVID-19 gravi e critici, in particolare IL-6 e IL-10 erano enormemente aumentati.

Per valutare ulteriormente la correlazione tra questi parametri immunitari e la prognosi clinica, sono state analizzate le sopravvivenze complessive in pazienti con livelli alti e bassi di sottopopolazioni linfocitarie e citochine. E’ stato scoperto che i pazienti con livelli elevati di linfociti totali, T totale, CD4 + T, CD8 + T e cellule NK avevano una buona sopravvivenza. Inoltre, i pazienti con alti livelli di IL-6 e IL-10 avevano una scarsa sopravvivenza globale. Tra questi pazienti COVID-19, le percentuali di pazienti con alti livelli di linfociti, inclusi linfociti totali, T totale, CD4 + T, CD8 + T e cellule NK, erano ovviamente più alte in tutti i sopravvissuti rispetto a quella nei non sopravvissuti, e c’era un risultato opposto per le cellule B. Nel frattempo, i pazienti con bassi livelli di IL-6 e IL-10 erano fondamentalmente vivi.

Attraverso la tomografia computerizzata (TC) di un paziente durante il recupero, l’infiammazione è stata notevolmente ridotta, accompagnata dall’aumento dei livelli di ciascuna sottopopolazione di linfociti. Inoltre, un non sopravvissuto ha presentato una grave infiammazione mediante immagine Tomografica con grave produzione di IL-6 e IL-10; tuttavia, in un altro sopravvissuto, i livelli di IL-6 e IL-10 erano significativamente ridotti con un’infiammazione relativamente lieve mediante immagine Tomografica.

Pertanto, le caratteristiche immunitarie sono strettamente associate alla progressione della malattia, che potrebbe essere utilizzata come potenziale biomarcatore per la prognosi dei pazienti COVID-19 gravi e critici.

In questo studio, i pazienti COVID-19 gravi e critici mostrano linfopenia e alti livelli di citochine, in particolare le cellule T alterate, e un aumento di IL-6 o IL-10, che sono serviti come potenziali biomarcatori per la progressione della malattia. Altri studi hanno anche riportato che la carenza o l’incapacità dei linfociti nei pazienti COVID-19 ha promosso la progressione della malattia, e la maggior parte dei casi gravi ha presentato livelli elevati di biomarcatori correlati all’infezione e citochine infiammatorie.

La produzione di un gran numero di citochine infiammatorie è definita come tempesta di citochine, che porta alla disfunzione di più organi. Il nostro studio attuale ha anche spiegato lo stretto legame tra il livello di citochine e l’insufficienza d’organo. Pertanto, secondo gli speciali profili immunitari verificatisi nei pazienti COVID-19 gravi e critici, il potenziamento dei linfociti e l’inibizione dell’infiammazione sono le strategie promettenti per il trattamento di questi pazienti COVID-19.

Uno studio su 452 pazienti infetti da SARS-CoV-2 ha anche riportato che l’aumento dei livelli di IL-6 era più marcato, con sintomi più gravi. Questi livelli sono stati più alti di quelli osservati nei pazienti con SARS-CoV o MERS. È stato inoltre riscontrato che i livelli di IL-6 erano notevolmente più alti nei pazienti deceduti a causa di COVID-19 rispetto a quelli guariti. L’attivazione di IL- 1β da parte di SARS-CoV-2 a sua volta attiva IL-6 e TNF-α. È stato anche dimostrato che un’elevata espressione di IL-6 in pazienti con COVID-19 può accelerare il processo infiammatorio, contribuendo alla tempesta di citochine e peggiorando la prognosi. La tempesta di citochine, inclusi livelli elevati di IL-6, è stata anche associata a danno cardiaco in questi pazienti.

ImbioLab effettua da anni il dosaggio salivare delle citochine

IMBIOLab da anni effettua il dosaggio salivare delle citochine, in particolare: IL-6, IL-1 BETA, TNF- alfa e IL-10, direttamente implicate nel fenomeno noto come “Tempesta di Citochine”, che delinea un quadro clinico di estrema gravità prognostica nei pazienti affetti da Sars-CoV-2.

I valori ottimali di queste citochine sono di estrema importanza nella giusta risposta immunitaria in caso di infezione da virus.

Dal momento che la corretta risposta immunitaria verso un agente patogeno è determinata principalmente dallo stato di salute dell’individuo, è chiaro che il controllo periodico dello stato infiammatorio risulta determinante nella corretta risposta immunitaria.

