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Settembre 30, 2009 Newsletter

Il glutatione è una sostanza diffusa sia nel regno vegetale che in quello animale che svolge importantissime funzioni di tipo difensivo e rigenerativo; esso è composto da tre aminoacidi (cisteina, acido glutammico, glicina) e si trova in maggiore concentrazione nei globuli rossi, nel fegato e nel sistema nervoso.

La sua azione principale è quella di tipo antiossidante trasformando le forme reattive dell’ossigeno in molecole di acqua; ciò è possibile per la sua conformazione chimica che gli consente di ossidarsi e ridursi velocemente proteggendo i composti ossidabili dalla azione dei radicali liberi; numerosi sono gli studi che provano come uno stress ossidativo prolungato determini una riduzione della concentrazione di glutatione.

La sua azione antiossidante è strettamente legata alla attività di enzimi come la superossidodismutasi, la catalsi, la glutatione perossidasi e la glutatione reduttasi; nell’insieme costituiscono un formidabile baluardo a difesa dall’azione dannosa delle sostanze ossidanti; tramite queste capacità il glutatione esplica numerose azioni benefiche per l’organismo; al fegato consente di mantenere una alta capacità disintossicante; a livello della pelle contrasta i danni dovuti all’invecchiamento; a livello dei neuroni svolge una importante azione di modulazione; a livello oculare contrasta i processi di degenerazione, in particolare la cataratta; protegge dall’invecchiamento della prostata, inoltre ha un ruolo importante nella sintesi proteica e nella attività cellulare, in particolare nei mitocondri.

Dato il suo ampio spettro di azione è abbastanza evidente che il sistema “glutatione” debba essere preso in considerazione ogni volta che si sospetti la presenza di stress ossidativo; la sua importanza è tale che non può essere trascurato.

Presso l’Istituto di Medicina Biologica è stato elaborato uno schema che prevede, tramite esame del sangue, la valutazione dei parametri inerenti lo stress ossidativo ed in particolare al corredo enzimatico legato al glutatione; inoltre è possibile, tramite uno spatolino nella bocca, anche un ulteriore approfondimento diagnostico tramite test genetico, per valutare, oltre che quantitativamente, anche qualitativamente la capacità di difendersi dall’attacco dei radicali liberi.

In pratica con un semplice prelievo di sangue ed uno striscio ottenuto dalla bocca, si possono ottenere delle preziose informazioni che ci consentono una efficace azione curativa e preventiva.



Maggio 30, 2009 Newsletter

I disturbi riferibili a patologie dell’apparato gastrointestinale sono numerosi e affliggono migliaia di persone; spesso sono trascurati dai pazienti che immaginano possano essere solo disturbi passeggeri o legati a particolari situazioni; è anche vero che però nonostante vari accertamenti non si arrivi ad una diagnosi precisa per cui la situazione rimane incerta o rientra nel quadro più generico di sindrome del colon irritabile.

In tale situazione spesso non viene presa in considerazione che il quadro clinico sia provocato dalla celiachia; infatti a parte la forma classica che in genere si manifesta nei primi anni di vita, esistono altre forme che si possono manifestare nell’età adulta; esse hanno in genere sintomi analoghi a quelli della forma classica e sono sovente contrassegnati da esami clinici e strumentali contraddittori o addirittura negativi. A supporto di tale dato alcuni studi recenti effettuati da ricercatori nordamericani hanno evidenziato i pazienti affetti da colon irritabile hanno una probabilità nettamente più alta di essere affetti da celiachia.

È evidente che in tali situazioni conoscere la predisposizione a tale patologia può aiutare notevolmente il paziente e il medico ad intraprendere un iter terapeutico mirato e corretto e ad un regime dietetico adeguato.

Questi quadri di celiachia potenziali o silenti sono contrassegnati da caratteristiche sieriche, immunologiche e genetiche tipiche della celiachia. In questo senso presso l’Istituto di Medicina Biologica sono disponibili test genetici in grado di identificare i portatori di tali caratteristiche.

Il test è di facile esecuzione, semplice e costi contenuti e consente un inquadramento diagnostico importante perché permette di distinguere una intolleranza al glutine geneticamente determinata o una intolleranza acquisita per cattive abitudini alimentari.

In questo contesto la possibilità di identificare le situazioni a rischio permette da una parte di impostare un trattamento adeguato e dall’altra di prevenire un ulteriore peggioramento dei sintomi e della qualità della vita.



Febbraio 1, 2009 Newsletter

L’acufene (tinnitus) viene definito come un disturbo della percezione uditiva per cui il paziente avverte sensazioni acustiche senza una sorgente che lo generi.
E’ un disturbo molto diffuso e spesso trascurato; e si stima che anche in Italia ne soffra il 10% circa della popolazione;spesso poi tale sintomo si associa anche a disturbi della sfera psichica (irritabilità, ansia ecc.) con notevoli ripercussioni sulla vita di relazione.

L’ acufene può essere un sintomo di patologia delle vie acustiche e pertanto accompagnato anche da altri segni di compromissione uditiva; tuttavia può essere anche compreso anche in patologie di apparati diversi(cardiocircolatorio, endocrino, nervoso). Spesso la vera causa non viene riscontrata.

E’abbastanza evidente che l’acufene non è un disturbo “facile” con cui confrontarsi; anzi spesso è insidioso e per niente facile da trattare.

Analogo discorso si può fare per le vertigini, disturbo molto frequente e spesso, analogamente agli acufeni, mal valutato o trascurato; le vertigini possono trarre origine non solo da problematiche cervicali o dell’orecchio,ma possono far parte anche di quadri clinici complessi per i quali ci vuole un inquadramento diagnostico ampio che comprende anche intolleranze alimentari,stress ossidativo, assetto immunologico e cardiocircolatorio.

Partendo dalla concezione che qualsiasi disturbo è l’espressione di uno squilibrio che coinvolge l’intero organismo, l’IMBIO, in collaborazione con il Dr Raponi, otorinolaringoiatra di lunga esperienza ed esperto nella patologia dell’orecchio, propone un modello di cura basato su principi della medicina tradizionale e di quella alternativa che ha come fine ultimo il miglioramento della funzionalità delle vie acustiche sia a livello periferico che centrale; l’intento è quello di dare il più ampio spazio a tutte le possibilità terapeutiche cercando nel contempo di contenere i costi.
Riteniamo pertanto con questa strategia di poter agire in maniera efficace sui fattori che possono essere alla base della insorgenza degli acufeni.
Dopo una valutazione clinica viene stilato il programma di cura che prevede l’utilizzo delle terapie in maniera variabile da caso a caso.