Il dosaggio citochinico effettuato da IMBIOLab è su TAMPONE SALIVARE, quindi non invasivo e di facile prelievo.

Dott. Mauro Mantovani 

Responsabile Ricerca e Sviluppo IMBIO
Direttore Scientifico IMBIO Academy

Riferimenti:  Interleuchine, Citochine, IL-6, Covid-19
Redattore: Dott. Mauro Mantovani

Fonti:

–  COVID-19: immunopathogenesis and Immunotherapeutics, Nature 2020, Yang. et al
–  Immune characteristics of severe and critical COVID-19 patients, Signal Transd. Ther. 2020, Li Yang. et al.
–  IL-6: Relevance for immunopathology of SARS-CoV-2, Cytochine Growth Factors Rev. 2020, E O Gubernatorova et al.
–  Dysregulation of immune response in patients with COVID-19 in Wuhan, China. Clin. Infect. Dis. 2020 Qin C. et. al.

 

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Settembre 17, 2020 Uncategorized

Test sierologico e tampone: come funzionano i test per diagnosticare l’infezione da Coronavirus?

Per verificare la presenza del virus COVID-19 in un soggetto esiste un solo modo: effettuare un tampone.
Il tampone oro-faringeo permette infatti, tramite un’ analisi delle mucose oro-faringee, di dichiarare se nell’ organismo di chi effettua il test se il virus è presente al momento del prelievo, oppure no.

Il tampone va quindi a misurare e quantificare in modo diretto la presenza dell’ agente patogeno. Questo ci permette quindi di determinare se in dato momento il soggetto sottoposto al test risulta essere portatore del virus e quindi contagioso.

Ma allora qual’è la differenza fra un tampone ed un test sierologico?

Il test sierologico, effettuato su siero, non è in grado di definire se un soggetto sia contagioso o meno, ma ci dà informazioni su un possibile contatto con il virus da parte della persona che effettua l’esame.

Il test sierologico per Covid-19 va a misurare due tipologie di anticorpi: IgG e IgM, che vengono prodotti in un organismo in seguito ad un contatto con un virus. Il test quindi non verifica direttamente la presenza del virus, ma va a cercare le “tracce” che il COVID-19 lascia nel sangue, senza poter però chiarire con certezza se l’agente patogeno sia ancora presente o meno al momento del prelievo.

Contatta la nostra segreteria per richiedere il test sierologico e il tampone


Che differenze ci sono fra le IgG e le IgM?

Le immunoglobuline M (IgM) sono gli anticorpi che vengono prodotti nella prima fase dell’ infezione da COVID-19, se quest’ ultime sono presenti la possibilità che il soggetto sia contagioso sono alte.

Al contrario le immunoglobuline G (IgG) sono più tardive e persistono nell’ organismo anche dopo che il virus viene debellato.

Un soggetto il cui test sierologico evidenzia solo la presenza di IgG potrebbe essere contagioso ma potrebbe anche non esserlo. Per definire ciò, come spiegato in precedenza occorre effettuare un tampone. È però doveroso sottolineare che questi anticorpi vengono prodotti dopo un “periodo finestra” che può durare fino a 7/10 giorni, un test sierologico negativo non esclude quindi la presenza effettiva del virus al momento del prelievo.

Domande frequenti

Il mio test sierologico ha evidenziato la presenza di IgG e IgM (o solo una delle due), sono contagioso?

Non è possibile rispondere a questa domanda, per saperlo bisogna effettuare un tampone.

Il mio test sierologico è negativo, quindi sicuramente non ho il COVID-19?

Non è possibile rispondere a questa domanda, esiste la possibilità che il virus sia presente nell’ organismo ma il soggetto non abbia ancora iniziato la produzione di anticorpi, per saperlo bisogna effettuare un tampone.

Il mio tampone è negativo ma il test sierologico è positivo, sono contagioso?

No. In questo caso il virus non è più presente nell’ organismo, rimangono solo gli anticorpi prodotti contro di esso ma non si è più contagiosi.

I test sono affidabili al 100% ?

Il test sierologico è molto affidabile, essendo effettuato su siero, se gli anticorpi sono presenti nel sangue verranno sicuramente rilevati. Per quanto riguarda il tampone purtroppo il rischio di imbattersi in un falso negativo è piuttosto alto, è un test strettamente dipendente dalla bravura dell’ operatore che quando effettua il tampone deve raggiungere i punti giusti.

 

Dove posso effettuare il test sierologico o il tampone?

L’analisi può essere eseguita presso il nostro centro medico o presso il nostro Laboratorio e punto prelievi di Milano. In alternativa, sempre nella città di Milano, è possibile richiedere il prelievo a domicilio.

Centro medico

Via G. Gallina, 10 – 20129 Milano
Tel. 02.58300445
info@imbio.it

Laboratorio e Punto prelievi

Via Sidoli, 1 – 20129 Milano
Tel. 02.58300376
segreteria@imgep.com

ATTENZIONE: a causa dell’elevato numero di richieste i nostri centralini sono spesso occupati.
Lasciate un messaggio su whatsapp direttamente sul nostro cellulare +39 366 352 9609 e verrete ricontattati appena possibile.


Tempi, modalità e consegna dei referti 

I test diagnostici per la conferma dell’infezione da COVID-19 in Lombardia sono oggi eseguiti in diversi Laboratori pubblici o privati, comunque accreditati, autorizzati e coordinati dalla Direzione Welfare regionale.

La refertazione del test sierologico avviene generalmente entro 48 ore mentre la refertazione del tampone avviene generalmente entro 72 ore.

La consegna del referto avviene esclusivamente online tramite il nostro portale dedicato.

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Riferimenti:  Covid, Sistema immunitario, Tampone, Test sierologico, Coronavirus
Redattore: Dott. Stefano Frigerio


Controllare l’infiammazione per prevenire le infezioni virali

L’infiammazione è da tempo riconosciuta come la mamma di quasi tutte le patologie.
Cosa si intende dire con questa affermazione? Le ricerche che da anni si sono focalizzate sui meccanismi che governano e regolano l’infiammazione, hanno messo in evidenza che diverse malattie nascono da infiammazioni croniche non riconosciute o asintomatiche e chiunque può esserne affetto, ma non accorgersene.

Molti sono gli esempi di malattie che nascono da uno stato infiammatorio:

  • il diabete tipo 2 
  • le patologie del cuore e delle arterie
  • l’invecchiamento della cute
  • la degenerazione delle cellule del sistema nervoso che portano alla demenza e al decadimento cognitivo
  • l’obesità
  • le infiammazioni articolari
  • le broncopneumopatie
  • le coliti e le sindromi gastro intestinali

e molte altre ancora.

È possibile riconoscere in tempo un’infiammazione senza avere sintomi?

Da alcuni anni è possibile ricorrere allo studio delle interleuchine infiammatorie, prodotte da geni infiammatori specifici, in grado di scatenare reazioni flogistiche polidistrettuali.

Le interleuchine sono speciali proteine prodotte da stimoli esterni come infezioni, traumi, agenti patogeni. Alcuni soggetti sono predisposti geneticamente a produrre queste interleuchine in grado di agire su alcune parti dell’organismo, creando vere e proprie alterazioni della zona o delle zone colpite, in base ad una predisposizione costituzionale o ereditata.

Come affondare la stagione e prevenire infezioni virali

Quindi se siamo infiammati siamo più esposti alle infezioni stagionali. Affrontiamo la stagione che è alle porte controllando il livello di infiammazione, analizzando le interleuchine infiammatorie attraverso la raccolta dalla saliva. Le metodiche di laboratorio di alto livello, ci permettono di controllare in modo preciso lo stato di salute e benessere e/o di patologia non evidente.

Come tutti i sistemi di analisi, ci vuole sempre l’interpretazione da parte del professionista, che valuterà il profilo di rischio infiammatorio, se presente, e le relative misure terapeutiche o preventive da mettere in atto.

  • Tra le possibili terapie per controllare o ridurre l’infiammazione silente, in primo piano c’è sempre l’alimentazione, che dovrà favorire alimenti di stagione, a basso indice glicemico, e antiossidante, con una buona fonte di proteine (animali e vegetali) e grassi preferibilmente di origine vegetale.
  • Assumere prodotti nutrizionali o immunostimolanti su indicazione del medico specialista, in grado di stimolare la produzione di cellule immunocompetenti e protettive.
  • Tra le terapie un po’ invasive, le infusioni di antiossidanti (flebo) come la vitamina C, n-acetil-cisteina,acido lipoico, glutatione (per citarne alcuni) e, l’ozonoterapia.