Le terapie proposte hanno effetti collaterali davvero poco rilevanti; in ogni caso,sono anche previsti questionari ed anche brevi valutazioni durante ed alla fine della terapia per monitorare la situazione clinica.Su consenso del paziente i dati verranno poi utilizzati per uno studio clinico.



Gennaio 30, 2009 Newsletter

Potenziale utilità clinica di Deutrosulfazyme® CELLFOOD®.
Osservatorio Internazionale Stress Ossidativo, Radicali Liberi e Sistemi Antiossidanti
(Salerno)

090101_radicaliLo stress ossidativo, definito classicamente come l’effetto finale dello squilibrio fra produzione ed eliminazione di specie chimiche ossidanti, generalmente di natura radicalica e centrate sull’ossigeno (Reactive Oxygen Species, ROS), costituisce uno dei fattori di rischio emergenti per la salute. Ad esso, infatti, risultano associati non solo l’invecchiamento precoce, ma una serie di quadri morbosi, spesso di natura degenerativa e ad andamento cronico. In particolare, il Sistema Nervoso Centrale rappresenta, per varie ragioni (elevato consumo di ossigeno, alti livelli di ferro, concentrazione significativa di acidi grassi poliinsaturi, etc.) uno dei principali target dei ROS e, quindi, dello stress ossidativo che, a ragione, viene oggi considerato uno dei principali cofattori di malattie neurodegenerattive (malattia di Parkinson, malattia di Alzheimer, slerosi laterale amiotrofica, etc.).

Per questo motivo, negli ultimi anni il tradizionale approccio terapeutico a queste patologie si sta sempre più aprendo al contributo, talvolta determinante, degli integratori. In tale contesto, Deutrosulfazyme(R) [CELLFOOD®), Eurodream srl, La Spezia], una soluzione colloidale in fase disperdente acquosa a base di amminoacidi, minerali, enzimi e deuterio solfato in tracce, ha dimostrato di possedere potente azione antiossidante sia in vitro che in vitro, proponendosi come formulazione potenzialmente in grado di migliore il trofismo neuronale, più o meno gravemente compromesso dallo squilibrio del bilancio ossidativo nel corso di malattie croniche e degenerative.

Antiossidanti – I radicali liberi

I radicali liberi sono prodotti di “scarto” che si formano naturalmente all’interno delle cellule del corpo quando l’ossigeno viene utilizzato nei processi metabolici per produrre energia (ossidazione). Se sono in quantità minima aiutano il sistema immunitario nell’eliminazione dei germi e nella difesa dai batteri.
Dal punto di vista biochimico, i radicali liberi sono frammenti di molecola dotati di un elettrone spaiato (numero dispari di elettroni nell’ultimo strato, quando normalmente gli elettroni sono accoppiati), che si formano nelle cellule sia in seguito alle normali reazioni metaboliche sia in seguito a stimoli esterni: radiazioni ionizzanti, elevata tensione di ossigeno, sostanze chimiche di varia natura.
Tra i radicali liberi più pericolosi ci sono i composti dell’ossigeno, il cui effetto é simile a quello delle radiazioni: anione superossido, acqua ossigenata e idrossilico. Il più diffuso è l’anione superossido che è estremamente pericoloso perché distrugge l’ossido nitrico determinando ipertensione .
I radicali liberi sono fortemente ossidanti, molto reattivi e vanno alla ricerca disperata di ciò che hanno perduto: un elettrone per completare la doppietta.

Questo li porta a reagire con altre molecole, creando nuovi radicali instabili e dando inizio a reazioni a catena che finiscono per danneggiare irreversibilmente le strutture cellulari.
In condizioni fisiologiche vi è uno stato di equilibrio tra la produzione endogena di radicali liberi e la loro neutralizzazione da parte dei meccanismi anti-ossidanti di difesa. Quando prevale la produzione di radicali si viene a determinare un danno, definito stress ossidativo, che, a lungo andare, comporta una progressiva usura.

Oltre alle normali reazioni biochimiche di ossidazione cellulare, contribuiscono alla formazione dei radicali liberi:

  • alcune disfunzioni e stati patologici come le malattie cardiovascolari, l’artrite reumatoide, gli stati infiammatori in genere, i traumi al sistema nervoso, ecc.;

  • l’ischemia dei tessuti e conseguente riduzione dell’apporto di sangue;

  • le diete troppo ricche di proteine e di grassi animali saturi;

  • gli alimenti non tollerati;

  • la presenza di un eccesso di ferro che, nella prima fase della trasformazione, fa liberare dal perossido di idrogeno il radicale ossidrile, che è in grado di attivare reazioni chimiche ulteriormente dannose;

  • l’azione dei gas inquinanti e delle sostanze tossiche in genere (monossidi di carbonio e piombo prodotti dalla combustione dei motori; cadmio, piombo e mercurio prodotti dall’attività industriale; idrocarburi derivati dalle lavorazioni chimiche, ecc.);

  • il fumo di sigaretta, che è una vera e propria miniera di sostanze chimiche;

  • l’eccesso di alcool;

  • le radiazioni ionizzanti e quelle solari (ozono in eccesso e raggi UVA e UVB). Le radiazioni solari inducono sulla pelle processi di fotoossidazione che degradano gli acidi grassi polinsaturi delle membrane cellulari e conseguente formazione di radicali liberi;

  • i farmaci;

  • l’attività fisica intensa, sia di resistenza organica che di forza muscolare, causa un incremento notevole delle reazioni che utilizzano l’ossigeno (aumento della respirazione polmonare e dell’attività dei mitocondri delle cellule muscolari, ecc.) e conseguente surplus di formazione di perossido di idrogeno. Anche le reazioni biochimiche legate all’accumulo e rimozione dell’acido lattico dai muscoli affaticati, contribuiscono ad innalzare la soglia dei radicali liberi.