Queste terapie sono da preferire e da iniziare in modo preventivo, per consentire al sistema immunitario di affrontare la stagione autunnale e invernale nel miglio modo possibile, riducendo i fattori di rischio che possono mettere e dura prova gli anticorpi favorendo in questo modo infezioni virali.

Rinforzare il sistema immunitario per affrontare la stagione in arrivo

Possiamo quindi affermare che gli effetti benefici della prevenzione sono molteplici:

  • Modula lo stato infiammatorio, riducendo la potenzialità nociva
  • Aumenta la capacità antibatterica
  • Aumenta la capacità antivirale

Buona prevenzione a tutti!

Contatta subito il nostro centro medico per scoprire le terapie per rinforzare il sistema immunitario

 

Prof. Giuseppe Di Fede

Direttore sanitario
Medico chirurgo specialista in nutrizione e dietetica clinica e medicina genetica preventiva

Riferimenti:  Covid, Sistema immunitario, Infiammazione, Prevenzione, Medicina preventiva, Interleuchine
Redattore: Prof. Giuseppe di Fede


Marzo 24, 2020 ArticoloStudiTerapie

La vitamina C è un importantissimo antiossidante per il corretto funzionamento del nostro sistema immunitario

La vitamina C (ascorbato, acido ascorbico) è un importante antiossidante solubile in acqua che aumenta anche la produzione di collagene extracellulare ed è importante per il corretto funzionamento delle cellule immunitarie.

La vitamina C ha molti benefici ed è nota per la sua capacità di agire come agente antiossidante. Forse non tutti sanno che la vitamina C svolge anche ruoli chiave nella sintesi della L-carnitina, nel metabolismo del colesterolo, nell’attività del citocromo P-450 (importante gruppo di enzimi disintossicanti del fegato) e nella sintesi dei neurotrasmettitori.

La vitamina C è un nutriente essenziale che il nostro organismo non può sintetizzare. Per questa ragione deve essere introdotto dalla dieta, da integratori o tramite infusione per via endovenosa.

La vitamina C per via endovenosa: il protocollo di infusione

Il protocollo di infusione per via endovenosa di vitamina C (IVC) prevede la lenta somministrazione di vitamina C a dosi dell’ordine di 0,1 – 1,0 grammi di ascorbato per chilogrammo di massa corporea.

Sebbene l’IVC possa avere una varietà di possibili applicazioni, tra le quali:

  • la lotta alle infezioni
  • il trattamento dell’artrite reumatoide
  • potenziale utilizzo in campi della medicina di prevenzione oltre che in terapia

L’utilizzo di vitamina C in ambito oncologico

La vitamina C fu suggerita per la prima volta come strumento per la cura del cancro negli anni ’50: il suo ruolo nella produzione e protezione del collagene portò gli scienziati a ipotizzare che il rifornimento di ascorbato avrebbe protetto i tessuti normali dall’invasività e dalle metastasi del tumore.

Inoltre, poiché i malati di cancro sono spesso impoveriti di vitamina C, il rifornimento può migliorare la funzione del sistema immunitario e migliorare la salute e il benessere dei pazienti. La maggior parte delle ricerche da quel momento in poi si è concentrata sull’ascorbato endovenoso.

I razionali per l’uso delle infusioni di ascorbato endovenoso (IVC) per il trattamento di molte patologie, che sono discussi in dettaglio di seguito, possono essere riassunti come segue:

  • Le concentrazioni plasmatiche di ascorbato nell’intervallo millimolare possono essere raggiunte in sicurezza con le infusioni di IVC
  • A concentrazioni millimolari, l’ascorbato è particolarmente benefico per le cellule che necessitano di concentrazioni elevate (anticorpi) e per il collagene che forma le articolazioni
  • Gli studi clinici di fase I indicano che l’IVC può essere somministrato in modo sicuro con relativamente pochi effetti collaterali

Perché scegliere la flebo di vitamina C al posto degli integratori orali?

La vitamina C è solubile in acqua ed è limitata nel modo in cui può essere assorbita se somministrata per via orale. Mentre l’ascorbato tende ad accumularsi nelle ghiandole surrenali, nel cervello e in alcuni tipi di globuli bianchi, i livelli plasmatici rimangono relativamente bassi.

I dati di Levine e colleghi indicano che i livelli plasmatici negli adulti sani sono rimasti al di sotto di 100 µM, anche se sono stati assunti 2,5 grammi quando somministrati una volta al giorno per via orale.

Dato il ruolo della vitamina C nella produzione di collagene, nel funzionamento del sistema immunitario e nella protezione antiossidante, non sorprende che i soggetti impoveriti di ascorbato si comportino male nel montare le difese contro le infezioni virali stagionali.

Quando la vitamina C viene somministrata per infusione endovenosa, è possibile raggiungere concentrazioni di picco superiori a 10 mM senza effetti negativi significativi per il ricevente.

Modulazione dell’infiammazione

La Proteina C-Reattiva e la VES sono utilizzati come marker di infiammazione, poiché i rapporti in letteratura indicano che l’elevata PCR è correlata a uno stato infiammatorio dell’organismo.

Prima di procedere con le infusioni di alte dosi di vitamina C consigliamo di sottoporsi ad alcuni esami di laboratorio di screening, come ad esempio:

  1. Profilo chimico del siero con elettroliti Na,K,Ca,Mg,P,
  2. Emocromo completo con formula leucocitaria
  3. Globulo rosso G6PD ( fascismo controindicato l’uso di vitamina C)
  4. Dosaggio di vit C
  5. Analisi delle urine completa
  6. Profilo delle citochine infiammatorie selezionate in base al tipo di patologia da trattare

Nello specifico, i marker indicatori delle patologie sono:

  • IL1b, IL6, TNFa come indicatori di infiammazione generale
  • TNFa, TGFb, IL6 come indicatori di artrite
  • IL2 e IL12 come indicatori di sostegno immunologico
  • IL2 e IL17A come indicatori di malattie auto immuni
  • cortisolo salivare (curva del cortisolo nell’arco della giornata) per valutare un deficit di cortisolo

Il potenziale effetto dell’IVC nella riduzione dell’infiammazione è anche supportato dai dati delle citochine: le concentrazioni sieriche delle citochine proinfiammatorie IL-1α, IFN-γ, IL-8, IL-2, TNF-α, sono state fortemente ridotte dopo una 50 grammi di ascorbato e, nel caso delle ultime tre citochine elencate, sono state mantenute riduzioni nel corso della terapia IVC.

I benefici della vitamina C per via endovenosa

La vitamina C può essere somministrata in modo sicuro mediante infusione endovenosa a dosi massime di cento grammi o meno, a condizione che vengano prese le precauzioni descritte. A queste dosi, le concentrazioni plasmatiche di picco di ascorbato possono superare i 20 mM, concentrazioni  e che consente di avere benefici superiori, rispetto alla somministrazione orale.

Ci sono molti potenziali benefici nel somministrare IVC che lo rendono una scelta terapeutica aggiuntiva ideale:

  • Sostegno immunitario e nelle patologie autoimmuni
  • L’IVC ha dimostrato di migliorare la qualità della vita nei pazienti oncologici con una varietà di parametri clinici ed ematici riscontrabili
  • L’IVC riduce l’infiammazione (misurata dai livelli di proteina c-reattiva) e riduce la produzione di citochine pro-infiammatorie

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Articolo completo e riferimenti biografici

Prof. Giuseppe Di Fede

Direttore Sanitario I.M.Bio Istituto di Medicina Biologica Milano
Docente nel Master di Nutrizione Umana c/o Univ. Pavia
Terapie Oncologiche Integrate

Riferimenti: vitamina C, farmacocinetica, medicina preventiva, terapie oncologiche
Redattore: Prof. Giuseppe Di Fede


Marzo 11, 2020 ArticoloTerapie

L’ossigeno ozonoterapia, una terapia medica straordinariamente versatile

L’ossigeno ozonoterapia è una terapia medica che utilizza come agente terapeutico un gas, l’ozono, miscelato in piccole percentuali con ossigeno medicale. L’ozono in medicina non viene mai utilizzato puro, ma sempre miscelato in piccola percentuale (circa 3%) con l’ossigeno medicale (97%) che funge da veicolo. A questa concentrazione l’ozono non ha alcun effetto tossico ma diventa un agente terapeutico straordinariamente versatile.