Secondo alcuni studiosi, la lisi della membrana cellulare da parte dei radicali liberi (perossili), è una delle cause del dolore muscolare. Lo stesso avviene per i globuli rossi, contribuendo a determinare o accentuare l’anemia negli atleti. L’atleta allenato è comunque in grado di fronteggiare la presenza di radicali liberi in maniera nettamente più efficace del sedentario o di chi pratica attività fisica saltuariamente.
Quando respiriamo, introduciamo ossigeno. Il 95% circa di questo ossigeno viene utilizzato dalla cellule per produrre energia; mentre la parte rimanente dà origine ai radicali liberi. Questo è un processo fisiologico, normale, e l’organismo di una persona sana è attrezzato per fare fronte alla presenza di questi radicali liberi difendendosi con un proprio sistema anti-radicali, che si chiama sistema antiossidante.
Questo sistema antiossidante comprende meccanismi enzimatici e meccanissmi non-enzimatici. Tra i primi vi è la superossidodismutasi, la catalasi e il glutatione ridotto. Tra le sostanze non enzimatiche ricordiamo la Vitamina E, la Vitamina C, i carotenoidi, i polifenoli, le antocianine, ecc.
Pertanto, alla formazione di radicali liberi il nostro organismo risponde mediante il suo sistema antiossidante.
Se però il quantitativo di radicali liberi prodotto è superiore a quello fisiologico, il nostro sistema antiossidante non è più in grado di neutralizzare questo eccesso, per cui i radicali liberi aggrediscono le cellule, provocando danni più o meno gravi (stress ossidativo).
L’azione distruttiva dei radicali liberi è indirizzata soprattutto sulle cellule, in particolare sui grassi che ne formano le membrane (liperossidazione), sugli zuccheri e sui fosfati, sulle proteine del loro nucleo centrale, specialmente sul DNA (acido desossiribonucleico) dove alterano le informazioni genetiche, sugli enzimi, ecc.
L’azione continua dei radicali liberi si evidenzia soprattutto nel precoce invecchiamento delle cellule e nell’insorgere di varie patologie gravi come il cancro, malattie dell’apparato cardiovascolare, diabete, sclerosi multipla, artrite reumatoide, enfisema polmonare, cataratta, morbo di Parkinson e Alzheimer, dermatiti, ecc.

Antiossidanti
Le sostanze antiossidanti riportano l’equilibrio chimico nei radicali liberi grazie alla possibilità di fornire loro gli elettroni di cui sono privi. L’organismo umano si difende naturalmente dai radicali liberi producendo degli antiossidanti endogeni come la superossido dismutasi, la catalasi e il glutatione.

Superata una certa soglia è necessario un apporto esterno di antiossidanti.
I principali sono:

  • Vitamine: vitamina C, multivitaminico, vitamina E, betacaroteni (provitamina A);

  • CELLFOOD® gocce

  • Pigmenti vegetali: polifenoli, bioflavonoidi;

  • Micronutrienti ed enzimi: selenio, rame, zinco, glutatione, coenzima Q10, ecc.).

Gli agenti antiossidanti possono agire singolarmente o interagire, proteggendosi a vicenda nel momento in cui vengono ossidati. Va tenuto presente che ciascun antiossidante ha un campo di azione limitato ad uno o due specifici radicali liberi. Pertanto solo un’alimentazione completa, con cibi che assicurano un ampio ed equilibrato spettro di nutrienti, può garantire un’efficace azione antiossidativa.

Le microalghe verdi-azzurre Klamath sono ricchissime di pigmenti antiossidanti, tra cui spiccano le potentissime ficocianine, la Klamath fornisce, oltre ai più importanti antiossidanti endogeni (SOD e glutatione), il più alto contenuto di betacarotene fra tutti i cibi conosciuti, perfettamente assimilabile perché presente nelle forme cis e trans in maniera bilanciata. Cosa ancora più importante, il betacarotene nella Klamath è parte dell’intero corredo dei carotenoidi (alpha, gamma, etc.). Gli studi CARET e PHS, promossi dallo statunitense National Cancer Institute e pubblicati dal New England Journal of Medicine nel 1996. hanno mostrato come il betacarotene sintetico, e lo stesso betacarotene naturale ma isolato, lungi dallo svolgere un’azione antiossidante, agiscono come fattori ossidativi e pro-tumorali. A partire da quel momento, è diventato chiaro che per ottenere una potente azione antiossidante e preventiva dei tumori è necessario assumere il betacarotene in entrambe le sue forme cis e trans, cioè come si trova nel suo stato naturale, e soprattutto nella sua naturale sinergia con altri carotenoidi (vedi Mayne S.T., et al., Beta-carotene, carotenoids and disease prevention in humans, in FASEB J., 10-7: 690-701 – 1996; Pryor W.A., et al., Beta-carotene: from biochemistry to clinical trials, in Nutr Rev., 58-2 Pt 1): 39-53 – 2000).

Elenco delle malattie sicuramente associate allo stress ossidativo

1. Aceruloplasminemia
3. Anemia falciforme
5. Apnea notturna
7. Artrite cronica giovanile
9. Asbestosi
11. Atassia di Friedreich
13. Aterosclerosi
15. Baropatie
17. Broncopneumopatie professionali
19. Cancro del polmone
21. Cataratta
23. Cirrosi biliare primitiva
25. Colite
27. Corea di Huntington
29. Degenerazione maculare
31. Diabete mellito
33. Dislipidemie
35. Eclampsia/preeclampsia
37. Epatopatia alcolica
39. Fibrosi cistica
41. Infarto del miocardio
43. Infezione ed infiammazione da
Helicobacter pylori
45. Insufficienza venosa
47. Ipertensione arteriosa
49. Ischemia/ictus cerebrale
51. Leucemia
53. Malattia di Alzheimer
55. Malattia di Parkinson
57. Malattia Reumatica
59. Miocardite
61. Obesità
63. Osteoporosi
65. Photoageing
67. Progeria
69. Retinopatia dei prematuri
71. Sclerodermia
73. Sclerosi multipla
75. Sepsi
77. Sindrome da distress respiratorio
79. Sindrome da Immunodeficienza
Acquisita (AIDS)81. Sindrome di Menière
83. Sindrome di Zellweger
85. Sinucleinopatie
87. Trapianto renale
89. Uremia
2. Amiloidosi sistemica
4. Angina instabile
6. Arteriopatia coronarica
8. Artrite psoriasica
10. Asma
12. Atassia teleangectasia
14. Atrite Reumatoide
16. Broncopneumopatia cronica ostruttiva
18. By-passo cardiopolmonare
20. Carcinoma a cellule renali
22. Cellulite
24. Cirrosi epatica
26. Compromissione cognitiva minima
28. Danno da ischemiariperfusione
30. Dermatite atopica
32. Disfunzione erettile
34. Displasia broncopolmonare grave
neonatale
36. Epatite cronica C
38. Fibroplasia retrolenticolare
40. Fibrosi polmonare idiopatica
42. Infertilità maschile
44. Insufficienza renale cronica/emodialisi
46. Iperomocisteinemia
48. Ipertensione polmonare
50. Leismaniosi cutanea
52. Lupus Eritematoso Sistemico
54. Malattia di Creutzfeldt–Jakob
56. Malattia parodontale
58. Meningite
60. Morbo di Crohn
62. Osteoartrosi
64. Pancreatite
66. Pneumopatie interstiziali
68. Psoriasi
70. Sarcoidosi
72. Sclerosi Laterale Amiotrofica
74. Scompenso cardiaco
76. Sferocitosi
78. Sindrome da fatica cronica
80. Sindrome di Down
82. Sindrome di Werner
84. Sindromi mielodisplastiche
86. Taupatie
88. Tubercolosi
90. Ustioni