Gli effetti biologici dell’ozono sono molteplici. Tre i meccanismi fondamentali:

  1. OSSIGENAZIONE
    L’ozono migliora la capacità del sangue di apportare ossigeno ai tessuti: ne consegue una riattivazione del microcircolo e della ossigenazione periferica.
  2. ANTIOSSIDAZIONE
    L’ozono, di per sé ossidante, stimola potentemente la riattivazione dei sistemi difensivi enzimatici antiossidanti dell’organismo, quelli che devono difenderlo dalle aggressioni tossiche e dai processi ossidativi dell’invecchiamento. Questo spiega la sua efficacia in tutte quelle patologie croniche in cui è coinvolto lo stress ossidativo, la maggioranza a quanto oggi sembra.
  3. DISINFEZIONE
    È un potentissimo agente verso batteri, funghi, virus, parassiti: praticamente nessun microorganismo resiste all’azione ossidante dell’ozono.


Quali sono gli effetti dell’Ozonoterapia?  

L’ozonoterapia può essere di grande aiuto al sistema immunitario, attraverso un meccanismo in grado di modificarne la risposta, denominato immunomodulazione:

  • riduce l’infiammazione e quindi il dolore
  • migliora l’assorbimento cellulare dell’ossigeno
  • favorisce il microcircolo e la lipolisi (molto usata in medicina estetica contro cellulite e gli inestetismi cutanei, largo uso di creme ozonizzate)

Inoltre l’ozono esercita una forte attività distruttiva nei confronti di batteri, funghi e virus.
Oltre ad aver dimostrato che il nostro sistema immunitario produce O3 da parte degli anticorpi per attivare la loro capacità battericida (Babior et al., 2003; Lerner ed Eschenmoser, 2003; Wentworth et al., 2002), ulteriori studi dimostrano il ruolo di O3 come potente anti-patogeno verso batteri (Giuliani et al., 2018), ma anche virus, funghi, lieviti e protozoi.

Per quanto riguarda i virus, O3 danneggia, attraverso il processo di perossidazione, il capside virale e interrompe il ciclo riproduttivo impedendo il contatto tra il virus e la cellula.
Numerosi studi supportano la sua attività antivirale.

Possiamo quindi affermare che gli effetti benefici dell’ozonoterapia sono molteplici:

  • Modulazione del sistema immunitario
  • Modula l’influenza del sistema nervoso sulla crescita (trofismo) tissutale
  • Aumenta la capacità cicatrizzante e quella della rigenerazione dei tessuti
  • Incremento del microcircolo
  • Potere antiinfiammatorio, antidolorifico ed antiedemigeno (utilissimo nelle ernie discali)
  • Capacità antibatterica (l’ozono si usa anche per depurare le acque)
  • Capacità antivirale
  • Capacità antifungina (o antimicotica)


Ozonoterapia e medicina. 
Quali sono le patologie che posso trattare con l’ozonoterapia?

L’ozonoterapia può essere applicata in quasi tutti i campi della medica.
Numerose sono le patologie che si possono giovare di questo trattamento:

  • Patologie infettive: EBV, HSV, HZV, HPV
  • Patologie da deficit di ossigenazione: come problemi di circolazione arteriosa (es. arteriosclerosi, ischemie cardiache, cerebrali) o venosa (es. ulcere flebo statiche).
  • Disfunzioni immunitarie
  • Patologie articolari e muscolo-scheletriche (esempio il “mal di schiena”): al primo posto le ernie e le protrusioni discali, e quindi le lombalgie, le sciatalgie, le cervicalgie. Artrosi dell’anca, del ginocchio e della colonna vertebrale. Tendiniti, “periartrite” della spalla, epicondilite.
  • Malattie autoimmuni: tiroidite di Hashimoto, lupus eritematoso sistemico, eritema nodoso, artrite reumatoide
  • Patologie ischemiche
  • Patologie neurodegenerative: demenza senile precoce, malattie neurovascolari
  • Malattie cronico-degenerative
  • Terapia di supporto nelle patologie oncologiche.
  • Lesioni trofiche della pelle: piaghe da decubito, gangrene diabetiche, ulcus cruris.
  • Dermatologia: herpes zoster e simplex, acne, psoriasi, lipodistrofia (cellulite).
  • Patologie intestinali: rettocolite ulcerosa, morbo di Crohn, disbiosi.
  • Malattie in oculistica: maculopatia diabetica, maculopatia ischemica, maculopatia retinica degenerativa senile.

 


Come viene effettuato il trattamento di Ozonoterapia?

L’ozono medicale può essere utilizzato sia per via locale che sistemica.

Localmente, quindi sulla sede del problema, può essere iniettata una miscela di ossigeno e ozono tramite una comune siringa: si possono eseguire delle infiltrazioni intradermiche, sottocutanee, intramuscolari, intra- e peri-articolari, intradiscali. In alcuni casi (vedi ulcere cutanee) può essere utilizzato un sacchetto di materiale plastico che isoli la zona da trattare, e in cui viene fatto fluire l’ozono.

Tramite sondino possono essere praticate insufflazioni vaginali di ossigeno-ozono, insufflazioni sinusali, auricolari, vescicali, prostatiche.
Un ulteriore utilizzo per via locale è quello di applicare sulle lesioni cutanee dell’olio (di oliva o di girasole) saturo di ozono. Anche l’acqua può essere ozonizzata, ed essere bevuta o applicata localmente.

La somministrazione sistemica, che coinvolga quindi l’intero organismo, può seguire più vie:

  • Insufflazioni rettali: l’ozono viene introdotto per via rettale mediante un piccolo sondino.
  • Autoemoinfusione maggiore (GAET, nella vecchia denominazione): consiste nel prelievo di sangue del paziente e nella sua immediata reinfusione in vena dopo essere stato trattato con ossigeno e ozono.
    Una variante (autoemoinfusione minore, PAET) è quella di prelevare 5-10 ml di sangue, ozonizzarlo e quindi iniettarlo intramuscolo.

 

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Dott.ssa Chiara Liberati

Neurochirurgo
Terapista del Dolore
Agopuntrice
Ozonoterapeuta

Riferimenti:  ozono, ossigeno Ozonoterapia, batteri, virus, infezioni, terapie
Redattore: Dott.ssa Chiara Liberati

 



Febbraio 26, 2020 Articoloattualità

Quando la natura si ribella, il sistema immunitario è il farmaco più potente.

Il concetto di salute passa da un concetto ben chiaro: la prevenzione.

Ci accorgiamo di quanto sia importante mantenere uno stato di salute ottimale, quando contraiamo una qualsiasi infezione che ci costringe a rimanere a letto per qualche giorno, con sintomi classici di un’influenza, sinusite, polmonite o altre affezioni.

Il sistema immunitario, rappresenta un sistema biologico anticorpale complesso nella sua funzionalità, tuttavia può essere semplice da conoscere e studiare.

Consideriamo per un momento che il “tutto è maggiore della somma delle sue parti” ovvero come più sinergie portino a un risultato efficace e duraturo nel tempo.
In queste situazioni: alimentazione, aspetto emotivo, movimento o attività sportiva.

Cosa fare per mantenere attivi gli anticorpi?

Seguiamo i consigli secondo natura:

  • Rispettare i momenti di attività e riposo, dormire le ore necessarie per riprendere le energie
  • Alimentarsi con alimenti di stagione
  • Assumere poco zucchero
  • Assicurare un apporto di proteine adeguato
  • Assicurare un adeguato apporto giornaliero di grassi di origine vegetale (frutta secca avocado olio d’oliva)
  • Mantenere un intestino pulito e attivo
  • Controllare di non essere sotto assedio da parte di virus contratti in età giovane (Mononucleosi e/o Citomegalovirus)

Chi soffre di infezioni ricorrenti da virus della famiglia dell’herpes, è un soggetto particolarmente vulnerabile da parte dei virus.

Un consiglio che mi sento di dare è quello di misurare l’attività e l’efficienza degli anticorpi:

  • Dosiamo IL2 salivare importante citochina con attività specifica contro virus e batteri, mantiene attive le difese
  • Controlliamo la quantità dell’emocromo
  • Controlliamo la presenza di eventuale infezione da Mononucleosi ancora attiva, capace di indebolire la risposta immunitaria (herpes ricorrenti)

La risposta che otteniamo dagli esami proposti, ci potrà indicare le giuste misure preventive da attuare per alzare lo scudo immunitario contro virus e batteri.

CONTATTACI PER EFFETTUARE LA MISURAZIONE

Prof. Giuseppe Di Fede

Direttore Sanitario I.M.Bio Istituto di Medicina Biologica Milano
Docente nel Master di Nutrizione Umana c/o Univ. Pavia
Terapie Oncologiche Integrate

 

Riferimenti: prevenzione, sistema immunitario, virus, Covid-19, coronavirus, mononucleosi
Redattore: Prof. Giuseppe Di Fede

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