 



Dicembre 30, 2008 Newsletter

Con il termine di intolleranze alimentari si intendono reazioni avverse determinate dalla ingestione di alcuni principi alimentari che provocano una serie di disturbi spesso subdoli e di difficile inquadramento.I quadri clinici riferibili ad intolleranza sono generalmente in aumento; tale fenomeno riveste poi particolare importanza nella età pediatrica perché può avere importanti ripercussioni sull’accrescimento del bambino.

L’intolleranza al lattosio consiste in una completa o parziale riduzione della capacità di assorbimento del lattosio da parte dell’intestino tenue per carenza dell’enzima lattasi. La produzione di tale enzima varia a seconda dell’età; è massima nei primi 2-3 anni di vita per poi ridursi progressivamente nell’età adulta.

La riduzione della attività dell’enzima che digerisce il latte,si riduce progressivamente durante lo sviluppo, in alcuni casi la riduzione dell’attività dell’enzima è completa già dai primi mesi di vita, ed è determinata geneticamente.

Anche in caso di patologie gastrointestinali come coliti e gastriti si può riscontrare una sua diminuzione. In genere anche in caso di carenza di lattasi piccole quantità di lattosio con la dieta vengono ben tollerate ma al di sopra di una certa soglia (pochi grammi al giorno) possono comparire sintomi intestinali quali diarrea, dolori addominali, meteorismo oltre alla tendenza a ridurre il consumo di latte e derivati e quindi anche di calcio con tutte le possibili conseguenze.

Un’altra intolleranza frequente è nei confronti del glutine, chiamata celiachia o morbo celiaco); l’incidenza di questa condizione è stimata intorno a 1/150 persone. La patologia dipende da una intolleranza permanente alla gliadina, proteina contenuta nei cereali, su base genetica: l’introduzione del glutine determina gravi danni alla mucosa intestinale con sintomi determinati dal malassorbimento: diarrea, dolori addominali, stanchezza e, nei bambini, arresto della crescita.

Non esiste una cura specifica se non una dieta rigorosamente priva di glutine.

Nella età pediatrica la più frequente è la forma classica che insorge durante lo svezzamento; tuttavia ci sono numerose forme potenziali o silenti determinate da un corredo genetico che predispone alla intolleranza al glutine che possono manifestarsi in qualunque periodo dell’accrescimento o nell’età adulta.

Le due forme di intolleranza al lattosio e al glutine possono anche coesistere originando quadri clinici complessi; anche se così comuni, spesso non vengono prese in considerazione nell’iter diagnostico.
Inoltre anche alcuni esami specifici possono dare risultati non univoci o addirittura contraddittori per cui il paziente presenta disturbi insistenti senza una diagnosi certa.

Presso l’Istituto di Medicina Biologica abbiamo approntato l’utilizzo di test genetici che possono dare risposte significative in molte situazioni; in particolare sono in grado di definire la presenza o una predisposizione alle intolleranze al lattosio e glutine studiando la composizione genetica.
Ciò permette di definire un comportamento alimentare e uno stile di vita adeguato e personalizzato nell’ottica di una medicina curativa ed anche preventiva.

Il test è di facile esecuzione e non invasivo: con un apposito spazzolino, si preleva dalla mucosa del cavo orale il materiale necessario alla indagine genetica; può essere eseguito in prima istanza o meglio rappresentare un approfondimento diagnostico nell’ambito delle intolleranze alimentari soprattutto nei casi contrassegnati da sintomatologia persistente con quadro diagnostico non chiaro.



Novembre 30, 2008 Newsletter

Siamo agli albori dell’utilizzo della biofisica in campo medico ma in un futuro prossimo diventerà nuova ortodossia.Quattro prestigiosi atenei universitari in Italia hanno attivato un corso di alta formazione intitolato “Integrazione fra saperi convenzionali e non convenzionali in medicina”. Gli atenei sono presso le università di Verona, Bologna, Roma La Sapienza, Messina.

Finora la ricerca in campo medico ha dato più importanza alla chimica rispetto alla fisica della materia, probabilmente per il fatto che la chimica è legata alla prospettiva di scoprire le molecole regolatrici (farmaci) e che tale prospettiva ha avuto indubbi successi. Inoltre la biologia molecolare ha dato grande impulso all’idea che l’informazione essenziale della vita stia in una “sostanza”, il DNA. In realtà si è perso di vista la sostanza del DNA come struttura di “Risonanza” elettromagnetica, dinamica (può cambiare nel tempo), complessa (la sua espressione dipende da un contesto di diversi segnali) e che fra l’altro è fonte di “Biofotoni” nel momento della sua replicazione.

I campi elettromagnetici, hanno una duplice faccia, possono danneggiare o curare l’uomo. Esistono diversi tipi di campi elettromagnetici, e gli effetti variano a seconda del tipo ci frequenza utilizzata, la durata dell’esposizione, e la sensibilità del soggetto. È ovvio che alte dosi di radiazioni ionizzanti sono dannose per la materia vivente. Così non è per piccole dosi di campi elettromagnetici, che se ben selezionati, possono avere potere curativo inaspettato. La tecnologia ha già messo a disposizione apparecchiature di alta tecnologia computerizzate e altamente specializzate in uso da diversi anni presso il nostro istituto, per la cura di malattie neurologiche, muscolari e ossee, metaboliche, ormonali e funzionali (ipotiroidismo latente, aumento di peso con ritenzione idrica, difficoltà a smaltire le tossine dopo un chemioterapia o in trattamento farmacologico e altro ancora).

L’applicazione dei campi magnetici a bassa frequenza e pulsati, possono aiutare le cellule a comunicare meglio tra loro, modulando la produzione di ormoni, citochine, anticorpi, cellule neuro endocrine etc. Molte di queste interazioni sono soggette a frequenze e sistemi di regolazione strettamente individuali e con effetti diversi tra gli individui.

Un modo di comunicazione tra cellule è al risonanza, sistema di trasmissione dei dati da un sistema vivente ad un altro senza passaggio di materia. L’insieme delle frequenze oscillatorie di sostanze varie, enzimi, ormoni, citochine, DNA, proteine, generano fenomeni bioelettrici ritmici generati dall’attività elettrica coerente di gruppi di cellule, costituendo gerarchie sempre più complesse di segnali di varia frequenza che percorrono l’essere vivente e possono essere visti come una rete d’informazione sul metabolismo cellulare (omeostasi elettromagnetica).

Diverse discipline complementari come l’agopuntura possono raggiungere la rete informazionale di maggiore interconnessione bioelettrica della persona che determina la sensibilità e la correttezza delle risposte propriocettive. L’esistenza dell’agopuntura è ampiamente dimostrata da studi e applicazioni in diverse patologie. Vari ricercatori hanno dimostrato come pungendo vari punti di agopuntura, si attivano specifiche aree del cervello evidenziate alla Risonanza Magnetica Nucleare.

Il fisico tedesco Albert Popp afferma che “i biofotoni son emessi dall’organismo in tutti i suoi processi vitali” e “che i processi vitali sono mantenuti da oscillazioni coerenti della materia”. Nel suo testo “come le cellule comunicano tra loro” Popp afferma che la malattia prima di manifestarsi in sintomi organici, è da vedersi come un disturbo del campo elettromagnetico. Le oscillazioni patologiche inducono delle regolazioni alterate dell’organismo provocando la malattia.

Oggi possiamo aiutare l’organismo a riprendere le regolazioni fisiologiche qualora necessiti con interventi non farmacologici ma con campi magnetici pulsati. Parlare lo stesso linguaggio delle cellule, permette di curare meglio certe malattie che difficilmente si riuscirebbero a curare con le molecole farmacologiche.



Novembre 30, 2008 Newsletter

Con il termine di intolleranze alimentari si intendono reazioni avverse determinate dalla ingestione di alcuni principi alimentari che provocano una serie di disturbi spesso subdoli e di difficile inquadramento clinico.L’ intolleranza al lattosio consiste in una completa o parziale riduzione della capacità di assorbimento del lattosio da parte dell’intestino tenue per carenza dell’enzima lattasi. La produzione di tale enzima varia a seconda dell’età;è massima nei primi anni di vita per poi ridursi progressivamente nell’età adulta; peraltro anche in caso di patologie gastrointestinali come coliti e gastriti si può riscontrare una sua diminuzione

In Italia stime recenti evidenziano un deficit significativo nel 40-50% della popolazione; in genere anche in caso di carenza di lattasi piccole quantità di lattosio con la dieta vengono ben tollerate ma al di sopra di una certa soglia( pochi grammi al giorno) possono comparire sintomi intestinali quali diarrea,dolori addominali,meteorismo;inoltre il paziente per ridurre i disturbi intestinali tende a ridurre il consumo di latte e derivati e quindi anche di calcio con tutte le possibili conseguenze.

Un’altra intolleranza frequente è nei confronti del glutine ,chiamata celiachia o morbo celiaco); l’incidenza di questa patologia è stimata intorno a 1/150 persone.

La patologia dipende da una intolleranza permanente alla gliadina, proteina contenuta nei cereali,su base genetica:l’introduzione del glutine determina gravi danni alla mucosa intestinale con sintomi determinati dal malassorbimento: diarrea,dolori addominali,stanchezza e ,nei bambini, arresto della crescita. Non esiste una cura specifica se non una dieta rigorosamente priva di glutine.

Accanto alla forma classica ci sono però numerose forme definite atipiche che si manifestano nell’età adulta in soggetti predisposti(sovente con parenti celiaci) e frequentemente dopo un evento stressante come un intervento o una malattia.

Le due forme di intolleranza al lattosio e al glutine possono anche coesistere originando quadri clinici complessi; anche se così comuni,spesso non vengono prese in considerazione nell’iter diagnostico;inoltre anche alcuni esami specifici possono dare risultati non univoci o addirittura contraddittori per cui il paziente presenta disturbi insistenti senza una diagnosi certa.

Presso l’Istituto di Medicina Biologica abbiamo approntato l’utilizzo di test genetici che possono dare risposte significative in molte situazioni; in particolare sono in grado di definire la presenza o una predisposizione alle intolleranze al lattosio e glutine studiando la composizione genetica. Ciò permette di definire un comportamento alimentare e uno stile di vita adeguato e personalizzato nell’ottica di una medicina curativa ed anche preventiva.

Il test è di facile esecuzione e non invasivo: con una apposita spatola si preleva dalla mucosa del cavo orale il materiale necessario alla indagine genetica;può essere eseguito in prima istanza o meglio rappresentare un approfondimento diagnostico nell’ambito delle intolleranze alimentari soprattutto nei casi contrassegnati da sintomatologia persistente con quadro diagnostico non chiaro.



Ottobre 5, 2008 RASSEGNA STAMPA

Gli effetti “farmacologici” del cibo sull’organismo sono un argomento quanto mai antico. È invece storia dei nostri giorni l’aumento dei casi di intolleranze alimentari documentato dal numero di persone che si rivolgono a dietologi e specialisti lamentando quadri clinici differenti riconducibili, spesso, all’assunzione di determinate sostanze alimentari. La medicina ufficiale, da sempre attenta alle allergie alimentari, ha orientato il proprio interesse anche alle intolleranze cercando di trovare metodologie diagnostiche sempre più specifiche.

“I limiti di molti test oggi in commercio sono spesso legati alla necessità di una lettura soggettiva dei vetrini da parte del medico”, spiega il dott. Giuseppe Di Fede direttore Sanitario dell’Istituto di Medicina Biologica di Milano. “Quindi, non soltanto i risultati possono essere differenti in base all’esperienza del singolo medico, ma è anche difficile costruire una documentazione oggettiva dei casi. Infatti, mentre per le allergie alimentari è più agevole effettuare la diagnosi clinica e di laboratorio dato che è il paziente stesso a riferire i sintomi all’assunzione di un alimento, per le intolleranze, invece, le reazioni ritardate rispetto all’assunzione degli alimenti rendono di difficile standardizzazione l’approccio diagnostico e clinico.” Per rispondere dunque alle esigenze del mondo medico, negli Stati Uniti è stato introdotto un nuovo metodo di diagnosi chiamato ALCAT® -Antigen Leucocyte Cellular Antibody Test-, che rappresenta un notevole miglioramento nella standardizzazione della metodica diagnostica per le intolleranze alimentari.

Il test usa una metodica “in vitro” su sangue intero che avvicina i risultati alla diagnostica “in vivo”; la reazione con i singoli estratti alimentari in gel (è possibile testare una varietà di alimenti da un minimo di 10 fino ad un massimo di 50 o 100) e non liofilizzati – viene confrontata con aliquote di sangue di controllo non esposte agli estratti alimentari. Dopo la separazione della frazione leucocitaria, ogni aliquota viene analizzata, conteggiata e misurata attraverso uno specifico strumento computerizzato che esprime graficamente la variazione del numero e della dimensione cellulare. I grafici del test, realizzati per singolo alimento, vengono sovrapposti al grafico di controllo determinando classi di positività in base a quanto il campione si allontana dall’istogramma di controllo in termini di deviazioni standard.

Studi clinici Americani, effettuati utilizzando test ALCAT® hanno evidenziato un buon livello di correlazione (83,4%) con il test di provocazione orale a doppio cieco per gli estratti alimentari (dati ricavati da una ricerca che ha coinvolto 19 pazienti, su ognuno dei quali è stata valutata una serie di 50 alimenti), e il 96% di correlazione per gli additivi alimentari (studio condotto su 26 pazienti a cui sono stati effettuati 76 test sugli additivi alimentari, utilizzando il metodo della provocazione orale a doppio cieco con controllo placebo).

Il test Alcat, può valutare la compatibilità ad additivi alimentari, conservanti e sostanze chimiche, antibiotici, antinfiammatori oltre che agli alimenti. Per i bambini sopra i 3 anni è possibile fare il test. La possibilità di evidenziare l’alimento intollerato può aiutare nella risoluzione di un problema che è diventato cronico. È importante evidenziare che il test kit di ALCAT®, l’unico riconosciuto dalla FDA (Food Drug Amministration) sia come allergeni sia come macchina, ha dimostrato la sua affidabilità nei risultati rispetto agli altri test in commercio. Inoltre, si sta procedendo per il riconoscimento CEE, cosa che nessun altro test ha in questo momento.

Garanzia della validità dei risultati è stata la misurazione della potenza proteica (Protein Nitrogen Units). L’inserimento del test nella routine ambulatoriale è immediato grazie alla facilità d’uso da parte del medico e all’attendibilità con cui è in grado di identificare alimenti potenzialmente reattivi nei pazienti con sospetta sensibilizzazione/intolleranza verso alimenti che non si riescono ad identificare agevolmente.

Il Sistema ALCAT TEST
Il SISTEMA ALCAT Test evidenzia una reazione avversa agli alimenti, cioè agli allergeni alimentari (approvati ed autorizzati dalla FDA ). Vengono valutati il numero e le dimensioni dei granulociti neutrofili, prime difese anticorpali dell’organismo, e quando si verifica una loro variazione c’è una reazione avversa a quel determinato alimento.

Il SISTEMA ALCAT Test effettua un dosaggio di qualità secondo parametri ben definiti denominati “criteri di affidabilità”: precisione, sensibilità e specificità. La precisione rappresenta la stima della riproducibilità del test. La sensibilità è la dose minima misurabile di una sostanza (globulo bianco) e il test è risultato sensibile al 96%. La specificità è la capacità di dosare esclusivamente una determinata sostanza (globulo bianco) così da escludere interferenze con sostanze simili e il test è risultato specifico al 92%.
Le modificazioni a carico dei granulociti neutrofili vengono quantificate mediante settori di colori diversi a seconda della gravità della reazione:

settore verde (alimenti non reattivi e correlati);

settore giallo (alimenti con reazione moderata);
settore arancione (alimenti con reazione grave);

settore rosso (alimenti con reazione estrema).

I gradi di reattività non sono necessariamente correlati con la presenza e/o l’intensità delle manifestazioni cliniche. Sarà il medico a vagliare attentamente le risposte del test, in modo da prescrivere una dieta che non privi il paziente dei nutrimenti essenziali e che, nello stesso tempo, riesca a eliminare tutti gli allergeni.
Questa dieta aiuta l’organismo a recuperare nel più breve tempo possibile la tolleranza nei confronti degli alimenti non tollerati; a non riconoscere più gli alimenti verso cui si era intollerante come estranei e nocivi, ma ad accettarli senza provocare in modo diretto o indiretto alterazioni a carico di qualsiasi organo, apparato o sistema.

Per ulteriori informazioni sull’interpretazione di “Alcat test” si prega di consultare la documentazione messa a disposizione dal distributore (IMGeP – tel. 02.58300376).



Marzo 30, 2008 Newsletter

3° CONGRESSO INTERNAZIONALE DI MEDICINA PREVENTIVA ED HEALTHY AGING
Milano, 07-08 Marzo 2008
Centro Congressi Hotel Meliã

Venerdì 7 Marzo, 2008

08.30-09.00 Registrazione degli iscritti

09.00-09.20 CERIMONIA D’APERTURA – Discorsi di benvenuto

09.20-11.45 1a SESSIONE – GENERAL SESSION
L’OROLOGIO BIOLOGICO: ENDOCRINO E NEUROSENESCENZA
Presidenti: C. Dalle – G. Testolin – V. Calabrese
Moderatore: D. Galimberti

09.20-09.35 Paleo-dieta e ormoni – G. L. Pazzaglia

09.35-09.50 Patologie androgeniche nella donna – E. Paglia

09.50-10.05 Qual’è il futuro della terapia sostitutiva con il DHEA? – A. Polimeni

10.05-10.20 Il GH nella pratica clinica – C. Dalle

10.20-10.35 Stress ossidativo e neurodegenerazione, il ruolo dell’acido alfa-lipoico
L. Secondini

10.35-10.50 Strategie motorie, nutraceutiche e cosmeceutiche antinvecchiamento
F. Marzatico – S. Giardina – B. Marzani M. Negro

10.50-11.05 Malattia di alzheimer e genetica dell’infiammazione: un approccio farmacogenomico – C. Caruso – G. Candore – S. Vasto

11.05-11.20 Genetica e prevenzione in oncologia – M. Klentze

11.20-11.40 LECTIO MAGISTRALIS:
Melatonina: prospettive in gerontologia e in oncologia
V. Anisimov – I.G. Popovich – M.A. Zabezhinski – G.M. Vesnushkin – I.A. Vinogradova

11.40-11.45 Discussione

 

12.00-14.10 2 a SESSIONE
In collaborazione con l’Assessorato alla Salute del Comune di Milano
STILE DI VITA PER UN VERO E PROPRIO “BEN ESSERE” E HEALTHY AGING
BIOTECONOLOGIE – GENOMICA – NUTRIZIONE – NUTRIGENOMICA

Presidenti: M. Klentze – M. Carruba – A. Polimeni
Moderatore: S. Govoni

12.00-12.18 Farmaci e memoria: il confuso confine tra benessere e terapia – S. Govoni

12.18-12.33 Prof. Carruba

12.33-12.48 Infiammazione nelle malattie degenerative croniche e dieta antinfiammatoria
A. Battezzati – G. Testolin

12.48-13.03 Il concetto di skindeep nel well-aging – parte I
A. Caputo – P. Nicolini – G. Zanardi – M.G. Di Russo – M. Belmontesi

13.03-13.18 Implicazioni per la salute nel sovrappeso e nell’obesità negli anziani: quando iniziare la prevenzione?
S. Bertoli – G. Testolin

13.18-13.33 Profili di rischio predittivi di malattia – F. Licastro

13.33-13.48 Genomica e nutrigenomica e per il successo della pratica clinica
A. Lorenzetti – F. Marotta – P. Marandola

13.48-14.05 LECTIO MAGISTRALIS:
Genomica ed invecchiamento – M. Klentze

14.05-14.10 Discussione

 

 

15.00-16.45 3 a SESSIONE – GENERAL SESSION
INVECCHIAMENTO: STRATEGIE NUTRIZIONALI E STILE DI VITA
Presidenti: S. Rattan – C. De Jaeger – V. Anisimov
Moderatore: C. Caruso

15.00-15.12 Meccanismi molecolari, microcircolazione e matrice extracellulare
F. Albergati

15.12-15.30 Equilibrio acido base e invecchiamento: stato dell’arte – S. Berkemeyer

15.30-15.48 Equilibrio acido base – G. Mc Gregor

15.48-16.00 Trattamento dietetico alcalinizzante nell’acidosi in età pediatrica
L. Proietti

16.00-16.20 Stress e conseguenze neuro-endocrino immunologiche – A. Wolf

16.20-16.40 LECTIO MAGISTRALIS:
Scienza dell’invecchiamento: principi, pratica e problemi –
S. Rattan

16.40-16.45 Discussione

 

 

16.55-18.50 4 a SESSIONE – GENERAL SESSION
ESERCIZIO FISICO, STRESS OSSIDATIVO ED INVECCHIAMENTO
Presidenti: A. Wolf – Y. Seki – E. L. Iorio
Moderatore: L. Di Renzo

16.55-17.10 Vitageni nella Medicina Antiaging – V. Calabrese

17.10-17.30 Sarcopenia e invecchiamento – C. De Jaeger

17.30-17.45 Fatigue hardening is the key mechanism of aging and diseases.
Physical-chemical softening of biological tissues is the only way for long life span without diseases –
V. P. Kisel

17.45-18.00 Ruolo della valutazione dello stress ossidativo nell’healthy aging e nella medicina preventiva – Y. Seki

18.00-18.15 Attività anaerobica e healthyaging : il metodo B.I.I.O quale allenamento di elezione – F. Balducci

18.15-18.25 La cellulite: patologia e problema estetico che si combatte a tavola
M. Cataldo

18.25-18.40 Discussione

19.00 Conclusione dei lavori di venerdì 7 marzo 2008

Sabato 8 Marzo, 2008

08.30-09.00 Registrazione degli iscritti

9.10-11.05 5a SESSIONE
STRESS E GESTIONE PSICOLOGICA. MOLECOLE NON CONVENZIONALI E
INVECCHIAMENTO

Presidenti: B. Renzi – N. Tamburlin – L. Merati
Moderatore: F. Marotta

09.10-09.23 Malattia di La Peyronie: aspettative e soddisfazioni a distanza da un punto di vista psicologico – L. Rivolta

09.33-09.46 Effetti elettroencefalografici e cognitivo comportamentali dei suoni primordiali e loro correlazioni anatomo funzionali, in medicina preventiva ed healthy aging – B. Renzi

09.46-10.00 Studi sull’utilizzo del Cordyceps Sinensis nelle performance e nel trattamento dello stress ossidativo – S. Cazzavillan

10.00-10.13 Miglioramento della qualità di vita e della prognosi quoad vitam in pazienti affetti da IBS: omotossicologia, fiori di Bach, ipnosi, farmacologia
L. Merati – B. Mantellini – F. Pierazzuoli

10.13-10.28 Dr.ssa Di Renzo

10.28-10.43 Andropausa – C. Dalle

10.43-11.00 Discussione

 

 

 

11.20-14.10 6 a SESSIONE
DEVICES, MEDICINA ESTETICA E INVECCHIAMENTO
Presidenti: A. Polimeni – F. Rinaldi – M. Belmontesi
Moderatore: A. Massirone

11.20-11.33 Fotomodulazione mitocondriale nel trattamento preventivo dell’invecchiamento – M. Ceccarelli

11.33-11.45 Luci artificiali a confronto: laser ablativo frazionale e luci a diodi
E. R. Battisti

11.45-11.57 Approccio della chirurgia mini invasiva nelle variazioni morfodinamiche del volto: nuove tendenze – P. P. Rovatti

11.57-12.10 Autotrapianto di capelli: il vero antiaging del cuoio capelluto – F. Buttafarro

12.10-12.22 Concetto di dermonutrizione nell’antiaging – M. G. Di Russo – M. Belmontesi

12.22-12.35 Più frecce nel centro del bersaglio: una proposta di approccio completo all’invecchiamento cutaneo – F. Rinaldi – M. Castiglioni

12.35-12.48 Come raggiungere la bellezza della pelle utilizzando vitamine e ormoni
M. Tutino – A. Postorino – N. Locorotondo – A. Polimeni

12.48-13.00 BPA: Bio Preventive-Aging: valutazione di un pool di sostanze per rivitalizzazione cutanea con effetto antiossidante. Valutazione strumentale: D-ROM Test e Check-up cutaneo
N. Tamburlin – G.P. Baruzzi – F. Fuino – M. Mariotti M. Triulzi – A. Massirone

13.00-13.12 Il concetto di skindeep nel well-aging – Parte II
M. Belmontesi – M.G. Di Russo – A. Caputo – P. Nicolini – G. Zanardi

13.12-13.27 Dr. Iorio

13.27-13.40 Fillers o intervento? Le opzioni e le scelte del chirurgo plastico
A. Peroni Ranchet

13.40-13.55 Il percorso di resurfacing medico estetico – A. Massirone

13.55-14.10 La nuova frontiera dell’healthy aging: dagli studi sulla restrizione calorica alle moderne strategie nutrigenomiche – A. Polimeni

 

 

15.00-17.15 7a SESSIONE
NUTRACEUTICI, BENESSERE ED INVECCHIAMENTO. COMUNICAZIONI LIBERE
Presidenti: J. D. Fauteck – M. Tutino – B. Mantellini
Moderatore: F. Albergati

15.00-15.20 Chronobiology: un nuovo modo per rendere perfetta la terapia contro l’invecchiamento oggi – J. D. Fauteck

15.20-15.35 Alkylglycerols! What vikings, astronauts – and you – have in common!
H. Cederberg

15.35-15.45 Valutazione dinamica del terreno biologico e di alcuni markers di invecchiamento dopo l’utilizzo di sat terapia
G. P. Baruzzi – M. Binda – C. Marzetti

15.45-15.58 Potentiale utilità dell’estratto di Ginkgo biloba nell’healthy ageing e in medicina preventiva – E. L. Iorio

15.58-16.11 Obesità: ruolo del riequilibrio psico-somatico sull’efficacia del trattamento dietetico
L. Merati – F. A. Barbagelata – R. Ercolani

16.11-16.23 Nuovi sviluppi nelle strategie anti invecchiamenti negli ultimi anni
G. Di Fede

16.23-16.36 Nutraceutica, nutrigenomica e cuore – A. Vanotti

16.36-16.48 Revisione dei light-based treatments nell’invecchiamento cutaneo: dalla classificazione di glogau alla proposta delle strategie più indicate
E. Sorbellini – F. Rinaldi

16.48-17.00 Tipologie e criticità delle preparazioni galeniche sterili nelle terapie e trattamenti antiaging – M. Metalla

17.00-17.12 Tecniche combinate nel ringiovanimento facciale. Il mio approccio
M. Tutino

17.12-17.15 La creatività nell’anziano – E. Borghi

17.15-17.25 Discussione

17.30 Conclusione dei lavori 3° CONGRESSO INTERNAZIONALE DI
MEDICINA PREVENTIVA ED HEALTHY AGING



Novembre 1, 2007 Newsletter

Il primo che ha avanzato l’ipotesi o la teoria dell’esistenza dei Radicali Liberi fu il dottor Denham Harman nel 1956. Secondo la teoria sviluppata, con il passare degli anni, il nostro orgnaismo tende a produrre dei prodotti di “scarto” derivanti dal metabolismo delle cellule, cioè dal lavoro svolto dai miliardi di agglomerati cellulari che compongono il nostro corpo e che tendono ad accumularsi all’interno delle cellule stesse svolgendo una potenziale azione dannosa definita ossidante.

I Radicali Liberi (RL) sono molecole instabili (gruppi di atomi legati tra loro) ossia molecole alle quali “manca qualcosa” e che sono pronte a reagire con altre molecole, in quanto hanno un elettrone disponibile detto in gergo tecnico “spaiato”.

Nell’organismo umano i RL reagiscono con qualsiasi struttura molecolare che incontrano. Ogni giorno senza accorgercene produciamo molti di questi RL. Essi sono i veri killer delle strutture cellulari e dei batteri, i veri responsabili dell’invecchiamento delle cellule.

Considerando il fatto che tutti noi abbiamo dei sistemi di recupero e trasformazione di questi radicali liberi, trasformandoli in acqua e ossigeno libero e inserendoli in cicli metabolici corretti. Tutti i RL si formano all’interno delle cellule e precisamente nei mitocondri, organelli cellulari deputati alla produzione di energia detta ATP; dove l’ossigeno viene sfruttato per produrre energia. Ma non tutto l’ossigeno viene utilizzato a questo scopo e in parte va a formare i RL.

Se questi non vengono neutralizzati possono aggravare molti processi fisiologici tra i quali quello della degenerazione degli organi, facendoli pertanto invecchiare precocemente, aumentando di conseguenza l’età biologica (la quale può essere diversa da quella anagrafica). Questo nuovo modo di vedere e considerare le malattie sotto l’aspetto degenerativo e pro ossidante, ha quindi fatto sì che nascessero nuovi metodi per evidenziare la salute del nostro organismo.

Tramite un normale prelievo venoso, è possibile effettuare un test che valuta la presenza o meno di questi RL quantificandoli con un indice numerico e esprimendo inoltre la capacità di neutralizzare i RL da parte dei sistemi antiossidanti dei quali siamo forniti. Il medico poi leggendo il risultato individuerà la possibile strategia terapeutica mediane l’uso di antiossidanti adeguati e a dosi specifiche e con una corretta alimentazione antiossidante.

Esistono infatti dei cibi con potere antiossidante, cioè con capacità di assorbire i radicali liberi e l’università di Boston ha stilato un elenco di cibi con tali caratteristiche i quali dovranno essere poi inseriti in un programma alimentare in casi di evidente accumulo di radicali liberi.

Concludendo, i RL sono quindi responsabili di diverse patologie: aterosclerosi, infarto, ictus e tutte le patologie cardio-circolatorie, invecchiamento cerebrale, demenza e Alzheimer, Parkinson, rughe, artrite, problemi circolatori periferici capillari, deficit circolatori, persistenza di infezioni da parassiti o da funghi e da batteri, infiammazioni croniche osteoarticolari.


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